
Nell'arco degli
ultimi venti anni in Italia siamo passati da 200.000 a circa 1.200.000 voli
IFR, con la contemporanea nascita di molte nuove compagnie aeree, che sono
andate ad ingrossare l'elenco dei nominativi degli operatori pubblicati nel
Doc.8585 dell'ICAO.
Sono rimaste
invece invariate le possibilità di combinare i numeri da zero a nove, che le
compagnie aeree generalmente inseriscono dopo il nominativo, nei sette
caratteri che compongono l'identificativo di un volo.
Che cosa è
successo di conseguenza? La possibilità di confusione tra nominativi simili è
estremamente aumentata.
Tra l'altro,
contemporaneamente a tutto ciò, la quantità di traffico presente in certe aree
sta favorendo il radicarsi di abitudini che se pur comprensibili, portano ad
una riduzione dei margini di sicurezza.
In presenza di
intenso traffico si è portati infatti a ridurre sempre più il numero delle
comunicazioni rendendole il più possibile sintetiche.
Commento - Negli Stati Uniti l'FAA ha
consentito ai controllori [o li ha
pressati ad adottare] la pessima abitudine di trasmettere istruzioni ai piloti
senza aspettare risposta con la verifica attraverso la visualizzazione della
traccia radar della esecuzione dell'istruzione [combiamento di quota o di prua
o variazione di velocità]. Per alcune istruzioni questo è fattibile mentre per
altre, come per un'informazione di traffico o un cambiamento di pista o altre
che non possono essere visualizzate da manovre evidenti sullo schermo, il
criterio di non attendere conferma verbale, prestando attenzione alla corretta
ripetizione, è fattore di rischio. Se il fattore comunicazione è il fattore che
limita la capacità dello spazio aereo, esso deve essere superato con mezzi
nuovi [se possibile] e non con la compressione ulteriore di un sistema [VHF RT]
già sotto stress.
Per esempio,
accade spesso di sentire delle comunicazioni dove viene omesso il nominativo
della compagnia, ma si indica solo il numero del volo; oppure si sente ripetere
una istruzione senza che la comunicazione si concluda con il nominativo
completo del volo, con la conseguenza che il controllore non avrà la certezza
che la stessa sia stata ripetuta dall'aeromobile a cui era indirizzata.
Una volta tanto possiamo
dire che questo difetto accomuna in egual misura piloti e controllori, che non
tengono nel debito conto l'importanza di acquisire la certezza che la
"clearance" sia stata copiata dal destinatario cui era indirizzata e
non da un altro.
Commento - Questo comportamento viene
giustamente ritenuto un difetto e dal momento che la disciplina radiotelefonica
è il primo elemento su cui si basa la separazione tra gli aeromobili, a terra
e in volo, deve essere attuata una campagna di sensibilizzazione continua e
se non devesse avere esiti migliorativi dovrebbero essere valutate escalation
verso provvedimenti correttivi di tipo gestionale.
Inoltre,
nonostante i miglioramenti della tecnologia, a volte si ha l'impressione, dal
numero di comunicazioni che vengono ripetute, che esistano delle difficoltà
nella trasmissione o nella ricezione delle comunicazioni, difficoltà che
risultano incomprensibili a fronte di assenza di avarie a terra o di
segnalazione di anomalie in quelli di bordo. Non vorremmo che la necessità di
ripetere più volte la stessa comunicazione dipenda da una scarsa attenzione
alle comunicazioni, magari presi da altri problemi, ritenuti più importanti.
Commento - E' molto probabile che le
complessità dell'automazione dei sistemi di navigazione comporti delle
distrazioni nelle operazioni in area terminale ed è anche probabile che una
certa sensibilità alle esigenze commerciali comporti delle comunicazioni con
gli enti di compagnia in fasi del volo che dovrebbero essere sterili a questo
riguardo. E negli Stati Uniti c'è di buono che è norma federale il divieto di
effettuare comunicazioni con la compagnia al di sotto di 10000 ft, la norma
nota come "sterile cockpit concept".
Tutto ciò può
provocare un sovraccarico delle comunicazioni in aree ed in momenti in cui
sarebbe auspicabile ciò non avvenisse.
Tenendo conto,
per esempio, dell'importanza che può avere una comunicazione tendente a
ripristinare una separazione tra due traffici opposti che sta per scadere, alla
luce delle velocità relative di due moderni jet, ben si può comprendere quale
importanza sempre maggiore abbia assunto oggi la efficienza degli apparati per
le comunicazioniT/B/T e la trasmissione di messaggi chiari e concisi che devono
essere ricevuti correttamente.
Quali
suggerimenti si possono dare?
Alle compagnie
suggeriamo di utilizzare per i nominativi delle lettere al posto dei numeri
negli ultimi due caratteri del nominativo, ricorrendo, se necessario, al doppio
nominativo da inserire nel campo 18 del Piano di Volo o tra i
"remarks" dei ripetitivi.
Commento - Non crediamo che ci sia più
margine per i suggerimenti, l'autorità dell'aviazione civile deve intervenire
con norme cogenti, preferibilmente in coordinamento con le altre autorità
europee.
Ai piloti
suggeriamo di utilizzare, soprattutto in condizioni di ascolto critiche, la
cuffia che offre maggiori garanzie rispetto alla ricezione in altoparlante.
Commento - In alcune compagnie ciò è
obbligatorio, dovrebbe diventare anche questa una norma dell'autorità di Stato.
Ai controllori suggeriamo
di emettere, soprattutto nei momenti di intenso traffico, autorizzazioni
concise ma complete, contenenti eventuali infomazioni di traffico; è sempre
meglio effettuare una comunicazione lunga al momento opportuno, evitandone
altre magari più tardive e concitate.
Ci sembra
superfluo ricordare poi che entrambi (piloti e controllori) devono sempre
utilizzare il nominativo di chiamata completo in tutte le comunicazioni,
evitando la pessima abitudine di utilizzare i soli numeri del volo. Non ci
soffermiamo sulla validità di utilizzare un corretto read-back/hear-back.
Commento - Nei controlli periodici di
piloti e controllori l'osservanza di questa pratica dovrebbe essere di
importanza prioritaria, con la previsione di valutazione di non proficiency
in caso di inosservanza.
Non
va dimenticato che alla coerenza dell'uso della fraseologia radiotelefonica e
della sequenza di comunicazione, deve essere aggiunto il fattore determinante
dell'uso della lingua inglese. E' di drammatica attualità la runway incursion a
Charles De Gaulle.
Siamo
però convinti che l'equipaggio del Concorde si sia trovato in una situazione
tale da rendere logico e necessario l'uso della lingua madre.
Quanto sopra
detto riguarda la pratica operativa, ma non risolve il problema della potenziale
confusione causata dai nominativi simili, problema destinato ad aggravarsi
nell'immediato futuro e che va affrontato a monte con degli interventi sulla
pianificazione dei voli.
Bisogna evitare
infatti che si trovino a coesistere sulla stessa frequenza, come è accaduto
nell'area milanese, XXX010, XXX210, XXX610 e YYY610, con le ovvie difficoltà di
comprensione che ne possono derivare.
Certo esiste
sempre la posibilità di sostituire il nominativo radio con le marche di
registrazione, ma forse in certe situazioni il rimedio potrebbe risultare
peggiore del male……..!
La soluzione deve
essere di tipo diverso: le singole compagnie devono far prevalere, nella scelta
dei loro nominativi, le logiche operative rispetto a quelle commerciali;
sicuramente è più comodo chiamare PPP1751 il volo da A a B e PPP1752 il suo
reciproco, ma forse sarebbe meglio cercare di utilizzare per le tratte
domestiche dei nominativi che evitino il più possibile la somiglianza.
L'ENAV, dal canto
suo, dovrebbe sorvegliare, sempre e solo per le tratte domestiche, l'utilizzo
dei nominativi simili, per evitare che TTT452 e SSS452 si trovino ad operare
nello stesso orario sulla stessa frequenza.
Eurocontrol,
infine, che all'interno del CFMU (Central Flow Management Unit) raccoglie, valida
e distribuisce tutti i dati dei voli, ripetitivi e non per l'intera area,
dovrebbe sorvegliare che non esistano casi di nominativi con rilevante
somiglianza all'interno delle tratte internazionali, suggerendo quando
necessario il nuovo nominativo da adottare.
Solo un ente
sovranazionale, ed in particolare quello che raccoglie tutti i dati, può
intervenire sui voli internazionali, in quanto un interventio fatto a livello
di compagnia o di singolo Stato potrebbe risolvere il problema in un settore
ricreandolo altrove.
Bisogna attivarsi
ed anche in fretta per affrontare questo problema, in modo da mitigarlo, per
evitare che introduca un rilevante fattore di rischio.
Dal sito ANACNA http://www.anacna.it
Commento
- E' evidente che la soluzione integrale del problema è di competenza
manageriale ed ancora una volta basta riferirsi all'assioma di Gerrard
Bruggink. Esso perseguiterà continuamente i managers a meno che non si
impegnino ad acquisire la necesaria competenza o non rinuncino al prestigio
personale.
Ma
questa considerazione è di un'utopia quasi lapalissiana.
La
conclusione su questo argomento è che non è necessario attendere altri disastri
per problemi di fonia, da Tenerife (1977) ad oggi i data base degli enti di
investigazione sono stracolmi di indicazioni di incomprensione tra pilota e
controllore come fattore causale e di raccomandazioni di prevenzione a
riguardo. Certamente coloro che operano in prima linea possono solo difendersi
con gli strumenti appropriati della professionalità mentre non possono prendere
provvedimenti drastici, come quello di ricorrere alla magistratura, per non
giocarsi il posto.
Ma
utenti liberi e consapevoli, con incontrovertibili fatti a supporto, potrebbero
farlo.