|

|
VISUAL SEPARATION
Ancora dal MEC SAFETY NEWS dei piloti United Airlines riprendiamo un
divertente "hangar talk" del comandante Jim Arthur. Alcuni riferimenti
che evidenziano una buona dose di umorismo possono non essere compresi
a fondo da chi non ha familiarità con il linguaggio [slang californiano]
e con i riferimenti.
Intanto è necessario sapere che il vecchio Brigadier General [USAF]
Chuck Yaeger (qui detto yogurt), nel suo libro "The right stuff"
non si risparmia affatto nel descrivere gli effetti della sua acutezza
visiva, dote che contribuì al suo record di aerei tedeschi abbattuti
durante la Seconda Guerra Mondiale.
Il mito della "stoffa giusta" per volare, diffuso dai racconti
di Chuck Yaeger, e lo stereotipo che ne derivò furono all’origine
di molti episodi e atteggiamenti di emulazione nel mondo aviatorio, con
esiti a volte infausti. Nonostante questo Chuck Yaeger resta un ACE PILOT
da cui vanno appresi: la metodica e approfondita preparazione di ogni
missione, la conoscenza dettagliata di ogni componente della macchina
e dell’ambiente operativo, un costante scambio di informazioni con altri
piloti [hangar flying] per avere elementi delle altrui esperienze che
si rivelano sempre utili per affrontare meglio le proprie esperienze future.
I riferimenti di Jim Arthur all’AIM [Airmen Information Manual – successivamente
divenuto Aeronautical Information Manual], sono, invece, definetly serious
ed ogni pilota di compagnie non statunitensi che operano nel National
Airspace System [NAS] degli USA, deve conoscere perfettamente le norme
operative contenute in detto manuale.
Tale obbligo deriva, tra l’altro, dalla FAR 129, il riferimento normativo
per tutti i foreign air carriers che operano negli Stati Uniti.
(acp)
You are descending into DEN [Denver] from the east for RWY 17R, and are
told that a heavy B-777 is at your 10 o'clock for RWY 16, above you, and
to "report him in sight."
Well, since you are a "sierra hotel" former military pilot, with the visual
acuity to spot bogies in the Asteroid Belt, you reply, "Got him in
sight." Approach Control then says, "Maintain visual separation"
just prior to you hitting the B777 wake, rolling on your back, and recovering.
After landing, you discover that two of your flight attendants are seriously
injured. The flight attendants are taken to the hospital and you are informed
that you have just been involved in an aircraft accident, as defined
by the NTSB (serious injury).
Any guesses as to the probable cause? How about PILOT ERROR?
According to the Aeronautical Information Manual (AIM), when a
pilot accepts a clearance to "maintain visual separation" it is
an acknowledgment that pilot will maneuver the aircraft to avoid the
other aircraft (more on this later) and to accept the responsibility for
wake turbulence separation.
When you call "traffic in sight," you have just relieved ATC of their
responsibility and, as Mr. Phelps was told in the "Mission Impossible"
series, "The Secretary will disavow any knowledge of your actions. Good
luck."
It is ALPA policy that ATC retain the primary responsibility for
the separation of aircraft, not the pilot. If the pilot is so eager to
help out to "make the system work," ATC will gladly transfer the responsibility,
and the culpability, to you.
Let's go back to the acknowledgment of "maintain visual separation"
and the subsequent responsibility to "maneuver the aircraft as necessary
to avoid the other aircraft" (AIM 4-4-13 b.)
How are you going to do this? You are probably already on a vector or
tracking a magnetic course, with an altitude and/or speed assignment.
You have just been put into a box with very little "wiggle room," and
have also relieved ATC of responsibility when they put two aircraft too
close together.
If you are being vectored into an airport with the expectation of a visual
approach, ATC will pressure you to call the field, the traffic, or both,
in sight. By immediately reporting either, you can set yourself up for
a wake encounter or possibly going to the wrong runway or airport. There
have been a few instances of crews being violated for reporting the wrong
aircraft in sight. Remember, you cannot significantly shorten the time
or distance to the runway by calling the field or traffic in sight. If
you do positively see the field and call it, then don't call the traffic
in sight. ATC may then clear you for a visual approach, but THEY maintain
responsibility for wake turbulence separation. Why give away that extra
level of safety?
The AIM states (4-4-13 a.2), "when pilots accept responsibility to
maintain visual separation, they must maintain constant visual surveillance,
AND NOT PASS EACH OTHER."
At SFO [San Francisco], this doesn't always happen. Some call traffic
that they cannot positively identify, call traffic/airport in sight when
one or both is in the clouds, and pass aircraft that they have been told
to "maintain visual separation" on. By trying to be "encultured
team players," they have set themselves up for a number of potential FAA
violations, particularly if the aircraft that they blew by receives a
TCAS Resolution Advisory (RA-which they are required to respond to), is
startled, or files a Near Midair Collision (NMAC) Report. When the Feds
pull the tapes and plots, somebody better have steel-toe, tap-dancing
shoes on, and that somebody is the eagle-eye Chuck Yogurt who accepted
the clearance to "maintain visual separation."
When you are being vectored into an airport, let ATC do the job that they
are trained, and responsible for. Your best insurance against a wake encounter
or an NMAC or a violation is to just do a Ray Charles and say, "I can't
see s-t!"
Ho spesso confrontato le mie
esperienze negli USA con quelle di altri colleghi e tutti possiamo dire
che in anni di operazioni nel NAS-USA, con il B747 dalla livrea caratterizzata
dal tricolore sul timone, abbiamo sempre avuto una sensazione di confortante
sicurezza in relazione al concetto "see
and be seen". Ad esempio,
ogni volta che le buone condizioni meteorologiche facevano proliferare
le richieste o le istruzioni da parte dell’ATC al mantenimento di separazioni
visuali, eravamo abbastanza certi che i piloti degli altri aeromobili
non avessero difficoltà a "mantenere in vista" un B747 (heavy)
Alitalia.
Abbiamo, però, sempre preferito lasciare che altri dichiarassero
di averci in vista e abbiamo sempre preferito attenerci ai percorsi assegnatici
con l’assistenza del radar, rifiutando scorciatoie o altri espedienti
visuali per separarci da altri aeromobili spesso di difficile identificazione.
A questo riguardo è necessario rilevare come le variazioni aberranti
di livrea adottate da alcune compagnie possano creare seri problemi all’applicazione
del concetto see and be seen.
Ad esempio i piloti di un aeromobile in avvicinamento a Newark furono
istruiti a mantenere in vista un DC10 della Continental che precedeva
in sequenza e stava sfilando da un lato. La risposta fu che essi avevano
in vista un DC10 Alitalia. Il controllore d’avvicinamento confermò
perplesso diverse volte che il DC10 era un Continental finchè il
problema della separazione fu risolto fisiologicamente da una congrua
riduzione di velocità dell’aeromobile seguente. La soluzione del
mistero si ebbe al suolo quando rullando verso l’area di parcheggio i
piloti videro che l’aereo aveva da un lato la livrea Continental e dall’altro
quella Alitalia con il timone tricolore.
Erano i primi giorni di voli in code sharing tra la Continental e l’Alitalia
da Roma a New York, aeroporto di Newark, e i DC10 della Continental erano
stati all’uopo ridipinti su un lato.
Ma per sottolineare come le decisioni di marketing vengano prese senza
la minima cognizione di problemi operativi vale la pena di ricordare
che un B747 fu "pittato" con i colori della carta da cioccolatini. Molti
dissero che ciò poteva aver nuociuto ad un’immagine tradizionale
e consolidata dell’Italia negli USA ma il primo effetto fu il venir meno
in noi di quella sensazione di sicurezza descritta all’inizio. Come avrebbero
fatto i piloti che ricevevano anche la semplice "traffic information"
a "vedere" un B747 Alitalia se mancavano gli elementi di identificazione
essenziali? I controllori di JFK ground furono i primi a proporre una
soluzione al problema. Un giorno a bordo di questo esemplare blu-argento,
ascoltai in frequenza un istruzione ad un aeromobile in attesa per immettersi
nel raccordo di rullaggio che stavamo percorrendo. "Eagle xxx, you are
in sequence behind Alitalia, follow the chocolate box with all
those little silver stars coming from your left".
Poi altre volte in volo il tormentone della chocolate box si ripropose
con vario correlato umorismo. Non so che cosa si siano inventati riguardo
all’esemplare con il Bulgari sulla fusoliera ma credo che se ne siano
sentite delle belle.
"Alitalia six-eleven-heavy airborne at…mmm…I guess you have to reset your
wrist-watch, sir"
Torniamo ora a quando viene richiesto a noi di mantenere altri
in vista.
In definitiva posso affermare di aver sempre adottato la tattica "Ray
Charles" ma tenendo gli occhi ben aperti [con scanning frequente dello
spazio esterno] e la massima attenzione allo schermo TCAS [quando fu disponibile]
e, last but not least, all landing lights on (even in daylight) e anche
se questa tattica può creare altre difficoltà i risultati
sono sempre meglio di tutti i rischi che comporta l’autoseparazione.
Infatti non sempre [il discorso vale qui solo per gli USA] il controllore
ATC attende conferma che un pilota abbia il traffico in vista, a volte
lo dà per scontato basandosi sulle condizioni meteo generali, sulla
vicinanza dei velivoli e sul fatto che può scaricarsi di una difficoltà
assegnando un perentorio "maintain visual separation". Quindi a volte
"ce prova".
Un fatto esemplificativo mi accadde [alla fine del ‘96] in arrivo a JFK
con il volo AZA 610. Era in uso la pista 04 right ed eravamo a 3000 ft
con prua 200° avendo passato il traverso dell’aeroporto. La velocità
indicata era inferiore a 200 kts. Dopo una prima istruzione a virare per
prua 160° e scendere a 1500 ft, passarono alcuni secondi e arrivò
la comunicazione a raffica del tipo:
"Alitalia six-ten-heavy, turn right heading north, preceding Air France
A340 is 4 miles ahead landing on 4 left, caution wake turbulence, maintain
visual separation, cleared for visual approach 4 right, contact tower,
point one, so long".
Naturalmente avevo visto il traffico precedente e sapevo che atterrava
sulla pista 4 left ma dopo otto ore di volo [leggi: stanchezza] non mi
andava assolutamente che qualcuno a terra decidesse che dovessi fare un
avvicinamento a vista, improvvisadolo da una improponibile posizione di
extended-downwind, con un addensamento di compiti che erano:
-localizzazione inequivocabile della pista, peraltro non facile [leggi:
riflessi sul parabrezza laterale destro],
-mantenimento di un adeguato sentiero di discesa,
-selezione corretta dei radioaiuti,
-configurazione finale dell’aeromobile (estensione carrello, flap, before
landing check list)
-contatto radio con la torre,
-mantenimento in vista dell’altro aeromobile,
per stabilizzarsi sul center line non prima dei 700 ft e per atterrare
su una pista "corta" dopo 80-90 secondi da quella "subdola" istruzione
"finale".
Però l’istruzione preliminare a virare per 160° e scendere a 1500
ft mi aveva messo in allarme [e fra poco dirò perché] sulla
eventualità della "sparata" del controllore ATC e [togliendo qualsiasi
dubbio al copilota che non sapeva più se guardare il traffico e
la pista o guardare verso di me per sapere che cosa rispondere] la mia
replica immediata fu: "negative visual contact, Alitalia six-one-zero-heavy
request a full ILS approach for runway zero four right".
Ero anche preparato alla istruzione apparentemente punitiva che venne
dopo:
"In this case turn left onto heading 250°, maintain 2000 ft"
Atterrammo dopo un tranquillo e stabilizzato avvicinamento circa 5 minuti
più tardi.
Ma veniamo al perché dell’allarme suscitato dalla istruzione a
"stringere e a scendere".
Semplicemente perché era la fotocopia di una situazione analoga
avvenuta molto tempo prima, quando, ancora in fase di consolidamento d’esperienza
sul nord america, ero meno attrezzato per evitare certe trappole. Quella
volta ad una richiesta come questa: "Alitalia six-one-zero-heavy, traffic
3 o’clock, MD80 xxx, have you got it in sight?" rispondemmo "affermative"
e immediatamente seguirono le istruzioni per il completamento dell’avvicinamento
"visual". A quel punto ebbi la sensazione di apparir polemico nel porre
un rifiuto perentorio e così mi trovai in condizioni di manovra
che, anche se non al limite, avrei voluto comunque evitare.
Vale la pena di ricordare che il 15 settembre 1970 un DC8-62, [con il
nominativo Alitalia 618] fu condotto dal radar di New York su un percorso
d’avvicinamento stretto per la pista 04 right di JFK e l’equipaggio accettò
di proseguire a vista da una posizione troppo a ridosso della pista. L’aeromobile
si trovò su una pendenza eccessiva e l’azione del pilota fu quella
di aumentare il rateo di discesa azionando i reverse in volo dei due motori
esterni. Questa azione era possibile, anche se vietata con il DC8-43,
ma non dava margini di recupero con il DC8-62, a causa del diverso tipo
di motori e di velivolo. I piloti operavano indifferentemente sui due
tipi ed alcuni avevano assimilato l’abitudine di utilizzare i reverse
in volo. In questo caso il risultato fu un aereo spaccato in due a causa
dell’urto con la pista. Un aeromobile perduto. Fortunatamente senza vittime
a parte l’amor proprio del comandante. E’ doveroso aggiungere che le circostanze
che portarono il comandante ad una decisione errata avevano fattori causali
ben a monte. L’esperienza sui grandi jet nell’aviazione commerciale era
giovane [circa dieci anni] e questo accident deve essere compreso nella
fase pionieristica dell’addestramento e del controllo dei piloti.
The DC8 landed heavily on Runway 4R then
veered left off the runway, grounlooped and came to rest with the fuselage
split open aft of the wing and three out of four engines separated.
The NTSB determined that the probable cause of the accident was the use
of reverse thrust in flight contrary to published procedures with a resultant
incorrectable very high sink rate.
The captain's decision to use reverse thrust rather than execute a
go-around was a reaction under stress caused, at least in part, by ATC
instructions which positioned the aircraft too high and too close to the
runway.
Questi esempi ci permettono di riflettere su uno degli aspetti più
significativi del comportamento di piloti e controllori. Un problema di
human factor dalle molte sfaccettature.
Premesso che, solamente dopo aver avuto conferma e verifica che il pilota
abbia identificato il traffico, il controllore può richiedere [ma
è più corretto dire "proporre"] al pilota il mantenimento
di contatto visivo con detto traffico, è buona norma che egli eviti
di fare tali richieste in quanto non sempre il pilota ha margini sufficienti
per assumere questo ulteriore compito e le derivanti responsabilità.
Ed il pilota non è quasi mai determinato a rifiutare per varie
ragioni molto human. Per una questione di malintesa cortesia, perché
pensa che accorcierà il percorso in volo o abbrevierà i
tempi, perché ad un rifiuto gli sembra di sentire la voce del controllore
che, senza premere il mike, dice "ma che sei cieco?" e tutti gli altri
piloti in frequenza annuire e ghignare. Quindi una questione di amor proprio,
di dimostrazione di avere "the right stuff".
Ebbene è importante ricordare che la famosa "assertività"
non è scortesia, non è ammissione di incapacità di
fare qualcosa che non condividiamo, ma è affermazione di capacità
di decidere responsabilmente ed in modo informato.
Silvano Silenzi ed io approfondimmo diverse volte questi argomenti con
l’amico Bob Frediani quando era a capo del Centro Regionale di Controllo
di Roma ed egli, ci fu di notevole ausilio nel sensibilizzare gli operatori
radar a comportamenti che non fossero di pressione sui piloti, anche con
chiari ordini di servizio [come quello riguardante la necessità
di far rispettare i 250 nodi di velocità indicata sotto i 10000
ft].
Infine voglio ricordare le parole conclusive di un articolo apparso in
un bollettino della Flight Safety Foundation in cui un comandante parlava
della necessità di evitare le pressioni dell’ATC. Egli riferendosi
ad un evento vissuto personalmente all’inizio della sua carriera, diceva:
« I was a young copilot at that time…so I remember that gray haired captain
which tapped me on a shoulder saying:"don’t let them push you son!" Best
advice I ever had in my life.»
|