
ILS Glide Path could be a serial killer - beware of it, always!
Analisi di un Controlled Flight Toward
Terrain [CFTT]
Ricordiamo la definizione di Controlled Flight Into
Terrain dalla quale deriva la definizione di Controlled Flight Toward
Terrain.
CFIT: An event where a mechanically normally
functioning airplane is inadvertently flown into ground, water, or an obstacle.
Questa
definizione evidenzia con il termine "inadvertently" che l'impatto è
inatteso a causa di inconsapevolezza [lack of awareness] dei piloti
riguardo alla propria posizione rispetto ad acqua, terreno od ostacoli.
CFIT avvengono
prevalentemente in condizioni strumentali oppure di notte anche con buona
visibilità ma con erronea interpretazione della propria posizione a causa di
luci o altre immagini fuorvianti che prevalgono nei riferimenti del pilota
rispetto alle indicazioni strumentali corrette.
Non è
assolutamente CFIT un impatto con la pista in seguito ad elevati ratei di
discesa, come è stato, a volte, erroneamente affermato da alcuni
"esperti".
CFTT:
An event where an airplane is inadvertently flown toward ground, water or an
obstacle, and a prescribed safety margin is exceeded.
Un evento in cui un aeromobile viene condotto
inavvertitamente verso il terreno al di sotto dei margini di sicurezza
previsti.
Premessa
Dall'esame dei tabulati AIDS [stampati delle
registrazioni dei parametri di volo] del mese di luglio di qualche anno fa
venne all'evidenza un'eccedenza catalogata FLAT APP che riguardava un
aeromobile B-747 in volo da New York [JFK] a Milano Malpensa. L'eccedenza in
questione, in accordo alle procedure del programma di sorveglianza dei
parametri operativi, venne indicata come:
Quota radioaltimetrica inferiore a 500 ft in un intervallo di tempo
compreso tra 6 minuti e 2 minuti dal contatto.
Ero allora incaricato per l'aeromobile B747 presso
il Servizio Sicurezza Volo Alitalia ed iniziai l'indagine con un ritardo di due
mesi [settembre] a causa di diverse circostanze, tra cui alcuni pregiudizi e la
non conoscenza dei criteri di approccio all'evento da parte di alcuni
responsabili di enti operativi.
Nonostante il ritardo erano ancora disponibili i
seguenti elementi:
·
tabulato
AIDS [la stampa della registrazione ricavata dai nastri dopo i voli] degli
ultimi 5 minuti di volo.
·
folder
meteo, Computerized Flight Plan (CFP), Flight LOG del volo in oggetto
·
grafico
dei percorsi sul piano verticale ed orizzontale elaborati in scala ridotta e
tabulato con coordinate geografiche e grafiche del percorso in volo in quei 5
minuti.
Verso la fine di settembre potei disporre anche dei
METAR dell'aeroporto di Malpensa nell'arco orario dell'evento.
Nelle prime fasi dell'indagine considerai la
necessità di acquisire altri elementi quali:
·
la
porzione di tabulato relativa alla fase di volo immediatamente precedente
l'evento
·
le
registrazioni delle comunicazioni Terra Bordo Terra
·
le
registrazioni dei tracciati RADAR
Nessuno di questi documenti era disponibile a causa
del tempo trascorso dall'evento.
Considerai anche l'opportunità di analizzare la fase
di volo registrata tramite un sistema di visualizzazione computerizzata ma la
mancanza della registrazione su nastro ne impediva la realizzazione. La
disponibilità dei nastri era limitata a 30‑40 giorni. Nonostante questo,
con la collaborazione del personale tecnico del Servizio Sicurezza Volo, fu
possibile inserire in questo programma [denominato FAIR, molti lo ricorderanno]
i dati disponibili dal tabulato e riprodurre quei quattro minuti su una
cassetta VHS, utilizzata successivamente per illustrare la dinamica dell'evento
nelle riunioni di addestramento periodico dei piloti.
STORIA DEL VOLO
Il volo fu pianificato sulla Track atlantica Yenkee
(TRK Y) che costituiva quella di minor tempo rispetto alle altre disponibili.
Il carico di carburante pianificato in decollo fu di
85000 kg e venne imbarcato un Block Fuel di 96000 kg con 4000 kg di extra‑fuel
in previsione di forti ritardi in rullaggio.
Il ritardo in rullaggio fu ridotto a 40 minuti con
un carburante effettivamente consumato di 1600 kg.
Il volo venne successivamente autorizzato sulla TRK
Z che comportava un tempo di volo superiore di 39 minuti, con un maggior
consumo di 8000 kg.
Il carburante addizionale imbarcato consentì
comunque l'effettuazione del volo sulla TRK Z e il volo atterrò con 34 minuti di
ritardo sul tempo stimato di arrivo (ETA) ed un Block Remaining Fuel di 11200
kg contro gli 11000 kg previsti dal CFP.
Il Flight Level per la traversata era 350 come da
CFP; non fu effettuata la step climb a FL 370, dato che, essendo prevista a
1h30m circa dall'arrivo, non avrebbe consentito un risparmio significativo di
carburante.
Le condizioni meteorologiche sull'aeroporto di
destinazione ed alternati non prevedevano fenomeni significativi.
Metar 0620: 320/2 5000 10br 18/15 1017 no sig
Quanto sopra è riferito per fornire il quadro della
situazione che precedette l'evento e può costituire elemento di valutazione dei
fattori causali dell'evento stesso.
ANALISI DELL'EVENTO
L'esame del tabulato, essendo di formato numerico
(digitale), non consentiva, ad una osservazione diretta, di determinare le
relazioni e la sequenza di evoluzione dei vari paremetri con l'immediatezza
necessaria per stabilire rapporti di causa/effetto nelle manovre e nelle azioni
correttive.
In ogni caso esso permise, preliminarmente, di
stabilire l'assenza di segnale marker quando l'aeromobile sorvolava il Middle
Marker, ormai perfettamente stabilizzato su Loc e G/P.
Non fu possibile determinare la condizione di
inserimento o meno dell'autopilota in quanto il F.D.R. dell'a/m I‑DEMV
non consentiva di stabilire con certezza tale circostanza, come da analisi di
altri tabulati dello stesso a/m.
Elaborai allora un tracciato grafico in funzione
delle coordinate in millimetri, disponibili dal secondo tabulato che
riproduceva il persorso al suolo.
Con tale metodologia mi fu possibile mettere in
relazione tutti i parametri registrati e visualizzarne l'evoluzione per ogni
singolo tratto di volo analizzato.
Esame del tabulato dei parametri di
volo.
Il tabulato, come già detto, era disponibile solo per
gli ultimi 5 minuti di volo con inizio alla quota di 4000 ft msl (sul livello
del mare).
La configurazione era: Flap 10°, Landing Gear UP,
IAS 195 Kts.
L'a/m risultava, dalle indicazioni ILS, a destra del
LOC (pressochè a fondo corsa) e circa 1/2 DOT sopra il G/P, dall'indicazione di
deviazione.
L'a/m, inizialmente con virata a destra e prua in
aumento fino a 030°, iniziò un'accostata a sinistra prima decisa, a cui seguì
l'estensione dei flap a 20° e, in rapida successione, l'estensione del
carrello, mentre diminuì temporaneamente l'inclinazione a sinistra. Altitudine
circa 3000 ft msl.
Dopo circa 10 secondi ci fu un'inclìnazione più
accentuata sulla sinistra fino a 28° di Roll. Altitudine circa 2700 ft msl.
Nel frattempo l'assetto verticale divenne negativo
con un aumento del variometro a scendere che raggiunse il valore di 3000
ft/m a 1850 ft msl [1150 ft sul terreno].
L'inclinazione a sinistra diminuì di nuovo ma la
tendenza rimase e l'a/m continuò a virare a sinistra.
La deviazione G/P si mantenne su valori prossimi
alla indicazione di sentiero centrato mentre il LOC risultò sempre a sinistra della
posizione dell'a/m.
L'elevato variometro, confermato tra l'altro dal
mancato aumento del setting di motore dopo l'estensione del carrello, provocò
una perdita di quota che portò l'a/m notevolmente al di sotto della pendenza
ideale.
In questa fase si cominciò a manifestare una
tendenza dell'indicazione di deviazione G/P verso "FLY UP" e si
rilevò un assetto verticale a cabrare per arrestare la discesa. La quota
minima in questo tratto fu di 420 ft di radioaltimetro in corrispondenza
della quale si manifestò l'intervento deciso di motore ed una risalita fino a
circa 850 ft di radioaltimetro.
La prua nel frattempo era diminuita fino a 300°.
In questo momento avvenne la selezione del flap a
30° e, mentre l'indicazione LOC iniziava a muoversi dal fondo corsa,
l'indícazione G/P divenne nuovamente pressochè centrata, dopo una momentanea
indicazione "FLY DOWN".
Il setting di motore confermò la manovra.
Contemporaneamente l'a/m aveva iniziato la
controvirata a destra per stabilizzarsi sul LOC e dopo una successiva leggera
contraccostata a sinistra lo si rilevò sufficientemente stabilizzato su LOC e
G/P tra i 500 ft e i 400 ft di radioaltimentro.
La velocità IAS 140 kts e il setting di motore
apparvero coerenti e restarono tali fino al contatto.
Il vento durante l'avvicinamento, per la parte
riportata dal tabulato, non presentò valori e variazioni di particolare
significato da influenzare il volo.
Non fu possibile rilevare l'inserimento o meno
dell'automanetta perché il parametro non veniva riportata sul tabulato
standard.
Lo stato di funzionamento o inserimento
dell'autopilota sull'a/m in questione presentava frequenti discrepanze tra ciò
che veniva registrato e quello che veniva evidenziato sul tabulato standard,
come rilevato da altri voli.
Non erano presenti la rilevazione del segnale
dell'OM (però non fu sorvolato) nè la rilevazione del segnale del MM.
Quest'ultima circostanza indicava una mancata ricezione del segnale per
probabile avaria del ricevitore di bordo dal momento che non c'erano
segnalazioni di avaria dell'apparato a terra né c'erano riporti di inefficienza
del MM sui NOTAMs.
Infine non c'era alcuna indicazione di intervento
del GPWS in uno dei suoi modi di avviso.

Analisi del tracciato grafico
Per fare ordine sul corso degli eventi onde
ricostruire i possibili comportamenti dei membri d'equipaggio, dopo la
presentazione della relazione sinottica, realizzai un'analìsi differenziata
delle componenti orizzontali e verticali del flight path, cioè una
visualizzazione separata dei percorsi in volo sui piani orizzontale e
verticale.
In tal modo fu possibile pervenire a conclusioni che
l'equipaggio avrebbe potuto o meno confermare e fui in grado di formulare dei
quesiti sui quali l'equipaggio potè fornire dei chiarimenti.
Piano orizzontale
Il percorso dell'a/m si presentava con una prua
divergente dall'asse pista avendo l'a/m già superato l'allineamento sulla
destra.
Punto 1: Distanza dal contatto=11 NM scostamento
laterale=1.2 NM
Al punto 1 iniziava una virata a sinistra con
un'inclinazione fino a 14° di bank.
Il rateo di inclinazione era coerente con la
velocità di esecuzione di una manovra correttiva.
L'inclinazione diminuì gradualmente e la prua, pur
diminuendo, era ancora divergente.
Dopo dopo una ventina di secondi la virata si
riaccentuò fino a 28° di bank al punto 2 per diminuire di nuovo fino a una
media di 5°‑10° per altri 40 sec.
Punto 2: D=8.4 NM scostamento laterale=3.2 NM
[Quello che accade sul piano verticale
in questi istanti critici sarà esaminato di seguito.]
L'a/m continuò a virare a sinistra fino a
stabilizzarsi su una prua di 305°‑310° al punto 3a.
Punto 3a: D=4.6 NM scostamento laterale=1.7 NM
Dopo circa un altro mezzo minuto l'a/m virò decisamente
a destra per stabilizzarsi sul prolungamento asse pista.
Ci fu una successiva momentanea controinclinazione a
sinistra evidentemente dovuta al completamento della stabilizzazione e siamo al
punto 4.
Punto
4: D=1.6 sl=100 mt left
Considerazioni
Il tracking risultante fu caratterizzato quindi da
quattro fasi:
a)percezione dello scostamento laterale (punto 1)
b)correzione iniziale decisa (punto 2) poi
attenuata, di nuovo accentuata e di nuovo ridotta fino alla fase c)
c)stabilità su una prua di rientro (punto 3a)
d)virata a destra per una stabilizzazione piuttosto
netta (punto 4)
Il quesito che ci ponemmo in ordine a questa analisi
fu, quindi, così formulato:
Quali tra i seguenti elementi determinarono la
condotta dell'a/m:
·
scostamento
LOC (ADI/HSI),
·
rilevamenti
NDB (NOV/MAL),
·
comunicazioni
ATC,
·
visione
della pista o dell'aeroporto.
Piano verticale
L'a/m nel momento in cui era con prua divergente era
su una pendenza coerente con il rapporto quota/distanza dal contatto.
Al punto 1 la quota è 3340 ft (QFE).
All'estensione del flap a 20° e del carrello non ci
fu riscontro di avanzamento di motore per mantenere velocità e pendenza.
Di fatto la velocità venne mantenuta a scapito della
pendenza di traiettoria.
Si notava un aumento di assetto negativo e aumento
di Vz a scendere.
L'indicazione G/P era tuttavia
"stranamente" prossima al centro.
Al punto 2 la quota QFE era 2310 ft, RA=2470 ft.
Dopo 20/25 sec di aumento di variometro a scendere
si notava una tendenza a ridurre l'assetto a picchiare e quindi a voler
arrestare la discesa.
Punto 3b: D=5.2 NM quota 320 ft QFE, RA=420 ft
Al punto 3b la manovra correttiva di assetto a
cabrare con intervento di motore per arrestare la discesa divenne decisa ed
efficace.
Seguì una risalita fino ad una quota QFE di 780 ft
che riportò l'a/m sulla pendenza corretta con la stabilizzazione definitiva sul
G/P.
Ciò avvenne al punto 4.
Punto 4: la quota QFE è 452 ft (RA=422 ft), in
coincidenza con la stabilizzazione sul LOC.
Considerazioni
La condotta dell'a/m sul Flight Path verticale fu
analizzata in quattro fasi:
a) assunzione di configurazione d'avvicinamento
intermedio (prefinale) in condizioni di stabilità di velocità sulla pendenza
prescritta ma assenza di intervento di motore
b)dìminuzione dell'assetto verticale e aumento del
variometro a scendere in conseguenza di a)
c)percezione dello scostamento verticale o
dell'abbassamento di traiettoria
d)correzione di assetto e motore e recupero della
pendenza corretta.
Anche stavolta il quesito fu formulato considerando
elementi analoghi a quelli considerati per il piano orizzontale e cioè quali
tra i seguenti elementi:
·
indicazione
di deviazione G/P (ADI/HSI),
·
controllo
corrispondenza quota con attraversamenti di rilevamenti o distanze,
·
visione
della pista,
·
visione
di elementi sul terreno,
·
indicazioni
altimetriche (QFE,QNH?), radioaltimetriche, call outs,
determinarono le 4 fasi sopra considerate.
Interviste
Le testìmonianze raccolte fornirono le risposte alle
questioni rimaste aperte dopo l'analisi del tracciato e contribuirono a fornire
altri elementi utili per l'indagine.
Il Comandante del volo in oggetto, che era ai suoi
primi voli sul B‑747 dopo un lungo periodo di attività su A‑300,
collaborò ripetutamente per fare la massima luce sull'evento. Certamente, era
sua convinzione, i valori d'eccedenza e, ancor più, i percorsi in volo, gli
risultavano, a seguito dell'osservazione dei parametri registrati, superiori
allo scostamento percepito da lui stesso e dall'equipaggio durante l'evento.
Inoltre, per l'equipaggio, tutto l'evento divenne significativo solo in seguito
alla partecipazione attiva all'indagine.
Quanto alle ragioni che, nel suo ricordo, avevano
portato alla deviazione dalla center line del localizzatore (ILS pista 35 R)
ciò fu dovuto ad una svista, cioè alla mancata selezione del "course
selector" relativo all'HSI Com.te sul valore 350°.
Tale selezione era infatti rimasta su un valore non
meglio definito del 1° quadrante (030°‑050°) dopo lo switching dalla
funzione INS alla funzione VORLOC.
Il Comandante ricordava di aver inserito
l'autopilota in funzione ILS e si aspettava che l'a/p riportasse comunque il
velivolo verso il LOC anche dopo averlo oltrepassato sulla destra.
Dìchiarò che non notando tale correzione intervenne
sui comandi forzando (overpower) l'a/p ad effettuare la virata verso sinistra.
Poco dopo il F/O rilevò l'errata selezione del
"course selector" e nel frattempo il Comandante ordinò le variazioni
di configurazione con flap a 20° e carrello esteso.
Il Comandante ricordava di aver verificato che
l'indicazione di scostamento G/P su Novara era coerente.
Dichiarò che la buona visibilità, che gli consentiva
di vedere il terreno e di cominciare a distinguere ed identificare l'area
aeroportuale, lo portò a proseguire nel tentativo di recuperare la stabilizzazione
sul LOC.
Più o meno a questo punto, notando l'inutilità e
l'inerzia che l'uso dell'autopilota comportava, il Comandante ricordò di averlo
disinserito e di aver proseguito a vista effettuando una leggera risalita ed
una successiva stabilizzazione su LOC e G/P corretti.
In ogni caso l'attenzione dell'equipaggio era volta
quasi esclusivamente al recupero dello scostamento laterale piuttosto che al
recupero dell'eccessivo rateo di discesa e dalla vicinanza al terreno.
Il Comandante ricordò di aver fatto selezionare le
radioassistenze come segue:
NOV NDB sui due ricevitori ADF, ILS su VHFNAV1 e MAL
VOR su VHFNAV2 quando erano in avvicinamento a NOVARA; dopo il passaggio di
NOVARA il F/O aveva selezionato MAL NDB sull'ADF 1 e RMG NDB sull'ADF 2 e poco dopo
l'ILS sul VHFNAV2.
Il F/O confermò sostanzialmente la testimonianza del
Comandante, in particolare per quanto riguardava la percezione di uno
scostamento dal corretto sentiero di volo meno drammatico di quanto apparisse
dal tabulato.
Confermò, altresì, che la buona visibilità li portò
a considerare possibile proseguire anche se in condizioni non stabilizzate,
avendo in vista terreno e zona aeroportuale.
Il F/O ricordò anche, che dopo il passaggio di
NOVARA, nella ricerca delle cause che facevano deviare l'a/m dal center line,
aveva rilevato lui stesso l'erronea selezione del "course selector",
inoltre ricordò di aver selezionato i flap a 20° e il carrello esteso oltre
alle selezioni dei radioaiuti MAL e RMG sugli ADF e l'ILS sul suo VHFNAV.
In questa fase era stato anche impegnato nelle
comunicazioni radio.
Il Comandante ed il F/O ricordarono che l'ATC li
avvisò dello scostamento laterale chiedendo se fossero in grado di proseguire
l'avvicinamento.
La risposta affermativa fu data dopo che si erano
consultati reciprocamente.
Il F/O ricordò anche che dopo la selezione dell'ILS
sul VHFNAV2 vide a fondo corsa l'indice LOC mentre il G/P era meno di un DOT
"fly up".
Entrambi i piloti affermarono che il T/V esternò la
necessità di riattaccare quando essi si consideravano ormai nella fase di
risalita e riaggancio di LOC e G/P corretti, e quindi non ritennero necessaria
tale manovra.
Entrambi i piloti ricordavano che il vettoramento
radar era stato tale da far arrivare l'a/m con prua di intercettazione su NOV e
non a distanza tale dal FAP (Final Approach Point) da permettere un
allineamento sul Loc anticipato.
Essi dichiararono di non ritenere fattore
determinante il tipo di impiego immediatamente precedente l'evento stesso,
anche se riconobbero di non essere stati in una condizione ottimale a causa
della notte passata in volo.
I piloti dichiararono di non aver mai sentito alcun
intervento GPWS secondo i modi previsti e ricordavano che le selezioni
altimetriche erano state correttamente effettuate.
EVIDENZE E RISULTANZE
L'esame
e l'analisi di tutti gli elementi raccolti consentì di stabilire:
Nota: l'inefficienza del ricevitore fu
stabilita dal confronto di alcuni tabulati di registrazione precedenti con
la lettura di alcune segnalazioni sul Quaderno Tecnico di bordo. C'erano state
solo un paio di segnalazioni in seguito alle quali erano stati cambiati diversi
componenti. Il personale tecnico richiedeva una verifica nel volo successivo
che però non aveva luogo. Il fatto trovava spiegazione nell'impiego frequente
dell'aeromobile su New York con uso di piste senza Outer Marker.
CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE E RACCOMANDAZIONI
I probabili fattori che contribuirono al verificarsi
dell'evento furono i seguenti:
Nota:
la relazione tra questo fattore e il funzionamento dell'a/p come "tracking"
del LOC verrà stabilita in seguito, esso viene qui considerato principalmente
come elemento di distrazione.
Nota:
preso in considerazione il periodo di 30‑40 secondi dell'incremento
non rilevato di discesa, esso coincide con il tempo necessario alle varie
selezioni e comunicazioni, non restano, quindi, che pochi secondi residui
per un cross‑check strumentale che non può essere efficace. Da ciò deriva
anche il costume improprio di affidarsi a elementi visivi esterni più immediati
ma niente affatto affidabili.
Nota:
tale fattore è naturalmente presente in ogni operazione di volo dalle analoghe
caratteristiche ed è tanto più subdolo in quanto i piloti stessi affermano
frequentemente (come nel caso presente) di non ritenerlo significativo.
Nota:
questo aspetto emerse anche dall'analisi del disastro del DC9/30 avvenuto
a Zurigo due anni prima.
Dei suddetti fattori alcuni contribuirono ad innescare
l'evento altri, concatenandosi in una complessa articolazione logica e cronologica,
determinarono un ritardo nel riconoscimento della condizione di destabilizzazione
sul piano verticale da parte dell'equipaggio e comunque essa non fu riconosciuta
come grave.
Prevalse la maggior preoccupazione per lo scostamento
laterale finché una momentanea valutazione, e la successiva acquisizione di
consapevolezza di margine sufficiente per recuperare l'avvicinamento senza
interromperlo [anche se non in linea con le norme previste dalla compagnia]
li fecero proseguire fino all'atterraggio.
Tutto l'equipaggio ritenne, pertanto, di associare
il tipo di stabilizzazione che stavano realizzando a quello che viene effettuato
per avvicinamenti curvilinei tipo HKK pista 13 o NYC pista 13.
In seguito a questa analisi proposi i seguenti interventi:
Nota:
l'evento venne alla luce per un superamento di soli 78 ft della soglia di
intervento per la evidenziazione automatica dell'eccedenza di 500 ft RA. Un
intervento correttivo diverso o un profilo del terreno con depressione più
accentuata al di sotto della posizione dell'a/m, avrebbero mascherato l'evento,
il cui carattere sarebbe stato, comunque, significativo per definirlo un CFTT.
Le condizioni che costituirono il terreno
favorevole per l'evento
Quello che vi ho proposto è ricavato dalla relazione
formale che presentai al Direttore Operazioni Volo di quel tempo [il Servizio
Sicurezza Volo era alle sue dipendenze, una configurazione organizzativa che
non aveva, però, dei riscontri positivi e che è stata, credo, di nuovo attuata]
e al comandante Silvano Silenzi, che in quel periodo aveva l'incarico di responsabile
delle Politiche di Sicurezza del Volo del Gruppo Alitalia alle dipendenze
del Direttore Generale (Ing. Pavolini).
Questo dualismo creava spesso dei contrasti dato che
le raccomandazioni di Silenzi, in quanto responsabile delle Politiche di Gruppo,
potevano essere intese dal Direttore Operativo come delle interferenze sulla
sua autonomia di gestione.
Ad esempio, in questo caso, Silenzi condivise totalmente
l'analisi da me svolta e le raccomandazioni che ne scaturirono.
Mentre non ebbi alcuna risposta dal Direttore Operativo.
che fu responsabile, tra l'altro, della decisione di non pubblicare la relazione
finale, anche se, fortunatamente, il capopilota del B747 si adoperò per diffondere
tra i piloti del settore le risultanze di questa analisi.
E le risultanze più significative, che sono state sottolineate
ripetutamente nella riproposizione della relazione originale, furono:
a)
il fatto che l'indice del Glide
Path rimase pressoché centrato, senza alcuna bandierina di avviso, per gran
parte della discesa fino a circa 500 ft di radioaltimetro.
b)
Il fatto che l'autopilota in
funzione ILS non comandò correzioni verso il Localizzatore che risultava a
fondo corsa, a sinistra dello strumento HSI.
Questi erano stati gli interfaccia uomo-macchina che
avevano reso, per così dire, instabile, il comportamento dell'equipaggio.
Il fattore a) in realtà, dipendeva dall'ambiente
ed era mediato alla percezione dei piloti dagli strumenti di bordo.
Le apparecchiature ILS di terra hanno subìto negli
anni una evoluzione che ne ha aumentato le prestazioni lungo gli assi geometrici
[allineamento con la pista e sentiero di discesa di 3°] ma ha peggiorato e
reso aleatoria l'affidabilità dei segnali al di fuori di angolazioni da questi
assi molto minori che in apparati più obsoleti.
In altre parole il segnale Localizer è, generalmente,
affidabile entro un azimuth di poche decine di gradi e non oltre una distanza
di venti, trenta miglia dalle antenne mentre il Glide Path è affidabile entro
1.5° al di sotto e 2° al di sopra dell'inclinazione di 3° e, ancor più importante,
non oltre 8-10° a sinistra e a destra del Localizzatore.
Il fatto che questi segnali, ad una selezione anticipata
dell'ILS, generalmente, si ricevano correttamente è fuorviante e le relative
indicazioni non dovrebbero mai essere utilizzate operativamente dal pilota
né da parte del controllore d'avvicinamento per "fluidificare" il
traffico (ancor meno dal controllore d'area terminale).
Inoltre, ed è una condizione ancor più significativa,
non sempre gli strumenti di bordo reagiscono ad un segnale incoerente con
una bandierina di avviso (red flag). Il segnale può avere caratteristiche
tali da non attivare l'indice [che resta pressoché centrato] ma sufficienti
a non far intervenire la bandierina di avviso.
[ancora una volta ci trovammo costretti
a riproporre i fantasmi del disastro di Zurigo]
Questa inaffidabilità di segnale G/P è stata, probabilemente,
anche la causa dei mancati avvisi "glide slope" del GPWS. Infatti
dal tabulato risultava, per oltre dieci secondi, una posizione dell'indice
Glide Path a cui avrebbe dovuto far seguito l'avviso "glide slope"
(soft).
Ma se, nell'evento narrato, i piloti non rivelarono
prontamente questa inaffidabilità del segnale G/P, l'autopilota "ci credette"
in pieno e ciò contribuì a complicare il quadro della situazione. In effetti
una modesta ma costante deviazione in basso dell'indicatore G/P attivò nell'autopilota
una correzione a picchiare sempre più accentuata della quale l'automatismo
non poteva, ovviamente, "capire" l'incongruenza.
Il fattore b) fu, però, la prima modalità di
"tradimento" dell'autopilota nei confronti dell'equipaggio. E fu
altrettanto inaspettata ed incompresa.
Durante il periodo in cui cercavo di rimettere insieme
i pezzi del puzzle, il Comandante Marcello Ralli, che era uno dei vicecapopilota
del B747 all'epoca, fece delle prove al simulatore e successivamente, in occasione
di un volo cargo, in avvicinamento all'aeroporto di Malpensa, in condizioni
pressoché analoghe con l'autopilota in funzione ILS ma con il "course
selector” selezionato ad un valore diverso dall'allineamento
pista (QFU).
Il com.te Ralli riferì che spostando il "course
selector" il tracking dell'autopilota diventava erratico fino a dare
manovre molto divergenti dal recupero dell'allineamento.
La spiegazione tecnica fu che l'autopilota interpretava
la differenza di angolazione tra valore selezionato e valore reale come uno
spostamento dovuto al vento ed agiva per fasi successive fino a ristabilire
il tracking corretto. Questa era una peculiarità dei software di quasi tutti
gli autopiloti ma, dato che l'avionica del B747 comiciava ad essere piuttosto
datata, su questo aeromobile il recupero del tracking corretto poteva avvenire
solo per differenze di pochi gradi e solo dopo molte oscillazioni.
Gli oltre 30° di differenza l'avevano mandato in tilt.
Il fatto preoccupante fu che la conoscenza di questa
peculiarità tecnica non faceva parte del bagaglio culturale dei piloti del
settore, né poteva farne parte in quanto nel programma di transizione non
c'era alcun accenno all'argomento.
Inoltre, per quanto ci risultasse allora, questo aspetto
tecnico non faceva parte delle conoscenze basiche di tutti i piloti.
In realtà la compressione dei corsi di transizione
che tendono a dare le notizie all'osso con il pericolo di trascurare aspetti
essenziali è una delle tante conseguenze di un approccio gestionale fondato
sul massimo risparmio senza un appropriato processo di risk assessment.
In queste condizioni un'adesione scrupolosa agli standard
operativi e alle modalità di esecuzione dei compiti previsti può evitare al
pilota di trovarsi in un terreno minato nel quale i comportamenti della macchina
presentano delle incognite.
Ma, come abbiamo visto, le variabili che possono indurre
sviste od errori sono talmente frequenti nell'ambiente operativo, che una
filosofia estremamente conservativa diventa l'unica strategia difensiva possibile.
Un'ultima constatazione che, pur non facendo parte
della relazione finale, mi fece individuare delle aree di rischio ancora attuali,
fu relativa all'affidamento alla visione esterna per determinare posizione
ed evoluzione del percorso di volo.
Se modificassimo drasticamente lo scenario esterno
avremmo due possibilità.
La prima sarebbe una condizione strumentale di assenza
totale dei riferimenti esterni.
In questo caso, aggiungo probabilmente, l'evento non
si sarebbe verificato. L'attenzione nella fase di avvicinamento intermedio
sarebbe stata maggiore e, ancora probabilmente, la svista della selezione
errata di "course selector" non ci sarebbe stata.
La seconda sarebbe la semplice assenza della luce del
giorno. L'evento di notte con buona visibilità.
Le luci della pista molto angolata, lontane nella prospettiva
e il buco nero davanti con poche altre luci sparse.
L'attenzione dei piloti concentrata sul recupero dello
spostamento sul piano orizzontale piuttosto che su quello verticale con riferimento
a fuorvianti luci esterne.
Un variometro prossimo a 3000 ft/m, a 10
secondi dal suolo!
Invece di un CFTT, una drammatica possibilità di un
altro CFIT che qualcuno avrebbe attribuito a pilot error!
Com.te Aldo C. Pezzopane
In una prossima edizione di airmanshiponline
il Com.te Silvano Silenzi proporrà un resoconto dettagliato dell'investigazione
sul disastro di Zurigo, da lui vissuta come membro della Commissione Svizzera
e come presedente della commissione di indagine interna della compagnia.