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Il
pericolo dei falsi profeti
In oltre tre anni di attività di comunicazione
del nostro sito, abbiamo cercato di portare all'attenzione dei lettori
interessati all'aviazione civile, le nostre riflessioni e le nostre argomentazioni
al fine di stimolare un costante atteggiamento critico.
L'atteggiamento critico è fondamentale per salvaguardarsi in un
mondo in cui un sacco di gente si dà da fare per sopraffare gli
altri, per strumentalizzarli, per approfittare dell'altrui buona fede.
Questo atteggiamento critico è valido per il passeggero che vuole
essere utente in grado di capire [ed una buona base di partenza può
essere il Vademecum
del Viaggiatore in Aereo] ed
è necessario per il professionista che vuol fornire all'utente
[oltre che a se stesso] la massima salvaguardia in ogni condizione.
Tale atteggiamento, però,
ad evitare paranoie, deve essere fondato su argomenti e fatti,
deve consentire di collegare eventi apparentemente diversi, deve essere
basato su conoscenza approfondita di situazioni e persone, deve avere
dei precisi riferimenti a monte.
L'aviazione ha forti connotati intrinseci
di attrazione e chi vi si è accostato con varie speranze, di fronte
ai primi successi, può facilmente veder crescere la motivazione,
fino a provare forti passioni, e le passioni, si sa, riducono lo spirito
critico e aumentano la suscettibilità a farsi abbindolare.
Da chi? L'aviazione è piena di falsi profeti come qualsiasi
altro aspetto della vita in cui sedicenti maghi, somministratori di tarocchi
e di formule magiche vendono soluzioni rapide a qualsiasi problema.
Eppure in questo contesto tecnologico le regole chiare e certe dovrebbero
permettere rapidi raffronti ed immediate conclusioni sulla credibilità
di chi si propone come definitivo taumaturgo.
Ma le regole devono essere conosciute e la conoscenza deve essere
condivisa da molti, questo fa cultura e rende il contesto meno penetrabile
da "maghi" di questo o quel momento.
Consapevoli di questo,
all'inizio della nostra attività di comunicazione tramite il web,
eravamo orientati a sollecitare un atteggiamento critico "operativo" nei
professionisti di prima linea.
Da quando il Comandante Renzo Dentesano è entrato a far
parte degli autori di airmanshiponline abbiamo esteso i nostri
commenti ai problemi organizzativi e agli equivoci di varia natura, presenti
nell'amministrazione dell'aviazione civile nazionale.
Ai commenti critici abbiamo offerto anche
occasioni di disponibilità ad estendere il nostro contributo al
ruolo di agenti di formazione, oltre che di informazione.
Questa disponibilità non è stata utilizzata.
Abbiamo cercato comunque di diffondere le nostre consapevolezze
illustrando la filosofia della prevenzione degli incidenti nel libro La
Strategia del Margine ma la sua diffusione non fu attuata da parte
degli editori nemmeno nelle librerie aeronautiche specializzate [come
avete potuto vedere abbiamo riposizionato la distribuzione dell'opera
presso Aviolibri], forse perché la critica sui problemi delle nuove
tecnologie metteva, secondo l'opinione di qualcuno, in cattiva luce la
serie Airbus 320-330. Eppure nel libro vi sono riferiti dei fatti e non
delle opinioni e la nostra analisi era mirata a evidenziare i problemi
di interfaccia con le nuove tecnologie [che gli stessi costruttori della
serie Airbus hanno ammesso], non a negare il progresso.
Era necessario dare queste risposte a tutti quei lettori attenti ai nostri
argomenti che si sono sempre chiesti [e ci hanno chiesto] come mai non
avessimo continuato a svolgere ancora funzioni attive in aviazione civile
dopo il pensionamento.
Abbiamo, comunque, deciso
di continuare ad interessarci di questa materia che ci ha coinvolto direttamente
per tanti anni al fine di individuare ed elencare i problemi, che quasi
sempre sono provocati da aree di incompetenza, fornendo il razionale di
quanto diciamo tramite argomentazioni e fatti.
Pensiamo che questo possa essere utile per informare e formare chi dovrà
traghettare il sistema aviazione nazionale verso l'efficienza anche se,
forse, la nostra azione non servirà a rimuovere le vecchie incrostazioni,
cioè i soggetti che hanno utilizzato il loro appeal di "maghi"
per favorire solo se stessi.
Dal momento che il disastro di Linate ha aperto il contesto aviazione
all'intervento della magistratura riteniamo di non poter fare riferimenti
espliciti o diretti alle persone su questa arena aperta al pubblico, associandone
i nomi o le funzioni ad inadempienze giuridicamente perseguibili.
Se riteniamo opportuno non fare commenti riguardanti persone coinvolte
dall'inchiesta, possiamo però argomentare, portando dei fatti,
per indicare altri rapporti di causalità in relazione al disastro,
attribuibili ad enti e persone fisicamente abbastanza remoti da non apparire
giuridicamente perseguibili. In ogni caso chi legge potrà valutare
il peso di azioni od omissioni nella dinamica causale da noi analizzata.
Ed è quello che abbiamo fatto commentando i resoconti stenografici
dell'Indagine Conoscitiva sulla Sicurezza del Trasporto Aereo in Italia.
Le responsabilità di un disastro
aereo
Dall'inizio delle operazioni di trasporto aereo civile con aviogetti,
dal 1958-1960 in poi, avvennero degli incidenti nei quali i piloti erano
costantemente indicati come i principali responsabili di eventi disastrosi
con la classica definizione della causa primaria: pilot error.
In realtà il fattore causale "uomo" era il risultato di una cultura
professionale ancorata ai tipi di macchine del periodo precedente [tuttavia
ancora attuali per molti anni a venire], inoltre i piloti erano ancora
legati ad una concezione individualistica della condotta del volo. Infine
i problemi di ergonomia delle cabine di pilotaggio e della strumentazione
erano ancora un'area poco esplorata. Classici furono i "killer altimeters"
di cui parleremo in un'altra occasione.
Come abbiamo visto nelle scorse edizioni, dovemmo attendere la Conferenza
IATA di Istanbul del 1975, quale
occasione di svolta culturale per riconoscere e catalogare i fattori umani
come causa di incidenti, eliminando il connotato colposo della
dizione "errore del pilota".
Questo preambolo serve a individuare l'oggetto
di dibattiti e polemiche che si sono agitate nella categoria dei piloti
che, naturalmente, ha sempre rifiutato il suddetto connotato. Tenuto conto
che gli errori in prima linea erano [e sono] il risultato delle condizioni
predisposte dall'organizzazione [come asserisce Gerrard Bruggink,
in home page] e considerato che molte posizioni di gestione erano [e sono]
tenute da piloti, o ex tali, si sono levate spesso le voci di responsabili
di associazioni professionali, di esperti di investigazione, di commentatori
delle politiche dell'aviazione, e dell'immancabile Gerrard Bruggink, per
dare una diversa configurazione all'errore del pilota.
Quale pilota? Quello seduto al posto
di pilotaggio o quelli seduti dietro le scrivanie?
Nel maggio del 1996, il Com.te Silenzi
[allora responsabile delle politiche di sicurezza volo del Gruppo Alitalia]
ripropose, su mio suggerimento, una provocazione all'interno della Direzione
Operazioni Volo di Alitalia, diretta ai comandanti con incarichi
di gestione e responsabili dei settori aeromobili. Il periodico dell'ente
sicurezza volo si chiamava appunto «Linea Diretta».
"TO FLY THE DECK v/s
TO FLY THE DESK"
In
ogni sistema aeronautico ci sono piloti dietro la cloche e piloti dietro
la scrivania.
Gli uni e gli altri hanno ruoli e competenze specifiche e tutti hanno
responsabilità precise riguardo alla sicurezza delle operazioni
e riguardo agli obiettivi del sistema di cui fanno parte.
Ruoli e compiti identificano precise responsabilità:
- responsabilità
operativa per i piloti dietro la cloche,
- responsabilità
gestionale per quelli dietro la scrivania.
I due aspetti
indicati dal titolo: to fly the deck verso to fly
the desk, sono una dicotomia presente in ogni ambiente
aeronautico tanto che gli anglosassoni non hanno mancato di coniare questo
detto appropriato.
[La conseguenza è che…]
Se il pilota dietro la scrivania perde il contatto con la realtà
operativa rischia di non interpretare correttamente la necessità
del sistema di avere un pilota consapevole dei problemi di volo
inserito nel meccanismo gestionale.
Con ciò può arrecare al sistema dei danni piuttosto di apparenti
benefici che, a torto, ritiene di perseguire. E i danni possono essere
gravi.
Alcuni anni fa su un periodico aeronautico comparve una lettera apparentemente
provocatoria ma precisa nell’identificazione del problema.
"…tali condizioni [le scorciatoie gestionali] rendono un incidente pericolosamente
vicino e, se esso accade, una solerte commissione è sempre pronta
a sentenziare: errore del pilota.
Ma quale pilota ? Quello dietro la cloche o quello dietro la scrivania?"
Il raccordo funzionale tra esperienza di
prima linea e incarico di gestione è la ragione fondamentale per
cui certi incarichi all'interno delle compagnie aeree [operatori aeronautici
certificati] devono necessariamente essere assunti da piloti.
L'incarico non dovrebbe essere considerato una forma di riconoscimento
di "fedeltà" e assegnato per "amicizie", o per appartenenza a lobbies
ma dovrebbe essere dato a persone di spiccata capacità professionale
che comprende anche la capacità di porsi in rapporto con gli altri,
di essere franco, capace di riconoscere gli errori e, quindi, soprattutto
onesto.
Pertanto in presenza di incidenti, e considerando i fattori organizzativi
praticamente sempre presenti, è evidente che troveremo diversi
piloti seduti dietro importanti scrivanie che non possono sottrarsi
alle responsabilità del ruolo connesse alla prevenzione degli incidenti.
Perlomeno se sono accreditati come piloti esperti.
La questione
di chi li accrediti o del fatto che si autoaccreditino è centrale
in altri articoli di questa edizione.
Il discorso è perfettamente
sovrapponibile nell'ambito dell'amministrazione dell'aviazione civile
dello Stato.
Il risultato di questa impostazione organizzativa
dovrebbe essere una gestione meno influenzata da considerazioni
puramente economiche, finalizzata alla sicurezza delle operazioni
realizzata con mezzi che consentano efficacia [sicurezza reale
e non di "facciata"] ed efficienza [senza sprechi].
La presenza in posizioni di gestione di soggetti con una generica attività
di pilotaggio nel proprio curriculum, purtroppo a volte fa acqua, e da
questo punto di vista in aviazione civile non ci sono validi criteri di
accreditamento delle professionalità aeronautiche. I piloti con
incarichi di gestione che troviamo all'interno delle compagnie aeree sono
raramente scelti in base a graduatorie di merito professionale. Il dato
tecnico deve, generalmente, rientrare nella media ma è la valutazione
dei responsabili del personale dell'azienda a dettare le priorità,
o a scegliere di soddisfare le sollecitazioni sindacali e politiche
più convenienti.
L'Aeronautica Militare, invece, appare (dico: appare!) basata su criteri
che privilegiano la elevata competenza tecnica fin dall'inizio, in un
processo selettivo continuo che alla lunga fa emergere anche altre capacità
necessarie al comando e alla gestione del sistema.
Lo Stato Maggiore dell'Aeronautica è costituito in gran parte da
piloti che si sono distinti nell'attività di volo, ed in particolare
dai migliori che hanno frequentato i corsi in Accademia. Il Capo di Stato
Maggiore è di solito il primo del suo corso d'Accademia. Una rivisitazione
storica dei nomi che si sono avvicendati dall'immediato dopoguerra ad
oggi è in gran parte conforme a questa analisi.
Ma oltre la elevata capacità professionale della maggior parte
di queste persone, dimostrata a volte dall'aver superato condizioni di
estremo rischio, c'è la conoscenza approfondita del quadro normativo
e procedurale nel quale hanno vissuto.
Nell'ultimo quarto di secolo l'attività dell'Aeronautica Militare
Italiana è stata adeguata agli standard della NATO e le procedure
operative sono state elaborate in modo conforme a questo riferimento nel
rispetto delle norme nazionali.
[Questo significa anche che gli specialisti di un quadro di norme di un
sistema d'aviazione di difesa difficilmente possano essere profondi conoscitori
di un sistema d'aviazione civile, come quello ICAO, anche se virtualmente
adiacente e con alcuni elementi di contatto.]
In ogni caso, da questo punto di vista il Sistema di Difesa "accredita"
la professionalità di tutti coloro che vi hanno svolto ruoli di
primo piano.
All'opposto, il sistema (che ancora non merita questo nome) dell'aviazione
civile (nazionale) vede prevalere altre logiche per l'assegnazione di
ruoli di rilievo, senz'altro non quelle della conoscenza del quadro
normativo di riferimento (ne abbiamo parlato a iosa) e men che meno la
logica della qualità, del livello e del coinvolgimento personale
relativi all'attività di volo svolta.
A volte è sufficiente riuscire a collocarsi in orbita intorno all'astro
giusto, pronti però a dirottare intorno ad altri astri nascenti,
ed infine si deve essere attenti ad utilizzare qualsiasi espediente per
"autoaccreditarsi" in un sistema dove avere un eloquio "gradevole" oppure
qualche striscia sulle maniche della giacca vale molto di più della
Conoscenza.
Non vorremmo che una prossima strutturazione del sistema di aviazione
nazionale veda perpetuata una tale logica.
acpezzopane
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