|

|
In questa edizione di airmanshiponline.com abbiamo ripreso più
volte articoli dell'agenzia di stampa AIR PRESS che tra
i mezzi di informazione aeronautica risulta una delle più fitte
di opinioni e documenti di rilievo sul comparto aviazione civile. Purtroppo
le pubblicazioni settimanali di questa agenzia di stampa non hanno la
grande diffusione al pubblico che meriterebbero gli argomenti trattati,
mentre sembra che gli altri mezzi di comunicazione non specializzati non
attingano mai a tale fonte che sarebbe loro utile per evitare grossolani
errori di informazione.
In particolare quando parlano di incidenti aerei.
Per questo, essendo ormai consci che abbiamo lettori interessati agli
aspetti giuridici e politici dell'aviazione civile nazionale, lettori
che non sono inseriti negli ambienti raggiunti da AIR PRESS,
abbiamo deciso di utilizzare maggiormente l'agenzia per proporre opinioni
e argomentazioni utili a far comprendere le difficoltà organizzative,
politiche e culturali [anche linguistiche] che si incontrano sulla via
di una efficace riforma dell'aviazione civile nazionale.
Dalla edizione del 13 maggio 2002 di AIR PRESS (n.19) proponiamo
l'opinione autorevole e provocatoria dell'Ing Bruno Salvi sulle linee
guida di riforma emerse dalla IX Commissione della Camera dei Deputati.
Segue una lettera ad AIR PRESS del Com.te Renzo Dentesano
con un suo commento alla prima stesura delle Linee Guida di riforma dell'Aviazione
civile di cui è stato promotore l'On.Romani.
Viene proposto, quindi, il resoconto di Igino M. Coggi, nuovo Direttore
di AIR PRESS, su una Tavola rotonda tenutasi ad Alghero
su un argomento caldo e centrale della riforma: l'affidamento al gestore
aeroportuale di funzioni e competenze che sono del Direttore d'aeroporto.
A tal proposito dobbiamo rilevare ancora una volta che il Presidente di
ANSV, Bruno Franchi, esprime perplessità sull'argomento che condividiamo,
come più volte illustrato su questo sito da Renzo Dentesano.
A conclusione l'invito dell'On.Pasetto ad attendere la conclusione dell'indagine
parlamentare e l'acquisizione di tutti gli elementi necessari ad una efficace
riforma, un invito a cui ci associamo incondizionatamente.
Gli autori di airmanshiponline.com
Nessuna risposta coerente su ciò che costituisce l’essenza del
problema
Zone d’ombra con sovrapposizioni di competenze e conflitti positivi che
diventano negativi quando alla competenza si deve associare la relativa
responsabilità.
AIR PRESS ha chiesto un commento sulle "Linee guida" che la commissione
Trasporti della Camera ha elaborato in materia di riforma dell’aviazione
civile all’ingegner Bruno Salvi già capo del Dipartimento
Aviazione civile. Di seguito il commento dell’ing. Salvi.
ll documento "Linee guida per la riforma del sistema dell’aviazione civile",
datato 17 aprile 2002 (cfr. AIR PRESS, Fasc. 1718/02, pag. 647), fornisce
un quadro di riferimento indicando, per i diversi sottosistemi dell’"universo"
aviazione civile, attribuzioni (e quindi responsabilità) ai fine
di eliminare le incertezze, rese ancora più evidenti dall’incidente
di Linate dell’8 ottobre 2001; sui suoi contenuti si esprimono le relative
osservazioni, proponendo modifiche ritenute necessarie. Per riportare
li problema alla sua reale consistenza, occorre però fare prima
alcune considerazioni preliminari.
Premesse
1.1. La situazione caotica, che l’incidente di Linate ha reso
nota per la sua drammaticità, non è, a mio avviso, generata
da una indeterminazione legislativa, ma da situazioni amministrative,
ammesse e tollerate anche se non conformi alla norma; cioè, in
sintesi, la situazione esistente de facto a Linate ed in altri aeroporti
era, ed è tuttora, diversa da quella disposta in diritto, e questo
si sapeva prima ed ancora oggi si sa.
La legge, infatti, affida all’Enav, e non alla SEA, gli impianti luminosi
di assistenza al volo (compresa la segnaletica diurna che costituisce
aiuto equivalente a quella notturna), tanto è vero che in tutti
gli aeroporti a gestione parziale tali impianti sono stati assegnati dallo
Stato all’allora AAAVTAG e l’Enav li detiene, quale unico soggetto competente
a curarne l’efficienza. Al contrario la SEA (e tutte le altre società
a gestione totale esclusa quella di Genova), per ragioni di natura prevalentemente
patrimoniale, hanno mantenuto la proprietà degli impianti conservando,
quindi, il relativo onere di adeguamento e conservazione, in precedenza
affidato dalle convenzioni di gestione stipulate con lo Stato, quando
era lo Stato titolare del servizio di assistenza al volo. Se è
possibile attribuire ad un soggetto compiti tecnici, economici o patrimoniali,
non è, però, possibile trasferire ad un soggetto competenze
giuridiche che la legge ha assegnato ad un altro soggetto; sembra, invece,
che a Linate questo sia avvenuto.
A mio avviso, pertanto, la legge ha garantito un adeguato livello di
certezza nella attribuzione di competenze e, quindi, di responsabilità
senza sovrapposizioni; la posizione conservata dai vari soggetti, benché
modificata da una serie di leggi e norme prodotte nel tempo, ha, invece,
determinato zone d’ombra con sovrapposizioni di competenze, spesso interessate
da conflitti positivi che diventano, poi, negativi, quando alla competenza
si deve associare la relativa responsabilità.
1.2. Dopo aver evidenziato che l’esigenza di un nuovo intervento
legislativo non deriva da precedenti carenze legislative, occorre, a mio
avviso: individuare, prima, le invarianti che ogni atto legislativo riferito
ad un servizio pubblico essenziale, dovrebbe rispettare, qualunque sia
l’assetto che il legislatore intende produrre; vedere, in vigenza della
norma che si intende adottare, quali effetti concreti la norma stessa
può determinare; considerare, nell’analisi del precedente punto,
che spesso esiste una differenza tra il fine prefissato dal legislatore
quando emana la norma e gli effetti reali (anche collaterali) prodotti
dalla norma stessa e su questo punto l’esperienza maturata in 40 anni,
può fornire un contributo non trascurabile. Le invarianti di un
atto legislativo, riferito ad un servizio pubblico essenziale che deve
garantire un valore costituzionale (diritto alla mobilità), qualunque
sia l’assetto dei sistema composto e dei suoi sottosistemi, non possono,
a mio avviso, che essere le seguenti: la garanzia nei confronti dell’utente
della qualità del servizio, reso in termini di capacità,
accessibilità e sicurezza deve essere fornita dell’organo governativo;
l’organo governativo per poter garantire al cittadino la qualità
dei servizio, deve disporre di una struttura propria, dotata di elevate
capacità professionali ed in possesso di specifiche conoscenze
nei settori che definiscono la qualità del servizio: operativo,
economico–finanziario, tecnico e giuridico; i vari sottosistemi (anelli
di una stessa catena che produce il prodotto finito) deputati alla costruzione
delle infrastrutture e relativa certificazione, alla fornitura del servizi
a terra e di assistenza al volo, alla preparazione e certificazione del
personale addetto, alla costruzione e certificazione delle macchine, possono
essere affidati ad enti esterni aventi anche diverso assetto giuridico
(esclusa la SpA a totale capitale pubblico, cioè con un unico Azionista-Tesoro),
dotati di propria autonomia. Tali enti devono, però, rispondere
all’organo di governo garante della qualità del servizio (e non
all’azionista che nel governo possiede altre attribuzioni) perché
le proprie attività incidono sulla qualità che l’organo
governativo deve garantire al cittadino.
Altra invariante non trascurabile, risiede nell’attività internazionale
propria di un settore che non ha confini geografici. Se è possibile
ed opportuno trasferire ad enti diversi la partecipazione ad organismi
tecnici internazionali (Icao, Ecac, Eurocontrol) non sembra possibile
comprendere anche il settore degli accordi aerei. L’accordo aereo rimasto
con paesi extracomunltari, è uno strumento avente rilevanza non
solo commerciale, ma anche politica, tanto è vero che la sua preparazione
e successiva negoziazione avvengono con la partecipazione dei ministero
degli Affari Esteri: sede centrale ed ambasciate in tutti i paesi del
mondo. In passato ho potuto constatare che risultati molto importanti
sono stati raggiunti quando un sottosegretario di Stato, per delega ricevuta,
si è interessato a tempo pieno al settore degli accordi aerei,
ponendo il governo al tavolo di negoziazione. Per comprendere l’importanza
della presenza di una struttura tecnica a livello governativo occorrerebbe,
prima, riconoscere l’opera svolta dal Dipartimento dell’Aviazione Civile
nei tre anni in cui ha operato. Negli atti del Dipartimento esiste la
descrizione del rischi che si corrono operando in aeroporti soggetti a
condizioni meteo sfavorevoli, senza la presenze dei sistemi prescritti
dalla norma Icao; cioè, in sintesi, una anticipazione dell’incidente
di Linate. È difficile, però, riconoscere l’opera svolta
dal Dipartimento, forse perché dovrebbero anche ammettersi le relative
responsabilità, che l’opera del Dipartimento pone in maggiore evidenza.
L’essenza del problema
L’atto legislativo dovrebbe dare risposte coerenti, nel rispetto dei
valori in precedenza evidenziati, che, a mio avviso, costituiscono l’essenza
del problema; risposte che il documento in esame non sembra garantire,
perché:
2.1. Il ministro, pur se titolare della funzione di indirizzo
politico – economico (già assegnata, per altro, dal D. L. n. 29/93
e successive integrazione), non dispone di un proprio organo tecnico per
garantire la qualità del servizio al cittadino.
2.2. Il Consiglio strategico per il trasporto aereo (Co.S.T.A),
presieduto dal ministro, costituito da enti pubblici e privati, senza
la presenza di una entità governativa tecnica (in quanto non prevista),
non consente al responsabile politico di effettuare un’analisi propria
dei problemi sui quali egli dovrà assumere le proprie decisioni.
2.3. L’eliminazione del direttore di aeroporto priva il sistema
della figura istituzionale in grado di coordinare (non gestire come dispone
il Codice della navigazione quando il direttore era l’Authority identificata
nel Colonnello Comandante) tutte le attività aeroportuali, comprese
quelle assegnate agli enti di Stato.
2.4. La sostituzione del direttore di aeroporto con l’operatore
aeroportuale (titolare di concessione per la gestione aeroportuale) significa
il trasferimento di potestà pubbliche ad un soggetto privato; se
poi si considera che il soggetto privato:
- è individuato con gara pubblica europea;
- può, pertanto, appartenere ad un qualunque paese europeo;
- è già presente in aeroporti italiani,
significa anche il trasferimento
di potestà pubbliche del governo nazionale ad operatori privati
di paesi europei.
2.5. L’affidamento all’operatore aeroportuale di attribuzioni
in materia di:
- sicurezza fino ai piani di emergenza;
- monitoraggio, comprese le radioassistenze;
- coordinamento e responsabilità del corretto svolgimento del
sistema antincendio, anche quando svolto dal corpo dei Vigili del fuoco;
- coordinamento con Enav ed Aeronautica Militare dei servizi del traffico
aereo a garanzia della sicurezza nello spazio aereo interessato dall’aeroporto;
- ispezioni delle installazioni aeroportuali, anche di competenza di
altri enti,
significa che il governo,
per garantire al cittadino la qualità di un bene costituzionale,
ed in particolare la sicurezza del volo, si affida ad un soggetto privato.
Il documento non sembra, inoltre, risolvere il problema dal quale trae
origine, perché:
- all’Enav rimane il compito del "potenziamento ed ammodernamento degli
impianti per lo svolgimento dei servizi di competenza" che attualmente
già possiede;
- l’operatore aeroportuale, sostituendosi al direttore di aeroporto,
dovrà "assicurare una appropriata ed efficiente manutenzione
delle installazioni aeroportuali", attribuzione conferita oggi al direttore
di aeroporto;
- l’Enac "potrà disporre ispezioni sulle installazioni aeroportuali,
i servizi, le apparecchiature...", cosa che anche oggi può, anzi
deve, fare.
Per concludere, confermando indicazioni espresse in precedenti documenti
(Cfr AIR PRESS, Fasc. 10/02, pag. 396), ritengo che una soluzione che
darebbe una risposta coerente ai problemi resi pubblici dall’incidente
di Linate consista in:
- concentrare nel gestore aeroportuale (individuato con gara pubblica
come riconosce giustamente il documento datato 17.4. 2002) tutte le
installazioni aeroportuali compresi gli impianti di assistenza al volo
(con la sola esclusione dei sistemi TLC e meteo), la cui idoneità
ad efficienza, rientra nella esclusiva responsabilità dell’"operatore
aeroportuale";
- conservare all’Enav la fornitura del servizio di assistenza al volo
in rotta e terminale con esclusiva responsabilità in materia
di selezione, preparazione ed addestramento del personale, nonché
il servizio radiomisure operante anche sulle installazioni del gestore.
Per il servizio di assistenza al volo l’Enav si avvarrà delle
installazioni per la navigazione in rotta di propria esclusiva competenza
e, per il terminale, degli impianti forniti dai gestori, e di proprie
installazioni TLC e meteo;
- aggiornare i compiti che il Codice della navigazione affida al direttore
di aeroporto, riferiti:
- al coordinamento dei servizi (del gestore e degli enti di Stato) necessari
per la movimentazione del velivoli,
- all’ispezione sul servizi aeroportuali, comminando sanzioni in casi
di inadempienza,
- al rispetto della normativa internazionale (Icao) ed europea in materia
di accesso ai servizi a terra,
- affidare all’Enac il compito di regolamentazione in materia aeroportuale
e di assistenza al volo, in aggiunta ai compiti già assegnati
dal D. L. n. 250/1997,
- fornire al ministro una struttura adeguata per poter garantire la
qualità del servizio nei confronti dell’utente, nel rispetto
degli obiettivi emanati dal ministro stesso, e per poter gestire attività
di propria competenza, tra le quali emergono gli accordi aerei con i
paesi extracomunitari.
Commento sulle "LINEE GUIDA" dell’On. Romani sulla RIFORMA dell’Aviazione
Civile.
A cura del Comandante RENZO DENTESANO.
Nell’articolo dedicato da AIR PRESS n. 17/18 alle "linee guida" per la
riforma dell’aviazione civile del documento elaborato dall’On. Paolo Romani,
si legge la seguente affermazione d'apertura: «l’attuale articolata
e complessa ripartizione delle competenze … è inidonea a garantire
un adeguato livello di certezza nell’attribuzione delle responsabilità».
Se essa è il risultato delle audizioni dei responsabili dell’attuale
amministrazione dell’aviazione civile nazionale tenutesi a Commissioni
parlamentari riunite, risente di impressioni reattive da parte di chi
avrebbe voluto conoscere la verità sulle attribuzioni effettivamente
previste dalle Leggi vigenti, ma non ha avuto risposte veritiere e, pertanto,
tale affermazione finisce per non corrispondere alla realtà dei
fatti e della legislazione di riferimento.
Sarebbe bastata la presenza di qualcuno che
conoscesse operativamente le Leggi vigenti in ambito aeronautico per inchiodare
i responsabili comparsi alle audizioni alle loro precise e documentabili
attribuzioni di responsabilità. A partire dal Ministro pro-tempore
nella sua veste di governante di uno Stato aderente alla Convenzione
di Chicago, per finire con i responsabili dell’amministrazione dell’aviazione
civile, sia quelli centrali che quelli periferici.
In tal modo si sarebbe potuto concludere che le Leggi ci sono,
forse sono troppe e comunque perfettibili, ma non consentono a nessuno
di affermare che le responsabilità non siano ben delineate e facilmente
individuabili in base alle Leggi vigenti in materia.
Ma questo sarà
compito della Magistratura.
In particolare poi non è vero né lecito affermare che occorra
«ridurre la complessità e creare una gerarchia decisionale nell’ambito
del sistema aeroportuale» perché questa gerarchia già
esiste a norma degli articoli 689 – 718 – 719 – 724 – 725 – 726 – 792
–799 – 801 – 802 839 –1235 del vigente Codice della Navigazione – Parte
Aerea -, il quale abbisogna soltanto di essere aggiornato in certe attribuzioni
spettanti al Direttore di aeroporto, nella sua veste di coordinatore e
di vigilante di tutti gli enti e di tutti gli operatori esistenti in ciascuna
realtà aeroportuale.
Semmai bisogna riconoscere che la competente Amministrazione dell’aviazione
civile, nell’ultimo mezzo secolo appena passato, non ha mai provveduto
all’aggiornamento professionale delle persone nominate a tale delicatissimo
incarico e neppure del personale addetto alle funzioni di coadiutore della
figura giuridica pubblica identificata nel Direttore di aeroporto.
Dunque la «funzione di coordinatore e di sintesi dei diversi soggetti
operanti sull’aeroporto … in piena autonomia e sotto la propria responsabilità
di atti, provvedimenti e decisioni afferenti l’operatività [non
la gestione – N.d.R.] del singolo aeroporto» già esiste,
solo va affidata ad elementi preparati ed aggiornati, cosa che purtroppo
non è più avvenuta da lungo tempo!
In effetti, se una lezione doveva essere
appresa dall’evento dell' 8 ottobre 2001, questa non è stata affatto
compresa e la dimostrazione consiste nel fatto che, purtroppo, in presenza
di tante Leggi, mai integrate in un testo unico [come l’ICAO indica nel
proprio Doc 8335-AN/879 –Cap. 2, direttamente derivato dal contenuto degli
articoli 12, 28 e 37 della Convenzione sull’Aviazione Civile Internazionale],
non è mai stato realizzato in Italia un "sistema organico"
dell’amministrazione dell’aviazione civile. Essa, pertanto, si è
involuta in "un
non-sistema", dovuto a riforme
dilettantesche e perciò aperto alle diatribe del tipo di quelle
a cui si è dovuto assistere impunemente per anni tra il Dipartimento
dell’Aviazione Civile, l’ENAC e l’ENAV, proprio a seguito della incoerente
riforma del settore attuata fra il 1996 ed il 1999.
Diatriba poi proseguita fino a sfociare nelle penose dichiarazioni rilasciate
alle Commissioni parlamentari riunite, da vari burocrati di Stato, incaricati
di gestire qualcosa più grande delle loro capacità, con
una evidente arroganza ed una presupponenza offensiva nei confronti delle
vittime delle loro azioni ed omissioni, dovute principalmente al fatto
di non conoscere e di non voler riconoscere né le normative internazionali
(alle quali avremmo dovuto attenerci in qualità di Stato contraente
dell’ICAO), né quelle stabilite da Codici e Leggi vigenti nell’ordinamento
nazionale.
Così il mancato recepimento formale
degli Annessi tecnici alla Convenzione di Chicago, pur espressamente richiesto
dal Legislatore con il disposto dell’art. 13 del D. Lgs. n.250/1997, per
cercare di rimettere in carreggiata il "non-sistema" esistente,
ha permesso che il deterioramento comportamentale di coloro che avrebbero
dovuto vigilare sul funzionamento del settore, si concretizzasse in una
diffusa mancanza di responsabilità, che ha condotto ad accese polemiche
e allo scaricabarile finale, episodi ai quali si è potuto assistere
fin da prima dell' 8 ottobre e proseguiti poi in tutte le sedi e le palestre
offerte da inchieste più o meno serie sulle possibili attribuzioni
di responsabilità nell’evento stesso.
Di conseguenza si deve condividere in linea generale quanto affermato
criticamente a proposito della ventilata riforma sul n. 19 di AIR PRESS
sotto il titolo "Nessuna
risposta coerente su ciò che costituisce l’essenza del problema"
dall’Ing. Bruno Salvi, già
capo del Dipartimento ministeriale dell’Aviazione Civile e per questo
motivo orientato a difendere preventivamente, se non il proprio operato
in tale funzione, quanto meno la creatura che ha gestito dal 1997 al 2001.
Infatti egli ha pienamente ragione quando
afferma che «la
situazione caotica … non è generata da una indeterminatezza legislativa,
ma da situazioni amministrative ammesse e tollerate anche se non conformi
alla norma, cioè la situazione esistente de facto … era ed
è tuttora diversa da quella disposta in diritto, e questo
si sapeva prima ed ancora si sa oggi!».
Ancora pienamente condivisibile è
il commento critico al fatto che «l’eliminazione
del Direttore di aeroporto priva il sistema della figura istituzionale
in grado di coordinare tutte le attività aeroportuali comprese
quelle assegnate agli Enti di Stato»
e che «la
sostituzione del Direttore di aeroporto con l’operatore aeroportuale significa
il trasferimento di potestà pubbliche ad un soggetto privato
… anche ad operatori privati di paesi europei», con
il significato «che il governo, per garantire al cittadino la qualità
di un bene costituzionale (diritto alla mobilità) ed in particolare
la sicurezza del volo, si affida ad un soggetto privato»,
magari straniero, aggiungiamo noi.
Che tutte queste belle idee siano scaturite da una Commissione (istituita
dall’On. Romani), composta da "esperti" estratti da organi pubblici
e privati aventi tutti precisi interessi di parte nel settore che si vorrebbe
riformare, la dice lunga sulla impossibile bontà delle proposte
di riforma formulate, né d’altronde si può sottacere il
fatto che gli interessi lobbystici in materia sono purtroppo robustamente
rappresentati in sede di Commissioni parlamentari riunite per poter formulare
quell’articolato di riforme che, oggi come oggi, sembra doveroso chiudere
in fretta, costi quel che costi, possibilmente prima degli impegni televisivi
dei campionati mondiali di calcio, ai quali i nostri Deputati e
Senatori non potranno mancare di assistere.
Ma su una cosa non possiamo assolutamente essere d’accordo con le pur
pregevoli e motivate critiche dell’Ing. Salvi e cioè che tra le
installazioni aeroportuali da passare al Gestore aeroportuale si possa
includere anche gli impianti di assistenza al volo (pur con l’esclusione
dei sistemi TLC e meteo), in quanto lo standard delle radioassistenze,
degli aiuti luminosi e della segnaletica sono e devono restare responsabilità
di ENAV (sotto sorveglianza del Direttore di aeroporto), in quanto non
è possibile gestire un sistema di free flight gate-to-gate spezzando
la catena operativa di funzioni e di coordinamento internazionale necessario
al funzionamento ATM, come la nostra appartenenza ad Eurocontrol dovrebbe
insegnare anche a chi non s’intende di Controllo del Traffico Aereo.
In questa vicenda colpisce il silenzio dell'ANDA (Associazione Nazionale
Direttori d'Aeroporto). Che sia già defunta?
Al Direttore di AIR PRESS, se mi riterrà degno di essere pubblicato,
grato per l’attenzione.
F.to: Renzo Dentesano
Roma 15 maggio 2002.
La "tavola rotonda" di Alghero
Un confronto di opinioni
sul nuovo ruolo delle gestioni aeroportuali
Osservazioni e discussioni sull’ipotesi
di riforma dell’aviazione civile
Chi è d’accordo e chi non lo è affatto
DALL’INVIATO IGINO M. COGGI
ALGHERO
Gestioni totali e sviluppo dei sistemi aeroportuali.
Su questo tema, d’indubbia attualità, si è sviluppata la
tavola rotonda che si è tenuta ad Alghero l’11 maggio all’indomani
del convegno che l’università di Sassari ha organizzato su "Le
gestioni aeroportuali Privatizzazione del sistema e sicurezza del trasporto
aereo". Convegno, quest’ultimo, invero un po’ troppo "accademico" a dimostrazione
che il mondo universitario italiano, salvo lodevolissime eccezioni, ancora
non ha percepito che l’aviazione civile italiana sta vivendo un momento
di rapida evoluzione sulla spinta sia della "globalizzazione" del trasporto
aereo sia, a casa nostra, del crollo dei monopoli. Quindi, meno dottissime
quanto vuote citazioni di codici e pandette e più chiara percezione
dei fatti.
Enunciati, questi ultimi, possibilmente da chi vive giornalmente la realtà
del trasporto aereo e non da chi questa realtà crede di viverla,
e di pontificare su di essa, solamente nel chiuso di biblioteche e aule
magne. A parte questo, spunti di interesse in questa "due giorni" nel
nord della Sardegna non sono mancati, soprattutto, nella tavola rotonda,
laddove la discussione sui rapporti fra la privatizzazione del sistema
aeroportuale e la sicurezza si è trasformata in un confronto di
opinioni sulle "linee guida" per la riforma dell’aviazione civile.
Un momento senz’altro cruciale
«Proprio in questi giorni si parla di riformare l’aviazione civile e
in questo progetto di riforma una posizione di primaria importanza viene
riservata agli enti gestori» il cui ruolo «sarà sempre più
valorizzato tanto che si prevede di conferire loro non solo mere funzioni
di coordinamento delle attività all’interno dell’aeroporto», ma
anche quelle «di garanti dell’operatività degli aeroporti e del
complesso delle attività che in esso si svolgono». Parola del dr.
Alfredo Roma che interviene sì come presidente della European
Civil Aviation Conference (Ecac), ma con nessuno che dimentica l’altra
carica da lui ricoperta, vale a dire di presidente dell’Enac, l’Ente nazionale
per l’aviazione civile. Ossia di presidente di un ente che il progetto
di riforma chiama direttamente in causa. Si tratta di un fenomeno, osserva
Roma, «che ha già trovato attuazione o sta trovando attuazione
in altri scali europei». Vedi l’esperienza britannica ove il gestore ha
la responsabilità della gestione dell’aeroporto nell’osservanza
di standard operativi e di sicurezza emanati dalla Civil Aviation Authority.
Responsabilità «che si estende anche alla sicurezza dello spazio
aereo adiacente l’aeroporto e alla movimentazione degli aeromobili e dei
veicoli a terra in area aeroportuale» ricorda il presidente dell’Ecac
per il quale, in Italia, l’Enav, per quanto riguarda il servizio di torre,
potrebbe costituire una società con il gestore aeroportuale. Visto
questo è evidente che, in Europa, «I gestori aeroportuali si stanno
via via allontanando da una gestione diretta dei servizi di handling per
concentrarsi su altri compiti» come «pianificazione accompagnata dall’analisi
dei mercati, la realizzazione di nuove e più efficienti infrastrutture,
il coordinamento delle attività aeroportuali, la garanzia di efficienza
e sicurezza dello scalo aeroportuale» osserva Roma che, nel processo di
liberalizzazione degli aeroporti, intravede alcuni limiti. Uno dei quali
è che «ogni aeroporto gode del monopolio del bacino di traffico»
dal che «deriva la necessità di una regolamentazione economica,
problema difficile da affrontare da parte dei governi per le implicazioni
politiche e di sovranità nazionale spesso in contrasto con le normative
e politiche comunitarie». E qui, tornando in Italia, il pensiero del presidente
dell’Ecac e dell’Enac va «ai diversi decreti Burlando, Treu e Bersani
su Linate» che hanno evidenziato, ieri come oggi, «la carenza di regole
chiare» per risolvere il problema. Ed «è chiaro che le decisioni
politiche di favorire lo sviluppo di un aeroporto piuttosto che un altro,
in un processo di liberalizzazione del mercato e privatizzazioni dei gestori
tuttora in atto, possono indirizzare il capitale di rischio in un senso
o nell’altro». E proprio «per questo è necessario che i governi
stabiliscano linee guida chiare e precise al fine di poter attirare il
capitale di rischio nelle privatizzazioni degli aeroporti».
Ora, nonostante «l’attuazione della libera prestazione dei servizi nel
settore aeronautico sia un percorso lungo e non sempre facile», il dr.
Roma tiene a «ribadire come il momento attuale risulti senz’altro cruciale,
non solo per la liberalizzazione degli aeroporti e dei servizi in essi
resi, ma per l’affermazione di un nuovo ruolo dei gestori aeroportuali»
perché «l’evoluzione della disciplina, sia comunitaria che nazionale,
ed a questo riguardo occorre tener conto del progetto di riforma dell’aviazione
civile, conferisce competenze e responsabilità di particolare rilievo».
Indubbiamente «ciò contribuisce ad incentivare lo sviluppo di un
nuovo approccio dei gestori aeroportuali che devono ritenersi sempre più
proiettati verso un mercato altamente competitivo che richiede loro interventi
spiccatamente imprenditoriali che vanno ben al di là delle tradizionali
forme di gestione sino ad oggi effettuate». Ma, avverte il presidente
dell’Ecac e dell’Enac, «gli stessi gestori aeroportuali devono sempre
ricordare che il fondamentale condizionamento alla gestione è rappresentato
dal fatto che si tratta di un servizio pubblico che ha valenze politiche
e sociali molto forti, spesso magnificate dai media nei momenti di interruzione
del servizio».
Nessuna commistione
Si parla di messa in gara europea dell’affidamento delle gestioni aeroportuali.
Ma non è vero, avverte il presidente di ACI Europe (Airport Council
International Europe) Claudio Boccardo. Non c’è nessuna
regola del genere, non c’è nessun obbligo, «valgono le regole dei
singoli paesi» e «se in passato, in Europa, nessuno ha pensato di mettere
in gara le gestioni, un motivo ci sarà». Il problema, «tutto politico»,
è che, in un libero mercato, bisogna «evitare di fare regolamentazioni
troppo difficili», ma adottare, prosegue Boccardo, «regole snelle» che
lascino spazio alle iniziative di mercato.
Quanto alla sicurezza e in particolare ai servizi di assistenza al volo
bisogna determinare se il loro fornitore deve essere pubblico o privato
«senza commistioni» con il "regolatore", l’Enac nel caso italiano, evitando,
dichiara il presidente di ACI Europe, di «delegare al magistrato l’interpretazione
delle norme dell'ICAO».
«Quest’Enav è importante o no?»
Per il generale ingegnere Carmine Cianci, responsabile dell’unità
organizzativa qualità e sicurezza di Enav SpA, le "linee guida"
della "commissione Riggio" e del "documento Romani" sembrano «non aver
focalizzato gli aspetti pratici». Se il non aver tradotto in legge gli
Annessi Icao «è un fatto formale», il fatto «estremamente non positivo»
per chi «vive il controllo del traffico aereo» è l’interpretazione
che può essere data di un fatto, interpretazione che può
essere diversa se a darla è un controllore di volo o un magistrato.
Si chiede il gen. Cianci: «la sicurezza che cos’è? Di essa non
ho sentito nessuna definizione». Se essa è intesa come statistica,
allora può essere «affascinante», ma «non si può dire ai
morti: fai parte di una statistica». Quindi, avverte il dirigente Enav,
«estrema attenzione da parte di chi fa la riforma». Quest’ultima diventa
«positiva se si definisce la responsabilità» perché con
questo si dà «certezza all’operatore dei limiti in cui esso deve
agire».
Veniamo all’Enav che, sottolinea Cianci, «è una società
per azioni che non è privata perché svolge un servizio pubblico,
perché è di pubblico interesse e perché opera con
fondi pubblici» e «quindi è di diritto pubblico». E allor «questa
Enav è importante o no?» si chiede lo stesso Cianci per il quale
«per lungo tempo non esisteranno condizioni per il trasferimento al gestore
del servizio di assistenza al volo». Non è il caso dell’Europa
e neppure della Gran Bretagna, spesso citata, perché qui il servizio
ATS è stato trasferito al gestore solo sugli aeroporti minori e
non su quelli maggiori i cui servizi di assistenza al volo sono tutti
gestiti dal NATS.
Insomma anche nel Regno Unito gli aeroporti maggiori «sono tutti sotto
un unico "provider" di assistenza al volo».
Questa «controriforma è deleteria»
Questa «controriforma è deleteria perché va a complicare
un quadro di per sé già nebuloso» con «la certezza del diritto»
che rischia di diventare un optional perché si va a legiferare
in maniera spezzettata». Questa l’opinione del presidente dell’Agenzia
nazionale per la sicurezza del volo (ANSV), il prof. Bruno Franchi,
sul nuovo progetto di riforma dell’aviazione civile. «Lo Stato si defila
sempre più dall’aeroporto» e affida al gestore aeroportuale la
creazione di «una figura cui affidare la sicurezza del volo» facendo dello
stesso gestore il soggetto che deve coordinare le istituzioni nell’aeroporto,
nota Franchi. Che si chiede: «ma se non c’è riuscito il soggetto
pubblico, voi pensate che un’impresa privata possa coordinare i soggetti
pubblici?». A cominciare da vigili del fuoco, carabinieri, polizia, finanza?
Il presidente dell’ANSV affronta un secondo punto: la certificazione di
un soggetto consulente o dipendente del gestore aeroportuale ad espletare
compiti di sicurezza del volo. Ma questo soggetto, avverte Franchi, «sarà
pur sempre uno che ha stretti interessi con il gestore» e, quindi, «avrà
il coraggio di adottare misure che possono danneggiare, ad esempio, il
principale vettore che opera su quell’aeroporto?».
Il presidente dell’ANSV conferma le sue «perplessità»: a parte
quella sullo «Stato che si defila dall’aeroporto», c’è «perplessità
sul ruolo del gestore» nel campo della sicurezza anche perché manca
«la coscienza» a livello di operatore aeroportuale del legame fra sicurezza
del volo e servizi di assistenza a terra. Questi servizi, afferma Franchi,
«sono strumentali per la sicurezza del volo» e «sono di delicatezza estrema,
a cominciare dall’accettazione dei passeggeri». A proposito: nel convegno
si è parlato spesso di sicurezza del volo. Ma che cosa si intende
per "sicurezza del volo"? Per sicurezza del volo risponde Franchi si deve
intendere «una serie di attività finalizzate alla tutela della
pubblica incolumità».
«Abbiamo capito l’importanza della sicurezza»
La reale situazione è questa: «c’è bisogno di un riordino»
anche perché lo Stato ha dichiarato che, stante questa situazione,
non è in grado di mantenere adeguati livelli di sicurezza. Quindi
«tutti quanti siamo chiamati a fare un piccolo salto di qualità».
E al legislatore «che ha bisogno di interventi propositivi, dobbiamo fornire
chiarezza circa i ruoli che siamo chiamati a svolgere». Ruoli «dei quali
dobbiamo discutere fra noi» perché è «attraverso una sincera
collaborazione fra le varie parti che si farà il bene dell’aviazione
civile». A invitare a questa «sincera collaborazione» è il presidente
di Assaeroporti Giovanni Maniscalco per il quale sia la "commissione
Riggio" sia le "linee guida Romani" hanno centrato «il fulcro del problema»
che sarebbe: «dare a ciascuno dei compiti certi». La "collaborazione"
di cui parla Maniscalco passa attraverso «l’armonizzazione» della concessione,
in particolare della sua durata e delle sue condizioni, perché
questo diventa un fattore di stabilità. Sicurezza del volo: «le
società di gestione afferma il presidente di Assaeroporti rispondendo,
in parte, al presidente dell’Agenzia sicurezza volo hanno capito che essa
è importante anche perché se non c’è sicurezza i
passeggeri non volano». E se i passeggeri non volano non c’è profitto
e non bisogna scandalizzarsi se una società ricerca il profitto.
«La sicurezza del volo sostiene il presidente di Assaeroporti ci serve
per fare profitto e questo lo abbiamo capito bene». Ecco perché
Assaeroporti si sta interessando anche a quest’area. Se poi una società
non mette in pratica le normative riguardanti la sicurezza, il problema
è risolto: «le si toglie la concessione». Riforma aviazione civile:
Assaeroporti auspica «a trarre le giuste conclusioni» dal ddl Muratori
- Ferro e che esso sia portato «a veloce approvazione in Parlamento».
Perché, conclude Maniscalco, «le società aeroportuali da
troppo tempo chiedono ordine e la base di partenza per esso non può
essere che la gestione totale».
Sicurezza del trasporto aereo
Pasetto: chiudere l’indagine conoscitiva prima di fare nuove proposte
È necessario chiudere l’indagine conoscitiva del Parlamanto prima
di intraprendere qualsiasi discussione sul tema della sicurezza del trasporto
aereo. È quanto sostiene il capogruppo della Margherita in Commissione
Trasporti della Camera, Giorgio Pasetto, stante le conclusioni
da parte della Magistratura sull’inchiesta sull’incidente di Linate dell’8
ottobre 2001 e considerata la presentazione della perizia (cfr. AIR PRESS,
fasc. 17-18/02, pag. 614) effettuata dai tecnici dell’Agenzia nazionale
di sicurezza al volo sull’incidente di Linate, che va a sommarsi alle
audizioni effettuate in Parlamento. «La mia richiesta di chiudere i lavori
dell’indagine parlamentare - ha affermato Pasetto - deriva dalla considerazione
che la conclusione dell’indagine è propedeutica a qualsiasi discussione
sul futuro assetto normativo del sistema aeroportuale.
Non dimentichiamo che è stata avviata un’indagine amministrativa,
di origine ministeriale, che andrebbe, ora, resa pubblica per chiarire
meglio le responsabilità sull’incidente di Linate». Ora, per Pasetto,
si tratta di «recuperare il programma di azione comunitaria sulla creazione
del Cielo unico europeo ed essere coerenti con chi ci chiede di separare
nettamente l’attività di regolazione dalla funzione operativa,
senza pensare a piani per super enti cui affidare tutto, lasciando l’Enav
senza una chiara linea politica. Sembra opportuno, quindi, approfondire
alcuni elementi del processo di riforma dei quali dovrà tenersi
conto nel momento in cui ci si accinge ad intervenire nel sistema nazionale,
al fine di verificare la compatibilità con la normativa comunitaria
e con la costituzionale sul federalismo. Infine - ha continuato Pasetto
- occorre andare ad una chiara distinzione dei compiti e delle responsabilità
dei vari soggetti, all’introduzione di un’Autorità aeroportuale;
all’attribuzione delle funzioni di controllo e sanzione ad un organo tendenzialmente
preposto alla vigilanza di tutte le tipologie di trasporto, alla ridefinizione
dell’organizzazione territoriale e dei compiti dell’Enac; alla distinzione
del regime di proprietà degli aeroporti da quello del loro uso,
ad una maggiore qualificazione e certificazione del personale impiegato,
fino al possibile ampliamento delle dotazioni organiche attraverso l’inserimento
di nuove figure professionali». «Propedeutico a tutto ciò - ha
concluso Pasetto - è arrivare alla conclusione dell’indagine parlamentare,
perché non si può parlare di rivoluzione nei cieli e negli
aeroporti se prima la Commissione Trasporti non ha esaurito a pieno il
proprio compito».
|