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2001: an Aviation Odyssey
Introduzione alla edizione
di marzo 2001
Oltre al commento all'inizio di ogni articolo
di questa edizione, credo che sia utile fare delle considerazioni introduttive
generali. Una sorta di editoriale che il contenuto di questa edizione
merita.
Gli argomenti trattati e proposti in questa occasione possono interessare
in misura diversa coloro che ci leggono, in funzione dell'attività
professionale e della formazione di ciascuno. Per il pilota professionista,
invece, più precisamente per il comandante di aeromobile,
tutti questi argomenti rivestono importanza fondamentale per arricchire
il proprio quadro culturale di riferimento.
Un'operazione di autoeducazione che ogni professionista dovrebbe attuare
e a cui si oppone l'attuale indirizzo al profitto dell'industria del trasporto
aereo.
Questo stimolo a vivere criticamente il ruolo di comandante, in passato,
quando l'aviazione registrava frequenti gravi incidenti, veniva esercitato,
comunque, dalle associazioni professionali.
I piloti italiani subirono un innegabile impatto emotivo, quando accaddero
disastri aerei quasi a cadenza annuale nel territorio nazionale
[vedi: Incidenti
aerei in Italia negli ultimi trent’anni
].
Intanto nel mondo avvenivano da 20 a 30 grossi incidenti l'anno, diversi
di questi negli Stati Uniti già in regime di deregulation, [ciò
che fece esprimere Gerrard Bruggink con le parole che riproduciamo sempre
in home page].
Questi scenari creavano nella coscienza di ogni professionista quella
che gli anglosassoni definiscono "blood priority", una sorta di reazione
dello spirito di conservazione di fronte ad eventi tragici. Il risultato
era il costante approfondimento degli aspetti tecnici, umani e ambientali
che la condotta di un aeromobile carico di umanità poneva; si cercava
di comprendere i meccanismi che avevano fatto compiere errori fatali a
sfortunati colleghi, favorendo la diffusione di nozioni, concetti, comportamenti
appropriati e via di questo passo.
Il "Notiziario" dell'ANPAC, una delle Associazioni dei piloti commerciali
italiani, costituì un mezzo di diffusione di questo tipo di coscienza
e di cultura.
Ebbi il privilegio di contribuire personalmente per oltre un decennio
alla parte tecnica di questo periodico, fino al giorno in cui si preferì
una veste editoriale più appetibile, con fotografie, notizie dell'industria
e pubblicità a scapito dello spazio dedicato ad un sano dibattito
professionale che assumeva anche toni critici nei confronti delle aziende
di trasporto aereo.
Il nome più aeronautico di "Pegaso" costituì la svolta definitiva,
pilotata, tra gli altri, da un giornalista "esperto" che ritenne inappropriati
alla veste editoriale i suddetti toni critici.
Ed ecco che, finalmente, da una condizione di oscurantismo, sembra che
l'esigenza di comunicazione sulla professione inizi a manifestarsi di
nuovo al di fuori di queste barriere editoriali. Il comandante Filippo
Capuano propone una Rivista Tecnica dell'ANPAC che dovrebbe
recuperare il gap di quasi dieci anni perduti da "Pegaso" con le ormai
consuete, monotone, immagini di aerei nelle solite livree e in tutte le
possibili configurazioni.
Da questa Rivista riprendiamo un interessante studio sui fattori culturali
all'origine di comportamenti che possono innescare sequenze degenerative
nelle operazioni di volo.
Why
Your Flight Safety Is At The Mercy Of Cultural Factors
Un altro argomento presente in questa edizione
viene proposto dall'analisi di un incidente che ripropone la condotta
di un aeromobile in prossimità del contatto con la pista.
Verranno rilevati aspetti riguardanti le procedure da seguire nelle operazioni
sull'aeroporto ed aspetti riguardanti l'investigazione, l'analisi e le
raccomandazioni e parleremo, ancora una volta di correzioni di traiettoria
in corto finale e in prossimità del contatto.
C'è stata una serie di eventi riguardanti
posizioni anomale in richiamata di aeromobili di compagnie nazionali.
L'ultimo nell'ordine di tempo ha visto un B747 Cargo toccare con uno
dei motori esterni la pista all'aeroporto di Malpensa.
Questi fatti mettono in evidenza problemi di addestramento, mancanza di
informazione sull'ingombro delle macchine vicino al suolo [in funzione
di assetti diversi che si compongono tra loro] e altre carenze che riguardano
aspetti decisionali e fattori di relazione tra i piloti [Cockpit Resource
Management].
Dal momento che parliamo di incidenti in atterraggio
in cortissimo finale e in fase di richiamata suggerisco di rivedere articoli
che abbiamo già pubblicato, il primo è:
Dimensione
spazio-temporale minima di azioni correttive di traiettoria in cortissimo
finale
l'altro è
Dinamiche
percettive della pista e Black Hole Approach
una rielaborazione di uno studio del 1989
da me realizzato per il "Notiziario" ANPAC.
A questo proposito riferirò una circostanza che fa riflettere sui
corsi e ricorsi che si verificano in ogni contesto, sulla memoria delle
cose e sul fatto che la conoscenza deve essere continuamente rivisitata
per diventare realmente patrimonio acquisito, cioè, cultura.
E' comparsa recentemente sul sito Internet di "Le Scienze" la seguente
notizia in cui i riferimenti visivi per il movimento sono spiegati secondo
le dinamiche percettive illustrate nel suddetto studio il cui titolo,
nel nostro caso, potrebbe diventare "centrare la pista".
Centrare la porta
L'importanza delle indicazioni
ottenute dagli oggetti in movimento dipende dal loro numero
James Bond sta correndo con la sua macchina
su una strada di montagna. A un certo punto si avvicina a una stretta
galleria, riuscirà a centrarla? E se sì, come? Una nuova
ricerca suggerisce che il successo arriva per mezzo di due strategie apparentemente
equivalenti: tenere gli occhi fissi sul bersaglio e guardare i guardrail
correre al proprio fianco.
Il problema di come ci muoviamo, che sia a piedi o in macchina, raggiungendo
gli obiettivi che ci prefiggiamo, non è banale e gli scienziati
hanno due teorie per spiegare come ci riusciamo. Da una parte, possiamo
fissare il nostro sguardo sul bersaglio e dirigere il corpo nella sua
direzione. Diversamente, poiché gli oggetti attorno a noi sembreranno
muoversi, possiamo allineare a essi il nostro cammino.
Capire quale dei due sistemi utilizzi il nostro cervello non è
semplice, poiché entrambi sono efficaci e permettono di raggiungere
lo scopo. In un recente esperimento, però, i cui risultati sono
pubblicati sull'ultimo numero di «Nature Neuroscience», William Warren
della Brown University di Rhode Island ha messo a punto un sistema di
realtà virtuale che permette di discriminare quale delle due strategie
sia in uso. Negli esperimenti, ad alcune persone è stato chiesto
di camminare verso una porta, mentre uno schema di oggetti al loro fianco
veniva creato e mosso artificialmente, ma disallineato con il loro bersaglio.
Ovviamente, se i soggetti avessero seguito l'indicazione di questo schema,
avrebbero mancato la porta. Il risultato è stato che l'importanza
delle indicazioni ottenute dagli oggetti in movimento dipende dal loro
numero. Quando la scena contiene solo la porta, nessun soggetto all'esperimento
ha avuto problemi, ma quando al loro fianco sono stati aggiunti numerosi
oggetti e disegni sul pavimento, allora quasi tutti hanno avuto la tendenza
a mancare il bersaglio.
© 1999 - 2001 Le Scienze S.p.A.01.02.2001
Quando realizzai lo studio relativo alle
dinamiche percettive sopra ricordato, utilizzai una ricerca pubblicata
su Aviation & Space Medicine alla metà degli anni '80.
I ricercatori di allora avevano usato superfici mobili ed altre attrezzature
meccaniche ma pervennero ugualmente a conclusioni che ora vediamo spuntare
come scoperte dell'ultim'ora. In ogni caso queste vanno considerate come
autorevole conferma da parte di una nuova generazione di ricercatori che
con altri mezzi sono pervenuti ad analoghe conclusioni.
Ricerca, fattore umano
e valore dell'uomo [l'Odissea]
La ricerca, intesa come l'insieme di studi
per un possibile progresso, caratterizza il mondo aerospaziale con un
connotato fortemente centrato su aspetti tecnologici. Il campo aerospaziale
è dominio degli ingegneri, non certo degli scienziati della materia
o della vita. In altre parole gli studi sulla costruzione dei velivoli
e dei motopropulsori non sono alle frontiere della scienza, ma della tecnologia,
hanno come scopo principale il profitto ed il potere militare, obiettivo
prevalente un tempo, che ora non sembra certo essere venuto meno. L'aviazione
non ha come scopo la conoscenza.
Prendendo a prestito dal grande antropologo Gregory Bateson il termine
epistemologia [scienza e filosofia del pensiero e della conoscenza], se
consideriamo criticamente il dominio aerospaziale, sembra assente qualsiasi
interrogativo di fondo, qualsiasi problematica etica sullo sviluppo sostenibile,
qualsiasi direttrice epistemologica. E ciò è dovuto principalmente
ad un connotato di progresso che tende ad escludere il valore dell'uomo.
E non mi riferisco con questo all'utente del trasporto aereo. L'utente
ha già perso da tempo il valore di persona nel grande ingranaggio
del sistema aviazione. E' solo un'unità di prodotto, una componente
del rapporto passeggero/kilometro che compare nei bilanci delle compagnie.
Potremmo discutere a lungo sulle strategie dei vettori per accaparrare
una frazione di utenza, sulla deregulation tariffaria e sull'indotta deregulation
operativa di cui nessuno parla o che non è in grado di valutare.
Non ci sono grossi dubbi che la tecnologia possa migliorare la qualità
della vita, che il trasporto nell'arco di 12 -18 ore tra località
alle parti opposte del pianeta abbia aumentato la mobilità di parte
della popolazione e che l'abbattimento dei costi abbia reso più
accessibile questa mobilità. Spesso, però, l'utente si scontra
con promesse non mantenute, con realtà da incubo dovute a vettori
di pochi scrupoli, operatori per scorciatoie, difficilmente controllabili
a causa del decadimento di competenze a vari livelli degli enti nazionali
dell'aviazione civile.
Quando parlo di progresso che tende ad escludere l'uomo, intendo l'uomo
che si trova tra l'incudine delle molte attese dell'utente e il
martello delle esigenze del sistema industriale.
L'uomo che dovrebbe opporsi a questa tendenza essendo nella posizione
più idonea a valutarne gli effetti. Il comandante d'aeromobile.
La posizione di comandante d'aeromobile commerciale è una funzione
che consente un'osservazione privilegiata del contesto aviazione: il comandante
di aeromobile è attore di un processo in cui svolge molti ruoli,
spesso inconsapevolmente.
L'acquisizione della consapevolezza passa per l'acquisizione culturale,
non nozionistica ma umanistica, filosofica [forse], ed i problemi di interfaccia
con la realtà operativa che pregnano la funzione di comando possono
essere in tal modo valutati, dall'individuo coinvolto in prima persona,
come conseguenza di un progresso che tende ad emarginarlo per vie sottili
e subdole. Ad esempio quella del rendere la vita facile [in apparenza
perché i nodi vengono poi al pettine] attraverso il miraggio
dell'automazione: automazione delle azioni, delle decisioni, del processo
di elaborazione e della strategia delle operazioni. Sogno del progettista.
Incubo dell'operatore.
"Aircraft manufacturers
have tried to fix their problems by designing the pilot out of the cockpit."
Fu uno dei commenti ricorrenti
all'indomani dell'ennesimo incidente ad aeromobili a tecnologia avanzata.
La conoscenza non si ottiene senza
fatica e la consapevolezza non rende certo facile la vita, ma i piloti
devono diffidare dei miraggi che, promettendo facilità di impiego,
erodono la loro autorità funzionale nel cockpit.
Il fatto che questa consapevolezza si ottenga con lo studio e con l'autoeducazione
comporta la volontà di farlo e la disponibilità di fonti
di informazione e di formazione idonee, che stimolino alla riflessione
e al dibattito sui temi proposti.
Con questa edizione, grazie a collaborazioni preziose e autorevoli, intendiamo
offrire una ulteriore occasione per recuperare valori epistemologici
in una professione che per certi aspetti è alla frontiera della
conoscenza dell'uomo.
Questi aspetti sono i comportamenti di un uomo che "indossa" una protesi
per volare e sopporta con essa un carico di umanità che affida
la propria incolumità nelle sue mani. Evidenziare e sviscerare
la patogenesi di questi comportamenti, è una attività da
frontiera della scienza dell'uomo, è accostamento a problemi di
fondo, è riproposizione del fattore umano come valore della mente
e non come problema da superare con gadgets tecnologici.
Pertanto c'è una sintonia di fondo tra la maggior parte degli
argomenti trattati in questa edizione che, in un quadro omogeneo, offrono
reciproco approfondimento o spiegazione. Buona lettura.
Aldo C.Pezzopane
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