
La comunicazione:
ruolo e sviluppi nel controllo del traffico aereo
Roberto Frediani ci presenta una panoramica degli
aspetti che riguardano la sicurezza delle operazioni di volo di competenza del
pilota e del controllore che come operatori costituiscono gli elementi comuni
del sistema di controllo del traffico aereo (Air Traffic Control System).
Tra questi emerge la COMUNICAZIONE.
In un contesto che, a causa della competizione
instauratasi tra compagnie, sembrerebbe proporre la funzione dei controllori ATC
asservita agli obiettivi di regolarità e quindi di economia di questo o
quell'operatore, è necessario che venga riproposto il ruolo essenziale del
controllore ATC per la sicurezza delle operazioni nella funzione di arbitro
imparziale in una partita in cui nessuno deve barare, innanzitutto quei piloti
con malintesi ordini di scuderia da parte del proprio armatore.
Questo è il primo articolo di una serie che servirà a
sottolineare l'obiettivo COMUNICAZIONE. (acp)
Nell’affollata sequenza di previsioni e considerazioni
su cui hanno divagato i media in occasione dell’avvento del nuovo secolo, un
notista indicava in velocità, informazione ed emozione, le
tre parole chiave che caratterizzeranno i prossimi anni. Dovremo, infatti,
prendere sempre più decisioni ed in meno tempo, per decidere in fretta avremo
bisogno di elementi sempre maggiori di conoscenza - anche per verificare e
correggere le scelte fatte - ed infine l’emozione, bussola dei nostri
comportamenti, non più determinati dal solo profitto e carriera, inseguiti
sin’ora in maniera esasperata, o dalle ideologie, che, più nel male che nel
bene, hanno caratterizzato il secolo scorso.
Credo che il valore di questi ingredienti possa a
buon titolo estendersi al mondo del trasporto aereo, in particolare del controllo
del traffico aereo, nelle modalità di comunicare, relazionarsi, tra pilota e
controllore del traffico aereo, ma anche all’interno delle due componenti,
equipaggi di volo e teams operativi dei vari enti ATC, Torri,
Avvicinamenti e, in prevalenza, Centri Regionali di Controllo:
q
rapidità di decisioni
in uno scenario operativo sempre più complesso, pressato dall’esigenza di
aumentare la capacità di gestire i costanti incrementi di traffico,
preservando, comunque, i livelli di sicurezza ed efficienza;
q più
ampio ventaglio di informazioni, ma necessariamente anche più condensate,
supportate da mezzi informatici sempre più sofisticati;
q ed
infine l’emozione, che, nata dal primo volo e dal primo timido esordio in
frequenza, non può mai venir meno, per una sorta di rigenerazione di passione,
entusiasmo ed interesse, così connaturati
al mondo del volo.
Un quadro così complesso pone quindi in maniera
sempre più drammatica il problema della comunicazione interattiva tra pilota e
controllore, un campo di estremo e vitale interesse e che dovrà anche tener
conto degli sviluppi tecnologici in atto, alcuni dei quali legati proprio al
mondo della comunicazione come, ad esempio, l’automazione e il data link.
Molti dei cambiamenti avvenuti, o in corso, nel
trasporto aereo, sono frutto dello sviluppo di nuove tecnologie, ma altri,
anche più rapidi, sono derivati dall’analisi di disastri aerei, con il loro
pesante carico di “lezioni”. Vi sono stati degli eventi chiave che hanno
concorso in maniera rilevante a progredire sulla strada della sicurezza e della
modernizzazione dei mezzi, dei sistemi, inclusi quelli del controllo del
traffico aereo. Volendo limitare le osservazioni ad aspetti relativi alla
comunicazione, rilevante in tale contesto appare l’incidente accaduto nel 1974
ad un TWA in avvicinamento a Dulles, che si schiantò contro una
montagna, per problemi di ambiguità di linguaggio tra pilota e controllore. Con
riferimento sempre ad aspetti connessi al controllo del traffico aereo,
l’incidente aprì la strada per l’adozione di un sistema di allarme di minima
altitudine di sicurezza (Minimum Safe Altitude Warning System) ad uso
del controllore, come pure fornì un notevole impulso per l’introduzione a bordo
del Ground Proximity Warning, un fatto che ha avuto
notevoli e positivi riflessi sulla sicurezza.
Altri incidenti rilevarono carenze
nell’organizzazione/gestione del cockpit - catena di comando, coordinamento tra l’equipaggio, composizione
degli elementi del team, problematiche forse meno avvertite ma altrettanto
importanti in ambito ATC - da cui nacque la nuova esigenza di definire criteri
per una gestione ottimale della cabina, dell’equipaggio, problematica
identificata come Crew Resource Management, e l’istituzione di
corsi ad hoc.
Una conseguenza del disastro di Tenerife,
sconcertante per dimensioni e motivazioni – il fatto più critico, a parte
certe carenze nelle infrastrutture
aeroportuali, risultò una incomprensione tra il controllore ed uno dei piloti
degli aeromobili coinvolti – fu una richiesta di maggiori sforzi ed
iniziative per standardizzare ed ottimizzare le procedure radiotelefoniche.
Tra i rapporti più interessanti di questi ultimi
anni, rimane quello redatto da un
comitato (ATPAC-Air Traffic Procedures Advisory Committee) sponsorizzato
dalla Federal Aviation Agency, che auspicava, tra
l’altro, lo sviluppo di un piano per diffondere una maggiore conoscenza e
sensibilità al problema, con l’intento di incrementare il livello di
comunicazione tra pilota e controllore, innalzando la professionalità e la sicurezza
del sistema. Alcune considerazioni che seguiranno sono anche frutto di
riflessioni sugli aspetti della comunicazione analizzati nel rapporto.
La sicurezza e l’efficienza sono una costante e
primaria esigenza dell’attività dicontrollo del traffico aereo; sono tuttavia
numerosi gli eventi e le situazioni che rendono più complesso per il sistema,
il raggiungimento di questi obbiettivi:
q
il settore di controllo
può essere congestionato o di complessa gestione per un mix di traffico estremamente eterogeneo, composto, ad
esempio, da traffico di aviazione generale, lento ma flessibile e veloce nel
manovrare, e traffico commerciale, veloce ma di più complessa gestione; in tale
contesto le differenze si evidenziano ulteriormente nelle scie di turbolenza
prodotte e delle diverse separazioni richieste tra le varie categorie di
aeromobili;
q
il settore, aldilà di
un corretto sistema di gestione dei flussi, può essere costretto ad accettare
un numero eccessivo di aeromobili, legato anche ad onde di arrivo e partenza
che si verificano in determinati periodi della giornata. In un settore ad alta
concentrazione possono essere presenti anche più di 15 aeromobili, con indici di complessità nelle azioni di
controllo che oscillano in funzione delle caratteristiche del traffico e
ambientali (in salita, discesa, vettorato, livellato, in condizioni meteo e
orografiche critiche, etc.);
q
condizioni meteo che
possono alterare in maniera significativa una pianificazione ed uno scenario
operativo già elaborato dal controllore; si pensi, ad esempio, all’improvvisa
chiusura di una pista o ad una variazione del vento che impone un cambiamento
nella scelta delle rotte di avvicinamento e partenza;
q
presenza nel settore di
traffico che vola a vista (VFR) e non in contatto, che appare in conflitto con
il traffico sotto controllo radar;
q
la possibilità, infine,
che il pilota possa non eseguire le istruzioni, o le esegua in maniera diversa
dalle intenzioni del controllore, vuoi per mancata o parziale ricezione della
comunicazione, o comunque per un non corretto uso delle procedure
radiotelefoniche, dall’una o dall’altra parte, al punto non solo di vanificare
la pianificazione operata dal controllore, ma anche di creare una potenziale
situazione di conflitto, con riflessi a catena per la possibile perdita di
attenzione su altre porzioni di spazio del settore/schermo radar.
Un tale scenario operativo, seppure accennato, può
bene illustrare l’importanza e la portata di una corretta gestione delle
procedure radiotelefoniche, che rappresenta uno degli elementi critici nelle
interazioni del controllore con l’ambiente operativo, in particolare con il
pilota, ambedue anelli finali di un processo cui fanno da premessa o da
corollario complesse dinamiche che ruotano intorno a fattori umani che
investono anche una corretta gestione della comunicazione di gruppo, nota come Teamwork,
comune all’equipaggio di volo nonché a quello di un team operativo di un ente
di controllo del traffico aereo.
Il controllore, individualmente, è parte di una
interconnessa serie di teams; è importante nello scambio tra chi invia e
chi riceve che questi dispongano dello stesso modello mentale o consapevolezza
della situazione operativa di cui sono attori. Studi sugli human factors
hanno messo in evidenza come parecchi punti critici che si ritrovano nella
comunicazione all’interno del team, riguardano anche aspetti del sociale
e psicologici della personalità. Tali aspetti sono stati messi in evidenza da
studi condotti negli ultimi decenni sul citato Cockpit Resource Management
riferito agli equipaggi di volo. Una caduta di tali aspetti di gestione ha
avuto spesso conseguenze drammatiche cui le compagnie hanno reagito diffondendo
una serie di programmi addestrativi per piloti che hanno incrementato la sicurezza
e diffuso una maggiore sensibilizzazione nei riguardi del concetto di teamwork.
Un programma analogo è stato sviluppato in tempi recenti negli USA per i
controllori (ATTE – Air Traffic Teamwork Enhancement), da parte
della FAA, che intendeva così dare risalto al valore del teamwork nella
cultura dell’organizzazione, considerato come esso rappresenti una componente
critica del sistema, per i suoi riflessi nella comunicazione tra controllori,
tra questi e i loro supervisori, nonché tra controllori ed equipaggi di volo.
In effetti, malgrado le dinamiche e i caratteri di
complessità che possono ritrovarsi nel team che opera nell’ambito del
controllo del traffico aereo, non sembra che il ruolo del controllore, in tale
contesto, sia stato, storicamente, enfatizzato ed affermato nella giusta
misura. Il fatto, come riferito nella ricerca citata, che l’on the job
training costituisca il mezzo più diffuso per la socializzazione e
qualificazione dei nuovi controllori, come pure per il mantenimento delle
abilitazioni, in qualche modo esaspera il problema. Gli istruttori utilizzati
per tale tipo di addestramento possono essere pienamente qualificati sotto
l’aspetto tecnico relativo alle funzioni del controllore, ma gli stessi, in
genere, non sono in possesso di una sistematica conoscenza su come valutare e
istruire in merito alla problematica delle comunicazioni e del teamwork,
nonché su come accrescerne la qualità.
Va ribadito ancora, come l’efficacia della
comunicazione dipenda anche da una sorta di impegno condiviso, un modello
mentale comune, o una consapevolezza della situazione, altrettanto condivisa
tra chi parla e chi ascolta.
Un pilota non a conoscenza di altro traffico che può
condizionare le decisioni del controllore con istruzioni per lui non convenienti,
potrebbe ritrovarsi meno disposto ad uniformarsi a quanto gli viene richiesto.
Allo stesso modo, se il controllore non è consapevole dell’ingente carico di
lavoro cui in quel momento è sottoposto il pilota, o di una situazione meteo
che può rivelarsi critica per lo stesso, potrebbe emettere istruzioni eseguite
con riluttanza e difficoltà dal pilota.
Analoghe situazioni possono verificarsi quando un
controllore non valuta attentamente una situazione di alto carico di lavoro di
un settore adiacente, cui potrebbe procurare ulteriori aggravi con
coordinamenti ed azioni inopportuni. E’ chiaro come questi problemi di
comunicazione investano direttamente la capacità dei piloti e dei controllori
di funzionare anche loro ed effettivamente come team.
Esiste una discreta letteratura in proposito, con una
serie di incidenti che descrivono a sufficienza gli effetti di una caduta di
tale tipo di comunicazione (al di là quindi di un mero scambio di battute
“radiotelefoniche”, per quanto corrette), quando cioè i soggetti non agiscono o
non si propongono come team, eventi dove l’interfaccia pilota-controllore è
stata identificata come elemento contributivo. Vorrei citarne uno che, oltre
che drammatico, appare indubbiamente singolare per i suoi risvolti che, pur
apparendo insoliti e ingiustificati, potrebbero non di meno ripresentarsi. Mi
vengono alla mente esperienze personali, seppure lontane, ove l’atteggiamento
del controllore trovava toni diversi, perlomeno mentali, a seconda che si
trattasse di compagnie più note ed affermate nel trasporto aereo, con piloti di
elevata professionalità, perfetta conoscenza dell’inglese e dell’area di
lavoro, oppure di compagnie che apparivano impacciate in fatto di conoscenza
della lingua, delle procedure e dell’ambiente, quando, provenendo da realtà
regionali meno complesse, effettuavano i primi voli su Fiumicino. Tali
atteggiamenti, che potremmo definire di comunicazione “prevalente in un
soggetto” o “dissociata” in funzione dei diversi livelli con cui si propone,
può riferirsi anche ai rapporti fra gli enti a terra, ad esempio fra centri di
controllo confinanti, ove poteva verificarsi che venisse esercitata o subita
una maggiore o minore pressione nell’esercitare le azioni di coordinamento: si
è sempre il sud di qualcuno, verrebbe da dire, parafrasando una battuta di un
noto film. Fortunatamente, anche in questo caso una “globalizzazione”, per
usare un termine piuttosto abusato, dei sistemi, mezzi, equipaggiamenti,
programmi addestrativi ed altro, rendono sempre meno significativi questi aspetti.
Eventi emblematici
L’evento accennato, accaduto nel 1970, riguarda un
B707 dell’Avianca, da Medellin (Colombia) a New York JFK, dove precipitò per
esaurimento di carburante. Analisi in tema di human factors circa le
interazioni con il controllo del traffico aereo, hanno rivelato come modelli
culturali, affiorati nelle comunicazioni, possano aver influenzato il
comportamento dell’equipaggio, con disastrose conseguenze. Individui che
provengono da culture fortemente gerarchizzate, ove sono marcate le differenze
tra i gradi, di norma evitano di discutere le azioni dei superiori; applicando
tale modello di comportamento nelle sue interazioni col sistema ATC,
l’equipaggio colombiano mantenne un rapporto subordinato con il controllore, e
accettò una serie di attese che avrebbe dovuto evitare, come pure istruzioni
che ritardarono il suo ritorno all’atterraggio dopo aver effettuato un mancato
avvicinamento.
E’ da aggiungere anche, che la comunicazione delle
condizioni relative al carburante non è pervenuta al controllore in maniera
chiara, diretta e inequivocabile, in modo che lo stesso potesse percepire la
reale portata delle difficoltà incontrate dall’aeromobile. Questo comportamento
è “coerente con certi modelli sociali di quel paese, e si è rispecchiato anche
a bordo dell’aeromobile nelle interazioni tra il comandante e i subordinati
membri dell’equipaggio”. Se l’equipaggio avesse dichiarato l’emergenza e
rifiutato autorizzazioni che riteneva improprie per le sue condizioni, avrebbe
ricevuto assistenza immediata per un atterraggio a New York o per un
dirottamento su un aeroporto alternato.
I controllori non hanno di norma l’esigenza né la
capacità di riconoscere tali ordini di meccanismi e i loro effetti sulla
comunicazione, pur facendo uso, quando le circostanze lo richiedono, del buon
senso, intuito ed esperienza necessari.
In sintesi questo incidente, come per Tenerife, ha
dimostrato, tra l’altro, quanto possano essere precarie le comunicazioni quando
si svolgono in una lingua che non sia quella madre e quali componenti, anche
anomale, possano “modularla”.
I fattori che hanno concorso a determinare l’evento
sono stati diversi, ma appare determinante l’incapacità dell’equipaggio di
gestire una corretta comunicazione con il controllore. Anche da questo caso
scaturirono interventi, da parte della FAA, in tema di standardizzazione e
maggiore comprensibilità della fraseologia.
Modelli di sviluppo senza dimenticare principi
elementari
Pur essendo trascorsi molti anni e con progressi e
mutamenti ragguardevoli nel campo
dell’aviazione e dell’assistenza al volo, non risulterà mai eccessivo l’impegno
speso per il futuro delle comunicazioni, ove il mercato sarà allargato a nuovi
utenti e si dovrà tener conto delle nuove realtà tecnologiche che sono entrate
nel mondo del trasporto aereo, come l’automazione, sistemi satellitari, data
link etc, e dell' impatto che essi avranno anche sul mondo della
comunicazione.
Meno discorsi, più dati: questo sembrerebbe lo slogan
cui informare lo sviluppo del futuro modello di comunicazione. Piloti e
controllori lamentano di continuo il problema della congestione delle frequenze
ed è altrettanto noto il suo impatto sulla sicurezza; la presenza di un numero
eccessivo di aeromobili in frequenza costringe il controllore – solo per citare
un esempio che costituisce forse il maggior fattore di rischio presente nelle
comunicazioni – a parlare velocemente e spesso viene a mancare il tempo per il
rispetto delle procedure standard di read back/hearback, la verifica cioè della correttezza o meno
dell’autorizzazione ricevuta dal pilota. L’autorizzazione di una quota può
essere confermata dal pilota con un dato diverso o con un semplice, inutile,
potenzialmente dannoso roger, quasi un padre di tutti i vizi, invece di
ripetere la stessa, “sottoscrivendola”
con il proprio nominativo (una enfatizzazione viene spontanea data l’apparente
ovvietà e semplicità della procedura, ma che non le vieta di essere
frequentemente ignorata con rischi ed episodi che ormai fanno letteratura).
Questi comportamenti trovano spesso la complicità del controllore che, pressato
appunto dai tempi, può trovare conveniente accontentarsi di un roger o
raccogliere la ripetizione di una quota errata con un coefficiente di
attenzione minore, in quanto impegnato in nuove e più pressanti elaborazioni
tattiche. Un eventuale errore a questo punto potrà essere rilevato quando il
controllore, rifocalizzando la situazione, vede la traccia attraversare la
quota cui aveva destinato l’aeromobile, la stessa gli viene comunicata dal
pilota, oppure quando ormai può
essere tardi per un intervento correttivo.
L’automazione ed il data link nelle comunicazioni
Si è fatto inizialmente cenno all’introduzione
dell’automazione e del data link, nonché dei loro effetti sulle comunicazioni.
Tralasciando le vaste problematiche nate
dall’introduzione a bordo, negli anni ’80, di più alti livelli di automazione,
il numero di incidenti che ne è seguito, nonché le analisi e gli
approfondimenti avviati di conseguenza sul tema del fattore umano in
automazione nei suoi effetti sulla
sicurezza, un cenno merita il TCAS per i timori e perplessità che aveva
generato circa possibili incertezze sul ruolo del controllore ed una riduzione
del livello del teamwork. Il fatto che il controllore non fosse a conoscenza
delle indicazioni fornite dal TCAS e quindi delle possibili deviazioni di quota
effettuate dall’aeromobile, poteva alterare un modello condiviso di conoscenza
della situazione operativa, introducendo brusche variazioni nella pianificazione
del controllore. In effetti si è constatato che le risoluzioni del TCAS
risultano poco invasive della sfera di autonomia decisionale del controllore; i
timori, piuttosto, hanno riguardato l’affinamento delle prestazioni
dell’apparecchiatura, in termini di falsi allarmi o soluzioni non adeguate, con
risultati imprevedibili sulla sicurezza e le comunicazioni. Val la pena di
ricordare, comunque, gli enormi vantaggi e le potenzialità che offre il sistema
in questione a fronte di possibili e trascurabili incertezze. Si pensi poi,
stante anche la disomogeneità dei sistemi di controllo delle diverse aree del
globo, quale valore aggiunto per la sicurezza
esso può rivelarsi in presenza di sistemi scarsamente dotati. In
sostanza, si può affermare che, per quanto l’adozione a bordo di sistemi
automatizzati possa accentuare certe diversità ed esigenze nelle soluzioni
operative del pilota e del controllore (ad esempio un più efficiente profilo di
volo suggerito dal FMS non è sempre compatibile con la situazione di traffico
gestita in quel momento dal controllore, come pure l’abbandono non autorizzato
di una quota può sempre generare sulle prime un motivo d’incertezza), non vi
sono dubbi che tali sistemi siano stati bene accetti da ambedue le componenti,
innalzando in modo rilevante i livelli di sicurezza.
L’automazione e l’ATC
E’ in corso un intenso processo di ammodernamento dei
sistemi di controllo del traffico aereo, in particolare presso i centri
regionali, dotando gli stessi di sofisticati
livelli di automazione, che consentono al controllore di svolgere in
modo più rapido e sicuro, compiti ed attività già effettuate in modo verbale
o manuale ed ormai inadeguati ai
livelli di crescita del traffico dalle sue caratteristiche. I timori espressi,
anche in questo caso circa l’automazione di componenti del sistema ATC,
riguardavano in particolare la comunicazione in seno ai componenti del team
operativo e la possibile caduta di visione o consapevolezza del quadro
operativo da parte del controllore, soprattutto per un deficit di comunicazione
verbale. Le raccomandazioni formulate al riguardo dagli specialisti non
mancavano di sottolineare l’importanza di una più attenta cura dei
coordinamenti in seno al team ed alle comunicazioni nell’ambito del sistema,
evidenziando problematiche soprattutto di addestramento e human factors.
A qualche perplessità iniziale, comune d’altronde ad ogni novità presentata nel
settore e attribuibile soprattutto a differenze generazionali che possono
determinare gradi diversi di accettazione, è subentrata nei controllori una
generale soddisfazione per l’uso delle nuove tecnologie, confortati dai
risultati acquisiti in termini di sicurezza, fluidità di gestione ma
soprattutto di incrementi di capacità, esigenza divenuta improcrastinabile per
sostenere la crescita del traffico aereo
Molteplici gli strumenti e le funzioni a disposizione
dei teams operativi, e vale la pena citarne alcuni, come la elaborazione
automatica dei dati del piano di volo e dei trasferimenti/coordinamenti dei
voli tra centri/enti limitrofi nonché tra settori dello stesso centro, ampi
schermi multifunzionali, uso dei colori per discriminare situazioni che
richiedono particolare attenzione da parte del controllore, integrazione del
dato del piano di volo con la traccia radar, uso di strisce elettroniche invece
che cartacee, sviluppo di traiettorie, avvisatori di conflitti ed altro.
I risultati possono condensarsi in un accesso alle
informazioni più ampio, razionale e veloce, nonché di presentazioni radar
omogenee a beneficio dei controllori dello stesso settore, con una crescita
diffusa del teamwork e del tempo che il controllore può dedicare alle
situazioni di traffico ed alla pianificazione; il tutto malgrado la drastica
caduta delle comunicazioni verbali.
Per questo è con molta curiosità ed attenzione che si
guarda sia agli sviluppi in atto nel campo dell’automazione che all’avvento di
nuovi sistemi, come il data link, modo S, free flight.
Un cenno al data link , che dovrebbe
costituire la prossima fonte di interesse e di discussione ai fini delle
comunicazioni; come di prammatica ed anche perché le strategie non sembrano
ancora definite, le prime considerazioni sono sempre quelle condite dal dubbio.
Il data link consente uno scambio di
dati digitali (prua, quota, velocità, meteo ed altro), dalla consolle del
controllore ad un display in cabina. Fornendo dati da leggere e non verbali, ha
la prerogativa di ridurre incomprensioni, dubbi ed errori nello scambio di
messaggi. La sua introduzione dovrebbe portare alla soluzione, almeno si
auspica, di molti problemi ancora connessi alla corretta gestione delle
comunicazioni ed al congestionamento delle frequenze. La problematica è ampia,
apre nuove prospettive nel campo delle interazioni pilota controllore, ma com’è
ovvio pone dubbi e perplessità che richiederanno attente verifiche e
valutazioni, tests ed addestramenti.
Non sembra, ad esempio ed almeno in prima istanza,
che il sistema possa adattarsi alle fasi più tattiche del volo, quali possono
riscontrarsi in uno scenario di terminale, con frequenti cambiamenti di quota e
variazioni di prua, almeno agli attuali livelli di concentrazione di traffico
che si verificano nelle maggiori aree terminali. Con riguardo ad aspetti
relativi agli human factors, vengono paventati effetti negativi
sullo sviluppo del teamwork tra controllori e piloti, venendo a mancare
tutti quegli elementi di immediatezza, intuizione, allarme, emozionali che
possono risultare determinanti in certe circostanze.
Una delle condizioni di cui può giovarsi il pilota, è
la notevole massa di informazioni, seppur talvolta non del tutto chiare, che
riceve dall’ ascolto delle comunicazioni tra il controllore e gli altri aerei
che operano sulla stessa frequenza (condizioni meteo incontrate su aree di comune
interesse, situazioni di congestionamento, ritardi e, talvolta, condizioni di
sottoseparazioni), che accrescono la sua conoscenza dell’ambiente operativo o
amplificano certe sensazioni, meglio predisponendolo alle successive fasi del
volo.
Non è da escludere, con riferimento all’episodio
prima citato dell’Avianca, che una elaborazione attenta della notevole quantità
di comunicazioni scambiate tra il controllore e gli altri piloti in frequenza e
che riguardavano anche dirottamenti ed attese, avrebbero potuto aiutare
l’equipaggio ad acquisire una maggiore consapevolezza e predisposizione alla
situazione esistente e renderlo più determinato nel richiedere un dirottamento
o emergenza.
Pur immaginando che per situazioni di emergenza, le
procedure elaborate per l’introduzione del data link prevederanno
una gestione verbale delle comunicazioni, dovrà verificarsi la capacità di
ripristinare un’effettiva interazione di teamwork, come pure in caso di
caduta del data link, situazioni
che richiedono decisioni congiunte. E’ noto come la gestione con successo di
una emergenza è in gran parte legata a problematiche interpersonali che si
sviluppano non solo in volo o a terra isolatamente, ma anche tra pilota e
controllore.
Molti gli interrogativi, ma che siamo abituati a
veder risolti puntualmente dal tempo e dai progressi della tecnologia, come ci
insegnano questi anni di storia aeronautica in cui, in genere, all’incredulità
iniziale ed alle perplessità è seguita la meraviglia. Anche se apparenti
contraddizioni sembrano comunque persistere: il sistema ATC generalmente
reagisce a situazioni critiche (avarie, chiusura piste, condizioni meteo
avverse, congestionamenti etc.), con una sorta di processo di riadattamento
aumentando, però, il livello delle comunicazioni verbali. Queste verranno gradualmente sostituite da
altri sistemi in spazi ancora più densi di traffico per via di incrementi di
capacità favoriti proprio dall’introduzione delle nuove tecnologie; ci sarà
l’agonia della parola? Forse sarà necessario trovare solo il giusto equilibrio.
Rimane immutato quel pizzico di poesia cui nessuno
può sottrarsi, che Daniele Del Giudice
così ben descrive in Staccando l’ombra da terra: “In nessun luogo
la parola ti sembrava così importante come in cielo, o ascoltata con tanta avidità…
un linguaggio ogni volta definitivo… il più irreale dei linguaggi, il massimo
di densità nel minimo di parole, ma anche il massimo d’immaginazione…”
Roberto Frediani