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La pagina sindacale
Questo documento, che ho ripescato in un consistente archivio personale,
fu da me redatto in seguito ad una difficile situazione sindacale che
si era verificata nel Gruppo AZ tra il '94 e il '95, in occasione di uno
dei tanti rinnovi contrattuali, con un elemento di pressione sulla categoria
dei piloti costituito dalla fusione, che era avvenuta di recente, della
ex ATI con Alitalia.
La Direzione del Personale del Gruppo adottò la solita politica
di screditare i piloti nelle comunicazioni con i media, quando quotidiani
e tv si facevano portavoce del disappunto e delle difficoltà degli
utenti in occasione di azioni sindacali.
Pertanto, visto che nel ruolo di membro del Comitato di Sicurezza,
potevo evidenziare in questo consesso aree di preoccupazione o di rischio
per le operazioni, preparai questo documento a futura memoria, consapevole
che era l'occasione per affermare ufficialmente all'interno della compagnia
che una politica di gestione del personale non consapevole
di specifici problemi dei piloti, poteva essere indicata come fattore
causale di incidenti.
Una latent failures della teoria di Reason.
La deregulation ha introdotto negli anni successivi problemi di difficile
soluzione e le mediazioni necessarie ad assicurare condizioni adeguate
di lavoro comportano sempre maggiori compromessi. Quello che accade oggi
nel complesso ambiente sindacale dei piloti suscita non poche perplessità
e diverse preoccupazioni per possibili trasformazioni delle priorità
degli obiettivi [collettivi o "personali"] che si pongono di fronte ai
rappresentanti di categoria.
Stavolta però non c'è nessuno a indicare quei problemi,
né vi è modo, di documentare alcunché riguardo ai
nuovi fattori latenti, quindi queste riflessioni potrebbero ancora
servire.
[acp]
All’attenzione del Comitato di Sicurezza
ALITALIA
[Com.te
ACPezzopane al CdS AZ - giugno 1995]
Oggetto: analisi del clima nell’ambito del Personale Navigante Tecnico
e influenza sulla sicurezza volo.
Gli eventi registrati nelle ultime settimane nell’ambito delle operazioni
volo di Compagnia comportano la necessità di un’analisi per stabilire,
ove possibile, la presenza di aree di rischio o di ridotti margini di
sicurezza.
Dal momento che ci troviamo di fronte ad avvenimenti la cui origine non
è accidentale ma è conseguenza di confronti e scontri di
carattere ideologico, qualsiasi commento in merito potrebbe essere strumentalizzato
facendo attribuire la condivisione di questa o di quella posizione a chiunque
voglia esprimersi sull’argomento.
Ciò nonostante riteniamo di non doverci sottrarre al dovere di
contribuire con valutazioni e riflessioni sugli effetti di tali
confronti (non sulle cause) al fine di evidenziarne le possibili
conseguenze sulla sicurezza delle operazioni. Contributo che non è
nello spirito di attribuire biasimo o responsabilità a qualcuno
ma è finalizzato ad evitare condizioni note come "precursori" o
predisponenti ad eventi di pericolo.
Oltre al suddetto approccio derivante da una filosofia di prevenzione
incidenti sintonizzata con le raccomandazioni ICAO (Annex 13), utilizzeremo
i concetti espressi in tutti i più recenti Seminari e Conferenze
sulla Sicurezza del Volo che si rifanno alle tesi di J. Reason e all’individuazione
dei patogeni residenti nel sistema come fattori di predisposizione all’incidente.
Abbiamo preso come riferimento per le considerazioni che seguiranno i
riporti che molti piloti hanno voluto fare agli incaricati degli enti
sicurezza volo negli ultimi mesi.
Diversi fattori comuni sono emersi ed hanno delineato un quadro "clinico"
del sistema, che evidenzia "patologie croniche" di una certa rilevanza.
Abbiamo altresì considerato la "crisi acuta" caratterizzata dagli
eventi recenti che hanno visto da una parte un eccesso ed una esasperazione
dei comportamenti e dall’altra l’assenza di tentativi di contenimento
della diffusione sui "media" di concetti troppo specialistici e peculiari
per essere somministrati al pubblico senza il rischio di distorsioni,
manipolazioni e strumentalizzazioni e che, per questo, potrebbero aver
creato delle rotture e delle conseguenze psicologiche di difficile rimozione
e deleterie ai fini del funzionamento equilibrato di un sistema
aeronautico che risente in modo significativo del fattore umano.
I riporti verbali dei membri d’equipaggio negli ultimi mesi, ci hanno
dato modo di toccare con mano la parte sommersa di un iceberg, costituito
da diverse segnalazioni scritte riguardanti, ad esempio, la turnazione
di alcuni settori, i tempi di riposo e le possibilità di adeguato
recupero per espletare adeguatamente le funzioni previste come membri
d'equipaggio di volo.
Alla criticità delle modalità e dei tempi di impiego si
sovrappone la difficoltà di ottenere una regolare e idonea alimentazione.
Ciò che aggrava tale situazione è la costante assenza
di qualità dei processi che si ripercuote sul personale di
volo addensandosi nel momento cruciale della partenza e permanendo durante
tutta l’attività di linea.
Tali inadeguatezze o inefficienze riguardano, ad esempio, le macchine
e gli aeroporti:
- lunghe liste di anomalie compatibili,
- inefficienza APU e mancanza di gruppi di condizionamento,
- personale addetto all’ispezione di transito e agli interventi tecnici
non in grado di svolgere la funzione richiesta,
- disponibilità limitata di mezzi di imbarco/sbarco,
- servizi di approntamento dell’aeromobile (pulizie, catering e servizi
accessori) e di rifornimento in costante ritardo,
- frequenti disguidi all’imbarco per non corrispondenza di carico,
- carenza di pianificazione e supporto nell'organizzazione di scalo,
- pressanti esigenze di rispetto degli slot.
Questi sono alcuni dei problemi che non sempre vengono risolti dalla
chiusura porte, anche se il personale di terra vede proprio in questa
circostanza la eliminazione di qualsiasi problema.
In passato queste condizioni di "patologia cronica" del sistema, pur se
sempre molto lontano dall’essere risolte, venivano comunque considerate
nella progettazione dell’impiego.
Il concordato turni, anche se poteva costituire un consistente vincolo
contrattuale, coinvolgeva proprio le categorie del personale navigante
nella formale approvazione dell’impiego proposto.
Attualmente non vediamo attuato nessun meccanismo di sorveglianza e salvaguardia
in proposito.
Inoltre, secondo quanto riferito dai responsabili di alcuni settori (es.:MD-80),
un numero elevato di piloti dicono di sentire tale situazione aggravata
dalla mancata concessione dei periodi di ferie regolarmente richiesti
e che alla fatica accumulata a causa dell’impiego su tali settori si aggiunge
la contrarietà per la sensazione di un’irregolarità subita.
Questa condizione può provocare, tra l’altro, un’alterazione degli
"schemi di pensiero rischiosi ", come vedremo più avanti.
Riteniamo utile contributo alla riflessione la citazione di alcuni punti
di uno Special Safety Report della Flight Safety Foundation
riguardante gli "accidents" di maggior rilevanza avvenuti ad operatori
degli Stati Uniti nel periodo che va dal 1978 al 1990.
- Of the 31 accident flights for which information was available,
55 per cent were running late. In contrast, between 17 and 35 percent
of an illustrative sample of non-accident flights were running late.
(strong management pressure to meet schedule)
- Of the 15 accident for which information was available, 73 percent
occurred during the first duty day together for the captain and first
officer, and of the 16 accidents for which information was available,
44 percent occurred during the crew’s first flight together. (number
of pilots employed on type)
- Half the captains for whom data were available had been awake for
more than 12 hours prior to their accidents. Half the first officer
had been awake more than 11 hours. Crews comprising captain and first
officers whose time since awakening was above the median for their
crew position made more errors overall, and significantly more procedural
and tactical decision errors. (crew schedule)
- In the 29 accidents for which data were available, the median number
flight hours accumulated by first officers in the accident-involved
crew position and aircraft type, while employed by the air carrier,
was 419 hours. In the 32 accidents for which data were available,
53 percent of the first officers were in the initial year as a first
officer for that air carrier. (crew experience)
Lo studio è in definitiva imperniato su aspetti di human factor
conseguenti a fattori organizzativi (policy factors) che sono stati
comunque evidenziati dal Final Report dell’NTSB relativo ad ognuno degli
incidenti analizzati.
Tra queste condizioni (oltre a quelle sopra riportate in parentesi) sono
state individuate le seguenti:
- Crewmember’s time since last meal.
- Meal nutritive contents (protein, complex carbohydrate).
- Crewmember’s detailed schedule of off duty/duty periods prior to accident.
- Crewmember’s sleep times prior to accident.
- Crewmember’s life stress factors: marital conditions, sign of maturity
or stability, recent engagement to be married, recent or concurrent
major career decision, professionalism in approach to flying, conduct
of interpersonal relationships, disciplinary records, and peer relationships.
- Crewmember’s flight time in turbojet, turboprop, piston-powered equipment.
- Number of pilots employed by air carrier.
- Months since most recent major labor disturbance.
- Months since most recent corporate merger.
- Months since most recent pilot layoff.
- Crewmember on overtime shift.
- Crewmember’s fitness for duty: incapacitaction, alcohol/drug use,
pre-existing illness.
Delineato sommariamente il quadro della "patologia cronica" e fornito
un esempio di riferimento per comprenderne il possibile peso come complesso
di fattori causali di incidenti, veniamo alla "crisi acuta" manifestatasi
di recente e tutt’ora in corso.
Volendo evitare l’espressione di opinioni (not reliable) e volendo limitare
le argomentazioni (not impressive) cercheremo di attenerci, di nuovo,
quanto più possibile a fatti concreti.
Comunque, anche se non è possibile stabilire con dei fatti la relazione
causa - effetto tra la "patologia cronica" e la "crisi acuta", è
innegabile che quest’ultima non può essere sopportata da un organismo
malato senza conseguenze disastrose.
Non crediamo che ci sia bisogno di riaffermare che la sicurezza delle
operazioni nel nostro sistema industriale è obiettivo prioritario
fino al punto da non poter essere messo in sottordine nemmeno dallo scopo
economico globale dell’azienda.
I naviganti, ed il Personale Navigante Tecnico in particolare, sentono
in modo significativo l’appartenenza ad un gruppo altamente qualificato,
anche se sembrano presentare connotati di spiccato individualismo. In
tal modo qualsiasi attentato, aggressione o semplice denigrazione dell’immagine
del gruppo viene sofferta psicologicamente con possibili fluttuazioni
dell’equilibrio dei differenti aspetti della personalità e del
comportamento.
Ancora una volta è utile ricorrere a concetti consolidati di prevenzione
incidenti.
E’ noto che gli incidenti accadono per azioni errate o per omissione di
azioni a livello di operatori di front line. Questi errori sono fondamentalmente
dovuti a problemi di interfaccia tra gli elementi che costituiscono l’attività
di front line:
l’uomo, la macchina, l’ambiente e l'organizzazione rappresentata dal
management.
Questi elementi sono definiti in modo diverso in funzione del modello
a cui si riferiscono vari autori.
Il modello "4 M" introduce il Management come un elemento che comprende
gli altri [in quanto ha il compito di organizzarne il funzionamento] e
che consente di identificare la necessità di perfetta sintonia
globale per diminuire le potenzialità di errore umano in front
line.

E’ stato riconosciuta in diverse occasioni l’importanza della cosiddetta
"airmanship" come ultima barriera per la salvaguardia dall’errore.
Expert Airmanship è la definizione dell’insieme di capacità
che deve possedere il personale di condotta (flightcrew).
Tali capacità devono essere apprese e tale apprendimento richiede
una consistente motivazione.
Nota attuale - Gli elementi
indicati dalla figura che segue non sono i soli a definire l'airmanship.
Per uno studio più dettagliato sugli elementi che contribuiscono
ad edificare l'airmanship di ogni buon professionista vi rimandiamo alla
prima edizione di questo sito, all'articolo:
Airmanship
– Un modello concettuale ed operativo di riferimento

Alcuni di questi elementi, come le abilità psicomotorie e, in
particolare, la capacità di lavorare in team, possono essere
influenzate dagli atteggiamenti personali ossia dai cosiddetti Hazardous
Thought Patterns o "schemi di pensiero rischiosi".
Questi influenzano sicuramente le capacità cognitive come
la memoria e l’attenzione.
Secondo l’analisi di alcuni Hazardous Thought Patterns identificati da
Boehm-Davis, ognuno presenta delle tendenze nel comportamento che subiscono
degli spostamenti verso gli estremi, in occasione di condizioni di stress
emozionale o coinvolgimento psicologico importante come appunto un’aggressione
all’immagine del gruppo in presenza di forte spirito di appartenenza (come
nel caso dei piloti).
Secondo quanto affermato da diversi autori la personalità si rende
visibile solo attraverso i comportamenti e questi ultimi, a loro
volta, sono orientati dagli atteggiamenti.

Un atteggiamento può essere definito una "disposizione mentale
stabile" a proposito di un’idea, un oggetto, una persona o qualsiasi altra
cosa riguardo alla quale l’individuo sia emozionalmente coinvolto.
E’ una combinazione di sentimenti, credenze, valutazioni e la disposizione
ad agire coerentemente ad esse. Gli atteggiamenti, per definizione ed
a causa della loro origine nelle caratteristiche profonde di personalità,
tendono a rimanere piuttosto stabili nel tempo, e come tali consentono
di prevedere i comportamenti che verranno messi in atto, almeno in circostanze
specifiche note.
Malgrado la loro stabilità relativa, però, gli atteggiamenti
sono i costrutti psicologici più esposti alle pressioni esterne.
Soprattutto la persuasione (palese come nell’addestramento o subdola
come nella pubblicità), il bisogno di approvazione sociale,
gli eventi eccezionali (un disastro, la percezione di una minaccia
esterna alla persona o al gruppo di appartenenza, ecc.), possono
forzare un cambiamento di atteggiamenti, vale a dire un riaggiustamento
dell’equilibrio tra le spinte interne e l’esame della realtà.
Va anche detto che in occasione di test effettuati su piloti sono apparsi
connotati prevalenti: l’orientamento al compito, il senso di appartenenza
al gruppo e il desiderio di riconoscimento per il proprio ruolo ed il
proprio operato.
Alla luce di queste considerazioni è necessario, a nostro parere,
valutare le conseguenze di una campagna che ha mobilitato il paese contro
una categoria la cui propensione alla collaborazione e disponibilità,
è fondamentale per la sicurezza e la operatività dell’azienda.
Ai fini della sicurezza del volo dobbiamo considerare altre difficoltà
di comportamento.
- Volare in non buone condizioni fisiche potrebbe diventare una
condizione frequente a causa del timore di incorrere in provvedimenti
speciali in caso di comunicazione della propria indisponibilità.
- Può diventare difficile giustificare la penalizzazione di un
volo per motivi tecnici od operativi quando c’è il rischio costante
che decisioni di questo tipo vengano valutate come atteggiamenti ostruzionistici.
- L’esercizio dell’autorità nei confronti dei passeggeri che
devono comunque attenersi alla disciplina di bordo può diventare
problematico, con evidenti conseguenze, dato il tipo di immagine del
Personale Navigante diffusa dai media.
Alla luce di questi elementi di valutazione crediamo che non sia possibile
trascurare o tralasciare per motivi di opportunità di vario tipo,
di fornire agli enti di Compagnia interessati e coinvolti dalla cosiddetta
"crisi acuta", le conclusioni a cui siamo pervenuti e che abbiamo sintetizzato
nel presente documento.
Riteniamo comunque fondamentale il coinvolgimento di esperti qualificati
per l’approfondimento e la razionalizzazione di quanto abbiamo indicato
in base alle nostre conoscenze dell’argomento, e a tal fine raccomandiamo
la partecipazione dell’ente Human Factors e dei suoi consulenti.
Dato il carattere estremamente delicato della materia e la necessità
di massima oggettivazione al di fuori di qualsiasi sospetto di faziosità,
crediamo altresì necessario il parere autorevole di esperti
di medicina e psicologia d’aviazione estranei alla Compagnia.
Ringraziamo per la cortese attenzione e confermiamo la massima disponibilità
ad ulteriori approfondimenti e chiarimenti.
Ovviamente il documento entrò
a far parte degli atti del Comitato di Sicurezza senza che venisse dato
seguito, con interventi di gestione, a sorvegliare, quantomeno, le aree
di rischio indicate dal documento.
Ora quel documento è andato al macero con le relazioni mensili
su tutti gli eventi ed incidenti della compagnia avvenuti in oltre quarant'anni
di operazioni volo. Questi avrebbero potuto, invece, essere trasformati
in una preziosa base-dati. L'unica base-dati disponibile sul trasporto
aereo nazionale, visto che il Gruppo AZ per tanti anni ne è stato
il maggior operatore.
La responsabilità di questa opera "meritoria" è stata indicata
nell'articolo:
Tesori
dilapidati, vasetti multicolore e "aeroplani di cartapesta"
In tal modo furono accontentati
quelli che allora espressero disappunto per un documento del genere che
sostanzialmente li faceva sentire esposti in caso di "evento infausto",
dato che avevano precise responsabilità di gestione.
Ma l'aviazione è molto vulnerabile alla"sabbia" e i nodi prima
o poi…
E visto che siamo nella pagina sindacale…
Meno trionfalismo e più verifiche
Da molto, troppo, tempo le associazioni professionali dei piloti risultano
assenti dal dibattito sui temi caldi dell'aviazione civile nazionale.
La critica propositiva e la partecipazione a identificare modalità
di soluzione di carenze strutturali e organizzative appare superficiale
ed episodica.
Questo lo si può constatare sia da parte di ANPAC che da parte
di Unione Piloti.
ANPAC appare ingessata in un ruolo di mera rappresentanza formale, estensione
nazionale di una IFALPA [International Federation of Airline Pilot Associations]
da sempre allineata con le esigenze dell'industria.
E' pur vero che la situazione sindacale attuale è densa di problemi
e che il "gioco del monopoli" tra gli imprenditori diventa dirompente
per gli obiettivi della categoria. Unione Piloti sembra soffrire di questi
problemi a causa di fluttuazioni di leadership e di un intenso dibattito
interno che si evince dai Forum. Il dibattito interno avviene esclusivamente
sui problemi di "merging" tra operatori, sulla "seniority list" [ma ancora
non è stato elaborato un adeguato bidding system] ed è condito
di polemiche personali.
I commenti sulla situazione dell'aviazione civile nazionale, che gli
autori di questo sito esprimono in modo reiterato e assolutamente indipendente,
non trovano corrispondenza in alcuna espressione delle associazioni professionali
dei piloti.
Tranne qualche breve cenno di compiacimento su sporadiche o dubbie iniziative,
che appare più come tentativo di "cogliere benevolenza" accentuando
toni trionalistici fuori luogo.
E ci riferiamo alla dichiarazione seguente:
MALPENSA: UNIONE PILOTI, SCALO
PIU' SICURO CON PIANO SEA
«La Sea ha realizzato concreti
miglioramenti, altri sono in programma, nella sicurezza delle operazioni
all'aeroporto della Malpensa».
Ad affermarlo è il direttore del dipartimento
tecnico dell' Unione Piloti, Flavio Sordi, il quale in una nota rileva
che:
«L'hub milanese ha già
raggiunto uno standard di sicurezza superiore ai minimi raccomandati dalla
regolamentazione internazionale».
«L'iniziativa del presidente Fossa di riunire intorno a un tavolo tutti
gli attori che concorrono alle operazioni aeroportuali - prosegue
l'Unione Piloti - ha consentito
lo sviluppo di un programma di mirati interventi e investimenti su addestramento
e formazione del personale, aiuti visivi luminosi, segnaletiche, comunicazioni,
gestione incidenti, prevenzione degli attentati».
«L'Unione Piloti auspica ora un identico impegno nella realizzazione della
terza pista - conclude la nota
- Si risolveranno così problemi ambientali di rumore e soprattutto
il traffico in partenza sarà completamente separato da quello in
arrivo garantendo una maggiore sicurezza dei voli.»
Vi sono molte domande che
le suddette affermazioni fanno sorgere e molti aspetti che restano oscuri.
Come si può affermare che «…l'hub
milanese ha raggiunto standard di sicurezza superiore…»
senza la verifica formale
da parte di un ente accreditato?
A questo riguardo suggeriamo di utilizzare per un auditing su Malpensa
un gruppo di specialisti del LUFTFARTSVERKET [the Swedish Civil Aviation
Administration] guidato da Goran Svensson.
Può darsi che dopo i risultati di una tale ispezione vi sia maggior
cautela nelle dichiarazioni.
Quale è il significato di «…ha
consentito lo sviluppo di un programma…»?
se non si definisce lo stadio di sviluppo, che su questi aspetti non ha
certo tempi di giorni e nemmeno di mesi; siamo alle proposte di intervento,
all'elaborazione del piano, alla stesura dei contratti, all'attuazione
pratica? E' evidente che solo il completamento di un programma può
indicare se gli obiettivi sono stati raggiunti.
Ci troviamo di fronte ad un aeroporto con pretese di hub praticamente
"monco" di una utilizzabilità standard della direttrice di atterraggio
nord-sud, con penalizzazioni di sequenza per i decolli nord-sud; ed una
terza pista viene vista come soluzione perché «…il
traffico in partenza sarà completamente separato da quello in arrivo
garantendo una maggiore sicurezza dei voli…».
Maggiore di quella attuale? In base a quale unità di misura?
Senza contare che se la terza pista interseca una o entrambe le due piste
parallele gli scenari da "runway incursion" proliferano a dismisura.
Infine perché «L'iniziativa
del presidente Fossa di riunire intorno a un tavolo tutti gli attori che
concorrono alle operazioni aeroportuali…»
quando esiste tra gli strumenti a disposizione del Direttore d'aeroporto
e di tutti gli attori che concorrono alle operazioni il Comitato Aeroprtuale
di Sicurezza Operativa?
Viene già data per liquidata la figura del Direttore d'aeroporto
ed introdotto il gestore aeroportuale a competenza e responsabilità
totale.
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