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Questo
è un estratto dall'omonimo capitolo del libro "La strategia del
margine" in cui riferiamo di un incidente aereo e della sua investigazione
da parte di una commissione presieduta da un alto magistrato, il Giudice
Moshansky.
Questa investigazione rappresentò per il Canada una svolta significativa
per la successiva riorganizzazione dell'aviazione civile, peraltro in
un paese già ad un livello avanzato rispetto alla stragrande maggioranza
dei paesi industrializzati.
Inoltre il criterio investigativo applicato fu improntato allo stato delle
conoscenze più avanzate in materia di human factor, di teorie di
dinamica dell'errore e dell'influenza del tessuto organizzativo sui comportamenti
umani.
Nessun incidente avvenuto in Italia è mai stato analizzato secondo
questi criteri in un'investigazione ufficiale.
Nè ci sono segni evidenti che questo possa accadere in un immediato
futuro.
Neve e ghiaccio
a Dryden
"Bene, gente, questo non
è proprio il nostro giorno"
(annuncio del comandante ai passeggeri)
Neve e ghiaccio
sulle ali - la necessità che venga rimosso prima del decollo -
è una difficoltà di routine per i piloti nel gran freddo
dell'interno del Canada. E allora perché un equipaggio esperto
ignorò questo pericolo quasi quotidiano?
La complessa risposta è un messaggio per tutti coloro che hanno
un ruolo in aviazione - normativo, gestionale, organizzativo ed operativo.
Il comandante George Morwood e
il primo ufficiale Keith Mills erano in turno per due voli andata e ritorno,
con partenza da Winnipeg (Manitoba) per Thunder Bay (Ontario); nel primo
volo era previsto una scalo intermedio nell'aeroporto provinciale di Dryden
sia all'andata che al ritorno. Il secondo volo era diretto: Winnipeg,
Thunder Bay e ritorno. Sei tratte in totale.
L'aereo era un Fokker 28, un bigetto
da corto raggio.
L'Air Ontario, un'aerolinea regionale, aveva la sua sede in London, 170
km a sud di Toronto, ed effettuava collegamenti di «feederaggio» per l'Air
Canada.
L'equipaggio si presentò a Winnipeg alle 6.40 (Central Standard
Time-ora standard della zona centrale) per la partenza alle 7.25. Secondo
l'orario avrebbero dovuto essere di ritorno a Winnipeg, per la seconda
volta, alle 3.30 pomeridiane.
Le previsioni meteorologiche non erano incoraggianti. Le condizioni si
stavano deteriorando, con abbassamento della copertura delle nubi e precipitazione
di pioggia ghiacciante mista a neve.
Dato che era possibile una diversione, a causa dell'elevato carico di
passeggeri, l'aereo avrebbe dovuto fare un rifornimento supplementare
di carburante a Dryden in ognuna delle tratte di ritorno.
Era riportata inefficiente l'unità ausiliaria di potenza (APU),
necessaria per alimentare elettricamente e condizionare l'aereo al suolo
con i motori spenti. L'APU era necessaria anche per avviare i motori e
a Dryden non era disponibile un generatore di terra per tale funzione.
Per questa ragione il Controllo Operativo della Compagnia aveva previsto
che l'aereo tenesse un motore in moto a Dryden anche durante il rifornimento,
una procedura detta «rifornimento caldo» (hot refueling).
Da Winnipeg
a Thunder Bay, via Dryden
Alle 7.49 l'aereo decollò
per la prima tratta con 11 passeggeri a bordo. Il tempo a Dryden era ancora
accettabile mentre a Thunder Bay stava peggiorando. Mentre erano in volo,
il Controllo Operativo, dalla sede della Compagnia a London, chiamò
l'agente della Compagnia a Dryden chiedendo di contattare telefonicamente
il comandante dopo l'atterraggio. Alle 8,19, con 13 minuti di ritardo,
l'aereo si fermò in piazzola mantenedo il motore destro in moto.
Mills rimase a bordo e Morwood scese a telefonare al Controllo Operativo.
Gli addetti comunicarono a Morwood che le condizioni a Thunder Bay erano
al di sotto dei limiti operativi e che l'aereo doveva restare a Dryden
in attesa di eventuale miglioramento ma quando Morwood rammentò
loro che doveva tenere in moto un motore e che questo avrebbe consumato
carburante, si accordarono per risentirsi e per decidere il da farsi entro
15 minuti.
Quando Morwood chiamò per la seconda volta, il tempo a Thunder
Bay era ancora al di sotto dei limiti ma sembrava migliorare, così
fu deciso di partire nella previsione di un miglioramento; se non fosse
avvenuto, il volo avrebbe dirottato a Sault S.te Marie, come previsto
dalla pianificazione.
Alle 8.50 con 30 passeggeri a bordo e 20 minuti di ritardo sull'orario
il Fokker 28 decollò da Dryden. Durante i 40 minuti di volo le
condizioni a Thunder Bay in effetti migliorarono e l'aereo atterrò
regolarmente, arrivando in piazzola al terminal di Thunder Bay alle 9.30,
con gli stessi 20 minuti di ritardo.
Per il volo di ritorno a Winnipeg, designato con il numero 1363, il Controllo
Operativo aveva previsto 55 passeggeri da Thunder Bay a Dryden e 52 da
Dryden a Winnipeg. Sault S.te Marie sarebbe stato ancora l'aeroporto alternato
e l'aereo avrebbe dovuto avere a bordo 7170 kg di carburante. In tal modo
avrebbe evitato il rifornimento a Dryden.
Ma dopo aver completato il rifornimento e con i passeggeri a bordo, l'equipaggio
venne informato che a causa della cancellazione di un volo Air Canada,
10 passeggeri dovevano essere riprotetti sul volo 1363 per Dryden, portando
il totale a 65, cioè aereo completo.
Questa circostanza comportava, però, un superamento del peso massimo
consentito per il decollo e Morwood disse agli addetti dell'Air Canada
di Thunder Bay che non poteva caricare altri passeggeri.
Allora l'Air Canada si rivolse al Controllo Operativo dell'Air Ontario
che impose al comandante di ridurre il quantitativo di carburante per
imbarcare i passeggeri.
Questa decisione fu frustrante per il comandante che dovette far aspirare
dai serbatoi 1300 kg con un ulteriore ritardo di 35 minuti.
Alle 11.55, con un'ora di ritardo, il volo 1363 decollò per Dryden
dove le condizioni meteorologiche stavano peggiorando e le ultime previsioni
erano di pioggia ghiacciante mista a neve.
Mezz'ora più tardi, in avvicinamento a Dryden, i piloti furono
informati che si stava avvicinando un fronte di precipitazione con nevischio,
ma la pista era ancora asciutta e libera da qualsiasi deposito di neve.
Alle 11.40 l'aereo atterrò mentre la neve si stava intensificando
pur sciogliendosi al contatto con la pista.
Di nuovo a
Dryden
L'aereo si fermò
vicino all'aerostazione e fu spento, nuovamente, il motore di sinistra.
Otto passeggeri scesero dall'aereo mentre altri sette vennero imbarcati
per Winnipeg.
Intanto la nevicata si stava intensificando con dei fiocchi sempre più
grossi e fitti.
Alcuni minuti dopo aver parcheggiato l'aereo Morwood scese a telefonare
al Controllo Operativo e ne seguì un'animata discussione che Morwood
concluse sbattendo il telefono.
Intanto Mills, in cabina di pilotaggio, si stava tenendo aggiornato sull'evoluzione
del tempo in contatto con la stazione di Kenora (che effettuava servizio
informazioni di traffico e meteorologiche per l'aeroporto di Dryden) e
comunicò che lì fuori stava per venire giù una grossa
nevicata.
Nessuno dei due piloti uscì di nuovo per fare un giro d'ispezione
intorno all'aereo.
Quando furono chiuse le porte e il motore sinistro fu riavviato, un sottile
strato di ghiaccio e neve iniziava a ricoprire il suolo e sulle ali si
stavano accumulando depositi di neve di circa 10 millimetri. Alle 12.03
il Fokker 28 iniziò il rullaggio mentre la nevicata aumentava di
intensità; Mills chiamò di nuovo Kenora per il coordinamento
del loro volo.
Proprio in quel momento Kenora riportò la presenza di un Cessna,
4 miglia a sud di Dryden che si dirigeva con urgenza all'atterraggio a
causa dei problemi che stava incontrando per le condizioni meteorologiche.
Perciò fu richiesto all'equipaggio del volo 1363 di attendere e
Morwood, dopo aver avvisato lo scalo di Dryden, si rivolse per interfonico
ai passeggeri per informarli di quest'altro ritardo, iniziando con un
rassegnato:" Bene, gente, questo non è proprio il nostro giorno!"
Pochi minuti dopo il Cessna atterrava mentre la nevicata diveniva intensa.
Morwood comunicò allo scalo che entravano in pista per il decollo
e Mills ricevette da Kenora le istruzioni per la rotta strumentale da
seguire per Winnipeg.
Posizionarono i flap a 18 gradi, la configurazione di decollo, e Morwood
avanzò le manette dei motori per decollare dalla pista 29 di Dryden,
con un'ora e dieci minuti di ritardo sul previsto orario.
La nevicata continuava ad intensificarsi mentre l'aereo accelerava più
lentamente del solito. La pista era già sotto almeno mezzo pollice
(12 mm) di poltiglia di neve e ghiaccio.
Dopo circa un chilometro di corsa l'aereo fu visto, da alcune persone
dall'aerostazione, ruotare senza che si staccasse dal suolo, poi fu visto
di nuovo il muso abbassarsi verso la pista mentre la corsa continuava.
Ormai prossimo alla fine della pista di 6000 piedi, l'aereo ruotò
ancora il muso verso l'alto e stavolta sembrò staccarsi dal suolo
con un assetto molto cabrato.
Il disastro
Poco dopo l'aereo,
fino ad allora visibile con difficoltà attraverso l'intensa nevicata,
scomparve del tutto alla vista in mezzo alla cima degli alberi oltre il
confine aeroportuale. Si udirono ancora per un momento i motori a potenza
elevata, poi un attimo di silenzio seguito da una vampata di fuoco e da
una densa nube di fumo a forma di fungo, che s’innalzava dal punto in
cui era scomparso l'aereo.
Il capo del servizio antincendio chiamò la stazione di Kenora per
informare del disastro e chiedere l'intervento della polizia e delle ambulanze
e l'attivazione del piano di emergenza municipale
Poco dopo, lungo la via provinciale, i mezzi di soccorso aeroportuale
raggiunsero l'accesso alla strada che portava nel bosco verso la località
dove doveva essere caduto l'aereo.
Riuscirono a localizzare la zona dove alcune parti del relitto stavano
bruciando. Alcuni superstiti erano riusciti ad allontanarsi attraverso
la neve alta e diversi avevano bruciature e ferite piuttosto gravi. Erano
le 12.20.
La polizia, le ambulanze e il personale medico arrivarono all'imbocco
della strada e, raggiunta la zona adiacente al relitto, intervennero rapidamente
sui feriti più gravi mentre una ventina di superstiti, che potevano
camminare nel sentiero aperto nella neve, furono indirizzati verso i mezzi
fermi sulla via provinciale. La maggior parte di essi non erano equipaggiati
per la critica condizione climatica esistente. Alcuni erano ragazzi. Più
tardi furono recuperati ventidue corpi, tra i quali quelli dei piloti
e d’un assistente di volo.
Prime rilevazioni
Un team di investigazione
del Canadian Aviation Safety Board arrivò a Dryden la mattina dopo
il disastro.
La dinamica divenne immediatamente evidente da quello che gli investigatori
rilevarono sul terreno.
Il Fokker 28, non riuscendo a prendere quota dopo la rotazione per il
decollo, era finito nella densa foresta di pini che copriva il pendio
ad ovest della fine pista.
I resti del disastro giacevano a circa un chilometro di distanza dalla
pista. La fusoliera era ridotta in tre tronconi.
Al momento dell'impatto il carrello era in transito verso la retrazione
e i flap erano estesi intorno ai 26 gradi. Un evidente disperato tentativo
fatto dai piloti per far restare l'aereo in aria.
L'esame dei motori e dei loro accessori rivelò che funzionavano
normalmente ed erano in grado di fornire potenza a pieno regime fino all'impatto
e che, probabilmente, erano passati dalla spinta di decollo alla massima
spinta (manette a fondo corsa) dopo la rotazione.
Gli impianti antighiaccio dei motori erano inseriti.
Fu stabilito che il peso dell'aereo al decollo e la posizione del centro
di gravità erano nei limiti.
La Commissione
d'Inchiesta
Le evidenze testimoniali,
le condizioni meteorologiche, il fatto che l'aereo non fosse stato sghiacciato
prima della partenza, il ritardo al decollo mentre stava nevicando forte,
l’avere accertato da dichiarazioni e documentazione che l'aereo fosse
strutturalmente integro ed idoneo a volare, confermarono al Canadian Aviation
Safety Board che il Fokker-28 non andò in volo dopo la rotazione
a causa della neve e del ghiaccio accumulato sulle ali, una condizione
in grado di far perdere fino al 50 % delle capacità di sostentamento
dell'aereo.
Ma perché un comandante d'aerolinea con l'esperienza di Morwood
che aveva volato per tutta la vita in quel clima rigido, un individuo
conosciuto per la precisione e per il rispetto delle norme, aveva commesso
questo errore fondamentale?
Perché il copilota Mills, con esperienza di volo nell'Artico ed
egli stesso con esperienza di comando, si lasciò trascinare dalla
fretta di decollare di Morwood?
A bordo c'erano altri due comandanti tra i passeggeri, entrambi preoccupati
per la condizione contaminata delle ali, che potevano osservare dai finestrini.
Perché ritennero di non dover intervenire, nonostante la loro vita
e quella delle loro famiglie fosse in pericolo? Anche le assistenti di
volo ed altri passeggeri erano preoccupati per la neve che si accumulava
sulle ali, un passeggero con esperienza d'aviazione fece perfino notare
la cosa all'assistente di volo Katherine Say.
A questo punto dell'inchiesta, la responsabilità dell'investigazione
fu tolta al Canadian Aviation Safety Board. Gli interrogativi che poneva
il disastro del Fokker dell'Air Ontario, le perplessità sull'aerolinea
e le anomalie riscontrate a diversi livelli del sistema aviatorio canadese
(compreso il Dipartimento dei Trasporti), indusse il Privy Council (il
Consiglio della Corona) del Canada a nominare un'apposita commissione
con il compito di investigare tutte le possibili cause che potessero aver
contribuito al disastro, riferendole al Consiglio stesso insieme alle
raccomandazioni ritenute necessarie per la sicurezza del trasporto aereo
canadese.
La Commissione avrebbe dovuto condurre non soltanto una investigazione
completa sul disastro, ma anche sull'intero sistema aviazione.
A presiedere la Commissione fu chiamato il Giudice Virgil P. Moshansky,
assistito da un gran numero di esperti legali e tecnici, al quale fu conferito
il potere di indagare nel modo più ampio che avesse ritenuto necessario.
La Commissione ascoltò 166 testimoni ed esaminò 1343 prove,
alcune costituite da documenti molto voluminosi. Le audizioni pubbliche,
tenute a Dryden e a Toronto tra il giugno 1989 e il gennaio 1991, rivelarono
numerose carenze della compagnia Air Ontario, dell'industria del trasporto
aereo in generale e del Dipartimento dei Trasporti (Transport Canada).
Nella sua prefazione ai quattro volumi del rapporto finale, il Giudice
Moshansky dichiarò:
«E' mia fondata speranza che il lavoro svolto da questa Commissione potrà
servire da catalizzatore per un cambiamento… Sono convinto che se il rapporto
sarà attentamente considerato e le raccomandazioni…accettate e
realizzate in modo tempestivo, sarà dato un importante contributo
alla sicurezza dell'aviazione canadese.»
Dalle falle
attive alle falle latenti
Le risultanze tecniche dell'investigazione indicarono chiaramente che
il Comandante Morwood aveva commesso un errore nel decollare con il ghiaccio
e la neve depositata sulle ali. Ma quale era stato il motivo di questa
decisione?
L'investigazione degli incidenti comporta un'analisi degli aspetti comportamentali
dell'uomo in relazione all'evento, degli errori che sono la causa immediata
del disastro, o delle omissioni che non hanno impedito il compiersi dell'evento.
In questo caso la Commissione andò ben oltre, scoprendo le carenze
di carattere organizzativo e normativo che avevano consentito lo sviluppo
del disastro di Dryden.
Carenze nella
normativa governativa
La Commissione rilevò
le seguenti carenze nel dipartimento dei trasporti canadese:
Non esistevano criteri validi per addestrare il personale alle ispezioni
sulle aerolinee.
Frequenti avvicendamenti degli ispettori avevano portato ad impiegare
personale con scarso addestramento.
Durante la fusione con Austin Airways e durante l'inizio delle operazioni
con aerei a getto non erano state tenute sotto controllo le operazioni
di Air Ontario, di conseguenza, la compagnia operò per alcuni mesi
con il Fokker 28 senza una lista degli equipaggiamenti minimi (Minimum
Equipment List) regolarmente approvata.
Non esistevano regole definite in merito agli elementi essenziali per
l'aeronavigabilità dei velivoli.
Non erano stati definiti i criteri per le funzioni del direttore delle
operazioni volo, dei capi-piloti e dei piloti di controllo.
Non esistevano linee di indirizzo riguardo alla necessità di effettuare
le operazioni di sghiacciamento agli aeromobili prima della partenza.
Non era prevista una particolare licenza o specifico addestramento per
i flight dispatchers, cioè gli addetti all'assistenza e al supporto
dei voli.
Era stato previsto, a suo tempo, un audit sull'Air Ontario, ma fu ritardato
in attesa dei cambiamenti che erano in attuazione. Quando finalmente fu
eseguito, fu tralasciato l'aspetto più significativo, il delicato
passaggio alle operazioni con il Fokker 28.
Carenze di
gestione
La Compagnia Air Canada,
nonostante avesse un interesse diretto nella attività di Air Ontario
Inc, non pretese che questa operasse al suo stesso alto livello di standard.
Molti problemi si sarebbero potuti evitare se Air Canada avesse svolto
un ruolo più attivo nel controllo del franchising ceduto ad Air
Ontario Inc.
Durante la fusione di Air Ontario ltd con Austin Airways e durante
tutto il periodo di sciopero, era sorta molta animosità tra i piloti
delle due compagnie.
Quelli di Air Ontario erano soliti appellare gli altri "piloti da
cespuglio" mentre questi chiamavano i piloti di Air Ontario "i
piloti della 401" facendo riferimento all’autostrada che collega
Windsor a Montreal, via Toronto.
Mancanza di
esperienza su aerei con motori a getto
All'Air Ontario non
esisteva esperienza di aerei con motori a getto. Con l'acquisizione del
Fokker 28 fu cercata all'esterno la competenza per gestire il nuovo settore.
Un pilota con grande esperienza fu assunto per l'incarico ma si dimise
un mese dopo. Costui dichiarò che aveva valutato di non poter lavorare
senza il necessario supporto di risorse. L’Air Ontario ripiegò
allora sulla gestione interna usando piloti con ridotta esperienza di
Fokker 28 e nessuna esperienza precedente su grandi jet a medio-corto
raggio.
Carenze operative
interne
Le operazioni con
il Fokker iniziarono senza un manuale operativo e senza un lista di equipaggiamenti
minimi (fu approvata soltanto alcuni mesi dopo). Pertanto, al momento,
gli equipaggi non avevano adeguate disposizioni operative.
Il centro di controllo delle operazioni e della movimentazione aeromobili
di Air Ontario non forniva agli equipaggi un’assistenza analoga a ciò
che veniva fatto in Air Canada. Questa dava ai propri addetti all’assistenza
dei voli un addestramento specifico e agli equipaggi delle precise disposizioni
tecnico-operative. Ad esempio, non avrebbero potuto mandare in volo un
aeromobile con il generatore ausiliario di bordo non funzionante, ad operare
su un aeroporto privo di generatore a terra.
Difficoltà
addestrative
L'addestramento degli
equipaggi sul Fokker 28 fu fatto negli Stati Uniti presso la Piedmont
Airlines. Ma la stessa Piedmont era stata assorbita da poco dalla USAir
che, per standardizzare le proprie operazioni, era costretta ad aggiornare
i piloti ex-Piedmont alle proprie procedure.
Dal momento che Air Ontario non aveva ancora prodotto i propri manuali
d’impiego dell’aeromobile, i piloti tornavano dall'addestramento con i
manuali avuti dalla Piedmont o dall'USAir.
Un altro problema dovuto alla fusione USAir - Piedmont era stato quello
che il simulatore del Fokker 28 era sovraccarico e non tutti i piloti
Air Ontario poterono utilizzarlo. Quelli che poterono usufruirne, appena
qualificati, addestrarono gli altri direttamente sull'aeromobile.
Il capo pilota dell'Air Ontario per il Convair 580, era anche project
manager e capo pilota per il Fokker 28. Ricopriva contemporaneamente molti
altri incarichi addestrativi e di gestione. Inoltre, durante lo sciopero,
dovette volare molto, ed egli pure aveva poca esperienza su entrambi i
tipi di aeromobili.
Sintesi dei
risultati
La Commissione ritenne
di stabilire che, da tutte le evidenze raccolte, erano emersi fattori
che avevano progressivamente deteriorato l'efficienza dell'equipaggio
del Fokker 28 e che ne avevano aumentato il livello di stress. Il solo
cambiamento di in uno di questi fattori avrebbe potuto interrompere la
catena degli eventi che avevano portato al disastro.
Ecco alcuni esempi.
Un miglior criterio di utilizzazione dell’aeromobile da parte del centro
operativo avrebbe impedito quel giorno le operazioni su Dryden.
Delle norme più severe ed un addestramento appropriato sugli effetti
della contaminazione delle superfici da neve e ghiaccio, comprese il fenomeno
del "cold soaking", avrebbero ottenuto una maggior cognizione
circa il degrado delle prestazioni aerodinamiche.
Un programma di addestramento sulla gestione delle risorse dell'equipaggio
(CRM) avrebbe potuto contribuire ad una più efficace comunicazione
tra i piloti e gli assistenti di volo.
Era evidente che Morwood, per l'accumularsi dei ritardi, della fatica
e delle frustrazioni, aveva concluso che era meglio lasciare Dryden il
più presto possibile, perché era pressato dall'esigenza
dei passeggeri di non perdere le coincidenze a Winnipeg.
Inoltre Morwood e Mills avevano già dei programmi per il giorno
seguente.
Se avessero spento entrambi i motori a Dryden, sarebbe stato necessario
attendere l'invio, con un altro volo, di un compressore per l'avviamento
dei motori. Con il risultato di un ritardo difficilmente valutabile e
di un effetto deteriore sull'immagine della compagnia.
Vedendo la neve cadere e sciogliersi sul terreno dell'area di parcheggio,
i piloti avevano sperato che accadesse lo stesso sulle ali. La superficie
delle ali, più fredda a causa della precedente esposizione in volo
a temperature molto basse, dal particolare tipo di neve che stava cadendo,
provocava la formazione di ghiaccio granuloso, fenomeno che non era stato
considerato, probabilmente perché non noto ai piloti.
Una ulteriore possibilità di ripensamento per non decollare, era
stata propiziata dal ritardo per attendere l'atterraggio del Cessna. La
visibilità era ulteriormente ridotta a causa dell'intensificarsi
della nevicata ma, a questo punto, stress, contrarietà e frustrazione
ebbero, fatalmente, il sopravvento sulla capacità di giudizio dell'equipaggio.
Le conclusioni
della Commissione
La Commissione concluse
che il comandante aveva deciso di decollare, nonostante la neve accumulata
sulle ali, in quanto riteneva che essa non fosse aderente alla superficie
e sarebbe stata soffiata via durante la corsa di decollo.
Il comandante Morwood era il responsabile di questa decisione ma fu altrettanto
chiaro che l'intero sistema del trasporto aereo aveva approntato una situazione
nella quale il comandante non aveva tutti gli elementi per prendere la
decisione più corretta.
La sorveglianza da parte dell'autorità (Transport Canada - Aviation
Regulation Directorate) era stata inadeguata. All'interno dell'ente (TC),
la preoccupazione per gli impegni troppo gravosi da parte dei propri ispettori
per le operazioni e la manutenzione dei vettori, risaliva al 1982. La
carenza di personale adeguato in queste due aree di ispezione (manutenzione
ed operazioni) era stata identificata da una Commissione di inchiesta
sulla sicurezza dei voli, fin dal 1979.
Non c'erano risorse sufficienti per le ispezioni ai vettori regionali
e per le ispezioni ai nuovi velivoli. Questi spesso volavano senza che
fossero stati accertati i requisiti previsti dalle norme. Più volte
i comitati di sorveglianza avevano riferito questo stato di cose e la
conseguente tendenza ad assumere scorciatoie di gestione per far fronte
ai numerosi impegni dell'ente. Questa situazione poteva essere descritta
con le stesse parole anche al tempo del disastro di Dryden. Il problema
non consisteva solamente nella mancanza di personale qualificato, ma nella
completa disorganizzazione delle risorse disponibili, impegnate in compiti
burocratici, preparazione di relazioni a giustificazione di azioni rimandate
o non svolte, comunicazioni di ripresa di azioni, utilizzazione di personale
non addestrato, impiego di dirigenti in attività operative per
risolvere temporaneamente le crisi dovute a carenza di ispettori, e molti
altri aspetti frequenti in ogni ente statale in cui la burocrazia prevale
sull'efficienza.
Pertanto l'ente normativo per l'aviazione canadese (Aviation Regulation
Directorate) non era adeguatamente equipaggiato per svolgere le funzioni
previste. I segnali di allarme comparsi sin dall'inizio degli anni ottanta
e ripetutisi negli anni successivi, non avevano avuto alcun effetto. Ormai
era ben nota la necessità di immediata assunzione e preparazione
di personale idoneo, ma non c’erano state richieste né autorizzazioni
al riguardo.
La mancanza di pianificazione e di capacità gestionali aveva messo
tutto il personale in condizione di non poter assolvere i compiti assegnati.
Se l'ente fosse stato messo in condizione di adempiere ai propri doveri
in modo efficace, molti dei fattori che avevano causato il disastro di
Dryden sarebbero stati evitati.
Il commento del Giudice Virgil
P. Moshansky
Il significato dell’investigazione
condotta dalla Commissione di inchiesta che ebbi il privilegio di presiedere,
relativa all’incidente del F-28 di Air Ontario avvenuto il 10 marzo 1989
a Dryden, Ontario, emerge da alcuni aspetti e da alcuni elementi di riflessione
su ciò che è avvenuto dietro le quinte nei tre anni di vita
della Commissione.
Ad un'analisi retrospettiva due furono le decisioni fortuite che contribuirono,
in modo significativo, ai risultati della Commissione.
La prima fu la mia insistenza nel trasferire la Commissione dall’Ufficio
del Ministero dei Trasporti, a cui competeva inizialmente, al Consiglio
della Corona. Era semplicemente inaccettabile che la Commissione riferisse
ad un Ministro il cui Dipartimento aveva, nell’incidente, un ruolo che
ritenevo dovesse essere investigato.
L’altra fu la richiesta affinché il Governo desse un ampio mandato
alla Commissione per svolgere una inchiesta asettica e libera nei riguardi
dell’intero sistema aviatorio, in una ricerca delle carenze che contribuirono
all’incidente di Dryden.
Il Governo acconsentì ad ambedue le richieste.
Questo fatto assicurò il massimo supporto finanziario e morale
all’inchiesta da parte dei più alti livelli governativi e, soprattutto,
garantì una completa indipendenza dal Ministero dei Trasporti,
l'area governativa che andava investigata in ordine a possibili inosservanze
relative alle proprie responsabilità sulla sicurezza del volo.
Dopo la mia nomina si manifestarono
immediatamente delle reazioni energiche a questa nuova impostazione.
Le prime richieste di documenti e di registrazioni da parte del mio gruppo
investigativo furono contrastate dai maggiori dirigenti del Ministero
dei Trasporti Canadese.
I documenti relativi e le registrazioni in questione furono resi disponibili
soltanto dopo aver minacciato i responsabili di denuncia per reticenza
nel fornire testimonianza di fronte alla Commissione.
C’è da dire che l’incidente di Dryden avvenne in concomitanza con
la pubblicazione di un rapporto molto controverso da parte del CASB (Canadian
Aviation Safety Board), su un incidente ad un DC-8 Arrow Air, avvenuto
a Gander il 15 dicembre 1985.
Il 29 marzo 1989 il Governo Canadese, sull’onda della reazione negativa
della pubblica opinione e a causa di una diffusa preoccupazione per il
modo in cui il CASB aveva condotto l’indagine sull’incidente di Gander,
sancì la fine dell’ente. Nello stesso periodo venne formalizzata
la mia Commissione d’Inchiesta, tramite il decreto Inquiries Act, con
il compito di investigare l’incidente di Dryden al posto dell’ormai soppresso
CASB.
Ero cosciente di aver ricevuto la nomina in un momento critico di contestazione
nei confronti dell’inchiesta sull’incidente di Gander e, quindi, mi feci
promotore della totale indipendenza della Commissione. Volli anche che
questo fosse ben divulgato all’opinione pubblica.
Era in gioco la credibilità del processo di investigazione degli
incidenti aerei in Canada.
La causa fisica dell’incidente
di Dryden, cioè la contaminazione delle superfici dell’aeromobile
con neve e ghiaccio prima del decollo, era stata evidente sin dai primissimi
giorni dall’inizio dell’inchiesta. Perciò sarebbe stato molto semplice
addossare al pilota la responsabilità dell’errore e lasciare che
le cose andassero in questo verso, come d’altronde era già avvenuto
nella maggior parte delle investigazioni degli incidenti aerei del passato.
In questo caso la Commissione vide l’opportunità, piuttosto rara,
di poter esaminare l’intero sistema del trasporto aereo per ricercare
difetti, latenti ed immediati, che potevano aver contribuito alla decisione
errata del comandante.
Pertanto si decise di svolgere una ricerca approfondita di tali difetti
e di investigare a fondo sull’impatto che il fattore umano, culminato
con l’evento di Dryden, aveva avuto sull’intero sistema.
Durante le prime fasi dell’inchiesta ci furono tentativi da parte dei
responsabili dell’ente dell’aviazione civile nei confronti della Corte
Federale, aventi lo scopo di limitare il mandato e gli obiettivi dell’indagine
della Commissione
Quando divenne chiaro che le intimidazioni non avrebbero avuto alcun esito,
questi tentativi furono abbandonati, anche perché ci fu qualche
avvicendamento tra i responsabili del Ministero dei Trasporti che produsse
il risultato di instaurare un genuino spirito di collaborazione verso
l’inchiesta.
Va comunque riconosciuto che il Ministero dei Trasporti, successivamente,
accolse il prodotto della Commissione come uno strumento per intraprendere
un’opera di risanamento e di ristrutturazione dell’intero sistema dell’Aviazione
Civile Canadese.
Non c’é dubbio che, senza
il potere derivante dal Decreto per la Commissione, che prevedeva la possibilità
di perseguire penalmente qualsiasi reticenza a fornire la necessaria documentazione
o a testimoniare per l’inchiesta, la vasta ed approfondita indagine sull’incidente
di Dryden non avrebbe potuto aver luogo.
Una Commissione d’Inchiesta istituita per Decreto non è certo
il mezzo più pratico per condurre tutte le investigazioni sugli
incidenti aerei, ma quando viene costituita per investigare un incidente
aereo di grosse proporzioni, diventa uno strumento potente per esaminare
in profondità i criteri della sicurezza del volo esistenti in un
paese.
Riguardo le definizione delle norme, il lavoro della mia Commissione
poté rilevare, ad ogni livello di competenza degli enti governativi,
una serie di carenze gestionali, di politiche inconsistenti, di nodi burocratici
e di inefficienze del personale, che avevano contribuito agli eventi che
condussero all’incidente.
L’aspetto positivo è stato
quello che il lavoro della Commissione ha prodotto grandi cambiamenti
delle strutture e delle politiche nell’ambito del Ministero dei Trasporti.
Si poté intervenire a correggere la normativa vigente fin dai primi
esiti dei lavori della Commissione e per tutti i tre anni che seguirono,
fino alla pubblicazione del rapporto finale contenente 191 raccomandazioni.
Persone di scarsa competenza furono, così, sostituite da individui
qualificati e scelti adeguatamente rispetto al loro livello di responsabilità.
Quando la Commissione ebbe terminato i suoi lavori, si attivò una
collaborazione, mai verificata in precedenza, tra i rappresentanti dell’industria
del trasporto aereo, dei piloti di linea e degli enti normatori per mettere
in atto le raccomandazioni emesse.
Infine dal momento che era coinvolta
una compagnia, vi furono numerosi tentativi di boicottare l’inchiesta
da parte del suo Consiglio d’amministrazione per mezzo di un ricorso alla
Corte Federale. Durante la stesura del rapporto finale ci fu chi ricorse
alla Corte federale per impedire che venissero resi pubblici i nomi di
coloro le cui azioni od omissioni avevano fornito un evidente contributo
all’incidente.
Tali ricorsi furono rigettati, e grazie ad un lavoro supplementare durato
alcuni mesi, con un notevole impegno da parte dei miei collaboratori e
con l’impiego di altre risorse economiche, alla fine fu possibile pubblicare
i nomi dei responsabili.
La resistenza a qualsiasi cambiamento è comune a molti aspetti
della vita e ciò si è puntualmente verificato anche durante
l’inchiesta di Dryden.
Ci sono state resistenze da parte dell’ente normativo e della compagnia
fin dall’inizio dell’inchiesta e durante tutto il suo svolgimento: il
Presidente e l’Amministratore Delegato della compagnia rifiutarono, fino
alla fine, di ammettere che l’incidente di Dryden era evitabile.
Uno dei punti di partenza era
stato quello che tutti gli esperti internazionali che vennero a testimoniare
durante l’inchiesta, erano stati unanimi nell’affermare che la totalità
degli incidenti dovuti a contaminazione delle superfici di un aereo da
parte del ghiaccio formatosi al suolo sono evitabili.
Anche all’interno della mia Commissione vi fu una resistenza iniziale
ad investigare su uno degli aspetti che ritenevo fondamentali ai fini
della sicurezza dell’aviazione; cioè una completa analisi dell’aspetto
relativo al ground-deicing e anti-icing, come pure delle procedure associate
e dei fluidi da usare.
Inizialmente qualcuno si oppose esprimendo il parere che non fosse un
argomento di competenza della Commissione.
Qualcuno, ancora, asseriva che era oltre lo scopo della Commissione, altri
espressero la non opportunità di entrare nel merito delle differenze
tecniche tra le opinioni degli enti normativi e degli operatori nordamericani
ed europei riguardo allo sghiacciamento degli aeromobili al suolo ed ai
tipi di fluido da usare.
Comunque, una volta assunta una decisione, tutti i partecipanti si prodigarono
con determinazione per analizzare l’argomento ed è gratificante
notare i profondi cambiamenti adottati nei criteri e nelle procedure di
sghiacciamento, man mano che emergevano le particolari raccomandazioni
da parte della Commissione.
La individuazione dei molteplici fattori umani esistenti nel sistema aviazione
che hanno avuto influenza sull’evento di Dryden, rappresentano, infine,
un altro esito fondamentale dell’inchiesta.
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