|

|
L'analisi ed i commenti
del Com.te Dentesano che vengono qui proposti sono il risultato della
sua attenta lettura delle dichiarazioni di alcuni personaggi [e della
critica valutazione del silenzio di altri] che hanno ruoli fondamentali
nell'organizzazione dell'aviazione civile nazionale.
Sarebbe troppo facile estrapolare queste considerazioni per produrre ipotesi
o altro tipo di affermazioni in relazione al tragico evento di Linate
e non sarebbe nemmeno opportuno dal momento che altri hanno il compito
di stabilirne i fattori causali e la loro concatenazione.
Quanto scritto da Renzo Dentesano risale ai primi di settembre ed è
stato sollecitato da osservatori attenti di quanto è avvenuto negli
ultimi anni nel sistema aviatorio italiano.
I malanni dell’Aviazione Civile italiana
Analisi e commento a cura del Com.te
Renzo Dentesano
Premessa
Quando ormai sembrava che, non per virtù
di interventi governativi (del resto improbabili a causa della contemporanea
transizione dei poteri dal governo di centrosinistra al nuovo governo
di centrodestra), le "beghe" o meglio le baruffe tra capponi
di manzoniana memoria tra Dipartimento dell’aviazione civile, ENAC
ed ANSV si fossero finalmente placate, a tutto vantaggio dell’operatività
del sistema aviazione civile nazionale, ecco che nel mese di luglio l’intervista
rilasciata ad AIR PRESS dal Presidente dell’ENAC prima, la replica dell’Amm.
Delegato dell’ENAV poi e successivamente le solite opinioni molto stravaganti
espresse dall’On. Martini nella sua duplice veste di pilota dell’Alitalia
in aspettativa (ed associato ANPAC) ed in quella di membro della Commissione
Trasporti della Camera dei Deputati, hanno messo al forno un bello "sformato
di cavoli a merenda", al quale ha fatto da contorno l’editoriale
del Direttore di AIR PRESS sul n.° 30 dell’agenzia settimanale.
Ora manca solo il piatto della frutta esotica che, m’aspetto, verrà
servito a breve scadenza da qualcuno del Dipartimento e/o dell’ANSV.
Ma andiamo con ordine e, al fine di fare chiarezza, vediamo di riepilogare
quali sono i punti fissi riguardanti il comparto dell’aviazione civile
nazionale sulla base delle Leggi vigenti:
- l’ENAC è l’organo investito
del potere regolatore e di supervisione delle attività
attinenti l’aviazione civile nazionale (aeroporti e costruzioni aeronautiche
inclusi), a sua volta soggetto alla sorveglianza ed all’attività
di indirizzo del Ministero dei Trasporti (comunque sia ora
denominato tale dicastero a seguito della fregola riformatrice della
pubblica amministrazione raffazzonata dalla passata gestione governativa
e purtroppo approvata senza opposizione e con colpevole leggerezza dalla
passata Legislatura), per mezzo del Dipartimento dell’Aviazione Civile
dello stesso ministero;
- l’ENAV, divenuta anche S.p.A.,
in qualità di semplice fornitore del Servizio di controllo del
traffico aereo e di assistenza al volo per lo spazio aereo assegnato
all’Italia, in quanto Stato membro dell’ICAO, non può perseguire
una politica indipendente da quella del dicastero responsabile dell’aviazione
civile italiana, sia nel campo dei servizi da assicurare che in quello
delle esigenze da soddisfare per la circolazione aerea e pertanto deve
attenersi agli indirizzi operativi tracciati dal Ministro dei
Trasporti (nel rispetto della normativa ICAO), sentite le esigenze
operative individuate dall’ENAC. Tale Ministro dovrebbe verificare
poi l’osservanza delle sue direttive per il tramite del Dipartimento
(qualora quest’ultimo fosse messo effettivamente in grado di assolvere
questa delicata funzione, per la quale, oggi come oggi, non risulta
né preparato né dotato);
- il Dipartimento, istituito quale
supervisore di quanto stabilito come "policy" dal Ministro
dei Trasporti, dovrebbe invece venir messo in condizione di fare per
bene quanto, ad esempio, in seno al D.o.T. degli U.S.A. viene effettuato
dall’Ispettorato Generale Federale. Dato che l’On. Martini, nelle dichiarazioni
della sua intervista ha citato soltanto il D.o.T. e non l’Ispettorato
Generale Federale (che appunto è il supervisore del Dipartimento
dei Trasporti in merito all’operato aeronautico della F.A.A.), sarebbe
opportuno che fosse stato preciso [o documentato] in materia, in modo
da far comprendere quali sono i ruoli in un "sistema aviazione"
consolidato con lacrime e sangue qual è quello degli U.S.A..
La F.A.A. gestisce e regolamenta tutte le attività aeronautiche
civili di spettanza governativa, il N.T.S.B. esegue le investigazioni
sui sinistri e sugli eventi di pericolo gravi, raccomandando le misure
correttive che s’impongano a seguito dell’indicazione delle "probabili
cause" individuate e la F.A.A. e l’industria tutta provvedono a
"fare sicurezza" attraverso tutti gli addetti abilitati ad
operare nel "sistema" (Costruttori, Manutentori, Vettori,
controllori, ecc., ecc.);
- l’ANSV (com’è stata assai
impropriamente denominata) è nata da una interpretazione tutta
italiana e poco europea dello spirito informatore della Direttiva 94/56/CE,
emessa dalla C.E. il 21 novembre 1994 con data limite di attuazione
entro due anni (21 novembre 1996). In Italia, da parte di chi non aveva
saputo comprendere né lo spirito né la funzione pratica
dell’istituzione di un tale organismo, è stato invece creato
un "mostro" che, nell’interpretazione dei dirigenti, vorrebbe
avere le velleità di inquisire tutto e tutti, anche quando non
sussistono eventi tipici da indagare ai fini della sicurezza del volo.
Il tutto senza neppure avere né l’organizzazione né gli
uomini preparati a tali delicate funzioni. Così, agli occhi dei
Vettori, dei Costruttori, dei Gestori aeroportuali e perfino dei singoli
Operatori di prima linea (piloti, meccanici, controllori del traffico
aereo, addetti aeroportuali, ecc.) l’ANSV è vista più
come un organo inquisitore anziché come un oculato ente ricercatore
delle cause vere degli eventi aeronautici significativi, che sono quelli
che in definitiva si vorrebbe fossero individuati prima che diventino
sinistri o incidenti;
- la Commissione Trasporti della Camera,
utilissimo osservatorio parlamentare, che pure su discutibile iniziativa
dell’On.Martini aveva approvato nella passata Legislatura l’istituzione
di una "Commissione d’inchiesta" formata da membri dei due
rami del Parlamento, con lo scopo di fare indagini sugli eventi aeronautici
(!), ha compiti e finalità ben più elevate, mentre quelli
conoscitivi, già esercitati con dovizia nelle precedenti Legislature
(in particolare nel periodo degli anni 1980-90), che furono molto approfonditi
non furono mai messi a profitto da qualcuno nelle successive Legislature.
Tanto è vero che la solo parziale riforma unificatrice dell’aviazione
civile nazionale, voluta ed attuata dal Ministro Burlando, sta a dimostrarlo!
Eppure, negli anni indicati, di lavoro ne era stato fatto tanto e sarebbe
bastato saper trarre delle conclusioni dal materiale conoscitivo raccolto
per evitare di fare tanti di quegli errori riscontrabili nell’impostazione
della riforma Burlando dell’aviazione civile (e perfino in quella Bassanini
per quanto attiene l’accorpamento di certi dicasteri). Errori che oggi
l’On.Martini ritiene di dover celebrare e che invece noi additiamo come
una delle tante occasioni sprecate per allinearci su esperienze consolidate
in tema di organizzazione moderna dell’aviazione civile esistenti nel
mondo aeronautico più progredito, quali possono essere gli esempi
delle istituzioni degli U.S.A., della Gran Bretagna, dell’Australia,
del Canada, ecc.- In materia sarebbe forse ora che anche la U.E. ed
in particolare la Commissione si pronunciasse e si organizzasse in modo
da unificare i modelli di organizzazione aeronautica degli Stati membri;
- infine, se si volesse effettivamente indicare
l’origine di tutti i mali di cui continua a soffrire l’aviazione civile
italiana proprio in carenza d’una regolamentazione giuridica comune
a tutti gli Stati membri della U.E., riteniamo che il punto cruciale
da indicare sia proprio il mancato aggiornamento del Codice della
Navigazione – Parte Aerea -, il quale nella versione vigente, fin
dal Libro 1°, Titolo 1°, articolo 687, continua ad indicare nel Ministro
dei Trasporti e della Navigazione (non più esistente) il responsabile
del "sistema aviazione" in Italia. Eppure fin dal 1997, con
l’articolo 13 del D. Lgs. 250/97 istitutivo dell’ENAC, il Legislatore
aveva disposto l’istituzione di una "Commissione per le modifiche
al codice della navigazione". Tale disposizione, pur se limitata
nei termini di riferimento, riconosceva implicitamente che con il Codice
nelle condizioni di mancato aggiornamento esistente, non si poteva più
gestire in modo razionale il sistema aviazione civile nazionale. Ma
dei lavori di quella Commissione, pur pomposamente insediata, non s’è
saputo mai nulla ed il Codice tuttora vigente continua ad essere obsoleto
sia nello spirito che nella pratica operativa, senza che nessuno tra
Ministri, Sottosegretari, Dirigenti ministeriali ed istituzionali si
sia fatto parte diligente nel chiedere una conclusione fattiva a tale
Commissione. Ma di ciò neppure la Commissione Trasporti della
Camera si è mai accorta!
Pertanto si può concludere, Leggi vigenti alla mano, che quelli
qui sopra esposti sono i punti salienti sui quali chiunque sia in buona
fede, dovrebbe onestamente convenire.
Commento
Prima d’indicare quali dovrebbero essere
i comportamenti conseguenti dei responsabili di ciascun Ente, Agenzia
o membro appartenente ai consessi fin qui nominati, esaminiamo brevemente
la materia del contendere nata dalle idee dei personaggi in questione
ed esplicitata attraverso interviste pubbliche rilasciate ad AIR PRESS
e contrattacchi seguiti alle dichiarazioni iniziali, tutte inopportune
ai fini della credibilità del sistema aviazione civile italiana.
Apre le ostilità il dott. Roma sul
n.° 26/27 di A.P. affermando che «occorre arrivare ad una netta separazione
di compiti tra l’Ente regolatore e quello fornitore del servizio di assistenza
al volo.» Ed aggiunge: «In Italia, formalmente questi compiti sono già
suddivisi, al contrario ad esempio degli Stati Uniti dove la F.A.A. assorbe
in sé tutte le competenze» [fortunatamente, aggiungiamo noi!].
Ed allora?
Il dott. Roma dimostra di non aver compreso che proprio nella differenza
da lui indicata consiste la forza del sistema aviazione statunitense e
la debolezza della riforma attuata nell’aviazione civile italiana, che
pur partendo dal presupposto di una necessaria unificazione di tutte le
competenze del settore aviazione civile sotto un’unica egida, ha invece
miseramente fallito l’obiettivo proprio perché l’unificazione fra
Ente normatore (e persino gestore di servizi aeroportuali, qual’era la
Direzione Generale dell’Aviazione Civile - D.G.A.C.) con un Ente di sorveglianza
(a sua volta fornitore di servizi) qual’era l’ex Registro Aeronautico
Italiano - R.A.I.) arrivando ad inglobare persino un embrione di organo
disciplinare e di albo professionale qual’era l’E.N.G.A., ha mancato di
includere nell’operazione l’A.A.A.V.T.A.G. (nata a suo tempo per risolvere
i problemi causati dall’ammutinamento dei Controllori del traffico aereo
inquadrati nel Ruolo Servizi dell’Aeronautica Militare) ed ora E.N.A.V.
S.p.A.
Ciò in quanto il Parlamento, su indicazioni erronee di fonte amministrativa
e sindacale, era stato convinto che solo con un Ente di gestione del traffico
aereo fosse più facile sia riscuotere le tariffe dovute dal traffico
di sorvolo, che sfuggiva ai conteggi della D.G.A.C. [incaricata di esigerli],
sia ottenere che la conflittualità esasperata originata dalla miriade
di sigle sindacali presenti fra i Controllori ATC si potesse placare aprendo
con dovizia i cordoni della borsa, cosa impossibile nei confronti dei
dipendenti del pubblico impiego com’erano per la maggioranza quelli che
appartenevano alla D.G.A.C.
Altro grossolano errore di comprensione dei
problemi di gestione dello sviluppo dell’aviazione civile italiana è
stato quello di ridursi a seguire, a rimorchio delle tardive Direttive
emanate dalla C.E., l’aggiornamento dei criteri relativi alle gestioni
aeroportuali nazionali, anziché porre autonomamente termine ai
sistemi monopolistici in vigore. Infatti la stessa D.G.A.C. gestiva una
miriade di scali minori sui quali era costretta ad investire un sacco
di quattrini dello Stato anche soltanto per l’ordinaria manutenzione dei
beni demaniali, mentre soltanto gli scali più redditizi erano ceduti
in toto o in parte a Società di gestione che solo in parte erano
tenute anche ad opere manutentive o innovative, mentre il grosso degli
oneri finanziari rimaneva ancora sulle spalle dell’erario statale.
Ma ora questo poco importa dacché la C.E. ha imposto a tutti gli
Stati aderenti la via da seguire nella gestione totale in affidamento
degli aeroporti demaniali aperti al traffico aereo commerciale (handling
incluso, anche se aperto alla concorrenza tra i vari operatori giudicati
idonei).
Quello che importa invece è che ora il dott. Roma voglia ipotizzare
di assegnare ai Gestori aeroportuali non solo la parte "terra"
della gestione e dell’assistenza, ma addirittura (testualmente) ipotizza
«il controllo
della fase terminale del volo»
che «dovrebbe
esser trasferito alle società di gestione aeroportuale, che dovrebbero
aver in carico e gestire sia le radioassistenze di terminale (sic
!) che gli aiuti luminosi di pista».
Tale affermazione rivela, quantomeno, scarsa conoscenza del problema.
Infatti, mentre gli aiuti luminosi di pista sono già indirettamente
in carico alle Società concessionarie delle gestioni totali e soltanto
l’omologazione (flight check) viene effettuata dalla CISET, per quanto
attiene invece alle radioassistenze di terminale, esse sono da sempre
di pertinenza dell’organizzazione che deve gestire in sicurezza i flussi
di traffico sulla base delle capacità ricettive delle infrastrutture
esistenti o necessarie all’operatività aeroportuale, a loro volta
servite dai radioaiuti e dagli aiuti luminosi necessari a consentire la
circolazione del traffico aereo gestito dalle locali unità ATS,
attualmente assegnate alla competenza dell’ENAV.
Ed ecco il punto nel quale, nell’organizzazione
dell’aviazione civile italiana, non si chiude armonicamente il ciclo operativo
che, invece, negli Stati Uniti d’America è assicurato appunto dall’unicità
ed uniformità di organizzazione della F.A.A., sotto il controllo
dell’Ispettorato Generale Federale del D.o.T. Ed anche se in un futuro
il Governo degli U.S.A. dovesse optare di far gestire la parte ATS del
sistema aviazione statunitense da parte di un Ente economico e privatizzato,
la responsabilità normativa, regolamentare e di supervisione rimarrà
ben stretta nell’ambito dell’organizzazione dell’aviazione civile degli
Stati Uniti, cioè della F.A.A.
Infine ci sarebbe ancora da commentare la decisione assunta dal C.d.A.
dell’ENAC in merito al metodo usato per la scelta della contestatissima
nuova sede dell’Ente.
Al di fuori delle dichiarazioni di Roma,
non si può passare sotto silenzio la notizia, pubblicata sullo
stesso numero di AIR PRESS, che l’ENAC, su pressione di ASSAEREO, ha sospeso
la validità della Circolare pubblicata a maggio (r.to AIR PRESS
n.° 20, pag. 792) con la quale il dipartimento Sicurezza dell’Ente riformava
nel termine di pochi giorni i limiti d’impiego degli equipaggi di condotta
del trasporto aereo commerciale. Ora, per quanto si voglia poter condividere
le aspirazioni sindacali di voler ridurre le ore d’impiego degli equipaggi
a due piloti ai fini di evitare conseguenze da fatica operazionale sulla
sicurezza dei voli, non si riesce a comprendere come il succitato dipartimento
dell’ENAC potesse pretendere di modificare con una semplice circolare
amministrativa una disposizione regolamentare ministeriale pubblicata
sulla Gazzetta Ufficiale dello Stato.
Insomma tutto ciò sta a significare quanto meno che la mancanza
di cognizione delle norme e delle procedure che regolano l’attività
amministrativa delle cose statali non si elude impunemente e senza perdere
la faccia a seguito dell’aver nominato dirigenti dell’amministrazione
dei personaggi che non siano stati preparati anche sotto questo aspetto
alle funzioni che sono chiamati a svolgere.
E veniamo alle dichiarazioni rilasciate sul
n.° 30 di AIR PRESS dall’On. Martini.
In tale sede, dopo aver espresso l’opinione personale che «l’aviazione
civile nazionale è ben avviata sulla strada dell’innovazione»,
dimenticando invece che, come aviazione civile nazionale, il quadro organizzativo
lasciato dalle riforme Burlando e Bassanini è in gran parte frammentario
laddove dovrebbe essere unico (cioè dovrebbe includere anche la
gestione del controllo del traffico aereo), presentando un grande calderone
a livello ministeriale, nel quale l’attuale Direzione dell’Aviazione Civile
nazionale finisce per avere un’importanza forse addirittura inferiore
a quella che aveva quarant’anni fa quand’era dapprima una Direzione del
Ministero Difesa – Aeronautica – e, dopo la riforma del 1963, soltanto
un Ispettorato Generale dell’Aviazione Civile – I.G.A.C. – del Ministero
dei Trasporti, allora in mano alle Ferrovie dello Stato!
Insomma come a dire: l’aviazione civile nazionale con la riforma Bassanini
ha subito un trattamento da "cani in chiesa".
Così l’On. Martini dopo aver ripetuto
di sfuggita una grande verità sentita in altra sede e cioè
che «il problema
vero è che la nostra realtà non è stata mai confrontata
per davvero con quella dei paesi aeronauticamente più evoluti»,
finisce per cadere nella famosa (in aeronautica) sindrome dell’"uomo-uccello".
Infatti, affermando che «se
alcune volte riesco a farmi sentire in Commissione [Trasporti]
è perché mi metto i "gradi" di comandante»,
rivela la profonda psicosi che soltanto perché un individuo è
autorizzato a fregiarsi sul petto dell’"uccello da pilota"
e/o sulle maniche della giacca dei "gradi di comandante",
possa sapere tutto dell’aviazione civile, pur senza possedere alcun’altra
specializzazione se non il brevetto (pardon ! – "licenza",
come si denomina adesso !) di pilota.
Orbene, che per fare il comandante sia indispensabile avere il brevetto
di pilota è senz’altro vero, però neppure quello è
sufficiente a fare un buon pilota-comandante e tanto meno che tale brevetto
possa farne un "esperto", buono per tutte le situazioni
inerenti il vasto ambito del "sistema aviazione civile".
Così, forse inconsciamente da parte sua, acquista ben diverso significato,
suo malgrado, la successiva affermazione che testualmente recita come
segue: «Ma
ciò dimostra che in argomento c’è un profondo deficit culturale
anche nella classe dirigente nazionale».
Ovvero, da tale affermazione si può
dedurre che per parlare di trasporti in generale e di trasporto aereo
e della sua organizzazione in particolare bisogna aver fatto qualcosa
di più, in particolare bisogna aver studiato molto e giocato meno.
Vero è che non solo l’Alitalia deve essere difesa con forza e con
validi argomenti in sede C.E. – com’egli auspica – bensì tutti
gli interessi dell’industria aerospaziale nazionale (trasporto aereo incluso)
devono essere meglio tutelati sia a livello legislativo interno che (e
soprattutto) in sede comunitaria, dove però ci si deve presentare
con una preparazione al momento sconosciuta non solo dalla maggioranza
dei Parlamentari italiani, ma perfino a livello dei diplomatici e dei
funzionari governativi spediti ai vari consessi di Bruxelles con l’incarico
di rappresentare gli interessi dell’Italia in qualità di Stato
membro di certamente non infima categoria dell’Unione Europea.
In merito poi al pensiero dell’On. Martini sull’A.N.S.V., com’è
stato impropriamente denominato l’organismo impostoci dalla Direttiva
94/56/CE, data la nostra precedente carenza in materia, almeno tre delle
sue dichiarazioni meritano d’essere riprese e commentate.
La prima è condivisibile, anche se suona non del tutto veritiera.
Infatti, dopo aver riconosciuto che «l’Agenzia
è nata per adeguarci [ma
non dice:- con tre anni di ritardo !] ad
un’apposita Direttiva dell’Unione Europea»,
aggiunge che:- «Penso
però che le scelte del suo organo dirigente siano state compiute
più per motivi politici, anche se non di lottizzazione in senso
stretto, che per dare ascolto alle vere necessità in materia.
Ad esempio, non sono stati consultati coloro che la sicurezza la praticano
tutti i giorni, cioè gli operatori e penso, ovviamente, all’Alitalia.
Anche se non soltanto ad essa. Vi sono Vettori nazionali come Meridiana,
AirOne e qualche altro che della cultura della sicurezza tengono ben conto.
Perché non andarli a sentire?»
Ora, in termini di scelte governative cui
affidare le nomine dei componenti il Collegio dell’Agenzia non si trattava
proprio affatto di "sentire" gli operatori o i vettori nazionali,
i quali dovrebbero avere abbastanza da badare "a fare sicurezza"
al loro interno, quanto di individuare all’interno dell’intero ambito
dell’aviazione civile quanti, tra gli operatori di prima linea (piloti,
controllori, ingeneri, ex Ispettori dell’Ufficio Sicurezza Volo di Civilavia),
avessero maturato i titoli, le specializzazioni e le esperienze anche
manageriali necessarie per organizzare, dirigere ed esercitare il delicato
incarico relativo all’investigazione degli incidenti e degli eventi gravi
di pericolo, proprio perché per saper dirigere un tale organismo
bisogna prima aver maturato esperienze in materia di investigazioni e
non blaterare di "sicurezza" in astratto.
Utile inoltre sarebbe stato se a presiedere
l’organismo incaricato di indagare, concludere e raccomandare in merito
ai sinistri ed ai mancati incidente fosse stata individuata la figura
di un Magistrato, in attività od in quiescenza, che avesse avuto
particolari esperienze in campo aeronautico.
Ci asteniamo dal commentare
in dettaglio le altre dichiarazioni riportate da Air Press ma valga per
tutto la considerazione che esse non appaiono fondate su una filosofia
organizzativa coerente né, tantomeno, su un programma articolato
di interventi.
Analoghe carenze appaiono nella diatriba a distanza tra l'Ing Gualano,
Amministratore Delegato di ENAV SpA e il dott. Roma ed AIR PRESS, unico
mezzo di informazione a farsi veicolo del dibattito, diviene così
un palcoscenico per uno spettacolo francamente deprimente per chi, come
lo scrivente, ha maturato forse troppe consapevolezze in mezzo secolo
di esperienza aeronautica.
Ma questo è forse l'inconveniente delle interviste costrette da
esigenze di spazio in cui l'intervistato può, a posteriori, affermare
che il proprio pensiero non è stato correttamente interpretato.
Ed è per questa ragione che preferiamo enucleare il nostro pensiero
su questo sito dove ogni nostra affermazione può restare a futura
memoria.
Appendice
Infine nel "Commento del Direttore di AIR PRESS" sul n.° 30 del settimanale
vengono poi citate delle innovazioni conseguite dall'aviazione civile
italiana, sulle quali però corre l’obbligo, per amor di verità,
di fare ancora le seguenti puntualizzazioni:
1) l’iniziativa dell’istituzione dell’A.N.S.V.,
pur avvenuta con molto ritardo e con criteri notevolmente diversi dai
princìpi contenuti nella Direttiva 94/56/CE va attribuita al merito
della C.E. che l’ha imposta a tutti gli Stati aderenti all’U.E.;
2) la trasformazione dell’ENAV in S.p.A.
a capitale interamente pubblico ha doppiamente fallito sia lo scopo di
unificare tutte le funzioni di pertinenza dell’aviazione civile sotto
uno stesso cappello, sia quello di rendere la S.p.A. aperta al capitale
privato (che era il fine recondito);
3) gli interventi sulle società di
gestione aeroportuale (come su quelle di handling) sono attribuibili esclusivamente
all’imposizione dei Regolamenti C.E. in materia di liberalizzazione dei
mercati del settore sul nostro ordinamento interno;
4) che ai "nuovi" gestori siano
affidate concessioni totali sui demani aeroportuali può esser valido
soltanto a patto che sia salvaguardato il princìpio inalienabile
del mantenimento della responsabilità vigilante dello Stato sull’operato
dei concessionari, nell’interesse tattico e strategico della comunità
nazionale;
5) tutti i tentativi di regolamentazione
del diritto di sciopero dei prestatori d’opera del trasporto pubblico
su basi paritetiche fra diritti dei lavoratori e quelli del diritto alla
mobilità dell’utenza sono miseramente falliti, anzi, la conflittualità
è peggiorata;
6) l’auspicata e prevista privatizzazione
dell’Alitalia non solo non si è verificata, ma la presenza del
Tesoro nella maggioranza azionaria fa tuonare la C.E. che qualsiasi intervento
in merito alla ripianificazione delle catastrofiche perdite di esercizio
(dovute anche in parte a "quel fattaccio dell’hub di Malpensa) costituisca
un "aiuto di Stato", vietato dalla Comunità;
7) le ultime "frizioni" fra ENAC
ed ENAV non sono altro che la logica conseguenza del fatto che nel passato
Governo nessuno è stato capace di dirimere quanto è accaduto
in termini conflittuali inizialmente fra la dirigenza del Dipartimento
dell’aviazione civile e quella dell’ENAC;
8) è vero che AIR PRESS s’era di già
espressa in modo entusiastico in merito alle nomine dei componenti del
Collegio dell’ANSV, definendo il complesso nominato "un buon pacchetto
…", ma che oggi, a distanza di quasi due anni di funzionamento dell’Agenzia,
eviti di esprimere un parere sul giudizio espresso in materia da parte
dell’On. Martini la dice lunga sull’incrollabilità di quella primitiva
opinione!
Infine, oltre a quanto sopra rilevato, stupisce
il fatto che da parte di AIR PRESS sia mancato qualsiasi commento in merito
alla mancata trasformazione di "ENAC" in ente pubblico economico,
come doveva avvenire non oltre il 31 luglio 1999, così come
stabilito per Legge dall’art. 1, comma 3) del Decreto Legislativo n.°
250 /97, istitutivo dell’ENAC.
Distrazione … o che altro ?
Renzo Dentesano
Roma, 8 settembre 2001
Una ulteriore riflessione
di Aldo C Pezzopane
Quello che scrive Renzo Dentesano riguardo
ai malanni dell'aviazione civile italiana è solo il "bignami" di
una situazione caotica che appare di difficile soluzione.
Il sistema aviazione, analogamente ad altri sistemi moderni, è
complesso come un organismo vivente e le patologie sviluppatesi negli
ultimi anni, a causa di varie ristrutturazioni, di "processi pseudo-organizzativi",
di rimescolamenti di carte [e di sedie], hanno assunto connotati cronici.
Non credo che sia possibile attuare metodi idonei di terapia in questa
condizione sulla base delle risorse umane presenti [ma non disponibili]
nel paese.
Queste risorse umane sono ciò che resta "in vita" [ma non più
in servizio] di alcuni nuclei di competenza attivi in passato nell'ambito
del servizio di controllo del traffico aereo, di qualche ente dell'aviazione
civile o di funzioni specifiche nella [ex!] compagnia di bandiera.
E la maggior parte di costoro, tra i quali gli autori di questo sito,
dopo anni di impegno all'interno del sistema, non hanno certo voglia di
accettare ancora coinvolgimenti sulle barricate di un aviazione civile
ormai ridotta alle ultime ore di "fort alamo". Sto parlando di soggetti
realmente competenti e non solo "anziani"; altri casi di soggetti "buoni
per tutte le stagioni" costituiscono solo altri "bleeding holes" in un
sistema da cui troppi mungono.
In altre parole il ritardo rispetto alla realtà organizzativa di
alcune aviazioni d'oltralpe è tale che comincia ad apparire soluzione
migliore quella di affidarsi e di associarsi alle iniziative dell'Europa
per rendere uniforme il quadro organizzativo e normativo dell'aviazione
civile continentale in modo che non ci si possa sottrarre all'effetto
trascinamento.
Quando parlo di livello europeo qualcuno
potrebbe rispondere che alcune realtà nazionali sono in sintonia
con le direttive della comunità e con aspetti di uniformità,
come l'istituzione dell'Agenzia Nazionale Sicurezza Volo o l'entrata in
vigore delle normative JAR.
Sull'incongruità della norma istitutiva
dell'ANSV rispetto alla direttiva europea ha già scritto molto
Renzo Dentesano. Per quanto riguarda le JAR, in particolare le JAR-OPS1,
esse sono state ritenute dai più (erroneamente) la soluzione di
un caos normativo riguardante le operazioni volo. Quanto al fatto che
tale caos fosse dovuto alla sublime ignoranza delle norme ICAO da parte
di diversi settori dell'aviazione nazionale, compagnie comprese, tale
aspetto è stato sempre accuratamente mimetizzato.
L'ICAO fornisce norme e indicazioni organizzative che vanno dalla filosofia
del sistema aviazione alle politiche specifiche, fino alle procedure di
dettaglio, ovvero le SARPS [Standards And Recommended PracticeS].
Il terreno organizzativo, normativo e, quindi, culturale degli standard
ICAO è la base per realizzare coerentemente, con riferimenti adeguati,
i miglioramenti o gli eventuali completamenti tramite norme locali, [nazionali
o continentali].
Ignorare questo vasto complesso di norme per
sventolare la conformità alle JAR è come dare la classica
mano di bianco su un fondo da riverniciare che non sia stato trattato
come richiesto.
Uno pseudo-lavoro individuato molto efficacemente dal gergale «'na romanella»,
«tanto pe fa vedé che quarcosa avemo fatto».
Quando poi "insigni giuristi" sostengono che le norme ICAO sono "obsolete"
allora il "marchio di qualità" al sistema è assicurato.
Prendiamo un esempio di quanto detto nella diatriba che abbiamo innescato
sul famoso ATIRF [Air Traffic Incident Report Form] commentando l'analisi
(analisi per dire!) dell'Agenzia sui famosi airprox (conflitti di traffico
in volo con aerei militari) dello scorso dicembre.
L'ente sicurezza della compagnia Alitalia dichiara, quasi a scaricarsi
dall'aver impostato erronamente i criteri di segnalazione degli eventi,
che l'ENAC ha accettato la compilazione del modulo per uso interno Air
Safety Report (ASR) quale elemento sostitutivo dell'ATIRF dal quale estrapolare
i dati necessari a soddisfare la JAR-OPS 1.420 e l'AIP ITALIA RAC 1-53.
Se l'ENAC ha accettato questo vuol dire che qualcuno all'ENAC non conosce
quanto contenuto nella JAROPS 1.420 né il documento ICAO PANS
RAC a cui detta JAR OPS fa riferimento. Su questo dettaglio sono stato
esplicito nel commento al rapporto dell'ANSV:
Altri
commenti al rapporto d'inchiesta tecnica dell'ANSV sugli aircraft proximity
del dicembre 2000
(di AC Pezzopane
con la collaborazione di R. Frediani)
A questo punto la domanda che sorge spontanea
e che solleva grosse preoccupazioni verte su un aspetto fondamentale:
quali criteri, quali metodi di verifica e quale knowhow, vengono utilizzati
per il rilascio dell'Air Operator Certificate (AOC)?.
Dal momento che è sotto gli occhi di chiunque (che sappia vedere)
lo stato di disorganizzazione, di carente e incoerente applicazione di
norme, di assenza di continuità di processo, in una parola, l'evidenza
della «non qualità» di un sistema aviazione dove non esiste sequenzialità
tra filosofia, politiche, procedure e pratiche,
dove non è possibile risalire in modo deterministico a chi
deve fare che cosa, come deve farlo e quando, come
è possibile che questo sistema possa certificare la qualità
degli operatori aeronautici?
Le JAR indicano quale Acceptable Mean of Compliance lo standard
di qualità ISO 9000 (ora superato da Vision 2000,
almeno per quanto riguarda i Sistemi Qualità non aeronautici).
Come viene accreditata ENAC alla funzione certificatrice del Sistema
Qualità? E' accreditata per decreto o convenzione in quanto autorità
aviatoria? In questo caso dovranno essere rivisti i termini di legge per
garantire che la funzione certificatrice sia svolta con le dovute garanzie.
Garanzie per gli utenti, naturalmente.
Un ente o una qualsiasi struttura produttiva,
per avere un Sistema Qualità nella sua organizzazione (attenzione
a chi dice Sistema "di" Qualità, non ha idee molto chiare in proposito!),
deve possedere caratteristiche documentate, verificabili e aggiornabili
di conformità alle norme applicabili e agli standard e se, come
nel caso in questione, le norme ICAO sono ancora al livello di recepimento
del decreto di Cossiga (Presidente della Repubblica) del 1985, quali conformità
potremmo verificare nell'organizzazione e nell'attività dell'ENAC?
Ed abbiamo un'altra grossa perplessità.
Considerando che un auditing [verifica di conformità] dell'ICAO
sull'ENAC, svoltosi quasi due anni fa, ha dato esito positivo con la raccomandazione
di qualche azione correttiva di peso "non invalidante", ci viene da chiederci
che affidabilità abbiano le verifiche degli ispettori ICAO e che
razza di degrado sia presente in quelli paesi che vengono declassati a
Category 2 dal punto di vista della sicurezza in seguito a queste ispezioni.
A meno che non si sia ricorso alla strategia
del "gatto con gli stivali" che mostrava al re alcune tenute rigogliose
dicendo che erano del suo padrone, in realtà povero in canna.
Se i rappresentanti dell'ICAO fossero stati
indirizzati a svolgere una parte significativa della verifica ispettiva
su una compagnia nazionale piccola ma sufficientemente organizzata, dove
i responsabili di vari settori operativi avessero avuto una esperienza
consolidata presso grandi operatori, e questa compagnia fosse stata presa
ad esempio dell'«ottimo» lavoro di sorveglianza dell'ENAC, questo fatto
potrebbe aver consentito di superare l'esame.
Oppure, la tradizionale buona organizzazione
del RAI, che aveva portato nella fusione con la DGAC un consistente knowhow,
potrebbe aver contribuito ad una facciata di efficienza della neo costituita
ENAC.
Se paragoniamo le condizioni organizzative
dell'aviazione civile italiana (anche quelle attuali) a quelle dell'aviazione
civile canadese del 1989 quando l'intero sistema fu messo in discussione
a causa del disastro di Dryden [vedi:Neve
e ghiaccio a Dryden], chiunque
abbia del buon senso (e non abbia interessi personali) si rende conto
immediatamente che siamo in grave emergenza. La sede dell'ICAO è
a Montreal e i canadesi non avevano certamente barriere giuridico-linguistiche
nel recepimento e nell'applicazione delle sue norme. In Italia questo
gap è ben lungi dal poter essere superato.
E non sono i cambiamenti al vertice, i commissariamenti, i superispettori
a poter salvare il sistema a meno che chi sarà disponibile all'impresa
non intenda intervenire attraverso un'azione lenta e capillare che rimuova
vecchie incrostazioni e recenti proliferazioni di interessi.
Credo che siamo di nuovo di fronte alla cupola posta su cupole preesistenti
e male edificate, con fondamenta disastrate e linee di frattura che corrono
per tutta la struttura, spesso ignorate da chi era presente nel sistema,
certamente ignorate dall'ultimo arrivato, finchè il crollo diviene
inevitabile.
Ad esempio appare strano che problemi evidenziati negli Stati Uniti e
in altre aviazioni civili siano del tutto assenti nell'aviazione civile
italiana. Forse sono linee di frattura che corrono nel nostro sistema
fino al momento in cui il disastro ne rivela le conseguenze.
Si veda quanto detto relativamente alle Intrusioni di Pista o Runway Incursion
nella scorsa edizione.
[Pistaaa!!!]
Possiamo, ancora ad esempio, essere certi che in Italia non esista
un problema SUP, ovvero, Supposed Unapproved Parts su cui è tanto
attenta l'FAA?
Abbiamo di fronte ogni giorno, concesso che
vada fatta una tara a causa di una certa strumentalizzazione da parte
dei media e della politica, esempi di malagestione in vari settori della
vita pubblica, si parla di mala-sanità, di mala-istruzione e di
altri aspetti che causano sconforto e frustrazione. Era ed è difficilmente
sostenibile che l'aviazione civile fosse stata e sia un'oasi di perfezione
o, per lo meno, di aeree di inefficienza ridotte e, comunque, tali da
non ledere mai l'incolumità dell'utente, tutt'al più tali
da causare disservizi o i soliti disagi.
Forse questa è una generalizzazione dialettica ma non va trascurato
il fatto che l'ambiente sociale, economico, politico è lo stesso
e che l'abitudine di organizzare enti e funzioni depositando "tartarughe
sugli alberi" [Fantasmi,
acchiappafantasmi, tartarughe arboricole e sarchiaponi vari]
è un malcostume purtroppo consolidato.
acp
20 ottobre 2001
|