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Commenti
all'Indagine Conoscitiva del Parlamento sulla Sicurezza del Trasporto
Aereo in Italia
Premessa
I resoconti
stenografici dell'Indagine Conoscitiva sulla Sicurezza del Trasporto
Aereo in Italia che si è svolta durante i mesi scorsi presso
il Comitato Paritetico formato dalle Commissioni Riunite della
Camera dei Deputati [IX TRASPORTI, POSTE E TELECOMUNICAZIONI] e
del Senato della Repubblica [8a LAVORI PUBBLICI, COMUNICAZIONI], sono
disponibili al pubblico sul sito della Camera
dei deputati, selezionando Commissioni Riunite e quindi Comitato Paritetico
- Trasporto Aereo
La lettura delle oltre trecento pagine
in cui sono contenute le dichiarazioni di quasi tutti i responsabili degli
enti e delle organizzazioni del trasporto aereo italiano è veramente
interessante per chiunque voglia avere una idea più precisa del
dissesto normativo presente nel sistema dell'aviazione civile nazionale.
Il quadro che ne risulta è illuminante, se così si può
dire, dato che si è tentato di far luce su alcuni aspetti di questa
situazione aggrovigliata, ed è al tempo stesso sconfortante a causa
dell'atteggiamento di alcuni responsabili di varie funzioni di gestione;
atteggiamento che appare evidente [ed è apparso evidente anche
ai componenti delle Commissioni riunite] da dichiarazioni contorte ed
evasive, da richiami a burocratica applicazione di norme, decreti e disposizioni
che nulla hanno a che fare con l'assetto organizzativo previsto,
predisposto e continuamente aggiornato dall'ICAO per
gli Stati contraenti.
Le analisi sul dissesto del sistema aviatorio nazionale fatte su questo
sito da Renzo Dentesano e da altri autori si rivelano pertanto puntuali
e circostanziate.
Commentare le risposte delle persone ascoltate dalle Commissioni riunite
e contestare punto per punto le loro dichiarazioni sarebbe dispersivo
e comporterebbe per chi ci legge un impegno intellettuale che sarebbe
giusto esigere solo per motivi professionali (tecnico-legali). Quindi
ci limiteremo a commentare quelle che riteniamo più significative
e, per certi aspetti, meno comprese dagli auditori parlamentari.
Durante lo svolgimento di questa lunga indagine, l'argomento generale
che investe l'intero sistema aviazione nazionale è logicamente
condizionato dal disastro di Linate e dalle responsabilità di coloro
che hanno avuto un ruolo di qualche tipo nel predisporre o tollerare
le condizioni che lo hanno provocato. Da questo punto di vista l'approfondimento,
il commento e la contestazione di ogni dichiarazione sono aspetti che
potrebbero riguardare il procedimento giudiziario mentre, come risulta
dalla lettura dei resoconti stenografici, i componenti delle Commissioni
riunite, pur non disponendo dell'ausilio di esperti in grado di dipanare
la matassa, hanno potuto ugualmente comprendere il livello di confusione
esistente nel comparto.
Viene ripetuto molto spesso da alcuni intevistati,
a volte con puntigliosa convinzione, altre volte con manifestazioni di
vaga perplessità, che «non
v'è alcun dubbio che gli Annessi ICAO debbano essere "recepiti"»,
oppure che «le norme
ICAO sono quelle di riferimento e che si può derogare secondo quanto
previsto dall'Art.38 della Convenzione notificando le eventuali differenze».
Ma abbiamo visto nella scorsa edizione che lo status of notification
degli Stati contraenti, rilevato dall'Annual Report of the Council
presentato alla Sessione Ordinaria dell'Assemblea dell'ICAO del 2001,
pone l'Italia in
una condizione simile a quella di paesi del terzo mondo (Uganda, Bangladesh,
ecc.)
A prova di questa asserzione e
per una sua efficace visualizzazione abbiamo elaborato un grafico tridimensionale
alla fine dell'articolo: La
controriforma
Nelle audizioni viene ripetutamente citato
l'Annesso 14, che sembra essere stato acquisito agli atti solo
alla decima audizione (31 gennaio 2002). Infatti il Presidente, On.
Paolo Romani dichiara: «Ringrazio,
inoltre, per la solerzia, un componente il Comitato, che ha permesso di
acquisire agli atti l'Allegato 14 ICAO, che, nonostante le richieste degli
Uffici della Camera, non era stato possibile ricevere.»
Ogni commento è superfluo.
Ma alla fine della storia vale sempre la questione posta dall'ex-Direttore
di Air Press, Oscar DaRiz, nell'editoriale del numero 8 - 2002 della rivista:
«…quanti di
coloro che oggi si riempiono la bocca con parole come "recepimento degli
Annessi ICAO" conoscono veramente il problema? Quanti hanno letto il "dizionario"
internazionale nella sua lingua originale, cioè l'inglese? Quanti,
soprattutto, hanno capito cosa c'è scritto? E di qual peso sono
gli adempimenti che i dettati dell'ICAO comportano per le singole realtà
nazionali?»
Alcune occasioni di approfondimento
perdute
Nel leggere il resoconto di queste articolate
audizioni si notano atteggiamenti diversi da parte degli intervistati.
Alcuni di quelli che hanno ricevuto avvisi di garanzia in relazione al
disastro di Linate hanno mostrato una naturale reticenza nelle risposte,
puntualmente contestata dai parlamentari presenti, altri, invece,
hanno manifestato maggior decisione e aggressività ma non hanno
mai centrato in modo convincente l'argomento su cui "incardinare" (termine
divenuto di moda) le proprie ragioni.
A questo proposito vorremmo proporre alcuni paragrafi che vengono riportati
su moltissimi documenti ICAO e che ripetono con ossessiva puntualità
quali siano i "cardini" su cui vincolare le responsabilità in relazione
alla sicurezza dell'aviazione civile.
Primo esempio tratto da un
manuale ICAO edito nel 1999:
«This manual outlines
the duties and responsibilities of ICAO Contracting States with respect
to aviation safety ….
The manual is directed at high-level Government decision-makers, as it
highlights States' obligations as signatories of the Convention on International
Civil Aviation signed at Chicago on 7 december 1944, and provides information
and guidance on the establishment of a State's safety …
system which may be required to fulfil those obligations.»
Stesso manuale, altro paragrafo:
«In this manual the
term "State" refers to the basic authority that normally establishes a
Civil Aviation Authority (CAA) and appoints a Director General of Civil
Aviation (DGCA) with powers to exercise authority over all civil aviation
activities in the State.»
Secondo esempio, altro manuale
ICAO:
«The specifications
in ICAO Annex 14, Volume I, unless otherwise indicated in a particular
context, apply to all aerodromes open to public use in accordance with
the provisions of Article 15 of the Convention on International Civil
Aviation. The responsibility to ensure safety and order at all aerodromes
open to public use under their jurisdiction rests with the States. ….
To this end, States need to establish appropriate criteria.»
Stesso manuale, altro paragrafo:
«Throughout this manual,
the term "State" refers to the basic authority which establishes a Civil
Aviation Authority (CAA) which has a Director General of Civil Aviation
(DGCA) with powers to exercise authority, under the laws of the State,
over civil aviation matters.»
Abbiamo volutamente evitato di fornire
dettagli riguardanti i Manuali ICAO, fonti di questi esempi, perché
riteniamo la citazione superflua per coloro che si "autoaccreditano" esperti
o conoscitori della materia.
Ed è su alcuni di questi "autoaccreditatisi"
esperti che intendiamo richiamare l'attenzione di chi legge e di chi ha
responsabilità di governo e di gestione del sistema aviazione,
perché i problemi che si sono accentuati di recente [ed i componenti
delle Commissioni riunite lo hanno potuto constatare], hanno tra le molte
cause anche il fatto che da almeno un lustro allignano in posizioni di
rilievo soggetti che possiedono competenze specifiche piuttosto modeste.
L'aviazione civile nazionale è sempre stata in grosse difficoltà
dal punto di vista organizzativo però ha avuto anche alcune nicchie
di alta professionalità e spesso di abnegazione, disseminate in
vari enti e realtà operative, che hanno supplito con il loro impegno
alle carenze del sistema.
In sostanza l'aviazione civile italiana, con particolare riferimento al
trasporto aereo di passeggeri e merci, ha beneficiato fino alla metà
degli anni 90 di una costante collaborazione tra coloro che possedevano
capacità e conoscenza e coloro che governavano il sistema.
La efficacia della comunicazione tra i responsabili delle operazioni volo
e manutenzione delle compagnie verso gli enti normativi e di sorveglianza
dello Stato (DGAC, RAI) e gli enti di assistenza al volo (AAAVTAG) è
stato un fattore determinante per il recupero di un adeguato livello di
affidabilità della sicurezza del trasporto aereo italiano dal baratro
degli anni 60-70.
Vedi: Incidenti
aerei in Italia negli ultimi trent’anni
E non va dimenticato il contributo fondamentale
dato alla individuazione dei miglioramenti strutturali dalle associazioni
professionali con le loro componenti tecniche, prima l'ANPAC e successivamente
l'APPL (U.P.) per i piloti e l'ANACNA per i controllori ATC. Questa collaborazione
ha contribuito, in quasi un quarto di secolo, alla concreta individuazione
di obiettivi di adeguamento delle infrastrutture aeroportuali italiane
attraverso i Comitati Aeroportuali di Sicurezza Operativa (CASO).
Questo importante strumento di gestione della sicurezza delle operazioni
sugli aeroporti nazionali è stato pressoché ignorato nelle
varie audizioni dell'Indagine mentre avrebbe potuto essere richiamato
da diversi rappresentanti delle parti coinvolte. Forse i vari interlocutori
ne ignoravano gli aspetti e le implicazioni o forse alcuni di costoro
erano consapevoli che approfondire l'argomento avrebbe comportato il rischio
di scoprire il classico "can of worms".
Vedremo più avanti gli effetti di una partecipazione superficiale
o la mancanza di partecipazione ai Comitati Aeroportuali di Sicurezza
Operativa da parte di chi ha ruoli fondamentali in merito.
Chi ha provato [come tutti noi, quando eravamo in servizio attivo] a fare
sicurezza collaborando costantemente con le altre componenti di una realtà
aviatoria densa di problemi mai risolti da interventi politico-amministrativi
coerenti, dopo la sofferta lettura di quanto è riportato nei resoconti
stenografici delle undici audizioni, si vede obbligato a richiamare l'attenzione
sull'aspetto più drammatico che aggrava le conseguenze del
dissesto normativo di cui stiamo parlando da tempo:
la totale mancanza di aperta, reciproca, collaborazione per la sicurezza
dell'intero sistema dovuta a scarse capacità o compromessa da alleanze
o complicità finalizzate a interessi di parte o, peggio, strettamente
personali. [che ricorda molto l'asserzione di Gerrard Bruggink]
Se ci fosse stata, anche in minima parte,
questa disponibilità, se non vi fossero state delle preclusioni
da parte di alcuni nei confronti di altri, per fini di affermazione personale
nascosti persino dietro fini culturali, forse ci sarebbe stata una maggiore
attenzione e rispetto per quello che Renzo Dentesano [voce fuori del coro]
ha evidenziato da oltre un anno su questo sito e da quasi cinque anni
ripetutamente con articoli e lettere su Air Press.
Tutto questo ben prima del disastro di Linate.
Ed ora la mancanza di disponibilità alla collaborazione si
è inasprita fino allo "scaricabarile" e questo rende più
difficile un'Indagine Conoscitiva Parlamentare in presenza di un'inchiesta
per disastro colposo della magistratura.
Se lo scaricabarile da parte di alcuni può essere logico [non lecito]
quello che dovrebbe sorprendere i Commissari sono altri atteggiamenti,
che commenteremo per stanare gli "autoaccreditantisi esperti" a cui abbiamo
fatto riferimento poc'anzi.
L'atteggiamento di questo tipo di esperti è quello di screditare
un pò tutti in modo generalizzato usando dei pretesti di cui gli
"auditori" parlamentari non sono certo in grado di comprendere la portata
e quindi di controbattere; in tal modo si instaura una sorta di credibilità
fittizia di questi cosiddetti esperti dell'argomento sicurezza operativa.
Essi evitano accuratamente di far trapelare le posizioni di chiusura e
di non collaborazione con quelli che stanno screditando e al tempo stesso
evocano la massima cooperazione con altre realtà, di cui, ancora
una volta gli auditori parlamentari non possono comprendere la portata
limitata.
Audite! Audite!
Quella che segue è un'analisi di
alcune dichiarazioni del presidente dell'Italian Flight Safety Committee,
Silvano Manera, che è stato intervistato il 5 dicembre 2001, subito
dopo il presidente di Alitalia Fausto Cereti in rappresentanza dell'Associazione
nazionale vettori e operatori del trasporto aereo-Assoaereo.
Nell'occasione Manera si esprime, al solito, con eleganza di eloquio,
che non va confusa con la proprietà di linguaggio, e che a volte
non è nemmeno proprietà di termini, con lo scopo di incantare
un uditorio di non esperti, proponendo tutto ciò che egli fa e
coordina [la gestione del sistema di riporto BASIS o l'Italian Flight
Safety Committee], come la massima espressione di sicurezza dell'aviazione
nazionale.
Parla di risk management e di banche dati affermando:
«Per misurare il rischio
è necessario, innanzitutto, identificare gli eventi. Esistono consolidate
banche dati. Grazie all'Italian Flight Safety Committee, scusate se cito
me stesso, tutti gli operatori italiani disponogno di una banca dati contenente
informazioni sugli eventi relativi alla sicurezza identica a quelle disponibili
nel resto del mondo e, quindi, sono in grado di scambiare dati con gli
Stati Uniti o con l'Australia e di beneficiare, reciprocamente, di informazioni.»
Questo scambio reciproco ha però dei
problemi a causa della non utilizzazione della lingua inglese da parte
degli addetti all'inserimento dei dati della compagnia Alitalia. Essi
non sono quei «…50
piloti che a turno li inseriscono nel computer»
come dichiarò l'On.Martini in occasione della prima audizione,
per fornire un esempio che nessuno era in grado di contestare in quella
sede.
Infatti le analisi di criticità le fanno alcuni impiegati di concetto
che a volte possono usare solo il buon senso e a volte hanno grosse difficoltà
nell'attribuire il livello di rischio agli eventi, previsto dalla matrice
BASIS [e di questa matrice parleremo ancora].
Ma Manera continua nella elencazione delle sue consapevolezze.
Cita la proporzionalità rilevata da H.W.Heinrich tra eventi di
diversa gravità e afferma «…fare
tesoro dell'esperienza maturata da altri è, nel trasporto aereo,
una necessità assoluta…» e allora:
- dato che dichiara di essere in contatto
con tutto quello che accade nel trasporto aereo mondiale,
- dato che partecipa alle riunioni
del Safety Advisory Committee della IATA, di cui è vicepresidente,
- dato che afferma: «Rammentiamo
che le runway collision, come quella di Linate, si verificano
sia a Taiwan con la Singapore Airlines, sia a Parigi, sia in qualsiasi
altro aeroporto del mondo.» e
- dal momento che nel mese di agosto
2001 il "caso" ha voluto avvisare di questo rischio anche gli operatori
italiani con l'intrusione in pista dell'aereo Egipt Air a Malpensa
[tanto che su questo sito
abbiamo immediatamente proposto l'argomento in modo appprofondito, ignorando
che a Linate non vi fosse più un radar di terra, ma capirete
che come "pensionati" questa conoscenza non ci competeva. Vedi: Pistaaa!!!]
la domanda che sorge
spontanea e che avrebbe dovuto risuonare nell'aula delle Commissioni riunite
doveva essere:
«e allora, di fronte
a tali consapevolezze, come mai il responsabile della qualità (e
quindi della sicurezza, secondo le JAR-OPS1, più volte citate)
del più importante operatore nazionale su Linate e per di più
presidente di un comitato che riunisce altri operatori nazionali in grado
di aumentare, a quanto egli dice, la consapevolezza dei rischi operativi,
non ha fatto niente per denunciare agli enti preposti (ANSV, ENAV, ENAC,
SEA) o far presente nei consessi che gli davano questa possibilità,
come i Comitati Aeroportuali di Sicurezza Operativa, la necessità
di una ricerca immediata dei fattori di rischio da intrusione in pista
in termini strutturali (mancanza di radar), procedurali, normativi e amministrativi?»
Ma questa domanda non
è stata posta né c'era qualcuno che poteva porla.
Tuttavia il presidente del Comitato,
On.Paolo Romani, ha messo in evidenza una certa perplessità di
fondo suscitata dall'eloquio di Manera che si riassume in alcune battute
come: «Comandante Manera,
la prego di condurre la sua illustrazione un pò più velocemente;
riusciremo a seguirla ugualmente.»
E alla fine: «Ringrazio
ancora il comandante Manera; tuttavia devo confessare che, dal suo intervento,
non ho compreso se nel nostro paese ci troviamo, in tema di sicurezza
del traffico aereo, effettivamente in una grave situazione, come quanto
accaduto a Linate sembrerebbe far credere.»
Nella sua esposizione Manera aveva picchiato
duro su ENAV e sulla neonata Agenzia Nazionale Sicurezza Volo (ANSV).
Nei confronti di ENAV aveva usato argomentazioni generiche, riferendosi
ai frequenti cambi di codice trasponder, quando si vola in Italia nel
passare da un area di controllo a quella adiacente, mentre, attraversando
il resto d'Europa si mantiene un solo codice, dimostrando che egli non
conosce i problemi reali dell'ente, circostanza che avrebbe dovuto farlo
astenere dal fornire opinioni.
Però la sua affermazione faceva esclamare all'On.Giorgio Panattoni:
«Questo è federalismo,
o devolution!»
Nei confronti dell'ANSV aveva dapprima
suscitato il dubbio che l'Agenzia fosse inadempiente nelle sue funzioni:
«Vorrei far presente che
nel 1999 le raccomandazioni di miglioramento (dell'ANSV) sono state pari
a zero, lo stesso nel 2000; quanto all'anno 2001, attenendosi all'unica
informazione pervenuta a noi operatori, fino ad oggi l'unica raccomandazione
di miglioramento si è riferita al problema causato dalla mancata
compilazione di un certo modulo da parte dei piloti, peraltro inventato
20 anni fa, prima della adozione dei sistemi di trasmissione elettronica,
Internet e quant'altro. Questa è l'unica indicazione di miglioramento
ricevuta negli ultimi tre anni.»
Ovviamente Bruno Franchi, Presidente
dell'ANSV, si è saputo difendere in modo coerente in occasione
dell'audizione del 16 gennaio 2002, ma prima di vedere con quali argomenti,
è necessario un commento alle affermazioni di Manera.
A parte il richiamo a Internet, che non ha niente a che fare con questo
tipo di comunicazione e a quant'altro [classico termine di chi
vuol riempire discorsi vuoti], il modulo di cui si parla, denominato Air
Traffic Incident Report Form (ATIRF) non è affatto obsoleto
come egli intende far credere, dal momento che ad esso fanno riferimento
le norme JAR-OPS 1 [della cui certificazione il soggetto si fa vanto],
come dimostrammo in seguito al commento sull'investigazione dell'ANSV
sugli Airprox del dicembre 2000.
Vedere: Altri
commenti al rapporto d'inchiesta tecnica dell'ANSV sugli aircraft proximity
del dicembre 2000
Mettemmo anche in evidenza che «Per
quanto riguarda i comandanti di Air Europe e Meridiana potrebbe essere
svolto un analogo approfondimento [riguardo alla mancata compilazione
dell'ATIRF] ma ci basta rilevare che i loro rapporti sembrano non avere
nemmeno la configurazione dell'ASR (Air Safety Report) di Alitalia.»
In tal modo rilevammo la mancanza di
uniformità dei moduli delle compagnie e, al di là della
critica all'investigazione dell'Agenzia, indicammo i veri difetti del
sistema di riporto di cui Manera ha invece tessuto le lodi nella sua audizione
facendo riferimento al "suo" IFSC.
Ora se guardiamo agli obiettivi che vengono
elencati nel sito di IFSC, troviamo senza dubbio delle ottime intenzioni
che non sono però confermate dai comportamenti:
- facilitare
lo scambio e la circolazione di informazioni significative ed urgenti
fra gli operatori riguardanti la sicurezza del volo;
Abbiamo visto che c'erano informazioni
più che sufficienti per chi avesse saputo coglierle, riguardanti
il rischio di intrusione in pista con danni disastrosi.
Ed un evento che configuri tali conseguenze, anche se di probabilità
remota, ha una valenza nella matrice BASIS che impone di eliminarne
il rischio.
E' possibile, inoltre, che nessun operatore fosse stato informato (NOTAM
o altro) che il radar di terra di Linate era fuori uso? Il Quality Manager
del maggior operatore su Linate non avrebbe dovuto ignorarlo data la "poderosa"
organizzazione di cui dispone.
- indicare
quali siano i più elevati standard di sicurezza per il trasporto
aereo pubblico;
Nelle attività di IFSC non si trovano
riferimenti all'ICAO e ai suoi documenti.
Le norme ICAO [SARPs] sono dirette in massima parte agli Stati contraenti,
ma per gli operatori, la conoscenza e l'applicazione dei principi su cui
si fondano è di basilare importanza per realizzare i più
elevati standard di sicurezza disponibili.
- facilitare
ed assistere gli operatori nella fase di costituzione di una struttura
che si occupi di sicurezza del volo;
Come sopra; senza i più elevati
standard di sicurezza disponibili è difficile costituire una struttura
coerente.
- raccogliere
e sviluppare il più elevato livello di esperienza professionale
nel campo della sicurezza del volo;
E come mai non è
presente nessuna associazione professionale di piloti, controllori
ATC e tecnici di manutenzione [ingegneri e meccanici; componente necessaria
in ordine al problema delle SUP o Bogus Parts, completamente ignorato
da IFSC]?
E come mai non è
presente l'ENAV?
E perché
l'UNAVIA non fa più parte di IFSC?
[Unavia è
l'Associazione per la Normazione e la Certificazione nel Settore Aerospaziale]
Forse questi enti non hanno
rappresentanti con adeguato curriculum?
- attivare
ogni opportuno rapporto con le autorità aeronautiche su specifici
argomenti di miglioramento dei livelli di sicurezza di tutto il comparto
del trasporto aereo;
- diffondere
le informazioni utili allo sviluppo della cultura aeronautica in campo
internazionale.
Il dubbio sull'adempimento di questi obiettivi
viene confermato dalle dichiarazioni del Presidente di ANSV, dott.
Bruno Franchi, nel suo intervento del 16 gennaio, quando rispose alle
seguenti questioni poste dall'On. Giuseppe Massimo Ferro:
«Presidente Franchi, vorrei
leggerle qualche stralcio dell'intervento che ha tenuto in questo Comitato
il comandante Silvano Manera, presidente dell'IFSC, secondo cui
quando si verifica un incidente "si effettua una investigazione, si individuano
i problemi, si emettono raccomandazioni…" «Volevo poi chiedere se esiste
e, in tal caso, che tipo di rapporto esiste con l'IFSC, l'organismo
privato presieduto dal comandante Manera, perché pare che disponga
di una serie di dati abbastanza copiosa, nel senso che sembrerebbe che
esista un reporting interno che può sicuramente consentire
la prevenzione; secondo quanto dice Manera, l'Alitalia già lo fa.
Ma questo non può essere un fatto solo interno all'Alitalia, ma
dev'essere messo a disposizione dell'intero sistema.»
La risposta di Franchi:
«All'onorevole Ferro vorrei
dare una risposta rapidissima sulle considerazioni del responsabile del
settore qualità dell'Alitalia; mi sembra che il comandante Manera,
oltre ad essere scarsamente aggiornato sulla normativa vigente in materia,
voglia travisare fortemente la realtà dei fatti: nel 1999
non potevamo emanare raccomandazioni di sicurezza, dato che gli organi
dell'agenzia si sono insediati il 29 novembre 1999; un ente partito da
zero senza strutture e personale.
Le affermazioni del comandante Manera sono quindi in malafede,
perché se avesse letto i nostri rapporti si sarebbe subito reso
conto di quando si è insediata l'agenzia, cioè alla fine
di novembre;»
Dobbiamo riconoscere che tutta l'audizione
di Franchi, nell'illustrare il difficile compito della neonata Agenzia,
è stata corretta e improntata all'obiettivo della massima chiarezza.
Nell'intervento del 5 dicembre, Silvano Manera aveva anche calcato la
mano sul fatto che la conduzione dell'investigazione del disastro di Linate
vedeva l'investigatore incaricato nel ruolo di Consulente Tecnico di Ufficio,
sostenendo che a causa di questa circostanza non si potevano conoscere
quei fattori causali che potessero consentire interventi di prevenzione
immediati.
Anche in questo caso siamo di fronte a dichiarazioni che hanno lo scopo
evidente di fuorviare chi non è esperto della materia con l'uso
di frasi ad effetto e concetti ermetici.
Manera: «Di
quanto accaduto l'8 ottobre scorso, pur essendo piuttosto informato,
non so assolutamente nulla, perché l'inchiesta è condotta
congiuntamente alla magistratura, che secreta ogni documento. Se non si
separano le inchieste, non si può conoscere in tempo e velocemente
ciò che può essere utile, anche se non necessariamente determinante.
Del resto, un dubbio a noi è sufficiente per intervenire.»
Martini: «L'Agenzia
ce lo potrebbe dire.»
Manera: «Sicuramente,
ma credo che l'investigatore dell'Agenzia lavori insieme ai magistrati
di Milano.»
Presidente (Romani): «Questo
dipende dalla circostanza che l'Agenzia è CTU del magistrato?»
Manera: «Esattamente,
è CTU dei magistrati di Milano.»
Presidente: «Mi
sembra, tuttavia, che una situazione del genere, verificatasi in questa
occasione, non si ripeta abitualmente. Si tratta di un caso anomalo rispetto
alla regola.»
Manera: «Assolutamente,
è un caso anomalo rispetto al resto del mondo aeronautico che,
però, ci impedisce di avere la factual information e cioè
- ripeto - una misurazione dei dati senza alcun tipo di commento, per
ipotizzare interventi.
Mentre in merito al volo American Airlines 587, caduto a New York, disponiamo
di una notevole quantità di - consentitemi l'espressione - «cibo
per i pensieri», per studiare le possibili modifiche nelle procedure,
uno specifico addestramento e tecniche di recupero dell'aeromobile da
assetti inusuali, relativamente all'incidente di Linate, e ad altri che
sono avvenuti in passato in Italia, non abbiamo nessuna indicazione su
cui lavorare per poter migliorare.
Per quanto riguarda la richiesta volta a sapere se i «pezzi» del sistema
vanno bene, la risposta è assolutamente no, non ho fatto questa
affermazione; d'altronde non era compito mio né mia intenzione
attribuire qualificazione ai pezzi del sistema. Volevo semplicemente dire
che anche che laddove tutti i «pezzi» funzionassero, che anche laddove
tutti rispettassero i regolamenti e le norme, non avremmo nessuna garanzia
di avere la sicurezza.»
Se la frase "pur
essendo piuttosto informato, non so assolutamente nulla"
non ha bisogno di commento, vanno contestati i termini con cui vorrebbe
addurre ragioni alla impossibilità di intervento della sua organizzazione.
All'inizio della sua esposizione Manera aveva decantato l'approccio
pro-active (antero-attivo) alla sicurezza, da lui inteso, prevalentemente,
come raccolta di dati su cui basare gli interventi. La raccolta dati,
però, non può essere limitata alle segnalazioni Air Safety
Report, ci sono altri criteri per intervenire prima dell'incidente.
F.O.Q.A. [Flight Operations Quality
Assurance] è molto di più che un programma di safety
report. E' sorveglianza costante, comunicazione efficiente, consapevolezza
professionale, struttura di supporto alle operazioni adeguata,
ben organizzata e composta da risorse umane competenti.
Si può avere bisogno dei risultati
dell'inchiesta tecnica in un incidente che si presenta nuovo in relazione
alle prime evidenze, come quello dell'Airbus AA 587 ma non c'è
certamente bisogno di attendere alcunché per fare qualcosa, come
maggior operatore a Linate, alla sinistra luce del disastro quando potrebbe,
addirittura, essere stato fatto qualcosa prima.
Riguardo alla contestazione sul ruolo del CTU, ci troviamo sostanzialmente
d'accordo, date le circostanze, sull'impostazione che è stata data,
cioè la funzione dell'investigatore incaricato, condivisa
con il ruolo di Consulente Tecnico d'Ufficio (CTU). All'inizio dell'inchiesta,
questa scelta aveva provocato anche nel nostro gruppo una consistente
perplessità.
Di fronte all'esigenza di dover consentire il completo accesso dell'investigazione
tecnica alle evidenze del disastro, tale formula appare, in seguito al
chiarimento fornito, come la soluzione migliore in assenza di una specifica
normativa.
Ovviamente questa soluzione appare come il risultato di una coerente mediazione
e della apertura culturale della magistratura inquirente, resta, quindi,
la necessità di una soluzione normativa permanente.
Nei fatti, la questione posta dal magistrato
al CTU è coerente con la filosofia ICAO.
«Dica il consulente,
espletato ogni opportuno accertamento e considerati gli esiti dell'attività
di indagine sinora svolti nell'ambito del procedimento, quali siano le
cause del disastro verificatosi in Linate e descriva la dinamica dell'evento;
riferisca su ogni elemento utile per la valutazione dei fatti».
Tanto è vero che lo stesso Bruno Franchi afferma:
«Come vedete non viene
chiesto alcun accertamento di responsabilità, ma soltanto l'individuazione
delle cause e la ricostruzione della dinamica dell'evento, il che coincide,
direi perfettamente, con i compiti istituzionali affidati all'investigatore
incaricato nel contesto dell'inchiesta tecnica.»
Torniamo ai rapporti dell'ANSV con l'IFSC
e vediamo che lo stesso On. Giuseppe Ferro sembra aver colto che Manera:
«…disponga di una serie di dati abbastanza copiosa, nel senso che sembrerebbe
che esista un reporting interno che può sicuramente consentire
la prevenzione; secondo quanto dice Manera, l'Alitalia già lo fa.
Ma questo non può essere un fatto solo interno all'Alitalia, ma
dev'essere messo a disposizione dell'intero sistema.»
E' evidente che l'appunto dell'On.
Ferro va fatto a Manera non a Franchi e che questa constatazione costituisce
un'ulteriore elemento che avrebbe dovuto far porre nei confronti di Manera
quella domanda che nessuno ha posto e che nessuno era in grado, forse,
di proporre.
Il CASO è la necessità
Infine, a smontare qualsiasi tesi di difficoltà
di comunicazione delle compagnie [o dell'IFSC visto che Manera ama identificarsi
con esso] con gli enti di Stato e con altre organizzazioni di servizi
del trasporto aereo ai fini di una tempestiva individuazione di aree di
rischio e di soluzioni di prevenzione, va fatto riferimento ai Comitati
Aeroportuali di Sicurezza Operativa.
E' interessante l'appunto in merito che appare in un documento dell'ENAC,
redatto per riassumere i riferimenti giuridico-normativi sulla vicenda
di Linate.
«Nel descritto quadro normativo,
il Direttore di Aeroporto esercita i poteri attribuitigli dal codice,
tramite la emissione di proprie ordinanze, in termini di sintesi delle
diverse esigenze espresse nell'ambito delle rispettive competenze e responsabilità
anche esclusive dai vari soggetti operanti nello specifico aeroporto,
comprese anche le società di gestione.
A tale proposito assume inoltre rilevanza il Comitato Aeroportuale
per la Sicurezza Operativa (C.A.S.O.) che, costituito su ogni aeroporto,
vede al proprio interno la presenza di rappresentanti sia statali che
privati quali: ENAV, Capitaneria di Porto (per gli aeroporti costieri),
Prefettura, gestore aeroportuale, Vigili del Fuoco, rappresentanti
dei vettori e dei piloti.
Il C.A.S.O. esprime pareri e raccomandazioni in materia di:
- Piani di intervento
in situazioni di emergenza e/o incidenti
- Piani di intervento
su infrastrutture ed impianti di volo
- Operazioni comunque
connesse all'attività di volo
- Assetti e regolamentazioni
delle aree di movimento aeroportuale
- Normative e procedure
sulla sicurezza operativa
Per quanto attiene più
specificatamente l'attività del C.A.S.O. presso l'aeroporto di
Linate, va sottolineato che non risultano mai sollevate da alcuno
dei rappresentanti osservazioni riguardanti la segnaletica e gli aiuti
visivi relativi al piazzale Ovest nonché i raccordi R5 ed R6.»
Se poi a rappresentare il proprio vettore
su operazioni connesse all'attività di volo, un Quality Manager
ritiene sufficiente che sia presente un funzionario di scalo, o addirittura
nessuno, questa è una sua scelta, ma non ci si può aspettare
che le conoscenze professionali di altre parti presenti o dello stesso
Direttore di Aeroporto siano tali da individuare le dinamiche di rischio
da intrusioni in pista.
La presenza dei rappresentanti operativi
dei vettori fu valutata proprio in ordine alla loro consapevolezza
diretta dei problemi di front line, quando furono istituiti i C.A.S.O.
circa trent'anni or sono; nonostante l'età essi non sono certamente
un'istituzione obsoleta, sono forse uno strumento trascurato e coloro
che lo hanno trascurato su Linate probabilmente si troveranno a condividere
delle responsabilità, quanto meno di ordine morale.
Infine, dal momento che la percezione dei problemi di circolazione al
suolo su Linate [e su Malpensa] avrebbe dovuto raggiungere il Quality
Manager di Alitalia [secondo le modalità di un quality system],
e dal momento che egli partecipa "attivamente" al Safety Advisory Committee
(SAC) della IATA [ma non sarà dentro a troppi comitati?] avrebbe
dovuto per lo meno informare i suoi corrispondenti di altre compagnie
straniere che operano su detti aeroporti, riguardo ai problemi riscontrati.
Senza attendere le riunioni del SAC, utilizzando messaggi scritti o per
telescrivente [ma adesso c'è "Internet e quant'altro"].
Una volta questo tipo di comunicazione si chiamava IATA Safety Information
Exchange Program.
Credo che alla luce di questi fatti qualcuno
abbia il diritto di fare delle precise domande a chi avrebbe dovuto
essere nella posizione di avere la migliore percezione delle aree di rischio
operativo in territorio nazionale.
Il diritto a porre queste domande è di PER OLSEN [Head of
Flight Safety and Quality Support - SAS].
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