AIRMANSHIP
Estate Autunno 2000



Guerre stellari? Riflessioni sul trasporto aereo nazionale

Ci sono condizioni ed avvenimenti che riguardano il servizio di trasporto aereo fornito dalle compagnie nazionali che ci impongono il dovere di fare opportune considerazioni e commenti.

Dal momento che rivolgendoci ai piloti proponiamo argomenti che possono giovare al bagaglio professionale del singolo e al sentimento professionale del gruppo, dobbiamo anche evidenziare fatti e circostanze che possono influire negativamente su entrambi.

Condizioni negative hanno proliferato, a nostro parere, negli ultimi anni nello scenario del trasporto aereo nazionale e riteniamo che un'analisi del sistema al fine di individuare falle e carenze di varia natura sarebbe utile per capire quali fattori le hanno provocate. Un'analisi approfondita richiederebbe però una pubblicazione più voluminosa del libro che abbiamo appena finito di scrivere, La strategia del margine, esso è, tra l'altro, una proposta utile per intervenire a correggere le falle a cui ci riferiamo.

Non ci dilungheremo, quindi, nel raccontare una "storia infinita" ma faremo alcune considerazioni su alcuni fatti significativi per valutare il clima dentro l'azienda Alitalia e nell'ambiente aeronautico nazionale.

Le considerazioni che faremo sono quelle di potenziali utenti, come passeggeri [non ci piace l'appellativo di clienti], dei servizi della compagnia o di altre compagnie nazionali e proponiamo tali considerazioni anche ai non addetti ai lavori, cioè a tutti i possibili utenti non esperti.

 

Primo punto di riflessione

Questo episodio, colto al volo in occasione di quei discorsi che definiamo "hangar flying", lo abbiamo riprodotto in terza persona con delle frasi che evitassero il linguaggio aeronautico estremamente stringato con cui lo avevamo sentito raccontare da chi lo aveva vissuto. Esso risale all'aprile di quest'anno.

 

Un MD-80 Alitalia era in fase di avvicinamento all'aeroporto di Sharm El Sheikh. Il comandante aveva deciso l'effettuazione della procedura strumentale per la pista 04, che prevedeva diversi minuti di volo in più rispetto ad un avvicinamento a vista, per le seguenti ragioni:

1.       sia lui che il copilota non erano mai stati a Sharm El Sheikh prima d'allora;

2.       le condizioni meteo erano buone ma a bassa quota c'era della foschia;

3.       la manovra a vista [verso sud est] avrebbe comportato delle limitazioni per non interferire con lo spazio aereo di Jeddah.

Mentre erano prossimi al radiofaro terminale per sorvolarlo a livello di volo 120 [12000ft] ed effettuare la successiva circuitazione procedurale, udivano il controllore d'avvicinamento [APP CTL] che autorizzava un aeromobile della compagnia "Volare" a rullare verso la posizione di attesa della pista 04.

Il decollo di questo aeromobile era, quindi, subordinato al momento in cui l'MD-80 avrebbe raggiunto una determinata posizione nel circuito procedurale, pertanto avrebbe dovuto attendere quei pochi minuti in più.

Ed esattamente quattro minuti più tardi l'equipaggio Alitalia riportava in fonia di essere stabilizzato sulla direzione della pista.

In quel momento dall'altro aeromobile venne la seguente battuta: "adesso capisco perché voi dell'Alitalia siete in fallimento".

Non ci fu, logicamente, replica da parte dell'equipaggio dell'MD-80 Alitalia.

Considerazioni

Questo evento dimostra un comportamento dell'equipaggio AZ basato su reale professionalità, rispetto dei minimi meteorologici, cautela [dovuta] per operazioni su aeroporto non familiare, capacità di non farsi condizionare da facili scorciatoie, in sintesi, correttezza della priorità degli obiettivi operativi ed applicazione di quella strategia del margine che caratterizza l'airmanship di un buon professionista del volo.

Viceversa l'atteggiamento dell'altro equipaggio [in particolare del comandante che con maggior probabilità è stato l'autore della infelice battuta e che comunque ha la responsabilità di tutto ciò che viene detto in frequenza] evidenzia una preoccupante confusione delle priorità operative, una tendenza alla ricerca di una malintesa competitività che tra diverse compagnie può e deve articolarsi su fronti ben diversi da quello delle operazioni di volo, un comportamento caratteristico di chi prende facilmente scorciatoie solo apparenti che in realtà si rivelano [e si sono rivelate] tragiche in troppe occasioni.

 

Secondo punto di riflessione

Quello che segue è un Air Safety Report (ASR), cioè una segnalazione di evento avente influenza sulla sicurezza delle operazioni.

Queste segnalazioni vengono fatte dai piloti al servizio competente di una  compagnia aerea nazionale ed esso dovrebbe attivarsi secondo precise modalità per evitare il ripetersi delle condizioni che hanno portato alla segnalazione.

Un pilota ci ha fornito la stampa di una copia del documento che di seguito riportiamo, disponibile in rete Internet mediante chiave individuale di accesso al suddetto servizio competente.

Ad esso aggiungiamo dei chiarimenti per il lettore che non ha familiarità con il gergo aeronautico.

 

Cari colleghi, vi vorrei sottoporre un evento che si ripete molto spesso a Malpensa.

Durante le operazioni in bassa visibilità sulla pista 35 L [Sinistra] capita sempre più spesso che i velivoli che liberano a sinistra sulla taxiway Delta [la via di rullaggio che si raccorda alla pista] si ritrovino ad interessare la taxiway Whiskey [via di rullaggio parrallela alla pista] con il loro velivolo, ovviamente nel tentativo di liberare completamente le aree sensitive (*).

Tale azione avviene quasi sempre prima che si riesca a contattare la frequenza del Ground Control. Il vero rischio, già oggetto di due ASR per mancata collisione a terra a me occorsi, deriva dal fatto che il velivolo precedente aveva liberato sulla sinistra alla taxiway Echo [raccordo con la pista successivo al Delta] e stava già in contatto con il Ground mentre scendeva tranquillamente autorizzato per la taxiway Whiskey verso Sud.

Se a questo si aggiunge che chi esce di pista di notte ha tutte le luci esterne al minimo e chi rulla fa altrettanto, vi lascio immaginare con 100 mt di visibilità quanto [tempo] prima dell'impatto si vedrà sbucare l'altro aeromobile dalla nebbia.

Aggiungo inoltre che da chiarimenti con il Ground è emerso che l'ASMI (**) di MXP non è ancora operativo.

Proposta:
1. Liberate sempre la 35 L verso la fine pista, sul raccordo "E".

2. Oppure in alternativa sentite in frequenza dove libera chi vi precede e se siete abili seguitelo.

3. Introdurre una nota di questo tipo sulle arrival information sotto la voce "Low Visibility Procedure on RWY 35L".

4. Liberando la pista accendere tutti i fari disponibili per essere più visibili ed eventualmenteanche le strobe light se normalmente inibite a terra.

 

(*) Aree della superficie di manovra che comportano interferenza degli aeromobili al suolo con le emissioni dell'ILS, la radioassistenza per l'avvicinamento strumentale.

(**) ASMI [Airport Surface Movement Indicator] è un dispositivo che consente al controllore in torre di seguire su uno schermo gli aerei in movimento al suolo.

 

Considerazioni

L'autore della segnalazione si rivolge ai colleghi con il lodevole intento di evidenziare un pericolo e propone anche dei possibili interventi di prevenzione.

Questi interventi appaiono e sono tecnicamente logici quindi è abbastanza strano che le stesse indicazioni non siano state emesse a cura del "servizio competente" della compagnia dopo la prima delle due segnalazioni di "mancata collisione a terra" occorse alla stessa persona [questo almeno, è quello che si evince].

E' necessario notare che questi episodi non sono eventi rarissimi o isolati e che quando avviene un conflitto di traffico al suolo, [possiamo anche evitare di chiamarle mancate collisioni, se questo disturba qualcuno, ma la sostanza non cambia], è lecito attendersi segnalazioni al "servizio competente" da entrambi gli equipaggi coinvolti e all'ENAV da parte del controllore del traffico al suolo [torre o ground].

Ed è altrettanto lecito pretendere che i fattori causali di una serie di eventi basati su diverse segnalazioni fossero stati rimossi immediatamente.

Evidentemente questo non è avvenuto.

Va notato inoltre che, mentre il testo della segnalazione ha per un tecnico addetto ai lavori il significato di riporto di un fatto operativo, non certo all'ordine del giorno ma abbastanza comune in certe condizioni meteorologiche, la stessa descrizione potrebbe muovere l'azione di qualsiasi magistrato che ne dovesse venire a conoscenza.

Questo per sottolineare la gravità dei fatti e le responsabilità connesse.

Ma serve anche a sottolineare che nella pubblicazione di un safety report il servizio competente dovrebbe avere l'accortezza, ed ovviamente la capacità, di "sterilizzare" il testo per fare impedire strumentalizzazioni o interventi di enti terzi sulla base di termini che possano far supporre ipotesi di reato.

La conoscenza degli eventi di pericolo in aviazione resta normalmente confinata ad un ristretto gruppo di addetti ai lavori e non si è trovato ancora un criterio idoneo che consenta al pubblico che utilizza il trasporto aereo [o a coloro che lo rappresentano] di conoscere come un vettore aereo gestisce questi problemi, cioè quale sistema adotta per mantenere i rischi connessi all'attività razionalmente accetabili.

Purtroppo nemmeno le istituzioni di Stato sono in grado di svolgere questa funzione di controllo costante ed efficace.

Un'altra considerazione è necessaria riguardo all'assenza di un sistema ASMI o dispositivo analogo.

Stavolta si tratta di una carenza normativa. Manca, in altre parole, una limitazione alla visibilità minima generale sulle vie di rullaggio e sui raccordi a valori idonei a consentire ai mezzi di soccorso e antincendio di localizzare un aereo che ha avuto un incidente per dirigersi rapidamente verso di esso. Oppure dovrebbe esserci una norma che obblighi alla installazione e al funzionamento di un dispositivo ASMI per operazioni con visibilità generale inferiore, ad esempio,  a 50 metri.

Nell'accingersi a condurre una operazione di decollo ai minimi è bene che un comandante di linea tenga presente anche questa circostanza.

Un vecchio amico, comandante di linea ancora in servizio, che segue la nostra attività di informazione, ha voluto porre la questione dell'intervento dei mezzi antincendio, in caso di incidente in bassa visibilità ai diretti interessati.

In occasione di un dislocamento precauzionale di un mezzo VVFF sull'area di parcheggio, il collega ha avvicinato le persone a bordo e ha avuto delle risposte che così ci ha riassunto: 

 

«In caso di nebbia l'aeromobile incidentato deve essere ricercato a naso con l'ausilio della mappa reticolare a quadri e settori.

Per quanto riguarda il coordinamento tra ente di controllo e VVFF si deve considerare  un terzo elemento, ovvero la D.C.A. (direzione d'aeroporto) con l'Ufficio Controllo Traffico (UCT).

Sebbene sia stata emessa l’ordinanza aeroportuale n. 8 del 1998 NORME E PROCEDURE PER STATI DI ALLARME, EMERGENZA ED INCIDENTE RELATIVI AL TRAFFICO AEREO AEROPORTO MALPENSA, dalla cui lettura è evidente che solo la Torre può ordinare il dispiegamento del servizio antincedio, e solo su richiesta dell'equipaggio di condotta del velivolo in difficoltà, l' U.C.T. non si avvale, inspiegabilmente, della facoltà di porre in "Allerta" i VVFF.

Inspiegabilmente in quanto, a differenza dell'emergenza, tale procedura non limita in alcun modo l'operatività dello scalo, nè impone la notifica in una qualsivoglia sede.

Quindi le compagnie non hanno nessun calo d'immagine.

Forse esiste una tacita direttiva volta a far sembrare Malpensa un aeroporto sotto controllo dal punto di vista della sicurezza?

Un esempio di mancanza di coordinamento è avvenuto pochi giorni or sono (luglio 2000).

Un MD80 dopo aver effettuato la manovra manuale di uscita dei carrelli ha strisciato con i portelloni degli stessi fermandosi imbardato sulla 35R.

I VVFF non erano stati posti in allerta dall'U.C.T che era comunque a conoscenza del problema e l'emergenza è stata lanciata dal controllore di Torre, spaventato dalla vista di fuoco e scintille sotto il velivolo.»

 

I nostri amici anglosassoni direbbero che rischiamo di aprire il classico can of worms.

 

Terzo punto di riflessione

Quello che segue è un messaggio che ci è stato inviato di proposito da un caro amico e collega, scritto senza mezzi termini che potrebbero provocare le strumentalizzazioni di cui sopra.

Perciò lo abbiamo opportunamente "sterilizzato". 

 

Cari colleghi autori, vi sono molto grato dell'impegno che ponete nel fornire a noi che ancora voliamo questa utile fonte di spunti di riflessione. Non ho episodi particolari da raccontare, se non molti episodi simili a quello che riferisco di seguito; vorrei, però, fare presente il mio disagio, e credo della categoria (a meno che non sia impazzito io), quando opero verso l'aeroporto di Malpensa, in particolare durante le fasi di discesa ed avvicinamento. Non nascondo che a volte ho la sensazione che il controllore di turno stia per perdere il quadro della situazione tanto è variegata la tipologia di assegnazione prue radar.

Questo modo alquanto eclettico di gestire gli avvicinamenti non permette a noi piloti di sapere la distanza e/o il tempo che manca all'atterraggio e ci mette nella antipatica condizione di effettuare avvicinamenti eccessivamente ripidi (pochi per la verità data la mole di traffico) o di essere livellati a 6000/4000 ft anche a 40 NM dal campo. Avere informazioni su quanto sta avvenendo è quasi impossibile perchè le frequenze sono solitamente intasate e l'impressione è che non ci sia un reale ed efficace coordinamento tra le parti.

Alcuni giorni fa, ad esempio, effettuavo un volo cargo dal medio oriente per Malpensa, e fino alla verticale di Voghera tutto sembrava tranquillo, c'erano pochissime comunicazioni in frequenza, abbiamo solo ripetutamente richiesto di scendere. Appena cambiato settore e frequenza siamo stati istruiti a ridurre la velocità a 250 kts e virare per prua 270°, ottima dal nostro punto di vista, perché ci avrebbe messo in condizione di intercettare il prolungamento asse pista. Invece niente di tutto questo; abbiamo oltrepassato l'asse pista con una nuova prua di 300°, circa 50 NM a sud dell'aeroporto. In attesa di girare a destra, siamo stati istruiti, quindi, ad assumere prua 020° girando a sinistra, si a sinistra avete capito bene (280° di virata), e con la richiesta di continue riduzioni di velocità, il tutto senza apparenti ragioni per noi e, ovviamente, senza alcuna giustificazione da parte del controllo ATC.

Seguendo le istruzioni alla lettera saremmo arrivati a 4000 ft a 30 NM dal campo ed eravamo continuamente pressati a scendere.

Questo è solo un episodio, ma ti asssicuro che ogni volo è pieno di sorprese.

Meglio sarebbe a mio avviso rimanere in holding [attesa], avere un EAT [Expected Approach Time = orario previsto di inizio avvicinamento] e diventerebbe per noi molto più semplice la gestione del volo, ma, più importante, i piloti si sentirebbero molto più a loro agio per pianificare azioni alternative che dovessero apparire necessarie.

Questo modo di operare inoltre è contrario ai principi delle regole dell'aria che richiedono di dare informazioni sulla distanza e sulle intenzioni del controllore, nell'ottica di seguire comunque sempre un profilo il più vicino possibile alla pendenza ideale. 

E' in uso l'abitudine di istruire per la stabilizzazione sull'ILS a distanze dal campo dove i segnali ILS per definizione non sono validi (questo succede anche a Roma). Questo sarebbe, al limite, accettabile in condizioni VMC [visuali], ma è di fatto una prassi da evitare in condizioni IMC [strumentali].

Sperando che quanto riportato sia utile per interventi di qualsiasi natura al fine di venir fuori da questa situazione non certo entusiasmante, a mio avviso, per la sicurezza del volo.

Un comandante di B-747 (lettera firmata)

 

Considerazioni

Sembra che molti controllori ATC abbiano una notevole ritrosia ad assegnare ritardi per attese su determinati punti o radiofari, almeno quanta ne hanno certi piloti a decidere di interrompere un avvicinamento destabilizzato.

A meno che non ci siano ragioni politiche affinché la parola "ritardo" non debba comparire mai, nemmeno nelle comunicazioni radiotelefoniche.

Sarebbe, indubbiamente, un aggravio del già intenso carico di lavoro del controllore l'essere costretto ad operare con queste pressioni psicologiche.

Un criterio per il vettoramento dei voli con variazioni di prua delle quali il pilota non riesce a capire la ragione, né riceve informazioni a riguardo, è del tutto inappropriato e, dal momento che non consente la pianificazione accurata della discesa, è anche antieconomico. Deve, inoltre, essere considerato l'aspetto tattico della gestione del traffico con cattivo tempo nell'area terminale e la presenza di ostacoli per il traffico proveniente da nord. Questa circostanza può complicare ulteriormente una situazione in cui un controllore non può dare per scontato che i piloti possano aderire totalmente alle istruzioni ricevute.

Le difficoltà operative e la capacità di Malpensa di sostenere un elevato tasso di movimenti per unità di tempo non sono state valutate correttamente in fase di progetto ed una soluzione immediata che consenta di ripristinare adeguati margini di sicurezza ed economicità è quella di considerare realmente Malpensa per quello che lo si vuole fare essere: un grande aeroporto intercontinentale.

Chi opera per il Nord America e gli aeroporti della costa orientale, come il Kennedy di New York, generalmente dispone di informazioni che consentono di anticipare i possibili ritardi e riceve molto prima dell'inizio discesa un EFCT (Expect Further Clearance Time), l'orario stimato per avere istruzioni a lasciare il punto limite di autorizzazione.

E' vero che alcune norme FAA non sono importabili in ambiente ICAO ma è possibile ricorrere a norme locali che permettano margini e flessibilità al tempo stesso, a condizione che al livello di gestione ci sia competenza professionale, creatività ed assenza di condizionamenti politici.

La preoccupazione che traspare dalle parole di un consolidato professionista dovrebbe essere presente anche in altre teste; alcune che dovrebbero far presente questa preoccupazione in rappresentanza della categoria ed altre che dovrebbero essere responsabili delle soluzioni organizzative.

La realtà ATC/ENAV di Malpensa è una delle tante dimostrazioni dell'assioma di Bruggink (NTSB) che non ci stancheremo mai di ricordare:

«Un fattore organizzativo diventa una componente intrinseca del meccanismo causale quando i top managers di case costruttrici, compagnie di trasporto, organizzazioni professionali e sindacali, enti di regolamentazione e di gestione di strutture aeronautiche favoriscono l’incidente ignorando le lezioni di incidenti predittivi e disastri similari avvenuti in passato o tollerando compromessi per ragioni di immagine personale, di economicità o per incompetenza.»

Il complesso scenario sindacale che affligge il controllo del traffico aereo nazionale (oltre dieci sigle di appartenenza) moltiplica inesorabilmente le variabili di gestione e il caos che ne deriva.

 

Quarto punto di riflessione

Un incidente in atteraggio del quale, al momento, possiamo riferire solo alcune indiscrezioni.

 

Il giorno 11 maggio scorso un MD80 in atterraggio a Linate, toccava con l'estremità di un'ala la superficie della pista in fase di richiamata.

Sulla dinamica dell'evento dovrebbe pronunciarsi una commissione d'inchiesta.

Le indiscrezioni raccolte sul comportamento dell'equipaggio successive all'evento, indicano un atteggiamento che i soliti approsimativi del primo momento definiscono "superficiale".

Le indiscrezioni dicono che l'equipaggio non aveva percepito o rilevato il contatto della estremità alare con la pista in quanto l'inclinazione non appariva eccessiva e solo l'ispezione esterna del tecnico di terra aveva evidenziato il danno.

Le indiscrezioni dicono che il fatto è stato minimizzato dall'equipaggio che "non ha attivato le procedure aziendali previste" consentendo all'aeromobile di effettuare un volo successivo in occasione del quale si sono manifestati problemi al comando degli alettoni.

 

Considerazioni

La prima considerazione è relativa al fatto che un evento riguardante un mezzo di trasporto pubblico possa essere conosciuto solo attraverso indiscrezioni che, tra l'altro, solo pochi addetti ai lavori possono interpretare.

Ogni passeggero di quel volo e tutti i possibili utenti del servizio pubblico, avrebbero avuto il sacrosanto diritto di essere tempestivamente, ampiamente e correttamente informati sulle cause, sugli effetti e sui provvedimenti correttivi e di prevenzione di questo evento (come di altri analoghi, cioè altre estremità alari che raschiano il terreno).

Al momento l'inchiesta è svolta dal Dipartimento dell'Aviazione Civile del Ministero dei Trasporti.

L'evento è accaduto 20 giorni prima della scadenza formale del 31 maggio oltre la quale avrebbe dovuto operare la neocostituita Agenzia  per la Sicurezza del Volo. Ma sarebbe stata in grado, detta Agenzia di soddisfare esigenza di mettere in luce tutto ciò che rigurdava l'evento?

Una considerazione tecnica riguarda un aspetto che non è mai stato illustrato in modo approfondito o che non è sempre presente nei manuali di impiego degli aeromobili. La possibilità che gli aeromobili con ala a freccia vedono diminuire l'assetto trasversale al quale le estremità alari o i motori a sbalzo toccano la pista in richiamata quanto più è elevato l'assetto longitudinale.

Per i meno tecnici: se l'aereo è più cabrato, la punta dell'ala (o il motore) tocca terra ad un inclinazione laterale minore.

Nel caso che questo fattore abbia avuto un peso di causalità nell'evento, l'equipaggio era al corrente di questa problematica?

Inoltre, quali altre persone o enti di compagnia hanno sottovalutato il danno rafforzando la convinzione dell'equipaggio a non attuare ulteriori procedure?

Ma la questione più significativa è: quale educazione, formazione, informazione, addestramento, insomma quale cultura di base ha determinato i comportamenti di un equipaggio attore di un evento che avrebbe potuto essere catastrofico?

Si tratta di una carenza culturale individuale di questo equipaggio o è una condizione notevolmente diffusa nel contesto operativo?

Dagli altri episodi narrati e dalla lettera che segue, ripresa dal sito http://www.b747crew.com, riteniamo che ci sia un congruo numero di prefessionisti che onorano questo appellativo.

Dal momento che non si tratta di un episodio di volo ed essendo espressione di opinioni personali (che comprendiamo e condividiamo) non abbiamo fatto alcuna operazione di "sterilizzazione".

 

RIFLESSIONI SULLA PROFESSIONE

Vorrei con queste mie parole riuscire a far emergere dall'oscurità alcuni aspetti persi nel dimenticatoio del tempo riguardanti la nostra professione. Il nostro mestiere è indubbiamente legato a parecchie variabili che ne esaltano la peculiarità. Nasce e si sviluppa per passione, per scelta e, se fatto bene, richiede impegno, sacrifici, studi continui, esami, controlli. E' una professione che, a causa dei rischi che comporta, richiede un senso di responsabilità non comune; alla base di tutto c'è l'addestramento, un addestramento continuo, mirato, che si estende nell'arco di tutta la vita professionale.

L'impegno delle compagnia aerea a produrre addestramento di qualità porta risultati positivi quando tutto lo staff dirigenziale è realmente convinto della sua necessità e della sua validità. Purtroppo negli ultimi anni esso è stato considerato un costo inutile legato solo alle esigenze e alle imposizioni normative e quindi la qualità e la quantità dei tempi addestrativi è precipitata ai minimi livelli, con conseguenze ahimè visibili agli occhi di tutti.

Ciò che ottusamente non si vuole comprendere è che la professione non si autoalimenta nel tempo, non basta un brevetto di volo a fare un professionista, ma è assolutamente necessario aggiungere all'esperienza di volo che si accumula anche una terapia continua di momenti addestrativi che fanno parte integrante del processo migliorativo. Tutto ciò è e resterà sempre una componente fondamentale del capitolo sicurezza del volo.

Ecco finalmente apparire la magica parola: sicurezza del volo. Generazioni di ricercatori in paesi con cultura aeronautica più evoluta del nostro continuano a lavorare alacremente per capire gli errori, trovare i punti deboli della catena, studiare gli eventi, le persone, le macchine e produrre risultati che indichino più chiaramente le strade da percorrere per eliminare o ridurre le condizioni di pericolo, sempre in agguato, e che garantiscano livelli di sicurezza sempre più elevati.

Purtroppo anche questo punto disturba molto certa dirigenza incompetente che vuol considerare gli aerei come pezzi di ferro con dentro automi che li portano in giro per il mondo, pezzacci di ferro che pretendono manutenzione, piloti che pretendono cose strane, vogliono addirittura una dignità professionale!

Il trasporto aereo è una cosa seria e chi pensa che basta comperare due aerei e metterci sopra due cretini per far soldi a palate o è un emerito ignorante, o è un pazzo. E veniamo al nostro orticello.

Già da qualche anno i cambiamenti continui, spesso confusi ed incoerenti, della nostra dirigenza hanno deteriorato in modo lampante la nostra professione. Grazie all'avallo di alcuni personaggi irresponsabili sindacali si è costituito una sorta di piano segreto di erosione aggressiva alla professione del pilota.

Paroloni incomprensibili, promesse mai mantenute, carotine premio per babbuini, uniti a dosi massicce di falsità, ipocrisie, inciuci di ogni genere sono stati e sono ancora l'elemento dominante della vita e dei rapporti tra i piloti e la compagnia. Da parecchi anni ormai sbucano deroghe, accordi speciali, norme transitorie. In mezzo a tutto questo bailamme nessuno più riesce a sapere quali sono le regole che governano la nostra attività lavorativa.

L'obiettivo è portare la categoria fuori dalle regole contrattuali.

Con continue e sistematiche scuse di situazioni particolari o di emergenza da anni si riducono riposi, ferie, si operano deroghe sui limiti, si creano turni folli che provocano grave affaticamento, si distrugge la qualità della vita e, cosa più importante si erodono i margini della sicurezza del volo.

Non si può più fare come gli struzzi e non vedere le conseguenze di queste scelte folli, non si può più accettare passivamente la distruzione della dignità della nostra professione, dei suoi aspetti tecnici più significativi per avallare l'incapacità evidente di una dirigenza che scarica sui piloti la sua incompetenza organizzativa, di pianificazione e strategica. Basta! E' ora che il sindacato si riappropri del ruolo di vero rappresentante degli interessi della categoria, del ruolo di associazione professionale che sappia tutelare i diritti sacrosanti, che sappia portare avanti le esigenze, le necessità primarie e che trovi nuovamente una identità precisa, che sappia incidere positivamente sulla qualità della vita e che sappia garantire in maniera appropriata livelli di sicurezza del volo sempre crescenti. Riflettiamo, riflettiamo bene.

FLY SAFE…..ALWAYS

Comandante Andrea Florio (B747)

 

Considerazioni

Non crediamo che siano necessarie

 

Quinto punto di riflessione - Dove vanno le Associazioni Piloti?

Questa è una dichiarazione fatta dal Presidente dell'ENAC dott. Alfredo Roma a chi gli chiedeva ragione del suo atteggiamento critico nei confronti dell'ANPAC, l'associazione storica dei piloti dell'aviazione commerciale.

 

…Intanto io come pilota mi sento molto vicino ai piloti, per i quali nutro una grande stìrna e simpatia. Le mie concezioni però partono da un'altra cultura che è la cultura manageriale, la cultura d'impresa, la cultura di economista.

Personalmente ritengo che non vi debba essere commistione nella gestione dell'impresa tra il sindacato ed il management vero e proprio: sono due ruoli molto diversi.  Ci deve comunque essere massima collaborazione, perché la concertazione è fondamentale nel campo dell'impresa.

L'altro aspetto sul quale io non concordo, un pò per esperienza ed un pò per cultura, è che quando l'azionariato dei dipendenti diventa troppo forte può condizionare lo sviluppo dell'azienda; in teoria, se i dipendenti si fossero messi d'accordo, con il 20% potevano essere il nucleo forte dell'Alitalia che governava la stessa società. In Italia c'è un pò la mania del controllo, così che tutti vogliono azioni ordinarie; le azioni di risparmio non hanno mai avuto fortuna. lo ritengo che i dipendenti, invece, dovrebbero avere largo accesso alle azioni di risparmio, perché con la loro attività possono incidere sul valore delle azioni, comprese quelle di risparmio che hanno la priorità nella distribuzione del dividendo, contentandosi di guadagnare su quello, consci di essere parte e artefici della fortuna dell'azienda.

Il controllo azionario deve, a mio avviso, risiedere in altre mani, anche per facilitare l'entrata del capitale di rischio.

 

La lettera che segue, di nuovo tratta dal sito degli equipaggi B747 http://www.b747crew.com fornisce ulteriori chiavi di lettura al problema che da tre anni sta sconvolgendo il panorama sindacale (e, a nostro parere, professionale) dei piloti del gruppo Alitalia. Essa è stata scritta dal Comandante Carlo Trinchi (B747), Direttore del Comitato Esecutivo dell'ANPAC.

 

Associati e colleghi tutti, Vi invito ad una attenta lettura.

PRESIDENTE SINDACALE O MEMBRO DEL C.D.A ALITALIA?

Con l’inizio della primavera, gli iscritti alla Coop. ricevendo la lettera di dimissioni del Presidente Anpac da membro sindacale del C.d.A AZ hanno pensato che finalmente i piloti avrebbero riavuto, a parte il bel gesto del Presidente Sindacale, due figure distinte; una finalmente sindacale ed un altra, un collega, da mandare in C.d.A. AZ. Figura come detto ben distinta dall’altra, vale a dire da quella sindacale.

Le cose come sempre non avvengono mai per caso, sono preparate ed anche puntualmente studiate; il detto dice: "Che si faccia, perché poi come sempre faccio io".

L’Anpac prima dell’assemblea della Coop. è stata chiusa unilateralmente per tre giorni, periodo fine aprile circa, senza darne spiegazioni a nessuno. E’ rimasta aperta forse per pochi. Segretarie in improvvisa, inaspettata e forse piacevole vacanza fuori programma.

L’Assemblea della Cooperativa tenutasi pochi giorni dopo e vale a dire il 4/maggio/2000, ha iniziato i lavori con la riconferma dei membri del C.d.A. Coop. in quanto gli stessi erano stati individuati nella precedente assemblea tenutasi in marzo.

 

Il Presidente Anpac intervenuto poco dopo l’inizio lavori in quell’assise, ha fatto un breve intervento oratorio, quasi fosse un ospite passato di li per caso. Infatti, guarda caso, proprio il giorno dell’assemblea Coop. era in turno di lavoro. Quindi, subito dopo, in divisa di pilota ci ha lasciato per andare a volare. Tale comportamento, penso che dagli astanti sia stato interpretato come il gesto super partes di un dimissionario combattente, che aveva portato fin li la sua "misurata vittoria", dando anche attraverso l’abbigliamento, l’enfasi del: "Bene; ora tocca a voi".

Costatiamo ora al contrario, che il plateale gesto altruistico delle dimissioni del Presidente è stato solo simbolico, infatti, lo stesso si è nuovamente diviso l’abito, mezzo sindacale e mezzo manageriale, reinsediandosi nel C.d.A. AZ dopo libera votazione dei consiglieri del C.d.A. Coop., tenutasi qualche giorno dopo l’assemblea del 4/maggio/ 2000.

Nota: alla votazione non ha partecipato il Com. Luca Vanzan perché destituito dall’incarico per mancanza dei requisiti competenti.

Il Presidente dell’Anpac è stato rieletto, e per di più come primo di lista; non si sa mai.

Nota: oltre al Presidente dell’Anpac (primo di lista) sono stati eletti dal C.d.A. Coop. per il C.d.A. AZ il Com. Michele Cicia come secondo di lista, il Com. Piero Angellotto come terzo, il pensionato Com. Fulvio Spinelli come prima riserva, ed hanno eletto quale seconda riserva il Vice Presidende Anpac Com. Andrea Tarroni.

Questi sono coloro che tuteleranno nell’ordine ed in base ai posti che si potranno ottenere in C.d.A. AZ., gli interessi dei soli piloti & C. associati Coop.

Oggi sappiamo che la Coop. ha ottenuto un solo posto nel C.d.A. AZ. ed è stato occupato dal Presidente dell’Associazione piloti Anpac.

E’ doloroso ma necessario, visto lo sconquasso, fare alcune domande:

a) è consono che il Presidente sindacale rivesta contemporaneamente un ruolo antitetico a quello per cui è stato eletto, in questo caso, un ruolo aziendal-manageriale, senza la consultazione referendaria di tutti, dico tutti gli associati AZ Anpac?

b) E’ o no il Presidente di tutti gli associati Anpac?

c) Ma se questi, la stragrande maggioranza, non ha aderito alla Coop. ma al contrario vi ha aderito solo una sparuta minoranza, possono i non aderenti, che sono la stragrande maggioranza, sentirsi tutelati nei loro diritti sindacali?

d) Possono questi essere degnamente tutelati essendo in disaccordo o non interessati alla Coop. di cui e garante invece il Presidente sindacale?

e) E’ consono per il Vice Presidente dell’Associazione Anpac candidarsi ed essere ovviamente eletto quale eventuale riserva nel C.d.A. Alitalia per la difesa degli interessi azionari dei soli aderenti alla Coop.?

f) E’ corretto in questo momento, disinteressandosi di cosa ne pensa la base dei piloti Anpac, imbarcare assistenti di volo per avere in futuro forse anche la delega delle loro azioni nella Coop. sfruttando i disaccordi esistenti in quella categoria?

Essendo fallita la Coop. si cerca tramite "alchimie societarie" di racimolare, per il futuro, qualche briciola di 0,01% delle deleghe azionarie degli assistenti di volo fuoriusciti, per continuare qualcosa in vista del dopo il termine del mandato, conferito, al contrario dagli associati Anpac, solo per perseguire quegli obbiettivi di tutela dei propri diritti, presenti e futuri, e per una politica di vera concertazione tra sindacato e azienda. Si hanno, ormai appare chiaro, solo strategie e interessi diversi; non più o non solo sindacali.

Come potrebbe essere percepita oggi, se rimanesse nel doppio ruolo, la figura del Presidente della nostra associazione cioè del Presidente dell’Anpac?

Di un rider? Di un sindacalista? Di un procacciatore di affari? Di uno che difende gli interessi degli associati Anpac? Di uno che potrebbe non fare gli interessi dei moltissimi associati Anpac per fare gli interessi dei pochissimi associati aderenti alla Coop.?

Chi è, che cosa è, e che cosa avrebbe a che fare con un'associazione professionale il Presidente della nostra Associazione qualora dovesse rivestire un siffatto e antitetico doppio ruolo, visti anche i risultati del triennio passato, e non considerando la forma e cioè dimissioni e rielezione, per arrivare a detto incarico? Dove eravamo o peggio dove siamo arrivati per non porci ora queste domande visto il probabile, possibile intreccio delle competenze?

CHE FARE?

E’ necessario avere chiarezza, e questa credo debba venire, cari colleghi, attraverso una mozione del Consiglio Generale, che chieda, una consultazione referendaria, (che sia il vostro VOTO) tra tutti gli associati Anpac AZ., per la SEPARAZIONE DEI RUOLI.

Consultazione che deve avvenire al più presto senza lungaggini e disquisizioni in politichese o sindacalese che arrecherebbero solo danno, confusione e ritardo dal seguire i molti più seri e vitali processi aziendali che tanto importanti sono in questo momento per noi tutti. Attenzione: lo stop agli accordi in deroga non devono essere strumentalizzati per fini diversi da quelli sindacali e cioè stimolo, ricerca insieme all'azienda sia dei modi sia dei mezzi per uscire dalle difficoltà attuali.

A presto risentirci

Carlo Trinchi

 

Considerazione di scorta

Le questioni che Carlo Trinchi pone riguardo ai possibili interessi che un Presidente dell'ANPAC, al tempo stesso Consigliere d'amministrazione della compagnia, può rappresentare mancano di un importante considerazione perché non tengono conto della funzione storica ed istituzionale che l'ANPAC ha avuto in cinquant'anni di aviazione e, di conseguenza del ruolo del suo Presidente.

In un contesto nazionale dove la conoscenza delle operazioni volo è sempre stata concentrata nel gruppo di professionisti coinvolti in prima linea, essi, e chi li rappresenta, hanno anche la funzione di salvaguardare i margini di sicurezza delle operazioni dalle pressioni dell'industria. Ciò può riguardare la richiesta di adeguamento delle strutture aeronautiche, degli aeroporti, del controllo del traffico aereo, nel rapporto con gli enti di stato e la richiesta di altri aspetti riguardanti la professione, da quelli tecnici a quelli dell'impiego, nel rapporto con le compagnie. In tal modo questa funzione realizza anche la salvaguardia dell'utente del trasporto aereo.

Infatti analogamente alla fiducia che i passeggeri di un volo ripongono nel comandante dell'aeromobile, gli utenti del trasporto aereo devono poter aver piena fiducia di questa categoria di professionisti e di chi li rappresenta.

Dato che siamo parte di quei possibili utenti, dal momento che siamo in possesso di specifiche consapevolezze ed esperienze, esprimiamo dei grossi dubbi sul fatto che i nostri interessi di passeggeri siano adeguatamente rappresentati dall'attuale configurazione del sindacato piloti.

Considerazione che può essere fatta da chiunque legga un quotidiano dove viene evidenziata una doppia dicotomia: conflitto tra sindacati e conflitto di interessi all'interno di uno di essi.

Da "il Sole 24 ore", 16 maggio 2000

 

Dipendenti Alitalia, grandi manovre sui diritti di voto, obiettivo: accentrare il 20%

omissis…In particolare va rimarcato il ruolo dell'UP, l'associazione piloti presieduta da Mario Marinelli che si contrappone all'ANPAC, il sindacato più potente, presieduto da Augusto Angioletti, consigliere di amministrazione della compagnia.

 

 

 

 

                                       

 home