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La
Sindrome della Successione
di Pietro Colucci
La contesa sul futuro della televisione
pubblica sta tenendo banco sui mezzi di informazione, ed impegna i politici
in dibattiti nella ricerca di soluzioni.
Il Paese è in ansia per le sorti del sistema di intrattenimento
nazionale e per la pluralità dell’informazione.
Mentre tutto questo succede in un altro settore si stanno verificando
eventi di cui pochi si occupano, solo l’11 settembre e l’8 ottobre 2002
sono le date che hanno portato all’orizzonte delle notizie questo comparto,
molto sensibile al rispetto delle regole ed alla correttezza, quando questo
viene meno il sistema cade e rivela le sue debolezze.
L’Aviazione Civile è il settore che, di norma, viene ignorato dalla
massa delle persone, ma che le terrorizza quando se ne parla, e se ne
parla solo per sottolinearne i rischi e le inefficienze.
La crisi internazionale ha solo reso visibile la sua delicatezza, ma si
continua a dare per scontato che esso continui a funzionare indipendentemente
dalle risorse di base impiegate.
Le strutture governative si preoccupano più che i segnali televisivi
e telefonici arrivino ovunque, che negli aeroporti ci siano o meno gli
apparati necessari ad operare in piena sicurezza.
Analizzando i vertici degli Enti, preposti a tali scopi, si può
rilevare in che modo essi siano occupati da soggetti politici, invece
che da esperti di gestione tecnica dei campi specifici, come se gestire
un Ente tecnico fosse presiedere un organismo politico, dove quello che
conta sono le opinioni orientate alla corrente che va per la maggiore.
I perché di tali scelte possono essere molteplici: dal concedere
una posizione di sottogoverno a qualche amico di partito, al collocare
l’elemento giusto che orienti gli appalti verso ditte o prodotti di società
favorite.
Il mercato clientelare del lavoro fa da contorno a questi primi piatti.
Non è altro che il tipico scenario nazionale che si ripropone anche
in un ambito che non dovrebbe essere affetto da tali difetti, vista l’assoluta
necessità di etica che dovrebbe assicurare la sicurezza delle operazioni.
L’unica possibilità per uscire da questo "impasse" è di
sollecitare gli organi di governo affinché si interessino in maniera
efficace delle problematiche che affliggono il settore ed impostino delle
effettive politiche di sviluppo.
Per fare questo è necessario superare gli interessi particolari
delle categorie che, tutte insieme, concorrono a far funzionare il "sistema
volo", le divisioni tra gli operatori sono le scusanti che vengono sfruttate
per non risolvere i problemi di fondo che penalizzano lo sviluppo dell’Aviazione
Civile italiana, a differenza di quello che avviene in altri paesi europei.
Nel nostro Paese dopo anni di sprechi immotivati, la parola d’ordine è
"tagliare!", dove per tagliare si intende di fare a meno di tutte le cose
che non si comprendono, come le spese necessarie per le forniture tecniche
e la manutenzione.
E’ un dato caratteristico della classe politica nazionale, il rifiuto
di ogni tecnicismo, quasi per la paura di far le cose proprio come dovrebbero
essere fatte.
E mentre nel mondo si diffondono i Sistemi Qualità, per garantire
gli utenti sui metodi di produzione di beni e servizi, nel nostro paese
tali sistemi vengono adottati, solo in senso burocratico, producendo tonnellate
di documenti ma lasciando sostanzialmente invariata la mentalità
corrente, ossia "l’arte di arrangiarsi".
La cultura tecnica, per non parlare di quella aeronautica, viene combattuta
con la scusa del classicismo culturale che apre la mente, mentre
l’intento più o meno velato, è quello di fare in modo che
i consumatori utenti siano sempre meno a conoscenza dei loro diritti e
soprattutto dei rischi derivanti dall’uso di servizi e prodotti di cui
non capiscono la tecnologia ed i metodi.
Un consumatore esperto ed informato
è anche critico nei confronti del fornitore ed è capace
di scegliere, di orientare il mercato, di eliminare le aziende che non
forniscono prodotti di qualità.
In un certo capitalismo di maniera c’è,
invece, solo l’interesse a piazzare dei prodotti, a prescindere dalla
loro affidabilità, per puntare solo sul profitto senza venire incontro
alle effettive necessità di miglioramento di qualità della
vita.
Si creano così delle false esigenze, dove si profondono impegni
e risorse, dando luogo ad una vera raccolta di soldi, come nella telefonia
mobile o nella raccolta di fondi di investimento con il miraggio di favolosi
rendimenti, tutte attività in cui il consumatore riceve un servizio
virtuale e quindi di basso costo a fronte delle entrate.
Non si può fare altrettanto nel campo aeronautico, il prodotto
che il cliente pretende, anche se immateriale, è concreto ed indispensabile:
la sicurezza.
La sicurezza si ottiene con mezzi e con metodi adeguati, ove ciò
non è possibile è inutile intraprendere attività
di volo, nella speranza che tutto vada per il meglio, non si opera con
le speranze ma con le certezze.
Nel 1944 qualcuno ha cercato di stabilire
tali certezze: l’ICAO, l’Organizzazione Internazionale dell’Aviazione
Civile.
Ancora oggi questo Ente emette delle norme
che sono la somma delle esperienze di tutti i paesi che vi aderiscono,
affinché tutti le condividano nell’interesse superiore della sicurezza
del volo.
Oggi, da quello che succede, sembra che tutto debba essere reinventato,
come se nessuno avesse l’esperienza per condurre il sistema aeronautico
entro i limiti dovuti, lasciandolo ad una deriva incontrollata.
La giustificazione, direbbe qualcuno, sta nell’aumento del traffico aereo
ma l’analisi degli eventi critici evidenzia che avvengono solo in presenza
di negligenza, per distrazione o per mancanza di supporti e controlli
adeguati.
La disamina della situazione non è facile ma la verità affiora
con l’osservazione, e si ricava l’impressione che lo scenario è
cambiato per il turnover generazionale, ossia si è preda di quella
che può essere definita la "sindrome della successione".
Una definizione sotto cui si possono identificare una serie di comportamenti
classici che caratterizzano il passaggio da una generazione all’altra,
come quando un rampollo di famiglia eredita la fortuna costruita dal padre
e non riesce a fare altro che dilapidarla.
Un atteggiamento dovuto al fatto di
non aver costruito con i sacrifici il patrimonio e non attribuendogli
il giusto valore, non solo non riesce a mantenerlo ma lo dissolve in attività
inutili e sconsiderate.
Quando questa sindrome si riproduce in
settori «sensibili» avviene la dispersione del know how tecnologico e
gestionale da parte delle nuove classi dirigenti e delle nuove maestranze,
con la conseguenza di dover reinventare la "ruota" e ripercorrere tutti
gli ostacoli ed i rischi che erano stati già superati dalle generazioni
precedenti senza trarne le necessarie esperienze.
Il motore del progresso dell’umanità è stato il bisogno,
quando si hanno dei bisogni si trovano i metodi e i mezzi per soddisfarli.
Se i bisogni superflui sono già appagati non c’è più
la necessità di dover progredire, tantomeno di prestare attenzione
alle attività consolidate, con l’errato concetto che le cose "ormai"
vadano da sé.
La caduta di attenzione e di stimoli al miglioramento sono tra le cause
maggiori dei disastri e degli incidenti, ma anche dei semplici disservizi
che caratterizzano la vita quotidiana.
La mancanza di formazione nel settore aeronautico non potrà far
altro che accentuare queste tendenze, il personale, che non ha un interesse
specifico nel campo, lavorerà soltanto in modo ripetitivo ed acritico,
senza percepire la tipicità del compito che deve svolgere, senza
curarsi dell’etica che deve essere il valore essenziale in ogni attività
in cui è messa a repentaglio la vita umana e l’ambiente.
La soluzione? Banale, "l’uomo giusto al posto giusto", naturalmente identificando
le caratteristiche dell’uomo giusto.
Da un punto di vista tecnico la questione è stata già risolta
da JAA, le Joint Aviation Authorities, che ha emanato delle regole europee
per garantire la sicurezza del volo, ad esempio che tutto il personale
addetto alle operazioni sia qualificato, ossia che deve essere a conoscenza
dell’impatto che il proprio lavoro potrebbe avere sulla esecuzione dei
voli.
Il "Quality System" è un altro strumento, previsto da JAA per attuare
i propri scopi, un sistema di controllo dei metodi applicati per assicurare
la correttezza delle operazioni.
I manager dei vari enti a cui è stata delegata la funzione di controllo
delle operazioni, devono avere un substrato culturale aeronautico e
non solo amministrativo, è una condizione irrinunciabile per
il corretto funzionamento del sistema.
Si deve uscire dalla logica del potere e del profitto nel management delle
aziende di trasporto aereo per acquisire un concreto spirito di servizio
per rendere questo settore sicuro, efficiente ed in espansione per lo
sviluppo del Paese.
Manca, ancora, una vera volontà politica che riconosca la necessità
di omologare gli enti di controllo e gli operatori aeronautici alle norme
che sono già operanti negli altri paesi europei.
Non si parla quindi di rivendicazioni ma di un mutamento culturale, difficile
ma indispensabile, che deve essere metabolizzato dalle classi politiche
e dal governo, a prescindere dai loro orientamenti, per garantire che
l’Aviazione Civile Italiana possa competere nelle sfide che sono in atto
a livello europeo ed internazionale.
Pietro Colucci
è istruttore presso la divisione addestramento del gruppo Alitalia,
ha volato in Avionova e conosce come pochi altri la normativa JAA. Ha
già contribuito al sito con altri articoli riguardanti aspetti
professionali e sociali dell'aviazione civile.
Ha funzioni di rilievo
nell'Associazione dei diplomati degli Istituti Aeronautici, ANPTA
(Associazione Nazionale Periti Trasporto Aereo).
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