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L'interruzione della corsa
di decollo è una condizione talmente significativa nelle operazioni
volo da costituire uno dei maggiori vincoli nel progetto degli aeromobili
e dei motori da utilizzare. La spiegazione sintetica, per i non addetti
ai lavori, è che il margine di sicurezza previsto dalle regole
deve garantire la possibilità di decollo dell'aeromobile anche
nel caso di completa perdita di spinta ad un motore a condizione che l'aeromobile
abbia già raggiunto una velocità idonea al completamento
del decollo. Al di sotto di tale velocità il decollo dovrebbe essere
interrotto ma l'arresto dell'aeromobile deve avvenire entro la superficie
della pista.La faccenda però non è così semplice.
Numerose elementi influenzano il comportamento dell'aeromobile e molteplici
fattori condizionano il comportamento dei piloti i quali, in ultima analisi,
devono concoscere tutte queste variabili ed essere in grado di gestirne
gli effetti.
Lo studio che segue risale, come molti documenti presentati in questo
sito, a qualche anno fa, ma l'argomento rappresenta, insieme ai problemi
dell'avvicinamento per l'atterraggio, l'altra grande area di operazioni
interessata da un gran numero di eventi accidentali e disastrosi.
L'attualità dei temi potrà essere valutata dai nostri lettori
esperti.
Have a nice trip!
"VEE ONE…"
Uno studio dei problemi di interruzione
di decollo del Com.te AC Pezzopane
Introduzione
L'argomento che tratteremo
riguarda, come indicato nel titolo, tutto ciò che può avvenire
intorno alla V1 [quindi nella fase più critica del decollo],
che abbia un connotato diverso dagli eventi normalmente previsti, cioè
le avarie ai motopropulsori per fattori interni, e che riguardi altri
impianti o parti dell’aeromobile, cedimenti del materiale, fattori ambientali,
ecc.
L'avaria motore è un evento che viene normalmente pianificato,
in particolare nel crew briefing prima del decollo, ma di solito in termini
piuttosto astratti. Il flame out o l'avviso incendio alla V1 è
un evento tanto raro nella realtà quanto frequente nei simulatori,
il che contribuisce più di ogni altra cosa a produrre un condizionamento
mentale a reagire in un certo modo solamente, o prevalentemente, all'intervento
di certi avvisi o indicazioni.
Quindi sarebbe opportuno trasferire nell'ambito addestrativo, in modo
adeguato, quelle circostanze che gli incidenti indicano particolarmente
significative per completare il quadro mentale che il pilota deve avere
quando si accinge al decollo. Nei simulatori di volo dell'ultima generazione,
con le immagini generate dal computer (CGI), è possibile ormai
riprodurre di tutto, dall'impatto con volatili, allo scoppio di ruote,
alle runway incursions.
Nell'attesa, quattro chiacchiere equivalenti ad "hangar flying", possono
essere di stimolo per fare le dovute riflessioni sull'argomento.
Data la vastità del problema e per consentire di cucire tutto
ciò che diremo in un quadro d'insieme di più semplice assimilazione,
suddividamo la discussione in tre parti e ne anticipiamo il sommario.
Iniziamo con un incidente ipotetico, costruito con elementi tratti da
diversi incidenti analoghi, che serve ad introdurre il problema delle
gomme.
Seguiranno i racconti di due incidenti reali di minore entità che
oltre a confermare il problema "pneumatici" consentono di ampliare le
considerazioni sull'entità di pista da usare come margine aggiuntivo.
Approfondiremo il discorso sulle gomme con dettagli tecnici ed altri riporti
di incidente, alcuni dei quali in inglese, comprensibilissimi data la
ripetitività di termini familiari.
Parleremo poi del problema "bird strike", un tipo di evento che può
avere ed ha avuto gravi conseguenze nella fase critica del decollo.
Poi esamineremo anomalie di comportamento di avvisi relativi allo stato
dell'aeromobile ed altre situazioni che condizionano fortemente il tipo
di decisione che il comandante può prendere alla V1.
Parleremo anche dei suggerimenti che vengono dalle case costruttrici sul
miglior modo di prepararsi per fronteggiare adeguatamente un decollo in
condizioni marginali.
Concluderemo con il racconto dell'esperienza di un decollo interrotto
e con un'analisi del processo decisionale in condizioni di ridotto tempo
a disposizione.
Le considerazioni ed i
riferimenti ad aspetti di human factor che verranno man mano proposti
saranno evidenziati in modo tale da far risaltare questo tipo di informazione.
[HF]
PRIMA PARTE
ALFA point
«ll tecnico di volo aveva preparato i dati
di decollo dal punto ALFA della pista in uso. La lunghezza disponibile
di 8500 ft permetteva di avere ancora un certo margine tra peso massimo
e peso attuale, pur non arrivando al più ampio margine disponibile
se il decollo fosse stato intrapreso dall'inizio pista (10.800 ft). Non
sarebbe stata usata la massima spinta.
Il comandante non aveva motivato tale scelta e il tecnico di volo non
l'aveva dibattuta dato che le tabelle la consentivano, pur se il 1° ufficiale
aveva cercato di insinuare con una frase un'ombra di dubbio sull’opportunità
di decollare lasciandosi dietro oltre 2.000 ft di pista.
"Abbiamo anche una leggera componente in coda" aveva aggiunto.
[Vedi nota e illustrazione
riguardante le maniche a vento]
"L'ATIS dà vento calmo
" disse il tecnico di volo minimizzando,
quasi ad appoggiare il comandante.
Il controllore di torre, visto che l’aeromobile (un B-727) avrebbe decollato
dal punto ALFA, I'aveva anticipato in sequenza e appena lo ebbe in contatto
l'autorizzò ad un decollo immediato.
L'aeromobile entrò in pista a velocità sostenuta, furono
accesi tutti i fari (era notte) e fu effettuato un rolling take-off. Nel
primo tratto della corsa di decollo passarono al traverso della manica
a vento che effettivamente confermava l'affermazione precedente del 1°
ufficiale. La superficie della pista era ancora umida a causa di una leggera
insistente pioggia che c'era stata nelle ultime ore del pomeriggio.
"Eighty knots".
Trascorsero altri secondi, troppi per la sensazione abituale dei piloti,
e raggiunsero la velocità critica: "Vee one, Vee...".
Udirono un forte boato e percepirono come un sussulto e un'imbardata.
Il comandante non aveva ancora staccato le mani dalle throttles e non
aveva iniziato la rotazione, sorpreso da qualcosa che non aveva alcun
riscontro immediato sulle luci o sugli strumenti; ebbe un moto istintivo
con la testa verso gli altri due sul viso dei quali, alla luce fioca degli
strumenti, vide in un attimo dipinta la stessa espressione interrogativa
e sgomenta; intanto riacquistava consapevolezza dell'aumentare dei sobbalzi
e della tendenza dell'aeromobile a spostarsi dal centro pista. Mentre
con la destra tirava indietro le manette cercando di afferrare le leve
dei reverse, spinse con la sinistra il volantino e cercò di frenare
al massimo, cosa che gli riuscì disagevole per la necessità
di correggere la traiettoria. "E' in avaria il tre" sentì
dire e guardò per un attimo gli strumenti motore, poi di nuovo
fuori, per non farsi sfuggire il centro pista e gli sembrò strano
di dover fare tutti quei movimenti con la testa per dirigere lo sguardo
intorno, come se avesse dei paraocchi.
Il rumore e le vibrazioni su tutta la struttura erano notevoli e rendevano
difficoltosa la lettura degli strumenti.
Le luci rosse di fine pista si stavano avvicinando inesorabilmente ma
l'aereo non ne voleva sapere di arrestarsi e c'era una certa difficoltà
a mantenere la direzione.
Subito dopo percepirono il salto dal cemento, altri rumori provenienti
da ogni parte finché in un attimo tutto sembrò cessare e
l'aereo fu fermo alcune decine di metri nel prato.
Causa primaria dell'incidente fu il cedimento di un pneumatico
del semicarrello destro. Tale cedimento fu dovuto a un danneggiamento
della superficie del pneumatico provocata da un oggetto durante il rullaggio
(FOD = foreign object damage).
Va aggiunto anche un eventuale surriscaldamento delle gomme a causa del
rullaggio a velocità sostenuta e ad un peso abbastanza elevato
che può aver diminuito la resistenza del pneumatico.
In prossimità della velocità di rotazione l'enorme accelerazione
centrifuga sulla carcassa provocò il distacco del battistrada e
il successivo cedimento del pneumatlco i cui pezzi vennero ingeriti dal
motore n.3.
Durante la frenata cedette anche l'altra ruota del semicarrello destro,
compromettendo ulteriormente le capacità di arresto dell'aeromobile
e la possibilità di mantenere agevolmente la direzione.
Il reverse asimmetrico complicò il quadro suddetto.
Fu naturalmente considerato che se il decollo fosse stato intrapreso dall'inizio
pista, l'aereo avrebbe potuto fermarsi molto prima della soglia senza
i gravi danni riportati.
La decisione del comandante di interrompere il decollo risultò
più o meno nell'ordine dei tempi normali di reazione ma la velocità
superò comunque di oltre 10 kts la V1.»
L’aeromobile considerato in questo evento è un B-727 e lo scenario
è un decollo dal punto ALFA della pista 25 di Fiumicino.
[Tale scenario è della metà degli anni '80 ma ha elementi
di indiscussa attualità]
Questo evento è stato "assemblato" con ingredienti [fattori causali]
presenti singolarmente o insieme in eventi accaduti in scenari analoghi.
H.F.-L'effetto di visione
a tunnel sperimentato dal comandante è una reazione caratteristica
dei recettori sensoriali quando l'individuo è sottoposto ad un
qualsiasi tipo di minaccia improvvisa (element of threat; C. Mason et
al.) avvertibile, appunto, tramite forti sollecitazioni inaspettate (rumori,
luci, scuotimenti ecc.).
Al primo impatto c'è infatti una momentanea modificazione delle
capacità di percepire, avvertita prevalentemente sulla vista con
l'inibizione dei recettori della retina che forniscono la visione periferica.
Sono segnali biologici necessari per far scattare altri meccanismi di
difesa ma comportano comunque un ritardo che non è quantificabile
nei termini previsti dalle norme di certificazione come è stato
purtroppo dimostrato da molti altri incidenti simili se pur non sempre
terminati in "accident".
NOTA. Molti piloti all'inizio
della lora attività di volo, quindi con ridotta esperienza, tendono
ad assumere le informazioni meteorologiche in termini deterministici
e non come indicazioni di massima che poi è ciò che avviene
in realtà per molti parametri. Il vento trasmesso dalla Torre è
uno di questi. Il vento rilevato dagli anemometri e riprodotto sui display
in Torre è il risultato di una media e, quasi sempre, il luogo
della rilevazione non coincide con quello della posizione delle maniche
a vento [windsocks]. Queste invece sono sempre situate in posizioni ben
visibili dal pilota e adiacenti alla pista. I piloti con maggiore esperienza
hanno spesso constatato che, ad un vento riportato "calmo" dalla Torre,
corrisponde un leggero sventolio della manica, La classica "bava di vento"
che, guarda caso o per la Murphy's Law, capita sempre in coda.
Quegli apparentemente insignificanti 4-5 nodi in coda [che corrispondono
alla figura 4] possono ritardare di un centiinaio di metri e di un paio
di secondi il raggiungimento della velocità di decisione con tutte
le conseguenze del caso che, in un decollo al limite del peso, influenzano
le prestazioni di accelerazione-arresto o di accelerazione-decollo con
un motore in avaria.
Questa grafica [è un pezzo d'archeologia d'aviazione] corredava
la documentazione destinata agli operatori delle Torri di Controllo e
risale ad oltre trent'anni fa ma è di un'attualità difficilmente
discutibile. Il testo che l'accompagnava era il seguente:
«Un metodo empirico per
la stima della intensità del vento sugli aeroporti può essere
sfruttato confrontando l'effettiva posizione della manica a vento, osservata
normalmente al piano in cui essa oscilla, con una serie di sagome di manica
a vento raffigurate in apposita tabella nell'ordine di successione da
1 a 10 a seconda della posizione che essa assume man mano che il vento
aumenta di intensità. Il metodo di misura per quanto empirico,
può essere vantaggiosamente utilizzato in caso di momentanea mancanza
o di avaria all'anemometro o quando si voglia eseguire un generico controllo
ai valori dello strumento. Esso infatti riduce sensibilmente gli errori
cui va incontro il personale allorché, per mancanza dell'anemometro,
è costretto a ricorrere ad un apprezzamento assolutamente soggettivo
della intensità del vento in funzione della posizione della manica.
Considerando unico il tipo di manica a vento in dotazione agli aeroporti
italiani e prescindendo dalle osservazioni da eseguire in caso di pioggia
si può ritenere utile dotare gli enti interessati di analoga tabella
cui il personale adetto potrà fare riferimento come idoneo mezzo
di ripiego per una buona stima della intensità del vento sulle
piste di atterragio.»

Fatti di gomme
Risale alla disposizione di piste e raccordi
di quel periodo [anni 80] l'episodio accaduto a un DC-9/80 (AZ) in decollo
dalla testata 25 della pista 2 di Fiumicino. Il comandante nell'allineare
l'aeromobile in pista cercò di manovrare per sfruttarne tutta la
lunghezza.
Purtroppo la costruzione del raccordo di immissione in pista era tale
da rendere una manovra del genere non certo agevole, specialmente di notte,
dato che la segnaletica di rullaggio avrebbe portato l'aeromobile ad allinearsi
ad oltre 200 ft dall'inizio fisico della pista, quindi accadeva di passare
con le ruote di destra a distanza molto ridotta dalla prima luce di soglia.
In questo caso la ruota n.4 dell'aeromobile urtò la luce subendone
un danneggiamento nonostante la frangibilità del supporto della
luce stessa, frangibilità sulle cui caratteristiche si manifestarono
diversi dubbi durante la successiva investigazione.
Nessuna sensazione di ciò si ebbe in cabina di pilotaggio, né
della cosa fece cenno l'assistente responsabile al quale uno degli assistenti
di volo aveva riferito di aver percepito un urto o un sobbalzo anomalo.
Durante la corsa di decollo, ad una velocità di circa 100 kts intervennero
vibrazioni e avvisi per cui il comandante decise di interrompere il decollo.
Di fronte a questo evento non si può semplicisticamente affermare
che se il comandante non avesse manovrato per sfruttare tutta la pista
non si sarebbe verificato l'inconveniente perché sarebbe fuorviante
nella determinazione delle cause e nella loro definizione.
Infatti si tratta di una concatenazione di eventi e di cause la cui disposizione
cronologicamente organica porta a definire incidente il passaggio
sulla luce e, sue cause remote o fattori predisponenti, la costruzione
strozzata del raccordo.
L'avaria del pneumatico e l'interruzione del decollo sono la degenerazione
dell'incidente così individuato, le cui cause contributive hanno
aspetti di human factor che valuteremo più avanti.
A parte quello che erano le regole scritte sui manuali che prescrivevano
di "..aver cura di ridurre al minimo la pista utilizzabile a tergo
dell aeromobile", nella maggiore parte dei piloti si instaura
con l'esperienza un concetto indubbiamente sano, cioè che sarebbe
estremamente frustrante, in caso di decollo interrotto, finire
con il ruotino sul prato per una distanza che avrebbe potuto essere risparmiata
con un allineamento più accurato.
Quindi non va biasimata una tecnica corretta che ha, tra l'altro, in se
stessa il principale elemento fail-safe, quello di essere I'ultima garanzia
per il pilota nel caso che inadeguatezze o inosservanze consentano all'evento
anomalo di deteriorare fino all'incidente.
Questo elemento fail-safe non esisteva in un altro caso verificatosi poco
più di un mese dopo ad un B-727 (AZ) che nella manovra di allineamento
urtava con la ruota n. 3 una luce rossa che delimitava l'ampiezza del
raccordo per l'ingresso in pista al punto ALFA della 25. Fortunatamente
l'urto venne percepito anche perché la gomma scoppiò con
un forte boato.
E' evidente che nel caso si fosse iniziata la corsa di decollo con un
parziale e inavvertito danneggiamento del pneumatico e l'inconveniente
si fosse manifestato a velocità prossima alla V1, I'arresto
delI'aeromobile avrebbe potuto essere molto più problematico rispetto
all'avere altri 700 metri di pista disponibile. Ecco perché l’incidente
"assemblato" all’inizio diviene estremamente verosimile.
Per tornare all'argomento, potremmo ricordare altri casi dove avarie o
malfunzionamenti o altre cause diverse dall'avaria ai motori hanno provocato
interruzioni di decollo in condizioni estremamente marginali ma evitiamo
un lungo elenco che vede imputati, in gran parte, proprio i pneumatici.
Ne ricorderemo solamente alcuni dei più significativi quali l'overrun
con distruzione dell'aeromobile di un DC-10 della Continental Airlines
avvenuto il 1° marzo 1978 a Los Angeles.
Quanto segue è condensato da uno dei riporti pubblicati subito
dopo l'incidente.
"A thorough review and revision of the V1 concept is needed
if pilots are to be provided with a decision speed from which they can
stop an aircraft on the runway regardless of the reason for rejecting
take-off, the US National Transportation Safety Board says in its report
on the Continental Airlines DC-I0 aborted take-off accident at Los Angeles
on March 1,1978.
All 200 occupants left the aircraft, but two died from burns and smoke
inhalation and 31 others were seriously injured during the evacuation.
The NTSB finds that the probable cause of the accident was the sequential
failure of two tires on the left main landing gear, and the resultant
failure of another tire on the same landing gear at a critical time during
the take-off roll. "These failures resulted in the captain's decision
to reject the take-off", the board says.
The board notes that flight crews are, for the most part, trained for
rejected take-off in flight simulators. But since the simulator's accelerate-stop
perfomance was based on dry runway, engine-out data, it was impossible
to simulate realistic wet-runway conditions or malfunctions other than
engine failure.
The captain of the DC-10 reacted promptly to the tire failures. His "no-go"
decision was a key element in the accident sequence, but his decision
could in no way be faulted.
"The V1 speed, calculated by the flight crew before each take-off,
is designed to be a go/nogo decision speed in event of an engine failure,
but the board believes that pilots have come to regard V1 as the
decision speed for any abnormality that may occur during the take-off.
"In this accident, the captain heard a loud bang 1-2 sec before the DC-10
reached its V1 speed of 156 kts. He was faced with the need for
immediate action, and he had no time to evaluate the significance of the
bang and vibration if he was successfully to reject the take-off. However,
it became evident during the investigation that the noise and vibrations
were caused by tire failure, and that the aircraft could undoubtedly have
been flown off the runway successfully". The board's recommendations on
V1 criteria and pilot training are now before the FAA for review.
H.F.-E' utile, prima di
proseguire nell'esame di altri eventi, fare qualche riflessione sugli
incidenti in certe fasi di rullaggio o in fase di allineamento. E' un
discorso che ci porta ad una delle molte difficoltà della professione
di pilota di linea; si tratta della necessità di porre sempre la
massima attenzione ad ogni azione e ad ogni evento, come quando si procede
con circospezione su un percorso ripido e di incerta consistenza; passo
dopo passo con procedere metodico ed attento. Non è facile però
porre la massima attenzione ad un compito non complesso e con caratteristiche
di ripetitività; la cabina di pilotaggio non è un luogo
per le distrazioni, eppure gli elementi di distrazione sono fisiologici.
Una clearance addizionale della torre, I'esecuzione della check list che
viene a coincidere con la fase di ingresso in pista oppure, in altre fasi
del rullaggio, le "cockpit incursion" dell'assistente di volo che spara
dentro un "tutto bene dietro" ed ecco che un parziale decadimento di attenzione
al compito di rullare con velocità e accostate adeguate, provoca
il ritorno della gestione dei centri nervosi preposti all'azione, a schemi
precostituiti e divenuti istintivi.
Questo è particolarmente rilevante quando si sta acquistando familiarità
con una macchina mentre si verifica normalmente quando si ha completa
e, forse, eccessiva familiarità con la macchina.
Il pneumatico questo sconosciuto
Sulla vulnerabilità delle gomme sono
state fatte numerose relazioni tecniche e molto si è scritto sulle
pubblicazioni di sicurezza del volo che circolano in aviazione.
Tra questi un "technical report" fu l'oggetto della comunicazione interna
AZ n. 135 del 23.5.1977. In esso venivano evidenziati i fattori che provocano
il surriscaldamento del pneumatico la cui integrità viene seriamente
compromessa quando la temperatura della carcassa raggiunge i 120°.
Infatti le proprietà meccaniche del materiale con cui è
fatto il pneumatico cominciano a peggiorare già verso i 100° e
sono gravemente deteriorate per temperature intorno ai 110°- 120° e superiori.
Queste temperature provocano minor tenuta della gomma e riduzione fino
al 40% della forza di tensione delle corde di nylon che costituiscono
la carcassa.
Tra i fattori che indirettamente provocano l'aumento di temperatura vi
sono il peso, la distanza percorsa in rullaggio, compresa la corsa di
decollo, e la velocità di rullaggio. Indirettamente perché
la causa fisica che provoca il surriscaldamento del pneumatico è
la deflessione della sua struttura in corrispondenza dell'appoggio sul
terreno.
La parte che subisce il maggior riscaldamento da questa continua sollecitazione
delle fibre, che ogni sezione della gomma sopporta ad ogni rotazione,
è quella adiacente al cerchione detta "tallone" o "bead area".
Questo fatto è aggravato dalla dissipazione del calore dei ceppi
freni attraverso i cerchioni che riscaldano la parte di pneumatico
con cui sono in contatto.
La deflessione massima prevista è generalmente del 3-3,2%; una
deflessione superiore di alcune unità comporta nelle condizioni
di rullagglo più proibitive (distanza, velocità, peso)
una temperatura di alcune decine di gradi più elevata nella "bead
area". Di solito sono sufficienti distanze dell'ordine di 5-6 km,
compresa la corsa di decollo (dobbiamo sempre tener conto dello stato
delle gomme alla fine della corsa di decollo che è il momento
più critico), per far arrivare, con aeromobile a pieno carico,
la temperatura del pneumatico prossima ai 120°, considerata temperatura
limite.
E' ovvio quindi che una ruota che non sia alla giusta pressione difficilmente
può sopportare gli stress aggiuntivi di rullaggi lunghi e veloci,
manifestando spesso il cedimento a velocità prossime alla V1.
Controllare quale sia la deflessione di un pneumatico è molto semplice
e può essere fatto a palmi.
Il disegno riprodotto in figura è esplicativo.
Forse non è agevole scendere dalla cabina di un B-747 a carico
completo per controllare la deflessione di 16 ruote, ma un controllo della
pressione preventivo potrebbe consentire una maggior tranquillità.
Comunque un rullaggio a velocità ridotta è in ultima analisi
il miglior provvedimento che può adottare il pilota, e maggiore
è la distanza da percorrere in rullaggio minore è la velocità
da tenere.
Un elemento fuorviante nelI'adottare una velocità di rullaggio
è dato dal fatto che con i pneumatici ai giusti valori di pressione,
il comportamento di un aereo scarico è differente da quello di
uno a pesi elevati proprio perché, gravando meno sui pneumatici,
questi si flettono meno e mancando questo ulteriore effetto ammortizzante
si percepiscono le irregolarità delle vie di rullaggio e si tende
a moderare la velocità.
Con aeromobile pesante avviene esattamente il contrario e si tende a correre.

Ed è proprio in questo caso che una
velocità ridotta sarebbe necessaria; infatti le gomme sollecitate
nel loro campo di elasticità, danno la sensazione di procedere
su un biliardo cosa che favorendo un andare più spedito, si ripaga
con più alte temperature alle ruote.
Il seguente grafico può essere utile anche se si tratta di valori
non riferiti a un tipo di pneumatico e di aeromobile particolare; esso
comunque rispecchia, a meno di piccole variazioni, il comportamento di
tutti i pneumatici d'aviazione. E' evidente l'aumento non lineare della
temperatura all'aumentare delle altre due variabili.
I pneumatici dei grossi jet, operano quindi in condizioni che vengono
definite di "abuso controllato", e sono, come si è visto, un'area
critica del velivolo e come tale va riguardata.

tire temperature
versus taxi distance OAT 20* C - add 30°C to obtain tire temperature at
rotation
Anche se spesso le massime temperature sulle
ruote si hanno dopo l'atterraggio, quando i ceppi freni arrivano a 300°-
400° e dissipano sui pneumatici il loro calore, le maggiori sollecitazioni
intervengono immediatamente prima del decollo.
Infatti negli aerei di linea attuali non c'è un progressivo alleggerimento
sulle ruote all'aumentare della velocità per motivi aerodinamici
(si deve evitare la resistenza indotta dalla portanza per ridurre la distanza
necessaria al decollo), e, in particolare, alla rotazione le ruote del
carrello principale fanno da fulcro sopportando un peso addizionale, mentre
la carcassa del pneumatico a causa della velocità subisce un'accelerazione
centrifuga di oltre 1.000 g.
Un altro dato, che può essere utile per visualizzare la resistenza
di un pneumatico: la temperatura di cedimento dei pneumatici di un intero
treno di gomme di un B-747 a pieno carico, che proceda a 30 kts, viene
raggiunta dopo una dozzina di miglia di rullaggio.
Un buon investimento
La ricopertura dei pneumatici è un
altro aspetto di cui tenere conto ma questa purtroppo non è area
di competenza del pilota e le scelte in proposito dipendono dalla oculatezza
e dalla lungimiranza di specifici settori delle compagnie.
Il comandante di un DC-10 (Alitalia e parliamo di quasi vent'anni fa)
in decollo da Malpensa fu costretto ad interrompere il decollo ad una
velocità prossima alla V1 a causa di un messaggio trasmesso
dalla Torre che non lasciava adito a dubbi.
L'ordine perentorio avrebbe, infatti, potuto dipendere da problemi ben
più gravi di ciò che venne appurato in seguito e che potremmo
definire "ground staff complacency".
Si trattava di "ri-proteggere" alcuni passeggeri e un responsabile di
scalo aveva chiesto telefonicamente al controllore di Torre di fermare
il volo, con un tono di voce abbastanza concitato, credendo che l'aeromobile
fosse ancora al parcheggio sul punto di chiudere le porte, non specificò,
però, la ragione della richiesta.
Il controllore interpretando dal tono dell'interlocutore la necessità
di fermare il volo per motivi di sicurezza dette l’ordine a corsa di decollo
iniziata.
Alla comunicazione "…arrestate immediatamente il decollo" il comandante
non aveva possibilità di alternative o tempo per richiesta di chiarimenti.
L'energica frenata provocò un surriscaldamento dei freni fino ad
oltre 400° ma i pneumatici tennero.
Contrariamente all'uso della maggior parte delle compagnie che operavano
DC-10, la compagnia non aveva l'abitudine di montare gomme ricoperte sulle
ruote del carrello centrale che nella statistica dell'industria aveva
mostrato di essere un'area critica.
Era ancora nell'aria l'incidente del DC-10 di Malaga e i due decolli interrotti
da altri due DC-10 a Schiphol, Amsterdam e ad Heathrow, Londra, sempre
per avarie ai pneumatici e con principi d incendio al carrello ed evacuazione
rapida dei passeggeri.
Il maggior costo affrontato dalla compagnia che non montava pneumatici
ricoperti, in seguito a questi eventi, si dimostrò un risparmio,
non certo quantificabile ma che ancora una volta dava ragione al detto:
"If you think that safety is costly, try an accident"
Nella seconda parte concluderemo il discorso sui pneumatici proponendo
un "accident report" relativo ad un DC-9 Air Canada che il 26 giugno '78,
decollando dalla pista 23 L di Toronto andò a finire in un fosso
situato oltre la fine pista a causa di una "tire failure" e di altri fattori
causali.

by
Calabresi
"VEE ONE…"
SECONDA PARTE
Dopo il riporto di un incidente
in corsa di decollo per avaria ad un pneumatico, passeremo in rassegna
alcuni suggerimenti e considerazioni che sono emersi dai piloti collaudatori
delle case costruttrici in rapporto agli RTO (Rejected Take Off). Parleremo
di altri eventi che alterano la continuità della fase di
decollo, sia all'esterno che all'interno dell'aeromobile, per ampliare
il quadro dei problemi che possono condurre alla decisione di interrompere
o proseguire il decollo diversi dalla "standardizzata" avaria a un motore.
250 FT of significance
The aircraft crashed during a rejected
take-off at Toronto International Airport. The take-off was rejected when
Nr 3 tire failed and rubber debris damaged the right main gear "down and
locked" switch, causing the right gear unsafe light to come on in the
flight deck. The aircraft failed to stop within the confines of the runway.
It continued bejond the overrun area, over the edge of a ravine, and came
to rest in the ravine.
Two passengers were killed; 100 passengers and five crew members were
evacuated. The aircraft broke into three parts on impact but there was
no fire.
The flight arrived at Toronto at 0725
(local) and a new crew took over for the sector to Winnipeg. There were
no reported unserviceabilities. Push back was at 0801 and the take-off
weight was 107.044 pounds (48.555 kgs) cg 11.7% MAC, 102 passengers
and 5 crew were on board. V1 was 154 kn, VR 157 kn,
V2 161 kn.
The aircraft stopped on the runway 23L about 250 feet from
the threshold before starting its take-off. (For the purpose of
this report brake release is time '0' and times are quoted in seconds).
The Captain advanced the throttles slowly until the aircraft started to
move, at time 4, then he applied power more rapidly and stabilized the
power at 1.95 EPR, keeping slight forward pressure on the control column.
Full power was achieved at time 12 at a calculated speed of about 20 KIAS.
The initial part of the takeoff was normal, but at time 45.8 at
approximateIy 145 KIAS, the pilots feIt vibrations and
heard a thumping sound.
Also the First Officer felt the right wing drop slightly. At about
time 46.5 te right engine RPM started to decrease.
At time 47.3 the right main gear unsafe light illuminated on the
instrument panel; 4000 feet of runway remained.
At time 48.2 the left Engine Fuel Flow and RPM's started a rapid decrease
indicating the initial action by the Captain to reject the take-off;
the speed was 149 KIAS.
At time 53 the Captain deployed the spoilers. Meanwhile the First Officer
selected the buckets and reverse thrust.
At time 53 the Captain called "Reject, buckets", and applied partial brake;
2250 feet of runway remained.
Partial brake was maintained until almost time 58.The spoilers
remained extended for about 2 and 1/2 seconds, and started to retract
at time 56.(This is consistent with the Captain's statement
that he noted the spoiler lever moving forward and almost immediately
pulled it back, since the Digital Flight Data Recorder (DFDR) shows
spoilers extended again at time 58.5).
At time 58 the brake pressure showed a marked increase indicating that
maximum brake was applied. At time 63 the spoilers again started to retract,
this time remaining retracted.
The DFDR indicated a power loss at time 46.5, which continued until
time 68; it also indicated that symmetric reverse thrust was not achieved
until the aircraft was off the end of the runway.
At time 65.7 the aircraft crossed the end of the runway
on a heading 3° left of the runway heading, laterally 65
feet left of centreline, at about 70 KIAS.
It traversed 457 feet overrun and went over a 51 foot precipice at about
46 KIAS. It came to rest at the bottom of a ravine with the main gear
599 feet from the end of the runway".
Conoscendo la velocità con la quale
I'aeromobile attraversò la soglia del precipizio e il punto di
impatto sul fondo fu possibile stabilire il valore della velocità
e della decelerazione all'impatto. La struttura subì una decelerazione
di 16 G per 0.18 secondi sull'asse longitudinale e di 19 G per 0.13 secondi
sull'asse verticale che, composte, costituirono una risultante di 25 G,
ben oltre i limiti di progetto dell'aeromobile.
I danni all'interno (i contenitori sul soffitto caddero sui passeggeri
e bloccarono alcune uscite) crearono dei problemi per l'evacuazione. L'assenza
di incendio permise all'incidente di non assumere proporzioni più
gravi in termini di danni alle persone.
A ciò contribuì anche il comportamento dell'equipaggio,
del personale di soccorso e I'assenza di manifestazioni di panico.
Analisi
"When the Captain heard the First Officer call the
unsafe gear warning below V1 he correctly decided to reject
the take-off and throttled back to idle to initiate the
rejected take-off procedure 3 seconds after the gear unsafe light illuminated.
About 3 and 1/2 seconds after reject initiation the Captain deployed
the spoilers and 1 second later, at time 54, applied partial brake.
The First Officer had selected buckets and applied reverse thrust.
There was no brake application until the Captain called
"reject buckets". Although the FAA manual calls for full pedal
deflection, only partial braking was applied. Maximum braking was
not attained until 9 seconds after initiation of the reject, about 11
seconds after the unsafe gear warning. The First Officer, realizing the
gravity of the situation, assisted by applying maximum brake at this time.
The Captain held the spoiler lever back in the deployed position for 3
seconds then released it or it slipped out of his hand. The lever had
evidently not been locked and it snapped forward, retracting the spoilers.
The Captain immediately redeployed the spoilers, and maximum braking
was finally applied by both pilots.
At this time speed was 120 kts and only 1000 ft of runway
remained.
Following throttle closure, the Captain's inability to lock the spoiler
lever in the extended position could have diverted him from applying maximum
braking. Delaying maximum brake application resulted in loss of the major
deceleration force available.
Calculations indicate that by delaying the application of maximum braking
during the spoiler lever manipulation the Captain was sacrificing 70%
of the aircraft’s potential decelerating force while attempting to deploy
the spoilers which have much less effect.
The Company has a good procedure, to be carried out on the first flight
of the day, which involves reviewing emergency procedures on the ramp
including that for rejected take-off. The purpose of this drill is to
refresh the pilot's memories and mentally condition them for an
emergency such as a rejected take-off, unfortunately this conditioning
process was not followed by the crew on the morning of the accident. It
is possible that this omission degraded performance of the rejected take-off
procedure.
When the tire failed the right engine spooled down, severe vibration and
noise developed; also, the right wing dropped slightly. Whether this indications,
without the unsafe gear warning light, would have caused the Captain to
abort the take-off could not be determined.
Conclusioni
Tra le conclusioni fu indicata come causa primaria dell'incidente il distacco
del battistrada per un precedente surriscaldamento subìto dal pneumatico
nel suo arco di impiego.
Contribuirono la difficoltà incontrata dal comandante nelI'azionare
gli spoilers e una certa contaminazione della pista per umidità
e deposito di gomma e, maggiormente, il ritardo del comandante nel frenare
alla massima deflessione dei pedali per ottenere il più alto effetto
frenante. La overrun area della pista 23 L di Toronto era in accordo agli
standard internazionali mentre la presenza di un fossato, non lasciando
margini addizionali, contribuì alla distruzione del velivolo e
ai danni alle persone.
Credo che non sia sfuggito a chi ha avuto la pazienza di leggere accuratamente
la descrizione dell'incidente il fatto significativo che I'aeromobile
iniziò la corsa di decollo a 250 ft dalla soglia pista. Dopo l'uscita
di pista sulla testata opposta percorse i 457 ft di zona non cementata
per attraversare il bordo del precipizio con una velocità
residua di 46 kts che non gli consentì di scivolare lungo il pendio
ma lo "fiondò" direttamente sul fondo, dopo una breve parabola
di 142 ft. Il "se" che ne scaturisce come considerazione immediata non
è giusto nei confronti dei piloti coinvolti nell'incidente, ma
è lecito per tutti noi a futura memoria ed è una conferma
della funzione fail-safe di qualsiasi porzione di pista in eccesso a condizione
che stia davanti e non dietro I'aereo al rilascio freni.
I consigli dell'esperto
Qualche anno fa I'allora direttore operazioni
volo della Mc Donnel-Douglas, G.R. Jansen scrisse in termini essenziali
un articolo sui problemi e le tecniche di interruzione decollo intitolato
"A nice day?". L'articolo comparve naturalmente su uno del bollettini
della Flight Safety Foundation.
Dopo una carrellata sui parametri di certificazione e sulle prestazioni
degli aeromobili, Jansen faceva delle raccomandazioni utili a garantire
le più alte probabilità di successo in caso di RTO (Rejected
take-off) e alcuni consigli utili per essere mentalmente preparati a far
fronte nella maniera adeguata ad un problema nel momento più critico
della corsa di decollo.
"The sequence of events that brings an airplane to a safe stop on
the runway from V1 is like the links of a chain: the
chain is only as strong as its weakest link.
In the following paragraphs, we will examine in detail the
airplane systems, performance, and pilot actions that are vitaIly
linked together in an RTO.
With an understanding and appreciation of each element, the pilot is best
prepared to have a nice day, even in the event of an RTO"
Naturalmente anche Jansen sottolinea il fatto
che le ruote sono un'area critica e indica nel controllo prevolo un mezzo
per assicurarsi da sorprese successive. Auspica, per quanto riguarda questo
aspetto, la introduzione di "pressure gauge" installati sulle ruote per
consentire una lettura immediata del valore di pressione e possibilmente
l'eventualità di trasferire in cabina di pilotaggio la lettura
stessa.
Quanto è stato detto nella prima parte riguardo alla tecnica di
rullaggio viene riassunto da Jansen con ulteriori raccomandazioni utili
per I'ampliamento del background di ognuno.
"Just as the landing begins with the approach, the take-off begins
with the taxi.
The heat buildup due to flexing of the side-walls while the tire is
rolling can be influenced by taxi technique. Due to the low heat conductivity
of rubber, tire temperature continues to rise while the wheels are rolling.
This tire temperature increases with taxi distance. The temperature
is also influenced by taxi speed. When you have a long way to taxi, the
temptation is to increase taxi speed; however, just the opposite
is recommended. Don’t race to the end of the runway and make a
rolling take-off to beat an approaching airplane on final.
Should you have to stop and wait, your tires will tend to cool.
Increased tire temperature decreases tire strenght which
reduces a little more of our design safety margin
during take-off. A maximum taxi speed of 20 to 30 knots is recommended,
the lower speed at high gross weights and/or over long taxi distances.
In addition, avoid sharp turns.
When the aircraft is turning using minimum radius, the tires on the inside
wheel will scrub against the pavement with a force that
places a significant strain on the beads and side-walls of the tires (over-deflection).
When making tight turns, avoid the use of brakes on the inside wheels".
Sull'uso dei freni in rullaggio ci fu qualche
anno fa una controversia accademica in cui ognuno sosteneva un diverso
punto di vista.
A volte tali dibattiti si ripetono dopo anni per cui è opportuno
sentire quanto afferma Jansen in base ai molti elementi in suo
possesso, il che dovrebbe contribuire a chiarire la cosa con indubbia
autorevolezza.
"Riding the brakes (continous light
application) to control taxi speed will heat the brakes faster than
momentary, moderate application to reduce speed followed by complete release
of the brakes and allowing the airplane to accelerate to 20 to 30 knots
before another brake"
Afferma ancora Jansen sottolineando la difficoltà
di preprogrammare la scelta tra alternative possibili in caso di
evento anomalo in prossimità della V1.
Egli indica nella accurata preparazione del decollo, specialmente se con
ridotti margini a causa di lunghezza di pista bilanciata, e nell'assunzione
di qualsiasi margine addizionale disponibile, il miglior modo per
far fronte al suddetto evento.
"Many crews begin the briefing at the
ramp and then modify it as required in accordance with the weather
or a SID. Quite often it's "standard procedures" which is often adequate.
But what about the nonstandard situation? Have you really thought through
the reasons for initiating an RTO below,say,100 knots versus just
beforeV1?
What will you do if a tire blows at V1 minus 10 knots during
a light-weight take-off on a long, dry runway versus a balanced-field-lenght
situation with a wet surface? Does your crew know what you are thinking?
Two recent DC-10 incidents provide food for thought.
In the first, during the take-off roll at about 120 knots, vibration was
felt in the cockpit, but the captain elected to continue the take-off.
Once in the air, No 3 engine developed fluctuating EGT, and a decision
to return and land was made. Prior to landing, a tower fly-by revealed
that both rear tires plus part of one tire on the forward axle were missing
from the right gear. Fuel was dumped and an uneventful, successful landing
made during which the one remaining tire on the right gear remained inflated.
The second incident involved a heavy-weight takeoff at 544,600
pounds (247,000 kg) on a long, dry runway. A tire blew at about V1
minus 10 knots followed by engine N1 fluctuations called by the flight
engineer. The captain elected to stop and made a successful RTO, cleared
the runway and parked on a taxi-way without blowing any additional
tires. The fuse plugs in four tires melted after stopping as they are
designed to do. There was no fire and no additional
damage resulting from the RTO.
The captain stated he would not have elected to stop for the tire
failure alone, but the concurrent indication of an engine failure precipitated
his decision.
We cannot fault the judgement of the captain in
either case. The point of these examples is to illustrate the gray
area approaching V1 and the need for some clear thinking followed
by a through briefing to ensure maximum crew coordination".
H.F.-La condizione "aeromobile
in prossimità della velocità di rotazione" è la più
critica nelle operazioni di volo. La ragione principale è la possibilità
di una decisione del comandante non adeguata nei tempi e nei modi, quando
in quel ridotto arco di tempo accada un evento che potrebbe influenzare
l'equilibrio dinamico della macchina e la sua integrità.
Infatti è pressoché impossibile stabilire il comportamento
migliore per gli innumerevoli eventi che possono verificarsi in una particolare
fase del volo, specialmente per la fase di decollo, quindi non è
possibile pianificare una decisione o I'altra, in previsione di un evento
o di un altro o di un altro ancora.
Gli eventi possono essere raggruppati secondo la tipologia, ma solo quando
a posteriori si analizzano a tavolino i vari aspetti di quanto è
accaduto.
La differenza fondamentale, anche tra eventi perfettamente sovrapponibili
come dinamica obiettiva (vedremo più avanti un esempio riguardante
il decollo di un B-747 con un buco sul soffitto), consiste nel modo in
cui questi sono stati percepiti dal comandante ed è questo aspetto
fondamentale che impedisce di catalogare in una sorta di vademecum I'accoppiamento
evento/ decisione, così come suggerisce estrema cautela nel fare
valutazioni a posteriori delle decisioni altrui in eventi anomali.
Per l’operatore umano la decisione è la chiusura del "control loop"
ed analogamente ad un sistema automatico di controllo, gli sono necessarie
opportune informazioni che adeguatamente elaborate provocano la corretta
decisione.
Nelle varie situazioni che incontra, il pilota si costruisce un margine
di tempo per assumere tutte le informazioni possibili, per realizzare
la migliore decisione; più tempo c'è a disposizione, più
informazioni è possibile raccogliere e tanto più la decisione
presa soddisferà tutte le esigenze della missione. Le informazioni
via via raccolte (current information) vengono confrontate con le informazioni
"contenute in memoria" (background information) meglio definite come bagaglio
culturale professionale o esperienza, per produrre elementi che consentano
di decidere. Ma quando la decisione deve seguire immediatamente un subitaneo
"flash" di informazioni sensoriali (luci, vibrazioni, rumori) che colpisce
di botto il pilota, questo confronto non è possibile e allora vi
sono pochi elementi per determinare la decisione; elementi che derivano
principalmente dalle informazioni "contenute in memoria", quelli che l'esperienza
ci ha fatto correttamente predisporre.
Proiettili piumati
Parlando di problemi che possono verificarsi
in condizione aeromobile prossimo alla V1 non possiamo trascurare
l’impatto con volatili.
Anche se questo tipo di evento può portare con sé I'avaria
dei motori interessati da ingestione con stalli, sovratemperature ecc.
l’intervento, cioè la decisione del comandante, può essere
condizionata da indicazioni strumentali che non raffigurano la reale entità
del danno e I'aereo può andare in volo in condizioni di
"volabilità" seriamente compromesse.
Si conoscono casi di aerei bimotori (DC-9 ATI in decollo da Napoli) che
subirono impatti con volatili dopo la rotazione e, necessariamente proseguirono
il decollo, in cui uno dei motori evidenziò immediatamente sugli
strumenti l'ingestione con variazione dei parametri e aumento dell'EGT
e alI'atto della riduzione al minimo della spinta su detto motore I'altro
piantava secco lasciando i piloti in una situazione estremamente critica.
Alla luce di questo fatto è Iecita la raccomandazione operativa
di non iniziare iI decollo se non si ha la certezza che stormi consistenti
di volatili non interessino il percorso delI'aeromobile.
Il danno che può derivare da impatti multipli può infatti
essere disastroso.
Un DC-10 della Overseas National Airways in decollo da J.F.Kennedy il
12 novembre 1975, incontrò uno stormo di gabbiani che causò
l'incendio di un motore, le proporzioni dell'incendio erano tali che si
propagò all’intero aeromobile del quale rimase la sola parte
superiore del timone, sopra una catasta di rottami fumanti, a tetra testimonianza
della lesività di qualche pennuto.
II 22 agosto '77 un B-747 (volo Alitalia) in decollo dalla pista 16R di
Fiumicino si trovò in mezzo ad uno stormo di gabbiani a circa 150
kts.
Si udirono forti scoppi provenienti dalla semiala sinistra e si accese
la luce ambra di alta EGT al motore 2. Il comandante ebbe la sensazione
che anche il motore 1 avesse ingerito i gabblani e decise di interrompere
il decollo. Gli spoilers furono estesi manualmente dal tecnico di volo
e con iI reverse applicato si ebbe lo stallo del motore 1.
Naturalmente a causa della energica frenata si sgonfiarono per intervento
dei fusibili quasi tutte le gomme del carrello principale, L'ispezione
rivelò il danneggiamento di entrambi i motori 1 e 2 dovuto ai numerosi
volatili rinvenuti sulla pista.
In mancanza di quella sensazione, che caratterizzò la percezione
dell'evento da parte del comandante, forse questi avrebbe proseguito il
decollo trovandosi probabilmente con due motori in avaria dallo stesso
lato ad un peso vicino al massimo strutturale.
Dato che stiamo parlando di percezione
di evento e di decisione e di impatto con volatili, è
il caso di ricordare la più grossa strage di corvi avvenuta ad
opera di un B747 (volo Alitalia), anche se stavolta si tratta della fase
di atterraggio.
Aeroporto di Malpensa: 20 dicembre '74 - ore 7,35 locali.
Il comandante che pilotava il grosso aeromobile con quasi 400 passeggeri
a bordo, non notò niente di anormale fino all'attraversamento della
soglia pista, quando stava per iniziare la flare.
In quel momento il tappeto scuro della pista, ancora non ben illuminata
dai fari, sembrò oscillare in uno strano tremolio dando una sensazione
quasi di vertigine che il comandante credette di attribuire momentaneamente
alla stanchezza per l'intera notte passata in volo. L'istintiva tendenza
a dar motore per riattaccare fu bloccata dalla subitanea invasione del
campo visivo da parte di un numero impressionante di uccelli illuminati
dalla luce dei fari.

La collisione apparve inevitabile e il comandante
ridusse motore sostenendo leggermente I'aeromobile affinché i volatili
si disperdessero al di sotto del velivolo. Questi invece continuarono
ad alzarsi in volo urtando come una grandinata contro i motori e la struttura
dell'aeromobile e provocando in cabina un forte odore di carne
e piume bruciate. Non fu possibile azionare il reverse perchè mancò
I'avviso di chiusura degli apparati di inversione di spinta. L'aeromobile
riportò notevoli danni a tutti e quattro i motori e su varie
parti delle ali; i lavori per ripristinare l'efficienza presero oltre
due mesi, i corvi lasciati sul terreno, qualche centinaio, riempirono
un camion.
La decisione di riattaccare, possibile e anche lecita nel caso fosse avvenuta,
si sarebbe probabilmente risolta in una catastrofe; quindi la percezione
di un attimo, una sensazione fuggevole ma alla base della quale c'è
un'intima connessione con il mezzo realizzata con anni di esperienza che
caratterizzano l'elemento umano, fanno in modo che esso, in certe situazioni,
divenga fattore risolutivo.
Ciò a dimostrare come non sempre lo "human factor" è fattore
causale degli incidenti, ma è a volte elemento decisivo nella soluzione
positiva di una particolare situazione.
Al lupo! Al lupo! [crying the wolf]
Un evento anomalo a velocità prossima
alla V1 può essere percepito attraverso luci, avvisi e indicazioni
strumentali e dovrebbe portare a quelle decisioni che sono l'obiettivo
di un efficace addestramento. In presenza di sollecitazioni sensoriali
violente che siano preponderanti sugli avvisi strumentali oppure in mancanza
di questi, la reazione dipende dalla condizione globale del comandante,
in particolare quella mentale e nervosa, e dal background di nozioni,
di conoscenza di fatti, di idee e a volte di pregiudizi che sono propri
di ognuno.
Se il suddetto comportamento può sembrare strano si pensi all'intervento
dello stick shaker in decollo alla rotazione.
L'esperienza che segue l'ho presa dall'archivio delle mie personali esperienze.
Avvenne in una chiara, ma umida mattina di
inverno in decollo da Fiumicino per Milano Linate.
Aeromobile B-727, I-DIRU, 26 gennaio 1983.
Ero comandante e pilot flying. Eravamo allineati in pista ed autorizzati
al decollo.
Dopo alcuni secondi di spool-up per gli antighiaccio ai motori rilasciai
i freni e iniziò la corsa di decollo. «V1», «VR», I'assetto
alla rotazione non aveva ancora raggiunto i 10° che il volantino cominciò
a vibrare, tanto che cessai momentaneamente di tirare e, sconcertato dal
contrasto tra ciò che sentivo e ciò che vedevo (la velocità
era già ben oltre la V2) cominciai a guardami intorno freneticamente.
Il B-727 non aveva interruttori per l'inibizione dell'avviso stallo come
su altri aeromobili (stall inhibit).
Gli antighiaccio ai motori erano inseriti, gli slat erano estesi.
Pensai ad un residuo di brina sulle ali. Ero comunque confortato, dopo
aver verificato che i riscaldatori dei tubi pitot erano inseriti, dall'incremento
deciso della velocità indicata.
Un fatto di particolare
risonanza nel mondo aeronautico può creare una condizione di "expectancy"
che si può rivelare disastrosa.
Il distacco del motore del DC-10 di Chicago è stato un fatto estremamente
significativo e nei mesi successivi molti piloti di DC-10 durante il decollo
devono aver pensato per un attimo di poter vivere una situazione analoga.
Probabilmente cosi è stato per il comandante del DC-10 in decollo
da Malaga che al forte boato percepito alla rotazione credette di dover
attribuire, forse per altre sollecitazioni concomitanti, ad una avaria
di analoga gravità ciò che stava accadendo.
Risultato, I'aereo distrutto nel tentativo ormai inutile di riguadagnare
il terreno.
Anche nel caso di questo avviso stallo in
decollo, l'incidente del B-737 Air Florida di Washington, accaduto da
meno di un mese, condizionò i miei pensieri, pur se in modo positivo.
Avevo infatti diverse certezze sull’assenza di contaminazione delle superfici.
Nel frattempo il primo ufficiale (l'amico Lucarelli, ex colonnello dell'AMI
e persona di notevole esperienza), che aveva dapprima sussultato, era
stato confortato anch'egli dall'aumento di velocità, pur avendo
focalizzato I'attenzione sulla pista rimanente. Aveva pensato seriamente
che se I'aereo fosse stato "involabile" la striscia di cemento residua
era sempre meglio degli alberi oltre la fine pista. Ma questo me lo raccontò
più tardi.
Continuai con una traiettoria molto piatta, e a meno di 1000 ft stavamo
quasi alla velocità limite della configurazione di decollo quando
l'intervento dello stick shaker finalmente cessò.
Eravamo ampiamente al di sotto del peso massimo di atterraggio e decisi
di riatterrare immediatamente per diversi motivi. Non volevo fare un avvicinamento
a Linate con la bassa visibilità causata dalla nebbia e con l'avviso
di stallo in funzione per tutto l'avvicinamento. Pur sospettando un avviso
non dovuto a cause aerodinamiche non avevamo una idea certa della ragione
dell'intervento dello stick shaker, anche se pensavamo ad un malfunzionamento
del rilevatore di incidenza.
Nell'avvicinamento finale, riatterrando a Fiumicino, il rumore e il fastidio
dello stick shaker ripresero appena la velocità scese a meno di
25 nodi da quella prevista dalla configurazione d'atterraggio.
Poco più tardi, a terra, ci fu la conferma della rottura della
aletta mobile per la rilevazione dell'angolo di incidenza che comandava
l'avviso stallo. Si trattave di una spaccatura difficilmente rilevabile
al controllo visivo, tanto è vero che era sfuggita sia al tecnico
di terra che al tecnico di volo, ma sufficiente a modificare il comportamento
aerodinamico dell'aletta.
Il decollo piatto è un altro aspetto da considerare nel caso di
evento anomalo alla rotazione per definire l'importanza di uno del principali
temi di questa esposizione: più pista c'è davanti, più
margine c'è a disposizione.
La limitazione ostacoli vuole una rotazione a velocità di circa
3° al secondo fino ad assumere I'assetto di decollo; una rotazione ritardata
nel tentativo di capire quello che sta succedendo ed un assetto ridotto
possono diminuire il margine sugli ostacoli o il sorvolo della soglia
pista con la clearance richiesta. A meno che un margine aggiuntivo non
lo si sia messo in tasca sfruttando tutta la pista disponibile.
L’intervento dello stick shaker in decollo
non dovrebbe alterare significativamente la reazione del pilota perché,
almeno in teoria, se I'avviso fosse coerente, avrebbe dovuto intervenire
in precedenza il take-off warning in caso di non corretta configurazione;
invece a dimostrazione che lo stick shaker coglie spesso iI pilota incapace
di realizzare immediatamente che si tratta di falso avviso c'è
un'ampia casistica relativa, in particolare, ad aeromobili DC-10 e DC-9.
Negli anni '76/'77 gli operatori DC-10 segnalarono ben 58 casi di intervento
intempestivo dello stick shaker alla rotazione e in cinque di questi fu
interrotto il decollo.
Fu cioè interrotto il decollo quando I'ammortizzatore del ruotino
era già esteso ben oltre la V1.
Naturalmente questi cinque casi si verificarono tra i primi in quanto
la diffusione delle informazioni relative a questa suscettibilità
dell'impianto consentì ai piloti che sperimentarono successivamente
l'inconveniente, di considerarlo immediatamente ricollegabile a quanto
già riportato e di proseguire, quindi, il decollo.
In seguito a questo tipo
di inconvenienti che provocano intorno al 30% delle interruzioni di decollo
sono state studiate opportune modifiche ai vari sistemi di avviso affinché
questi non intervengano al primo alleggerimento dell’ammortizzatore del
ruotino ma quando I'aereo è ormai in aria. La Boeing con il 757
e il 767 è andata oltre inibendo anche I'avviso incendio nella
fase di rotazione.
"To reduce the possibility of a high speed rejected take-off for unwarranted
reasons, on
the new Boeing 757 and 767 airplanes, portions of the crew alerting
system that are not critical to the take-off phase are inhibited. The
beeper and master caution lights are inhibited, for all cautions, after
80 knots and until either 20 seconds after lift-off or reaching 400 feet
radio altitude, whichever occurs first. Additionally, the fire bell and
master warning lights are inhibited between nose gear strut extension
and either 20 seconds elapsed time or reaching 400 feet radio altimeter
altitude, whichever occurs first."
Altre anomalie di "poco conto"
A dimostrare che lo scambio di informazioni
è un fattore essenziale nella prevenzione degli incidenti e che
in mancanza di questa non si può recriminare né attribuire
al comandante di aver ecceduto nell'intervento dimostratosi [con il senno
di poi] sproporzionato all’inconveniente, c'è il fatto accaduto
ad un B-747 (volo Alitalia) sul quale il portello "smoke evacuation" sul
soffitto della cabina di pilotaggio era rimasto aperto provocando un fortissimo
rumore durante la corsa in pista per il decollo.
Questo fu stabilito ad aereo fermo perché nella difficoltà
di comunicare e di capire cosa accadeva il comandante interruppe il decollo
a velocità prossima alla V1.
Successivamente si seppe che un inconveniente simile si era già
verificato nella stessa flotta e che, proseguito il decollo, il portello
era stato chiuso in volo.
Se questo dimostra un diverso modo di reagire di fronte ad eventi analoghi,
cioè la diversa percezione e la dinamica decisionale che ne deriva,
dimostra anche che sarebbe stata sufficiente una tempestiva informazione
tra i piloti del fatto riguardante il decollo con il portello aperto,
poi richiuso in volo, per avere ottime possibilità che al riverificarsi
dello stesso inconveniente non si interrompesse il decollo.
Altri problemi che possono alterare il regolare corso degli eventi in
decollo, prossimi alla rotazione, sono conseguenti ad un errato centraggio
del carico o dei passeggeri.
In una delle prime compagnie ad operare con DC-9/80 [MD-80] in Europa
(SWR), furono sperimentate alcune interruzioni di decollo (pista 28 di
Zurigo) quando alla VR il ruotino restava inchiodato al terreno pur con
un notevole sforzo sulla barra.
Un fatto analogo accadde ad un DC-9/80 (volo Alitalia) in decollo da Istanbul.
II comandante fu costretto a portare il volantino a fondo corsa per ottenere
il lift-off con uno sforzo corrispondente ad oltre 12 kg. Istanbul ha
una pista lunga; su una pista di minor lunghezza la stessa sensazione
avrebbe potuto portare ad una diversa reazione o ad intaccare pericolosamente
il margine sulla soglia pista e su eventuali ostacoli.
RUNWAY INCURSIONS
A conclusione di questa seconda parte si
deve fare un, se pur breve, accenno alle runway incursions. Un aereo o
un mezzo di superficie che attraversi la direttrice di decollo è
un'evenienza tutt'altro che rara. Il più grave incidente
della storia dell'aviazione di linea (Tenerife) è stato provocato
da una runway incursion. Qualora, come in questo caso o in quello di Madrid
dell'autunno '83 (B-727 Iberia e DC-9 Aviaco), la visibilità sia
estremamente ridotta, la decisione del comandante non è più
orientata sull'interruzione o sulla prosecuzione del decollo, ma diviene
più che altro una reazione istintiva nel manovrare cercando una
via di scampo che possa limitare i danni.
Tale reazione istintiva ebbe esito positivo per l’equipaggio e i passeggeri
di un Caravelle (volo Alitalia) al quale un mezzo aeroportuale aveva attraversato
la pista mentre, in condizioni di ridotta visibilità decollava
dalla pista 36 di Caselle.
Il fatto avvenne circa trent'anni fa.
Purtroppo nonostante il pronto intervento sui freni e sulla traiettoria
I'aeromobile colpì con l'estremità dell'ala il mezzo il
cui conducente perì nell'impatto.
Stesso tipo di intervento del comandante nell'incidente avvenuto a Linate
a un DC-9 (volo Alitalia) in decollo (1980). Un altro aereo era allineato
in una posizione in cui non avrebbe dovuto essere. La confusione con le
luci di pista (era notte) e le dimensioni delI'aereo permisero al comandante
di vedere solo all'ultimo momento l'ostacolo. Questa volta l'istintiva
deviazione che egli riuscì ad attuare limitò i danni a uno
slat strappato e ad un’elica accartocciata.
C'è da osservare che in questi due casi I'azione di intervento
sulla traiettoria sembra aver preceduto quella di intervento sui freni.
Si tratta di un'azione logica che può essere considerata prioritaria
se si quantificano i danni di un impatto con l'ostacolo rispetto
a quelli di un fuori pista, ma questo ci porta nell'opinabile e
al di fuori delle considerazioni relative alla decisione di interrompere
o proseguire il decollo.
Nelle raccolte di "incident report" pubblicate in USA compaiono invece
diversi casi in cui il problema della runways incursion si manifesta con
aeromobili prossimi alla rotazione, col conseguente sorvolo al "pelo"
del traffico al suolo o con manovre evasive al limite delle prestazioni.
Si tratta generalmente di aeroporti con piste che si incrociano,
interessati da elevata densità di traffico di linea e dell'aviazione
generale.
In ogni caso gli incidenti dovuti a runway incursion necessitano di precisi
provvedimenti preventivi che coinvolgono principalmente altri elementi
del sistema, mentre il pilota è solo l'ultimo e non sempre disponibile
back-up.
Nel quadro di questo tipo
di eventi accidentali, in particolare alla luce di quanto avvenne sull'aeroporto
di Linate vent'anni fa, potrebbe essere commentato il disastro di Linate
dell'8 ottobre scorso ma, come già detto in altra parte di questa
edizione, riteniamo non opportuno fare questa analisi per precise ragioni
di carattere deontologico.
Lo scopo di questo sito è quello di individuare negli incidenti
quei comportamenti idonei ad evitare il ripetersi di altri incidenti per
cause analoghe affinché i piloti e i controllori del traffico aereo
possano valutare tali comportamenti ed assumerli nel loro bagaglio di
memoria in funzione della loro sensibilità professionale.
Crediamo, pertanto, che in relazione ad incidenti da runway incursion
abbiamo detto sul nostro sito tutto quello che c'era da dire ed anche
quest'ultimo paragrafo di un vecchio articolo che vi stiamo ripopronendo,
rientra nel nostro tentativo di diffondere consapevolezza a riguardo.
"VEE ONE…"
TERZA PARTE
In questa parte conclusiva
sottoponiamo ai colleghi altre raccomandazioni dei costruttori sulle tecniche
più efficaci da adottare in caso di RTO. Dopo il resoconto di un
altro evento della mia "raccolta personale" seguirà la conclusione
accompagnata da una descrizione schematica del processo decisionale in
relazione al tempo disponibile.
Freni a battuta
In definitiva il riconoscimento di un evento
e il suo peso sulla scelta da adottare (go/no-go) in prossimità
della V1, è un'area del comportamento del comandante
estremamente complessa e ricca di sfumature sulla quale, più che
dare consigli o suggerimenti è opportuno fornire elementi che stimolino
la riflessione individuale affinché all'occorrenza ognuno sia
maggiormente sensibilizzato a predisporsi al compito che lo
attende.
Un discorso di taglio molto più netto è invece quello relativo
alla tecnica da adottare qualora la decisione di interrompere sia stata
presa.
Si è visto che gli incidenti seguiti a rejected take-off sono dipesi,
oltre che da problemi alle gomme e da piste contaminate maggiormente del
previsto, anche ed essenzialmente, da un ritardo nell’eseguire
le manovre necessarie per portare I'aereo ad un sicuro arresto.
L'analisi di alcuni incidenti ha messo in evidenza tale ritardo
e ha inoltre rivelato spesso una strana tendenza, quella di cercare di
sterzare in extremis prima della fine pista vedendo che I'aeromobile conservava
una velocità residua, attenendosi paradossalmente ai valori di
EPR in reverse adottati abitualmente dopo il roll-out dall'atterraggio
e con i pedali dei freni per niente a fondo corsa.
A fondo corsa in avanti invece era il volantino, un provvedimento
non solo inutile ma dannoso dato che il comando dell'equilibratore
in tal modo alleggerisce il carico della coda diminuendo I'azione frenante
sul carrello principale.
Ecco cosa dice Jansen in proposito:
"A study was completed recently in a DC-10 engineering development
simulator using a visual system which is programmed with realistic ground
effect, the feel of deceleration, and antiskid cycling
and performance.
FAA and airline pilots participated. The study indicated that pilots
generally do not achieve full brake pedal deflection on their
first attempt to do an RTO. Also as speed decreases below
about 80 knots, there may be a feeling that speed is
much lower and that the airplane will surely stop on the remaining
of runway. At this point there was a tendency to let up
slightly on the brakes or start coming out of reverse thrust, perhaps
by force of habit. The obvious result was that with a wet runway
some pilots went off the end. The study also revealed that some pilots
held too much forward pressure on the yoke for optimum stopping performance.
Full elevator trailing edge down will place a significant upload on the
tail, resulting in less weight on the main wheels and as much as a 10%
average reduction in braking force. Only enough forward pressure should
be held to keep the nose wheels in firm contact with the runway to maintain
positive directional control".
H.H. Knickerbocker a gennaio dell'84 riprendendo
quasi con le stesse parole I'argomento di Jansen di "A nice day?"
nella lettera "RTO-a refresher" conferma la necessità di
insistere nel sensibilizzare i piloti sui problemi dell'interruzione di
decollo.
"Some pilots hold too much forward
pressure on the yoke for optimum stopping performance. Full elevator trailing
edge down will place a significant upload on the tail, resulting in less
weight on the main wheels and as much as a 10% average reduction in braking
effectiveness. Only enough forward pressure should be held to keep the
nose wheels in firm contact with the runway in order to maximize braking
and to maintain positive directional control. Push the brake pedals through
the floor, not the yoke."
Il ritardo dell'azionamento dei freni e altre
manovre che in caso di RTO vengono istintivamente assimilate a quelle
della corsa in pista dopo un normale atterraggio, è dovuto principalmente
a schemi comportamentali acquisiti che intervengono quando ci si trovi
all'improvviso di fronte ad un evento che coglie impreparati.
Chiariamo che per programmazione del comportamento intendiamo non la scelta
go/no-go, ma quello che materialmente è necessario fare per concretizzare
la scelta "interruzione"; si può dire che la mancanza di tale programmazione
a breve termine è il fattore che permette a schemi di comportamento
acquisiti con I'abitudine, quindi ad una programmazione preesistente e
disponibile ma non corretta in questa circostanza, di sostituirsi ad una
procedura sperimentata occasionalmente in circostanze simulate, troppo
rare per lasciar tracce consistenti.
Occorre allora stabilire come colmare queste lacune.
Jansen suggerisce di prendere familiarità fin dal parcheggio con
lo sforzo necessario a portare i pedali a fondo corsa; fare materialmente
le azioni che sono necessarie per interrompere il decollo nella sequenza
e con i movimenti richiesti, ripassarle mentalmente entrando in pista,
permette di avere disponibile nella memoria a breve termine il comportamento
che occorre adottare in caso di "no-go decision".
E' un modo di caricarsi, sintonizzandosi sull'eventualità di una
condizione critica.
Knickerbocker puntualizza questa condizione nel seguente modo che non
è solo efficace ma fisiologicamente reale: "Get the adrenalin
going before you release the brakes for take-off, don't wait until things
go wrong".
Penso che sia nel ricordo di tutti i piloti il periodo di allievi
delle scuole di volo, quando con gli occhi chiusi, seduti su qualsiasi
cosa contribuisse a consentire di figurarsi il posto di pilotaggio, cercavano
di vivere sensazioni ed azioni secondo il programma dell'imminente
lezione in volo.
Ciò permetteva un rendimento in volo certamente migliore di quanto
avvvenisse senza aver adottato tale preparazione. L'esperienza acquisita
con anni di volo non è poter fare a meno di questo tipo di predisposizione,
ma è la consapevolezza che non
se ne può fare a meno.
Con questa predisposizione mentale ogni decollo è un'esperienza
da vivere criticamente senza minimizzare alcun fattore; l'uso di ogni
metro di pista disponibile diviene un'esigenza vitale man mano che ci
si avvicina alle condizioni di decollo bilanciato o su lunghezza critica.
Ancora dalla Iettera di Jansen.
The old saying "The runway behind you is of no value" could become
painfully obvious in the event of an RTO. This is a critical-field-length
take-off and the runway is wet, so you take the runway with minimum concrete
behind you. What about thrust setting technique? Setting take-off thrust
before releasing brakes may not be feasible due to crosswind; besides,
a rolling take-off is a little smoother for the passengers.
If the rolling take-off technique is performed correctly, there is very
little loss (if any) of available runway as compared with the static take-off
technique.
If airplane momentum during taxi can be maintained into the runway an
into the take-off roll, so much the better. The throttles should be advanced
promptly and smoothly to the takeoff limit value with the final adjustment
made between 40 and 80 knots. Everything is looking good and then it happens!
BANG! VIBRATION! another BANG, EGT on No. 2 rising rapidly, Abort!!
- Rapidly retard throttles to idle.
- Apply maximum brakes and simultaneously
select reverse thrust.
- Check to see that autospoilers have
deployed, if not, deploy manually.
- Apply a slight forward pressure
on the yoke (forward of neutral).
- Maintain full brake pedal deflection
and maximum reverse thrust until a safe stop is achieved.
Assuming that the RTO was initiated
at V1 and you did everything right, you will stop with a little runway
remaining, and it’s still a nice day."
La validita' del metodo
La probabilità che ad un piIota commerciale
accada di sperimentare un RTO alla V1, nonostante tutto quello
che è stato detto fin qui, è abbastanza remota.
Una ricerca recente fatta in USA ha indicato in uno ogni duemila decolli
il rateo di interruzione a qualsiasi velocità, inoltre, dei decolli
interrotti, solamente l'uno, due per cento avvengono intorno alla V1.
Questi dati comportano approssimativamente un'interruzione di decollo
per equipaggio ogni quattro anni, mentre tenendo conto di un periodo di
attività massimo di 30 anni, solo ad un equipaggio su quattordici
accadrà di sperimentare un'interruzione di decollo alla V1
in tutta la sua carriera. Non per questo però chi lo ha sperimentato
può mettersi il cuore in pace e affrontare il resto dei decolli
cancellando tutte le precauzioni necessarie.
Molte informazioni contenute in questa lunga chiacchierata sono un bagaglio
consolidato per tanti colleghi. Solo alcuni però, di tanto in tanto,
hanno modo di verificare la bontà dei criteri suggeriti da Jansen.
28 settembre 1983, aeromobile B-727, I-DIRG,
volo Linate - Copenhagen
«Mattina di fine settembre con condizioni
meteo buone, pista asciutta; peso al decollo 74 tonnellate, quasi il peso
massimo consentito dalla pista.
L’aeromobile è un B727/200. Il comandante propone di adottare 20°
di flap e l'esclusione del condizionamento per abbassare la V1
di 5 kt e per recuperare un 5% di margine sul MTOW che aumenta, in questo
caso, oltre le 78 tonnellate [quasi il peso massimo strutturale].
L'equipaggio è d'accordo, infatti un'ottima sintonia con il primo
ufficiale, che sarà il pilot flying, e con il tecnico di volo favorisce
un crew briefing abbastanza approfondito nei vari aspetti, con particolare
risalto alla possibilità di eventi di non immediata identificabilità
in prossimità della V1 del valore di 129 kt.
L'allineamento sulla testata 36 di Linate richiede un ingresso leggermente
angolato per contropista ed esiste una crocetta rossa di circa mezzo metro
dipinta al suolo prospiciente alla luce di soglia di centro pista, che
facilita una tale manovra.
Si arriva fin quasi sopra la croce e nel momento che scompare sotto il
muso dell'aeromobile si inizia la virata a destra che fa posizionare il
baricentro del velivolo sulla metà del pettine di soglia pista.
Il comandante cura I'adempimento di questa specie di rituale e, autorizzati
al decollo, evita di frenare I'aeromobile e dice al primo ufficiale di
avanzare le manette; il tecnico di volo poco dopo stabilizza I'EPR di
decollo.
L'aereo accelera in modo soddisfacente, dopo una ventina di secondi la
velocità è tra i 90 e i 100 kt. La temperatura dei motori
è 20-30° sotto il campo giallo. Il resto è OK. Il comandante
guarda la pista poi I'anemometro, hanno già passato le due strisce
dei 900 m., guarda ancora i motori, un'occhiata fuori, poi alI'anemometro,
chiama Vee ... in quel preciso istante la cabina di pilotaggio è
riempita da un boato, il primo ufficiale fa un gesto con il braccio come
per ripararsi il viso mentre il comandante ha la sensazione che a destra
non esista più finestrino o parabrezza o che cos'altro.
Si ritrova a frenare mentre tira immediatamente indietro le manette, dà
reverse; la leva degli spoilers, che in quel momento è nel suo
campo visivo, conferma il loro azionamento automatico, quindi guarda fuori
e ha la sensazione tranquillizzante di molta più pista davanti
all’aeromobile di quanto si sarebbe aspettato, con I'anemometro che crolla
verso gli 80 - 70 kts. Intanto si rendo conto che si è "semplicemente"
aperto il finestrino laterale.»
Questo episodio fu il rispetto della statistica
per me che ero al comando del volo, per l'amico Bosello che allora
si trovò nella scomoda posizione di copilota [ora è comandante
di B747], e per il Tecnico di Volo Buldrin [anch'egli ora comandante].
Più tardi nel ricordare la sensazione
di decelerazione e la caduta di velocità sull'anemometro ripensai
all'impressione dell'interruzione di decollo al simulatore.
II ritorno al minimo reverse avvenne quasi subito e, con una velocità
residua inferiore a 40 kts, smisi di frenare liberando la pista, direi
comodamente, al raccordo che immette nell'area di parcheggio, come da
un normale atterraggio. Al parcheggio una delle ruote si sgonfiò
per surriscaldamento.
Il finestrino, apparentemente bloccato (era già stata effettuata
una tratta senza inconvenienti e senza mai aprire il finestrino)
e controllato a vista anche da me e dal tecnico di volo nell'after start
check list, fu ispezionato dai tecnici che confermarono un difettoso inserimento
del meccanismo di blocco. E ciò poteva non essere rilevabile visivamente.
Sull'opportunità della decisione di
interrompere non ci fu discussione. Infatti entrando nel campo dei "se",
forse il finestrino non si sarebbe aperto se in decollo ci fosse stata
la pressione del condizionamento a tenerlo in posizione, ma forse no,
e il margine concesso da tale provvedimento era troppo utile per rinunciarvi.
Forse sarebbe stato possibile chiuderlo agevolmente in volo, ma avrebbe
potuto trattarsi anche dell'uscita del cuscinetto della guida superiore
del finestrino dalla sua sede, accaduto in altre occasioni su altri B
727, fortunatamente con I'aereo a terra. La conseguenza, in questo caso,
sarebbe stata che un finestrino di circa 45 kg di peso si sarebbe
abbattuto sul primo ufficiale nel momento che questi doveva tirare la
barra per la rotazione.
Con tale impedimento sulla barra di destra, anche dal lato del comandante
avrebbe potuto essere problematica l'effettuazione della rotazione e allora
un tale ritardo nella decisione di fermarsi avrebbe potuto risultare in
qualcosa di peggio che lo sgonfiamento di una ruota.
Avete presente che cosa c'è oltre la fine pista 36 di Linate e
sulla traiettoria di decollo?
[questa frase fa parte della
versione originale dell'articolo che è presente nell'archivio del
"Notiziario ANPAC", non è legata a riflessioni attuali]
Ma d'altra parte la percezione traumatizzante
dell'evento, associata alla consapevolezza di essere ancora con il ruotino
al suolo, provocò in me una reazione istintiva, fortunatamente
predisposta, che non lasciò spazio a tentativi di "trouble shooting";
infatti solo dopo lo scambio di impressioni per valutare I'accaduto con
gli altri due membri d'equipaggio, mi resi conto di aver interrotto avendo
già detto "V1" (ma non si era sentito per il botto). Venne
fuori anche che non avevo detto "stop take-off" e che il primo
ufficiale non aveva chiamato le velocità in diminuzione, ma questo
prova che in certe dinamiche di eventi i call outs sono poco probabili.
Comunque anche iI primo ufficiale, pur scombussolato dal trambusto, rendendosi
conto dell'interruzione del decollo e con il finestrino che in decelerazione
gli ripiombava quasi sulle mani, aveva aggiunto per quanto possibile pressione
ai pedali dei freni.
Il flight recorder confermò con una velocità massima di
133 kts la tempestività dell'intervento che fu quasi contemporaneo
alla percezione del boato, e confermò la validità di vari
piccoli margini aggiuntivi disposti da un equipaggio ben sintonizzato
su questo aspetto.
H.F.-Le riflessioni sulle
considerazioni di Jansen e di altri personaggi che avevano scritto sulI'argomento
porta a valutare l'opportunità, in funzione della criticità
del decollo, di mantenere una posizione sulla pedaliera che favorisce
il minor ritardo di intervento sui freni e la possibilità di esercitare
la massima forza sui pedali; tale posizione, che non permette su alcuni
aeromobili, come il B727, di tenere i talloni sul pavimento, non è
comoda in quanto per non esercitare pressione sui freni in corsa di decollo,
i fasci muscolari che richiamano il piede verso I'alto (tibiali anteriori),
devono mantenere una leggera tensione, peraltro anomala e non istintiva.
Questo fatto permette, qualora scatti la decisione di interrompere, di
"mollare" il peso del piede, richiamato dai muscoli antagonisti, sulla
parte più alta del pedale con maggior braccio di leva e con facilità
di arrivare in fondo anche senza pensare di doverlo fare.
Inoltre potrebbe essere valido associare al rilascio delle manette motore
alla chiamata della V1, il riposizionamento dei talloni sul pavimento
a rinforzo dell’opzione di prosecuzione decollo in caso di avaria dopo
la V1.
Tutto questo è valido naturalmente in assenza di Autobrake con
funzione RTO.
Nel caso di ABS con opzione RTO la raccomandazione è controversa.
Chi sostiene che i piedi devono essere poggiati nella parte bassa delle
pedaliere per evitare di disinserire l’autobrake in caso di RTO e chi
sostiene che si deve essere pronti ad intervenire "manualmente" in caso
di suo mancato intervento.
Come in molte altre "practices" la scelta è individuale. L'importante
è il risultato.
La zona grigia
La V1 è una barriera da non
superare; funziona sostanzialmente come la decision height in un avvicinamento
in bassa visibilità. Il processo decisionale "dovrebbe" aver avuto
inizio con anticipo tale da fare in modo che alla V1 avvenga l'inizio
delle manovre richieste.
Quello che segue è estratto da "GO/NO-GO-the
take-off decision" pubblicato su Boeing Airliner, il periodico ufficiale
della Boeing.
"Typically at V1 the airplane rate of acceleration is about 3 to
5 knots per second with all engines operating. For every second that passes
before a decision to stop or go is made, the speed of the airplane is
increasing by approximately 3 to 5 knots and approximately 225 feet of
runway are used. If the problem which is necessitating a go/no go decision
occurs on the low side but in the vicinity of V1, the combination of high
acceleration rate, the state of mind of the crew and the probability of
a more complicated set of circumstances surrounding the decision than
experienced in the simulator, all tend to indicate that the airplane speed
will be above V1 by the time the failure is recognized and any real stopping
procedures have been implemented.
By being predisposed to stopping, adequate thought may not be given to
the meaning of V1 or airplane performance characteristics.
V1 is defined by FAA rules as the speed at which an engine failure has
been recognized and ACTION initiated to either CONTINUE or STOP the take-off.
It is simply the speed at which a pilot changes his preplanned response.
The time to begin the decision making process is not at, or near, V1."
Il grafico che segue tratto dallo
stesso articolo è molto significativo riguardo agli aspetti negativi
di interrompere dopo la V1. Come si vede è molto meno negativo
proseguire in caso di avaria prima della V1.
"If we realistically look at the airplane
acceleration rate around V1, the state of mind of the crew, the fact that
maximum effort braking stopping is hardly ever practiced in normal operations
and the fact that clearing slightly less than 35 feet at the end of the
runway is not nearly as detrimental as running off the end of the runway,
one might come to a conclusion that on a runway limited takeoff the go
decision may be better than the stop decision."

H.F.-Dato che si è
parlato molto del processo di decisione, possiamo tentare di vedere in
modo schematico in quale rapporto sono la situazione "aeromobile prossimo
alla V1" e il "decision frame" del comandante.
Chiarisco che trattandosi di una decisione demandata esclusivamente al
"pilot in command" tutta la trattazione intende riferirsi al comandante.
Il problema è comunque generale in quanto la formazione del background
per ottimizzare il processo decisionale comincia ovviamente fin da prima
di mettersi di fatto ai comandi di un aeromobile di linea non solo prima
di assumerne il comando.
Abbiamo detto che analogamente ad un dispositivo automatico di controllo
(anche se è il dispositivo automatico ad essere analogo all'uomo),
l'operatore umano percepisce con i sensi l'informazione sullo stato del
sistema, elabora i dati con il suo sistema nervoso centrale ed agisce
con gli apparati effettori.
Questo processo richiede dei tempi per essere completato che per semplicità
consideriamo uguali in ogni fase.
Adesso consideriamo il tempo disponibile per tale processo in funzione
dell'aumentare della velocità. Ovviamente l'intervallo di tempo
per completare il processo decisionale, all'aumentare della velocità
incontra ad un certo punto un tetto, una strettoia, diventa sempre più
compresso, consente percezioni ed elaborazioni sempre meno articolate
e meno complesse. Fino ad arrivare ad un punto in cui non c'è possibilità
che il processo decisionale si svolga coerentemente.
Quel tratto è una zona grigia. L'evento anomalo che accada in quei
momenti può dar luogo a decisioni non corrette, a non decisioni
o a tutto quello che i vari incidenti ricordati hanno dimostrato esaurientemente.
Per ridurre quel tratto grigio occorre essere in grado di diminuire l'intervallo
di tempo necessario al processo decisionale.

Oltre a tutto quello che
si è detto come raccomandazioni e suggerimenti per abbassare tale
intervallo bisogna aggiungere che esso viene influenzato in modo notevole
dalla condizione fisica, psichica, nervosa del pilota e dalla motivazione
con cui affronta la situazione operativa in atto. Cercare di eseguire
un compito nella maniera migliore è il modo più efficace
per ottenere un'alta motivazione in grado di autosostenersi. La stanchezza
influenza le prestazioni individuali ma inibisce molto di più I'autodisciplina
necessaria a caricarsi, a lasciare che "I'adrenalina cominci a fluire
prima di mollare i freni".
In realtà come in ogni altra attività ad elevate prestazioni,
come ad esempio le attività sportive, è necessario fare
del riscaldamento (warm up) finalizzato, preparandosi alla "performance".
La prefigurazione mentale dello scenario possibile è un modo di
fare del warm up.
Sommario
e considerazioni conclusive
Abbiamo introdotto la prima parte con un
incidente ipotetico contenente, come un identikit, elementi che hanno
contribuito insieme o singolarmente ad incidenti reali di analogo
tipo.
In una panoramica sul problema delle gomme abbiamo visto in modo abbastanza
approfondito gli aspetti critici in relazione al decollo; tale analisi
è stata completata da cenni su alcuni incidenti e da un sommario,
in originale, di un accident report.
Nella seconda parte, prendendo a spunto I'articolo di G. Jansen "a nice
day" abbiamo rivisto i suggerimenti sulle tecniche che consentono I'assunzione
di adeguati margini per il decollo e i modi affinché il risultato
di una decisione di interruzione sia quello voluto, cioè fermare
I'aereo in pista. Impatti con i volatili, avvisi falsi o intempestivi
e altri eventi che non rientrano nello standard delle situazioni
che si vivono in addestramento, ma che in realtà sono, insieme
alle avarie alle gomme, quelli che più contribuiscono agli RTO,
sono stati sufficientemente esemplificati per ampliare il bagaglio di
nozioni sull'argomento.
Il messaggio costante che viene da tutto quello che è stato riportato
è ancora una volta per una gestione del volo basata sulla filosofia
della "strategia del margine".
Non è quindi una visione semplicistica del maggior margine da acquisire
ad ogni costo ma è una visione articolata, una gestione "strategica",
un bilanciamento di vari piccoli margini disponibili per una miglior condizione
globale.
E' la piramide opposta a quella composta da tanti piccoli "misfatti" al
vertice della quale c'è l'incidente.
Questo implica una ricerca da parte di ognuno di informazioni da mettere
in "memoria", un impegno ad ampliare il background che è, certamente,
una delle caratteristiche peculiari del professionista.
A.C.P.(fine)
Il documento della Flight
Safety Foundation «International Regulations Redifine V1» dell'ottobre
1998, è una raccolta di fatti ed argomenti a favore di una revisione
dei criteri di certificazione relativi alla velocità di decisione
per l'interruzione del decollo in presenza di gravi avarie. Il documento
è disponibile sul sito della Fondazione. Da esso abbiamo tratto
gli eventi relativi all'anno 1997 che, oltre a rappresentare una situazione
tipica che si ripete costantemente negli anni, ripropongono alcune dinamiche
ed alcuni comportamenti analizzati in «VEE ONE».
Transport-category Airplane Accidents
and Incidents During Rejected Takeoffs, 1997
Date//Location//Aircraft Type//Operator//Aircraft
Damage//Injuries
NA=Not Available
- Jan 10// Jeddah, Saudi Arabia// Airbus
A300-B4-200// Air Afrique// Substantial// None
The airplane ran
off the end of the runway during the rejected takeoff. The landing gear
and engines were damaged.
- Jan 10// Bangor, Maine, US// Beech 1900D//
Mesa Airlines// Substantial// 2 minor
The captain commanded
an abort because the stall warning horn sounded during rotation and
lift-off. The first officer, the pilot flying, rejected the takeoff
and landed the airplane. The nose landing gear collapsed when the airplane
struck a snowbank on the runway. The U.S. National Transportation Safety
Board said that the stall warning was false.
- Jan 19// Aspen, Colorado, US// Learjet
36A// NA// None// None
The nose-gear steering system malfunctioned during the takeoff roll.
The airplane exited the runway onto snow-covered terrain during the
rejected takeoff. The steering failure was caused by a hydraulic leak.
- Feb 19// Denver, Colorado, US// Boeing
737-291// United Airlines// None// None
A tire on the right main landing gear burst during the takeoff roll.
A brake fire occurred during the rejected takeoff. The occupants evacuated
the airplane on the runway.
- Feb 22// Austin, Texas, US// Beech SuperKingAir
300// NA// Minor// None
The airplane yawed during the takeoff and then veered off the runway
during the rejected takeoff. The nose landing gear collapsed, and the
propellers were bent.
- Mar 9// Albuquerque, New Mexico, US//
Boeing 737-522// United Airlines// None// None
The flight crew rejected
the takeoff because a thrust-reverser indicator light illuminated. Investigation
disclosed an open battery fuse.
- Mar 10// Abu Dhabi, UAE// Airbus A320//
Gulf Air// Substantial// 1 serious, 3 minor
The takeoff was rejected
close to V1 when directional control was not maintained in a
strong crosswind. The airplane veered off the runway and struck an embankment.
The nose landing gear was forced into the cockpit on impact and seriously
injured the captain.
- Mar 11// Portland, Oregon, US// Douglas
DC-8-71 F// American International// None// None
The elevator did not respond to flight-control input when the pilot
flying attempted to rotate the airplane for takeoff. The flight crew
rejected the takeoff and taxied the airplane back to the ramp.
- Mar 15// Kansas City, Missouri, US//
Boeing 727-223// American Airlines// None// None
The nose landing gear
began to vibrate during the takeoff roll. The flight crew rejected the
takeoff and returned to the gate. Investigation disclosed that both
tires on the nose landing gear were worn.
- April 1// Tshikapa, Zaire// Convair 580//
Compagnie Africaine d'Aviation// Destroyed// None
The pilot heard an unusual noise and perceived that the airplane was
not accelerating normally during takeoff. The pilot believed that an
engine problem had occurred and rejected the takeoff. The airplane ran
off the end of the 3,300-foot (1,000-meter) runway and struck an embankment.
The runway has a substantial slope. Although takeoffs normally are conducted
down-slope, the takeoff in the accident airplane was conducted up-slope.
- April 4// Griffin, Georgia, US// Douglas
C-54A// Customair// Destroyed// 2 fatal
The airplane was taking off at 0016 for a positioning flight to pick
up cargo in Americus, Georgia. The no. 1 engine failed when the airplane
was about three-quarters of the way down the 3,700-foot (1,121-meter)
runway. Tire skid marks indicated that braking was begun about 800 feet
(242 meters) from the end of the runway. The airplane struck a building
about 1,500 feet (455 meters) from the end of the runway. The pilots
were killed.
- April 4// Las Vegas, Nevada, US// McDonnell
Douglas DC-9-82// Continental Airlines// Minor// None
A loud bang occurred on takeoff, and the airplane began to veer right.
The tires on the left-main landing gear ruptured during the rejected
takeoff.
- April 11// Banjarmasin, Indonesia// Boeing
737-200// Sempati Air// Substantial// None
The crew rejected
the takeoff from Banjarmasin Airport at about 80 knots when they heard
loud bangs being emitted by an engine. The airplane veered off the runway
because of a suspected failure of the brakes on the right main landing
gear. The landing gear and the no. 1 engine were damaged when the airplane
struck a ditch.
- May 16// Cleveland, Ohio, US// Boeing
737// US Airways// None// None
The first officer’s
airspeed indicator failed during the takeoff. The flight crew rejected
the takeoff and taxied back to the gate.
- May 18// Kansas City, Missouri, US//
Beech 1900D// Air Midwest// None// None
The flight crew rejected
the takeoff because of a low engine-torque indication. Investigation
disclosed that the torque indicator had malfunctioned.
- June 5// Kansas City, Missouri, US//
Boeing 727-232// Delta Air Lines// None// None
The flight crew rejected
the takeoff after a compressor stall occurred in the no. 1 engine. Investigation
disclosed that the compressor stall was caused by an accumulation of
moisture and ice in the engine drains.
- June 25// Bogota,Colombia// Boeing 727-100//
NA// NA// NA
The airplane ran off the end of the runway during the rejected takeoff.
- July 3// Rio de Janeiro, Brazil// Cessna
Citation// Riana Taxi Aereo// Destroyed// None
The airplane was taking
off at 1000 from Santos Dumont Airport for an air-taxi flight to Sao
Jose dos Campos, Brazil. The pilot flying had difficulty rotating the
airplane and rejected the takeoff. The airplane ran off the end of the
runway and slid into Guanabara Bay.
- July 17// Birmingham, Alabama,US// Boeing
737-200// United Airlines// None// None
A popping noise occurred on takeoff and the airplane began to swerve
right. Birds had been ingested in the no. 2 engine. The tires overheated
and deflated during the rejected takeoff.
- July 20// Dalian, China// McDonnell Douglas
MD-82// China Northern Airlines// Substantial// None
The pilot said that
the autothrottle system disengaged and he elected to reject the takeoff
near V1. The pilot then saw that the airplane would run off the
end of the wet, 10,890-foot (3,300-meter) runway, so he turned left
toward a taxiway. The airplane skidded sideways off the end of the runway,
collapsing the landing gear, and came to rest on its fuselage 561 feet
(170 meters) from the end of the runway.
- Aug 3// Douala, Cameroon// Boeing 737-200//
Air Afrique// Destroyed// None
The flight crew
rejected the takeoff after hearing a loud bang at about 110 knots. The
noise was suspected to have been caused by fragments of tread shed by
a tire. The airplane came to a stop 429 feet (130 meters) off the end
of the 9,405-foot (2,850-meter) runway. The airplane was destroyed by
a postaccident fire.
- Aug 21// Minneapolis,Minnesota, US//
Airbus A320-211// Northwest Airlines// None// None
The flight crew
rejected the takeoff when the no. 2 engine failed. Preliminary investigation
disclosed metal in the engine’s tail pipe.
- Sept 6// Najran, Saudi Arabia// Boeing
737-200// Saudi Arabian Airlines// Destroyed// None
The captain rejected
the takeoff below V1 because of indications of an engine problem.
The no. 2 engine remained at high power and did not respond to power-lever
movement. The airplane ran off the side of the runway into soft sand
and ground-looped. The landing gear collapsed, and the airplane burned.
- Oct 7// Cleveland, Ohio, US// Boeing
757-224// Continental Airlines// None// None
The flight crew
rejected the takeoff when they discovered that the airplane was on the
wrong runway.
- Oct 19// Cleveland Ohio, US// Boeing
737-300// Continental Airlines// None// None
The flight crew
rejected the takeoff when another aircraft entered the active runway
without clearance.
- Oct 24// Portland,Maine,US// Learjet
24B Air Ambulance// Care Flight// Minor// None
The tires on the
right-main landing gear burst during the takeoff roll. The airplane
veered off the runway during the rejected takeoff.
- Nov 21// Syracuse, N.Y., US// McDonnell
Douglas DC-9-15F// Kitty Hawk Air Cargo// Substantial// None
The flight crew
rejected the takeoff when the anchors securing empty cargo pallets broke.
The cargo pallets struck and substantially damaged the aft bulkhead
and engine spars.
- Nov 29// Island Lake, Manitoba, Canada//
Beech 1900D// Ministic Air// Minor// None
The flight crew
rejected the takeoff when the stall-warning system activated on rotation.
The airplane ran off the end of the 4,000-foot (1,212-meter) runway
and struck a snowbank.
- Dec 1// El Paso, Texas,US// Swearingen
SA 227// Servicios Aereos Litoral// Minor// None
The flight crew rejected
the takeoff when the tires on the left-main landing gear burst. Debris
from the burst tires damaged the left engine, the left propeller and
the fuselage skin.
- Dec 1// Kansas City, Missouri, US// Boeing
737-201// NA// None// None
The flight crew rejected
the takeoff because of a high oil-pressure indication in the no. 1 engine.
Investigation disclosed that the oil-pressure relief valve was jammed.
- Dec 17// Johannesburg, South Africa//
Ilyushin II-18// Ramaer// Destroyed// None
The pilot rejected
the takeoff because the airplane would not rotate at VR . The airplane
ran off the end of the 14,580-foot (4,418-meter) runway, and the left
main landing gear collapsed.

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