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La
pagina sindacale
La situazione sindacale attuale sta provocando,
all'interno del Forum Unione Piloti, un intenso dibattito su vari argomenti
e su alcuni dettagli dell'accordo con l'azienda Gruppo Alitalia e, purtroppo
tutto questo non offre molti spunti di carattere professionale. Quegli
spunti che cerchiamo con il lanternino per riproporli sul nostro sito.
Il giorno 13 aprile 2002 in occasione dell'Assemblea annuale dei pensionati
del fondo volo ho assistito ad un dialogo sconsolato tra due ex-presidenti
dell'ANPAC, di quelli che hanno avuto in primo piano l'interesse della
categoria, e le loro considerazioni sulla completa assenza della parte
tecnica della rappresentanza sindacale dei piloti riguardo a molti preoccupanti
segni di degrado del sistema aviazione nazionale, facevano tornare alla
memoria altri impegni, altre lotte, altre capacità.
Vale la pena di ricordare ancora una volta,
perché spesso menzionata su questo sito, una lunga lotta sindacale
per l'adeguamento delle strutture dell'aviazione nazionale con specifica
attenzione agli aeroporti.
Il Ministro dei Trasporti pro-tempore (1972), Oscar Luigi Scalfaro, decretò
la necessità di far partecipare le professioni che erano in front-line,
alla definizione delle priorità di intervento attraerso i Comitati
Aeroportuali di Sicurezza Operativa.
Ricordo anche l'azione dell'ANPAC del 1985 sull'aeroporto di Linate in
occasione dell'inizio delle operazioni d'avvicinamento strumentale in
Cat 3A.
L'ILS era un Face Standard, già trasformato in Cat 2, che per l'ulteriore
upgrading in Cat 3A avrebbe dovuto superare il Mean Time Between Failures
(MTBF) previsto dall'ICAO, vale a dire un periodo di almeno sei mesi continui
di funzionamento senza avarie, ma questo periodo non era stato preso correttamente
in considerazione (dall'AAAVTAG).
L'ente normativo, allora DGAC, attraverso il Servizio Navigazione di Civilavia
tirò fuori, quale conoglio dal cilindro, una normativa ECAC che
apparentemente consentiva di superare il problema. Dal momento che la
soluzione sulla carta non era convincente, chiedemmo come Commissione
Tecnica (di cui ero responsabile), una completa sessione di radiomisure
da parte di un ente terzo che fu il reparto radiomisure dell'AMI di Pratica
di Mare.
Comunque per oltre un mese l'ANPAC limitò a Cat 2 gli avvicinamenti
in bassa visibilità a Linate.
Ed oggi di fronte a situazioni che hanno
simili connotati si leva solo qualche disperata voce da Unione Piloti,
che non riesce a mettere insieme risorse sufficienti a coprire esigenze
di questo genere.
Altra considerazione sconsolante dei due
ex-presidenti ANPAC era che molte responsabilità di questo dissesto
andavano attribuite ad una certa gestione del loro ex-sindacato, entrato
a man bassa nell'attività di spartizione degli incarichi, non limitata
a quelli di compagnia, sui quali c'è il dibattito sui Forum, ma
estesa all'amministrazione nazionale.
D'altra parte conservo ancora la lettera autografa (21 aprile 1997) di
un altro presidente ANPAC [che in un altro articolo un gruppo di comandanti
anziani chiamò "L'Imperatore"],
che in seguito al mio rifiuto di far
parte di una "banda", mi dimostrò il suo disappunto sostenendo
a favore del "capo designato della banda" che: «…le
frequenti e approfondite conversazioni che ho avuto con lui mi hanno lasciato
un'ottima impressione, per la competenza e per una certa gradevolezza
con cui egli argomenta…».
Tanto è vero che facendo "Il punto della situazione" nell'opuscoletto
omonimo pubblicato dall'ANPAC in quel periodo, lo stesso presidente, alla
voce sicurezza del volo, scriveva:
«Il sistema attualmente
più all'avanguardia e che sta diffondendo un vero e proprio standard
in questo settore, è il BASIS sviluppato dalla British Airways
e già acquisito da molti vettori nel mondo.»
Ottimo esempio di sponsorizzazione
incrociata che ha prodotto molte falle nel sistema, falle che solo pochi
monocoli in un mondo di cechi sono ancora in grado di vedere.
Forse fra qualche anno non li noterà più nessuno ma qualcuno
deve pur conservarne la memoria nel caso che tali falle manifestino i
loro effetti nefasti a lungo termine.
E allora a conclusione
di questa edizione è giusto pubblicare la lettera di un amico che,
tra quelle colte nel Forum UP, si addice molto bene al tema di fondo presente
in ogni artcolo.
Denunciare i furbi
Carissimi colleghi, in questi giorni si
fa un gran parlare di incarichi, scelte aziendali, meritocrazia, inciuci,
steering committee e così via. A dir la verità a me sembra
tutto normale, come ho già più volte esposto e come mi accingo
a ricordare a beneficio dei nuovi lettori.
La nostra azienda, non ce lo dobbiamo dimenticare, è inserita in
un più ampio contesto che è quello della società
italiana; ebbene più di qualcuno ne ha analizzato pregi e difetti
a cominciare da Giuseppe Prezzolini il quale già nel 1917 scriveva
che gli italiani si dividono in FURBI e FESSI e delineava le caratteristiche
degli uni e degli altri:
1) il furbo è sempre in un posto
che si è meritato non per le sue capacità, ma per la sua
abilità a fingere di averle,
2) colui che sa è un fesso; colui
che riesce senza sapere è un furbo,
3) i fessi hanno dei principi; i furbi
soltanto dei fini,
4) non bisogna distinguere il furbo con
l'intelligente: l'intelligente è spesso un fesso anche lui.
E così via.
Il Prof. Alberoni in un suo articolo apparso
sul Corriere della Sera, intitolato "dove dominano i gruppi di potere
vincono gli incompetenti" ci ricorda che in Italia non vi è giustizia
morale intendendo questa come il riconoscimento dei meriti, come l'apprezzamento
di chi vale e di chi si comporta in modo corretto rifiutando chi agisce
in modo partigiano e disonesto.
Continua denunciando che esistono ancora
troppe posizioni di privilegio create da gruppi politici e ideologici
(io aggiungo sindacali) che favoriscono solo i propri affiliati, anche
i più scadenti, anche i più corrotti e scartano sistematicamente
coloro che non fanno parte del loro giro, qualunque sia il loro valore.
Termina affermando che l'unico strumento per far emergere e valorizzare
le intelligenze e le capacità è il mercato cioè,
aggiungo io, nel nostro caso una azienda privata.
Marcello Veneziani su "Il giornale" ribadisce quanto sopra esposto: analizzando
un campione della classe dirigente italiana, li definisce "mezze calzette",
"galleggianti vacuità che devono tutto alla carica che coprono",
grazie al fatto che si sanno vendere, sanno questuare, si autocandidano
con una promessa di servilismo futuro.
Arriva persino a sostenere che il requisito preferito per assurgere ai
posti di comando è l'essere mezze calzette, l'assenza di qualità
spiccate e di meriti; la bravura non serve a nulla, al più è
una decorazione quando non sia eccessiva.
L'intelligenza è un'arma impropria, l'intelligente un disadattato.
I criteri privilegiati per la selezione
prescindono dalla persona perché si riferiscono a un equilibrio,
un gruppo da gratificare, l'individuo è funzionale anche se incapace,
strategicamente utile anche se qualitativamente superfluo: egli ha passato
la vita a sapersi piazzare, adulare, stringere alleanze strategiche, se
non ha pensieri propri tanto meglio, potrà indossare i pensieri
dei suoi referenti.
La loro polizza è essere sempre vice di qualcuno.
Considerazione finale (finalmente direte
voi, ma vi ringrazio se avete avuto la pazienza di dedicarmi cinque minuti).
In questo modo ti passa la voglia di fare tutto, infatti sai che far bene,
lavorare bene, dare il meglio non serve a niente, nessuno te lo riconoscerà:
i premi, le promozioni, i riconoscimenti giungono per altre vie, in nome
di altre valutazioni.
Da ciò scaturisce una pericolosa conseguenza: il distacco e la
diffidenza verso le fonti di potere e di sapere, la delegittimazione di
ogni autorità perché non fondata sull'autorevolezza, di
ogni potere perchè non fondato sul prestigio e tutto ciò
quando la nostra azienda chiede e ha bisogno della nostra massima collaborazione.
Cessino quindi tutti questi clamori vacui, a meno che non si voglia e
ci si organizzi per finalmente cambiare (anche se la vedo come una impresa
titanica) questi metodi medioevali assai poco urbani e rispettosi dei
valori ai quali tutti dovremmo fare riferimento.
Firmato: Massimo GIOVANNONI, un fesso,
fiero però di esserlo.
Dopo aver letto e meditato
ho inviato a Massimo Giovannoni la seguente email:
«Caro Massimo,
La lettera che hai proposto al Forum è in perfetta sintonia con
una serie di articoli che sto preparando per la prossima edizione di airmanshiponline.com.
Gradirei la tua approvazione per poterla riprodurre sul nostro sito, piccola
nicchia di fessi da Oscar.»
La pronta risposta è anch'essa degna di essere riprodotta perché,
come potete vedere, noi "fessi" costituiamo una classe, un gruppo che
ha comunque il dovere di denunciare i FURBI, affinché chi deve
scegliere in una fase della propria vita da quale parte stare, sappia
che strumentalizzare gli altri, forse gli porterà qualche vantaggio
ma anche uno scarso livello di considerazione umana.
Ma, si dice, i furbi sono tali perché non si curano della considerazione
degli altri.
Forse è vero ma è anche vero che non avranno amici, semmai
alleati, e se gli alleati sono più furbi di loro, allora avranno
vita dura.
Caro ACP
Sono assai lusingato che le parole da me
espresse possano aver suscitato la Tua curiosità, avendo per Te
una grande stima soprattutto per il tuo impegno nella Sicurezza volo,
argomento che oggi vedo più che mai abbandonato.
A mio modesto parere il punto da cui ricominciare in questo campo è
l'addestramento, essendo ormai dimostrato che la maggior parte degli incidents
e accidents sono dovuti all'anello debole della catena flight operations:
l'uomo.
Purtroppo negli ultimi tempi, ed ho esperienza personale di ciò,
avendo svolto per undici anni le funzioni di istruttore e controllore
sull'MD80 e di istruttore sul B747, forze estranee, se così si
può dire, riconducibili allo scritto da me inviato, sono indebitamente
intervenute a peggiorare la situazione.
Quando un istruttore, un controllore viene nominato sempre con maggior
frequenza per motivi che nulla hanno a che vedere con l'esperienza, la
professionalità, la preparazione; se pressioni vengono fatte per
cercare di modificare il sereno giudizio di un controllo, significa che
presto, come avevo già anticipato, le cose sarebbero irrimediabilmente
peggiorate.
Il problema risiede nello stretto legame che ci deve essere tra autorità
e autorevolezza: quando le due cose non si coniugano perfettamente nella
stessa persona accade l'irreparabile.
Ricordo che l'autorità ci proviene dall'alto con l'attribuzione
di un incarico, mentre l'autorevolezza scaturisce dalla tua persona, dal
tuo carattere, dalla tua preparazione, dalla tua credibilità in
breve dal tuo relazionarti con gli altri e da questi è sancita.
Conosco colleghi che non sarebbero comandanti nemmeno se indossassero
un'uniforme tutta dorata con quattro strisce blu sulla manica, mentre
altri sanno gestire egregiamente qualsiasi situazione anche in borghese!
Imporre una propria idea dall'alto, forti della propria carica, genera
conflitti, condividere un'idea giusta genera sinergia. Attribuire incarichi
alle persone giuste è dunque di primaria importanza, ma chi in
azienda ha il dovere di fare ciò, da chi e perchè è
stato messo in quella posizione?
E' giusto che non il sindacato, un comitato di probiviri, ma un solo dirigente
di esso possa, senza alcuna preparazione in materia, e per di più
obbedendo in mala fede a ben altri criteri che quelli sopra esposti, includere
o escludere dalla lista questo o quell'altro collega?
L'unica sinergia che fino ad ora ho visto è quella di curare bene
gli affari propri e dei propri amici.
Termino qui per non dilungarmi troppo su argomenti che penso siano comunque
anche da Te condivisi; la mia compagnia è ALITALIA team la mia
funzione è Comandante rottamato di B747, di anni 48 dopodomani.
Grazie ancora per il Tuo interessamento e sarò sempre a Tua disposizione
per qualsiasi cosa. (naturalmente sei autorizzato a citarmi quando vuoi)
Massimo GIOVANNONI.
Grazie Massimo e auguri
di buon compleanno
"Gli amici di nicchia"
Riflessione conclusiva
Spero che nessuno dei nostri
lettori interpreti quello che diciamo come sterile contrapposizione tra
diverse filosofie di vita e criteri di comportamento nel sociale. Sono
convinto, tra l'altro, che in futuro chi possieda abile dialettica possa
riuscire a dimostrare che il fine giustifica i mezzi, se a consuntivo
i risultati gli daranno ragione.
In ogni caso i sistemi sociali sono troppo complessi per valutare a posteriori
se certi comportamenti siano stati fattori positivi o negativi in termini
di progresso, per questo è bene essere positivi, propositivi e
finalizzati al bene del sistema e non alla prevalenza individuale.
Questo non può che accelerare il progresso; sicuramente, favorisce
quello culturale.
Salire oltre il "terzo" gradino della piramide di Maslow, quella dei bisogni
umani individuali, può essere nocivo per gli altri dal momento
che, quasi sempre, è a scapito degli altri che si arriva al "quarto"
gradino ed è, invece, dei veramente grandi, raggiungere l'apice.
p.s.: i
buoni, alla fine, arrivano primi
I gradini della piramide
dei bisogni secondo Maslow:
- Aria, acqua, cibo.
- Libertà dal pericolo
e dal dolore.
- Amicizia e amore.
- Status, prestigio, acquisizioni,
dominio.
- Espressioni di capacità
e talento.
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