ANCORA SU MALPENSA: UNA PARTE DI STORIA
NON A TUTTI NOTA
ALCUNE CONSIDERAZIONI SU RECENTI AVVENIMENTI
In una delle nostre precedenti edizioni
di airmanshiponline, era uscito un articolo dal titolo: INFRASTRUTTURE
AERONAUTICHE, OPERATIVITA’ E SICUREZZA DI SISTEMA, [http://www.airmanshiponline.com/summer99/articoli/infrastrutture.html]
che faceva riferimento all’aeroporto di Malpensa, traendone lo spunto
per alcune considerazioni.
In particolare, ci si soffermava sulla necessità, da parte degli
operatori, soprattutto quelli di front-line (quali piloti, controllori
ATC, personale di supporto alle operazioni), di poter contare su infrastrutture
messe a regime definitivamente con la dovuta tempestività, ed
adeguatamente collaudate.
Gli avvenimenti, alcuni dei quali gravi e macroscopici, che hanno caratterizzato
lo stesso scalo, dalla sua apertura quale "hub" europeo ad
oggi, hanno fatto ritenere utile ed opportuno ricordare, documentandola,
una parte di storia non molto nota.
Leggendo questa storia emergerà come non proprio tutti (soprattutto
fra i responsabili) fossero "impreparati" a quanto accaduto
dopo il famoso "Decreto Burlando", con il quale buona parte
del traffico operante a Linate veniva trasferito a Malpensa.
La "Grande Malpensa" era un progetto risalente alla metà
degli anni ’80. Col passare degli anni esso ha assunto importanza europea,
in un quadro di sviluppo del trasporto aereo in Europa, con il suo inserimento
fra gli "HUBs" continentali, con l’obiettivo, allora assegnato,
di passare da 44 a 72 movimenti/ora entro il gennaio 2000.
Quanto sopra è stato definito e riportato alla pag. 30
di un documento ufficiale di Eurocontrol (24 febbraio 1997), dal titolo:
"Yellow Book – ATM R&D Strategy" (Air Traffic Management
Research and Development Strategy).
Nello stesso documento si definiva anche la necessità di un passaggio
di traffico aereo da Linate a Malpensa, con regole da determinare, dovendosi
limitare Linate a non più di 32 movimenti/ora.
Indipendentemente dalle decisioni europee, in Italia, presso la allora
D.G.A.C. (Direzione. Gen. Aviaz. Civile), ora E.N.A.C.(Ente Naz. Aviaz.
Civile), erano iniziate una serie di riunioni per la definizione di
nuove rotte di uscita (S.I.D.s) per Linate, dapprima, e poi per Malpensa,
con particolare riferimento a procedure antirumore, da qualche
tempo sollecitate dai rappresentanti dei Comuni limitrofi ai due aeroporti.
Le Commissioni costituite all'uopo erano formate da alcuni membri già
facenti parte della Commissione Aeroporti (Istituita dal Ministro Fiori
e che si riuniva, normalmente con cadenza mensile), da rappresentanti
della DGAC, da Autorità locali (comuni, comitati) dalla S.E.A.,
oltre che, naturalmente, da esperti dell’E.N.A.V.
Anche se l’obiettivo primario di queste Commissioni era l’individuazione
di nuove rotte con basso impatto ambientale, che potessero, secondo
le richieste, consentire anche i famosi 72 movimenti/ ora, esse divennero,
in ogni modo, un’occasione di approfondimento sull’operatività
di Malpensa.
Quasi contemporaneamente, ma per altri motivi, anche in Alitalia si
lavorava molto per Malpensa, dovendo quello scalo, come ben sapete,
rappresentare il futuro del piano industriale di rilancio della Compagnia
per gli anni successivi. Questo fatto fu uno degli elementi più
importanti nella definizione delle scelte e dei tempi di attivazione
dello scalo.
Da tutto questo lavorio scaturirono molte analisi. Due di queste analisi,
redatte dal sottoscritto, furono inviate, rispettivamente, la
prima, più sintetica (ed in quel momento riservata), al Com.te
Silvano Silenzi, che venne da lui riportata al top management Alitalia,
e l’altra inviata al Ministro dei Trasporti dal momento che in quel
periodo ero membro di una Commissione Ministeriale insieme ai Com.ti
Ugo Amatista e Guido Morganti ed al sig. Piero Vici, Ispettore di Civilavia.
Ritengo che per una completa e corretta valutazione di chi legge, sia
importante riferire la pubblicazione integrale delle due note, peraltro,
molto contenute.
NOTA PER IL COM.TE SILENZI - [RISERVATA]
OGGETTO: AEROPORTO MALPENSA
Lo sviluppo dell’aeroporto di Malpensa
è considerato la chiave di volta per la riuscita del piano di
risanamento e rilancio di Alitalia.
Il programma prevede lo spostamento di tutto il traffico (eccetto la
navetta Roma / Milano) da Linate a Malpensa dal 1998.
Quattro punti sono stati sottolineati quali centrali per quest’operazione:
1) conferma dei rispettivi ruoli degli aeroporti milanesi;
2) processo di trasferimento in un arco temporale non superiore al mese;
3) collegamenti Milano-Malpensa su gomma (non ottimizzati nel 1998-99.
I collegamenti ferroviari sono previsti dal 1999 );
4) nuovo modello di produzione dei servizi (self-handling, S.E.A., se
economico, o altra società).
Nell’ottica del programma Malpensa diventa HUB Europeo e Fiumicino
HUB Mediterraneo (entrambi intercontinentali).
Il progetto prevede un forte sviluppo di Malpensa, con raggiungimento
della "massa critica" in tempi brevi (aumento su Malpensa
dei voli intercontinentali del 230%, internazionali del 45%, nazionali
del 21%).
A mio avviso, come già in un’altra occasione ti avevo accennato,
vi sono alcune criticità esterne che, nell’ottica di un progetto
così importante e da realizzarsi in breve, potrebbero rappresentare
una serie di variabili che, se non affrontate con coordinazione, rappresenterebbero
un rischio per la realizzazione del programma così come desiderato.
-Principali problemi E.N.A.V.
e flussi di traffico:
Aeroporto Cameri. La zona militare di Cameri impedisce, di fatto,
qualunque ipotesi di avvicinamento e/o vettoramento radar nella zona
nord, nord-ovest ed ovest di Malpensa. Ne consegue la necessità
di " impacchettare" comunque gli aeromobili nelle zone tradizionali
est e sud-est per le procedure di avvicinamento ed atterraggio. La revisione
di tale zona è, a mio avviso, fondamentale;
Il trasferimento della torre di controllo, già approvato e con
fondi stanziati, non ha ancora avuto il via per divergenze, fra E.N.A.V
e ditta appaltatrice, sulla consistenza dell’appalto. I tempi di trasferimento
sono non inferiori a 12/15 mesi (se non vi sono intoppi) dalla data
della sigla dell’appalto;
Un discorso simile esiste per il radar di avvicinamento (le minime radar,
oggi, come sai, sono alte ed il radar di avvicinamento serve per i vettoramenti).
I tempi di attivazione sono di un anno e mezzo (salvo intoppi);
Vie di rullaggio: da razionalizzare per il futuro flusso di traffico.
Problema più facilmente risolvibile, ma da non sottovalutare,
così come la segnaletica ed i parcheggi;
Impossibilità di avvicinamenti paralleli.
-Rapporti con l’Autorità
Pur essendo ormai stabilito che Malpensa rappresenta un progetto
di interesse europeo, credo sia necessario effettuare un costante monitoraggio
ed avere continui contatti con le Autorità, sia a livello nazionale
(Ministero Trasp., Civilavia, Direzione Aeroporto), che locale (Regione
Lombardia, ecc.), perché le decisioni e le direttive siano coerenti
nei tempi e nei modi.
-Rapporti con S.E.A. e Direzione
Aeroporto
Durante l’esecuzione dei lavori, alcune cose possono essere
messe a punto per la futura operatività dell’aeroporto. In altri
casi questi contatti si sono rivelati importanti.
-Rapporti esterni
Attraverso la Commissione Aeroporti abbiamo più volte
esaminato problemi inerenti Linate (relativi al rumore) ed abbiamo costatato
la concreta possibilità di difficoltà simili con i comuni
del parco del Ticino, all’atto di un notevole aumento del numero di
voli, soprattutto se concentrato in tempi brevi. Contatti con le Autorità
e con la Commissione Aeroporti, in modo da prevenire difficoltà
in questo senso, sono auspicabili.
-Immagine AZ
L’immagine Alitalia nel bacino di traffico cui ci s’intende
rivolgere è, al momento, non ottimale. Servirebbe un lavoro di
comunicazione mirato, soprattutto a livello locale, in modo che sia
propedeutico agli interventi previsti.
Alla luce di quanto sopra, ritengo dovrebbe
essere formato un (ristrettissimo) gruppo di lavoro o individuato qualcuno
che svolgesse un ruolo di coordinamento con i vari enti, al fine di
evitare (o limitare al massimo) le possibili incognite e garantire l’ottimizzazione
del progetto, anche per le sfere di interesse esterne ad Alitalia.
Arturo RADINI
Fiumicino, 10 - Febbraio -1997
MINISTERO DEI TRASPORTI E DELLA NAVIGAZIONE
DIREZIONE GENERALE AVIAZIONE CIVILE
SERVIZIO NAVIGAZIONE AEREA
AEROPORTO MALPENSA 2000
Egregio sig. Ministro,
la Commissione costituita per l’analisi
delle procedure operative inerenti la realizzazione di un polo europeo
per il trasporto aereo della portata e dell’importanza del progetto
Malpensa 2000, ritiene opportuno sottoporLe alcune criticità
che, ad avviso dei componenti la Commissione stessa, potrebbero rappresentare
delle "variabili" che, qualora non affrontate con la necessaria
sequenza temporale, determinazione e coordinazione, determinerebbero
un rischio concreto per la realizzazione del programma così come
configurato.
Di seguito si elencano solamente i principali problemi che andrebbero
da subito affrontati, sottolineando che la Commissione (che presta la
sua opera gratuitamente), dovrebbe proseguire i propri lavori in modo
serrato, così da consentire l’introduzione, con gradualità,
delle soluzioni che verranno accennate in apposito allegato, al fine
di limitare al massimo il possibile impatto sulle realtà locali
collegate.
I problemi in questione sono:
- aeroporto militare di Cameri:
troppo a ridosso della Malpensa;
- zona pericolosa D 47: operativa
per gli aeromobili militari ed anch’essa troppo a ridosso dell’aeroporto
della Malpensa;
- attività V.F.R. a nord
dell’aeroporto della Malpensa (aeroporti di Vergiate, Venegono, Calcinate
del Pesce, Varese, Gavirate etc.);
- revisione dello spazio aereo interessante
l’aeroporto di Lugano;
- riduzione, o meglio, eliminazione
delle zone vietate P 57 e P 93 (Ispra e Trino Vercellese);
- adeguato potenziamento delle radioassistenze
compreso un sistema di guida al rullaggio in caso di scarsa visibilità.
Inoltre, durante gli incontri avuti con i vari rappresentanti dei
Comuni interessati per l’inquinamento acustico, è emerso che
i vincoli giudicati ineludibili (non condivisi dalla Commissione) siano
stati presi da tempo e già trasferiti in piani regolatori urbanistici;
ciò rappresenterebbe una difficoltà, forse insormontabile,
per il buon fine del progetto, a meno di ricorrere e programmare fin
d’ora una verifica costi/benefici, in stretto coordinamento con l’Aeronautica
Militare per l’utilizzo, anche misto, dell’aeroporto di Cameri e, quindi,
utilizzare la pista dello stesso aeroporto come terza pista di Malpensa.
Tale ipotesi, in un’ottica integrata di grande polo aeronautico Europeo,
sarebbe meno futuribile di quanto attualmente si possa pensare e risolverebbe
notevoli problemi che, altrimenti, non consentirebbero certamente a
Malpensa 2000 di progredire, anche se gradualmente, fino all’obiettivo
finale di 72 movimenti l’ora.
E’ indispensabile, inoltre, valutare meglio ed ottimizzare l’impiego
del sistema di piste e vie di rullaggio aeroportuale (pur tenendo in
grande considerazione l’inquinamento acustico e le necessità
prospettate dal Comitato Urbanistico Volontario) così da consentire
di non penalizzare il carico commerciale degli aeromobili, in particolare
Wide-Bodies, anche alla luce di esperienze ed analisi delle procedure
pubblicate per questo periodo transitorio dovuto alla esecuzione dei
lavori (procedure che rappresentano un notevole compromesso) e costruire
in modo da rappresentare un "laboratorio" utile per il futuro.
Si allega pertanto l’elenco degli interventi da intraprendere fin d’ora
e si resta in attesa delle decisioni che la S.V. vorrà disporre
in merito
AEROPORTO MALPENSA 2000
ELENCO DEGLI INTERVENTI DA INTRAPRENDERE
PER IL BUON FUNZIONAMENTO DELL’AEROPRTO.
*AEROPORTO DI CAMERI.
L’ATZ di Cameri, considerata la grande disponibilità dell’Aeronautica
Militare, è stata abbassata da 4500 a 3500 feet, consentendo
la realizzazione delle procedure che andranno in vigore nei mesi di
luglio e agosto p.v.
Tale abbassamento non sarà però più sufficiente
quando l’aeroporto dovrà entrare a regime e pertanto l’ATZ di
Cameri dovrà essere ulteriormente abbassata almeno fino a 2500
feet.
*ZONA PERICOLOSA D47.
La D47, che è la zona operativa degli aerei militari attualmente
posizionati a Cameri, impedisce gli avvicinamenti a Malpensa da nord,
nord-ovest ed ovest, se non previa autorizzazione militare (da tali
settori proviene il 60% del traffico attualmente diretto a Malpensa).
La "permeabilità" di tale zona, assicurata dall’I.T.A.V.
(Ente competente militare) non è, ad avviso della Commissione,
accettabile per il futuro in quanto non si ritiene sia possibile subordinare
un aeroporto, considerato polo aeronautico Europeo, ad eventuali esigenze
militari.
*REALIZZAZIONE DI VERO POLO AERONAUTICO
EUROPEO.
Nell’ottica integrata di grande polo aeronautico europeo, sarebbe
opportuno, fin d’ora, valutare adeguatamente l’ipotesi, si ripete molto
meno futuribile di quando si possa pensare, di utilizzare l’aeroporto
di Cameri, anche in concorso con l’Aeronautica Militare (qualora non
fosse possibile altra soluzione), al fine di risolvere gran parte dei
problemi attuali, in particolar modo quelli relativi all’inquinamento
acustico.
La verifica costi-benefici, sarà all’inizio senz’altro negativa,
se si considera il fatto di dover prevedere, tra le piste di Malpensa
e quella di Cameri, una nuova TWR, un satellite, più i piazzali,
le vie di rullaggio, etc., però, a lungo termine, è l’unica
soluzione che la Commissione ritiene percorribile al fine di consentire
la realizzazione di un vero polo aeronautico concorrenziale in ambito
Europeo.
*VOLI IN V.F.R. A NORD DELL’AEROPORTO
DI MALPENSA.
In relazione al crescente traffico commerciale di Malpensa, dovranno
essere riviste al più presto tutte le realtà locali esistenti
che operano con voli V.F.R. Tra queste realtà vi sono numerose
attività che non possono essere sottovalutate (collaudi dell’Agusta
e dell’Aermacchi) e altre numerose attività di Aero Clubs (Calcinate
del Pesce, Vergiate, Venegono, Varese, Gavirate, etc.). Tutti gli spazi
delle sopraccitate attività dovranno essere ridotti e/o regolamentati
adeguatamente al fine di consentire un ingrandimento del C.T.R. di Malpensa,
che, naturalmente dovrà essere ampliato opportunamente.
*ZONE PROIBITE.
Dovranno essere ridotti od eliminati i vincoli che, a parere della
Commissione, non dovrebbero più esistere in quanto le attività
di Ispra (P57) e Trino Vercellese (93) risultano da tempo eliminate
come attività nucleari ad alto rischio.
*AEROPORTO DI LUGANO.
Dovranno essere adeguatamente revisionate le zone interessanti le
procedure dell’aeroporto di Lugano al fine di consentire la realizzazione
di procedure di avvicinamento strumentale per le piste 17 di Malpensa.
*RADIOASSISTENZE
E’ necessario l'incremento delle radioassistenze aeroportuali e
non (con l’istituzione dei necessari "punti di ingresso" per
l’inizio delle fasi di atterraggio) ed è altresì indispensabile
la realizzazione di un sistema di guida del rullaggio in caso di scarsa
visibilità dell’aeroporto.
*SISTEMA RADAR
L’attuale situazione di gestione del traffico aereo nell’area di
Milano si basa su un sistema di apparati che non consente di effettuare,
nella zona di Malpensa, per diverse motivazioni, vettoramenti radar
(snellimento delle procedure di decollo ed atterraggio ) sotto la quota
di 3000 ft.
Il radar in questione dovrebbe essere pronto tra diciotto mesi circa
ma non si conoscono i tempi della "messa a regime" per la
sua attivazione che consentirebbe di eliminare ulteriori ostacoli alla
fluidità del traffico aereo.
f.to
Com.te Arturo RADINI
Com.te Ugo AMATISTA
Com.te Guido MORGANTI
Ispett. Piero VICI
ROMA, Aprile 1997
Ritengo necessario informare il lettore
che la Commissione Tecnica della LICTA del CRAV di Milano, come
riportato su "AIR PRESS" del 25 ottobre 1999, si espresse
nei seguenti termini:
"Allo stato attuale
la capacità A.T.C. ed aeroportuale (di Malpensa; N.d.R.) è
di 58 movimenti orari ed un ulteriore aumento dei movimenti, così
come previsto dal Decreto Burlando bis non farà altro che creare
ulteriori ritardi e disagi per gli utenti. Oggi non è
possibile, data l’ubicazione dell’aerostazione rispetto alle piste,
sostenere più di 37 arrivi orari, considerando condizioni meteo
favorevoli e applicazioni di separazioni ridotte."
La Commissione ricordò anche come
le due piste parallele non fossero sufficientemente separate tra loro
e che la nuova aerostazione avrebbe dovuto essere realizzata al centro
dell’aeroporto e non sul lato Ovest evitando così "agli
aeromobili in atterraggio per pista 35R di attraversare la pista 35L
per rullare al parcheggio.
Innalzare la capacità a 72 movimenti significa che l’ondata
di arrivi, 55-60 movimenti nelle prime ore della mattina, porterà
ad ulteriori ritardi, restando la capacità ATC inalterata max
37 movimenti). Uguale la situazione nelle due ore successive
e ancora peggio andrà in caso di nebbia e con operazioni in Cat.
III A, cosa assai frequente in autunno-inverno, con utilizzazione di
un solo ILS e quindi una capacità massima di 15-18 arrivi/ora."
Secondo la Commissione dei Controllori il
sistema aeroportuale Malpensa andava ripensato. Come?
"Giacché
non è possibile costruire un’ulteriore pista, considerati i problemi
ambientali e l’inquinamento acustico
riteniamo sia opportuno
guardare all’aeroporto militare di Cameri (Novara) che dista non più
di 8 km da Malpensa".
Quello che è avvenuto successivamente
e fino ad oggi, lo sapete.
Spero di aver dato elementi per meglio comprendere gli eventi sia direttamente
rapportati all’operatività di Malpensa, che alle scelte strategiche
collegate allo scalo, quali gli spostamenti, con decreto ministeriale,
di notevoli volumi di traffico, poi rivisti, e, non ultimo, il "matrimonio"
ALITALIA- ed il successivo"divorzio" che ha visto come nodo
fondamentale proprio l’aeroporto milanese.
Colgo, infine, l’occasione di questo spazio per intervenire su un ulteriore
argomento.
L’ INQUINAMENTO ACUSTICO
La materia è regolamentata, in Italia,
dal Decreto Ministeriale del 31/10/1997, che rappresenta, dalla sua
emissione, una normativa nazionale cui fare riferimento anche nella
costruzione di procedure standard (qualora le stesse non contenessero
già di per se il suo recepimento). Il Decreto inoltre fornisce
riferimenti molto precisi alle modalità e quantificazione dell’impatto
acustico causato dalle operazioni di volo negli aeroporti civili e in
quelli militari aperti al traffico civile, limitatamente, in questi
ultimi, al traffico civile.
Solo recentemente, però, si è passati ad una fase concreta
d’applicabilità del D.M. 31/10/97, tramite il D.M. del 3/12/99,
pubblicato sulla G.U. del 10/12/99, che definisce i criteri che permettono
l’individuazione delle procedure antirumore e le zone di rispetto per
le aree e le attività aeroportuali. In pratica un decreto con
le modalità attuative del precedente.
Solo in seguito, il 13/12/99, il Presidente dell’E.N.A.C. ha invitato
le D.C.A. ad istituire le Commissioni previste dall'’articolo 5 del
D.M. 31/10/97.
Proprio il direttore di Malpensa aveva avanzato (con nota del 20/12/99)
un quesito sul criterio interpretativo da adottarsi riguardo alla definizione
dei soggetti "interessati". Tale quesito è stato sottoposto
dal Direttore Generale dell’E.N.A.C. direttamente al Gabinetto del Ministero
dei Trasporti e della Navigazione in data 10 gennaio 2000, rilevandone
l’urgenza.
Il quesito, in buona sostanza, si riferiva alla definizione dei soggetti
titolati ad essere rappresentati nella Commissione. La risposta del
Ministero, di solo pochi giorni fa (6 febbraio 2001), chiarisce che
i Comuni, titolati ad essere rappresentati nella Commissione, non sono
soltanto quelli il cui territorio interessa l’area aeroportuale, ma
anche quelli che possono essere interessati dai coni del rumore prodotto
dagli aeromobili in decollo ed atterraggio.
Mi risulta che le Commissioni, di cui all’articolo 5 del D.M. 31/10/97,
siano state istituite nella quasi totalità degli aeroporti italiani
nell’arco dell’anno 2000. Ritengo, altresì, che il Direttore
dell’aeroporto di Malpensa abbia atteso la risposta al quesito posto,
prima di nominarla e che, mentre scrivo, non sia stata ancora formalizzata
(atteggiamento, nel caso, ampiamente giustificato dalla nota complessità
e tensione inerenti quest’argomento a Malpensa).
Alla luce del chiarimento del Ministero, ritengo che alcuni Direttori
d’Aeroporto potrebbero vedersi costretti ad integrare le Commissioni
già insediate e dovere, di conseguenza, ricominciare i lavori,
qualora già iniziati.
Da quanto sopra, è evidente come non sia stato attuato quanto
previsto dal D.M. 31/10/97.
Il decreto, fra l’altro, prescrive la necessità di uno studio
teorico da commissionare, da parte della Società di gestione
aeroportuale, ad un noto Ente esterno ritenuto particolarmente qualificato
(normalmente le solite Università) e fornisce i criteri e le
modalità di rilevazione del rumore, nonché le caratteristiche
degli strumenti di rilevazione e la metodologia per la loro taratura.
A questo proposito desidero solo rilevare che, a mio avviso, è
fondamentale poter accoppiare la rilevazione alla traccia radar dell’aeromobile:
solo così si può valutare se, alla base di specifici valori,
corrisponda la corretta esecuzione delle rotte e delle procedure previste,
se il problema eventuale possa essere invece collegabile ad una specifica
flotta d’aeromobili, ad alcuni operatori, a motorizzazioni in dotazione
o non aggiornate (parte C, Annex 16 I.C.A.O.), oppure ad aeromobili
provenienti dai Paesi dell’Est o costruiti nell’ex-Unione Sovietica.
Tale sistema di rilevazione andrebbe, inoltre, applicato costantemente,
per un lasso di tempo sufficientemente lungo, almeno un anno per lo
studio (e poi, in ogni caso, mantenuto) e, ad esso, sarebbe necessario
collegare le condizioni meteorologiche e di vento e temperatura esistenti
al momento della rilevazione, per una valutazione più accurata.
Le rilevazioni vanno, inoltre, effettuate con precisione lungo i coni
previsti dalle procedure di decollo ed avvicinamento, con attente delimitazioni.
In assenza di queste modalità, il lavoro effettuato potrebbe
rivelarsi utile solo per una parziale e non del tutto indicativa rilevazione
del rumore, in assoluto, ma senza alcuna possibilità pratica
d’intervento e soluzione
PER QUANTO RIGUARDA L’USO DELLE PISTE
L’uso delle piste di Malpensa è
stato definito, per la prima volta in Italia, da un piano regolatore
comunale, che nulla ha a che vedere con l’operatività aeroportuale.
Solo attraverso una totale ed auspicabile "de-specilizzazione"
delle piste, sarebbe possibile fluidificare il traffico, sottoponendolo
ai normali ed unici vincoli ATC ed operativi, pur tenendo presente eventuali
condizioni "preferenziali", ma non vincolanti.
Il tutto nell’ottica di smaltimento dei movimenti/ora dell’aeroporto,
sopra ricordati.
Unicamente a queste condizioni si potrebbero elaborare nuove rotte di
decollo ed avvicinamento, che potrebbero anche avere un diverso e meno
penalizzante impatto acustico-ambientale.
Spero di essere riuscito nell’intento di
ricordare una pagina della storia di un aeroporto così importante,
"non a tutti nota".
Numerose altre considerazioni potrebbero essere fatte, anche di notevole
importanza ed interesse, ma preferisco riservarle ad un nuovo numero.
Ringrazio pertanto chi ha avuto la pazienza di dedicare il proprio tempo
a questa lettura.
Un saluto e buon lavoro a tutti coloro
che sono impegnati per uno sviluppo sostenibile di questa importante
struttura aeronautica.
Arturo RADINI
Vorrei ringraziare il comandante
Arturo Radini per essere riuscito in poche pagine a riassumere la "storia
infinita" di Malpensa . Vorrei aggiungere un breve commento a quanto
riportato.
Leggendo quanto il comandante Radini ha raccontato, con dovizia di particolari,
mi sono tornate in mente, improvvisamente e chiaramente, tutte le riunioni
su Malpensa, che si susseguirono nei primi mesi del 97.
Le considerazioni fatte e le conclusioni raggiunte, che mi furono sintetizzate
nella lettera del comandante Radini (che avete letto), furono da me
personalmente riassunte al vertice aziendale (febbraio 97) che, per
altro, non aveva, fino a quel momento, ritenuto necessario richiedermi
alcun commento tecnico operativo circa l’aeroporto di Malpensa.
Questo fu, come dire, il mio ultimo atto in Alitalia giacché
solo un mese dopo (marzo 97) andai in pensione e quindi non potei più
seguire la faccenda se non attraverso la stampa specializzata e gli
altri media. Non so quindi quali furono le reazioni scaturite dalla
mia breve nota; una cosa è certa: quelli che avevamo individuato
come fattori negativi trovarono, inesorabilmente, riscontro nella realtà.
E’ possibile che non fui, in quell’occasione, sufficientemente convincente,
oppure, cosa più probabile, che il "progetto Malpensa"
aveva, in quel momento già superato il punto di non ritorno.
In effetti, sembra strano che non fossero state recepite o rilevate
agli alti livelli, tutte le perplessità evidenziate dai tecnici
(piloti, controllori di volo), che allora lavorarono intorno al progetto
Malpensa.
Questo è quanto successe e gli sviluppi sono tristemente noti.
Grazie di nuovo, Arturo per la tua chiarezza e precisione.
Silvano
Silenzi