|

|
Fantasmi,
acchiappafantasmi, tartarughe arboricole e sarchiaponi vari
Queste sono riflessioni
d'una sera di fine agosto su assenze, scatole vuote e altre scoraggianti
realtà dell'ambiente aviazione civile (nazionale) che dipendono
da una diffusa "bond-your-ass-on-any-available-chair syndrome".
Insieme ad altri amici "consapevoli", le abbiamo sollecitate (e carpite
con "destrezza" per il sito) ad Arturo Radini, intorno ad una "ricca"
tavola, di fronte ad un caminetto in una tenuta adiacente il vecchio castello
di Vettigné (prov.Vercelli).
Il castello e la tenuta sono un'isola nel mare di campi coltivati a riso
che la circondano e, di solito, vi regna un silenzio ovattato interrotto
da rumori naturali che non si è più abituati a percepire
nel frastuono metropolitano.
Quella sera una fitta pioggia, la luce dei lampi e il rombo dei tuoni
evocavano considerazioni sul contrasto tra le nostre esperienze operative
in ambiente supertecnologico, quando eravamo in una cabina di pilotaggio
al punto attesa per il decollo, in attesa, appunto, che si attenuasse
la "buriana" per avere «margini adeguati sull'operazione» e la situazione
quasi "da nobile medioevale" di quel ritrovo conviviale.
«Ehi Arturo, ma non ci saranno mica dei fantasmi al castello, questo tempaccio
sarebbe giusto per storie del genere».
«No, stai tranquillo, al massimo puoi trovarci qualche gufo, i fantasmi,
purtroppo ce li abbiamo nel sistema aviazione».
E iniziò un discorso che si riferiva a diversi ruoli previsti nell'organizzazione
dell'aviazione civile le cui funzioni risultavano assenti o trasparenti
come fantasmi.
«Più che fantasmi sono tartarughe sui rami degli alberi!», replicai
ripensando ad un pezzo che avevo appena scritto per il sito. Arturo mi
guardò con perplessità e quando gli feci il discorso che
conclude l'articolo "Attenti ai compagni di viaggio…" scoppiò in
una grossa risata perché l'immagine che suscitavano delle improbabili
tartarughe arboricole centrava in pieno il significato delle sue riflessioni.
Ed ecco quelle riflessioni.
(acp)
Ogni incontro con gli amici e i colleghi è occasione per ricordare
i confronti, i dibattiti, le lotte e gli impegni nei nostri vari ruoli
di un tempo per realizzare il massimo grado di sicurezza nel trasporto
aereo. L'argomento di cui parlammo quella sera era l'attuale giungla dell'Aviazione
Civile Italiana (o forse è meglio riferirsi ad una "macchia mediterranea"
o ad un "sottobosco" tipicamente italiano).
L'ENAC sembra ancora concentrata ed assorbita dalla apertura (a distanza
di qualche anno) dei "pacchi del trasloco" e dalla ridistribuzione di
quanto in essi contenuto ai precedenti proprietari (DGAC e RAI, costretti
ora a condividere lo stesso alloggio) piuttosto che dalla concreta assunzione
del ruolo di garante della chiarezza normativa conseguente alla introduzione
delle JAR e dal controllo della loro corretta applicazione. E non parliamo
delle norme ICAO. Recepite ed archiviate.
Intanto, per scovare chi è stato deputato ad assicurare la sorveglianza
istituzionale sullo svolgimento dei compiti dell'ENAC (e dell'ENAV), e
cioè il Dipartimento dell'Aviazione Civile, sarebbe necessario
assoldare il più prestigioso degli "acchiappafantasmi" della ben
nota serie cinematografica, sempre che, lo stesso, scoraggiato dagli eventi,
non fosse costretto a declinare l'invito.
La stampa specializzata è stata, come è noto, più
occupata a riferire le polemiche fra le competenze reclamate dai due enti,
e la loro costante e continua reciproca puntualizzazione, piuttosto che
a riportare azioni concrete in un contesto in cui i segnali di allarme,
anche gravi, non mancano: incidenti e mancati incidenti in numero decisamente
inaccettabile per una organizzazione di aviazione civile europea.
Condizioni operative e di impiego del personale navigante delle compagnie
di Trasporto Pubblico Passeggeri italiane, "oscure", per non dire preoccupanti
ed infine, ma non per ultimo, evidenze di dissacrazione di quelli che,
fino a qualche anno addietro (e forse non del tutto a torto) erano considerati
dei sancta-santorum, i centri di manutenzione, sempre più presidiati
dai mercanti del tempio, con la probabile vocazione, se prosegue il degrado
e la mancanza di controlli, di divenire i "mercati [aeronautici] delle
pulci".
Queste circostanze furono evidenziate anche da istituzioni ed organizzazioni
autorevoli, quali la Corte dei Conti e l'ICAO.
Un controllo effettuato dalla Corte dei Conti sull'ENAC, le cui conclusioni
sono state pubblicate nello scorso mese di marzo, ha infatti evidenziato,
testualmente, come "non sia neppure iniziato il processo di potenziamento
della componente tecnico- ispettiva".
A questo giudizio si devono aggiungere i rilievi mossi a giugno del 2000
a seguito della visita ispettiva condotta da un'apposita commissione dell'ICAO
nei confronti della stessa ENAC, nell'ambito del programma denominato
"Universal Oversight Audit Program", che evidenziavano la necessità
per l'Ente dell'Aviazione Civile Italiana, di "provvedere a migliorare
il coordinamento delle componenti tecniche ed operative e, soprattutto,
di incrementare le risorse ispettive e le attività di verifica
sugli operatori".
Silenzio totale, naturalmente, del Dipartimento (e sul Dipartimento) la
cui assoluta latitanza ed assenza sono così "professionali" da
renderlo completamente invisibile, come lo stealth.
Anche l'Agenzia Nazionale per la Sicurezza del Volo, nel suo rapporto
informativo afferma che "per quanto riguarda l'Aviazione Commerciale le
maggiori carenze si rilevano nel settore tecnico-manutentivo".
La "potente" Agenzia (così definita in un articolo del Corriere
della Sera), che di potente sembra, fino ad oggi, possedere soltanto il
bilancio e gli appannaggi di alcuni dirigenti e consulenti, ha aperto
un considerevole numero di inchieste, concludendone, forse, un paio e
preoccupandosi di più, anch'essa, di rispondere alle polemiche
sul proprio ruolo (che qualcuno afferma essere confinato alle inchieste
sugli incidenti aerei) e sulle modalità di acquisizione delle informazioni
(che per un agenzia di sicurezza volo dovrebbe avvenire attraverso canali
autonomi, deputati alla costituzione di un'autonoma banca dati e della
conseguente necessità di autonomia di elaborazione e decodifica
degli stessi, pena una squalifica del proprio operato).
Forse il sillogismo Sicurezza del Volo uguale Prevenzione non è
più considerato attuale e lo sforzo della comunità internazionale
di aggiornamento dell'annesso 13, con l'estensione delle modalità
investigative proprie di eventi catastrofici anche a mancati incidenti,
eventi di pericolo od eventi minori, proprio nello spirito della prevenzione,
è già dimenticato.
E l'istituzione di ruoli deputati alla sicurezza del volo, operativi e
tecnici, già in seno all'ENAC o al Dipartimento auspicati od auspicabili,
non fanno altro che alimentare confusione e polemiche, se non vengono
raccordate le sinergie e le modalità di interazione e di rapporti
fra gli stessi e la ANSV.
In questo panorama desolante, nel sottobosco diventato più buio
ed immobile, con entità abbarbicate alle posizioni ed incapaci,
strutturalmente e costituzionalmente, di muoversi in qualsiasi direzione
e, tanto meno di spiccare (finalmente!) il volo, mi viene in aiuto la
efficacissima similitudine di tante tartarughe appoggiate sui rami di
un albero che non può più dare frutti.
Arturo Radini, Castello di Vettigné,
agosto 2001
|