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La pagina sindacale
Il primo scritto è
un editoriale del Com.te Paolo Bontempi, uno dei rari sindacalisti della
categoria con il carisma di chi è al servizio della collettività,
un riferimento di coerenza e di buon senso che ha costituito sicuramente
uno dei motivi del recente aumento del numero di iscritti in Unione Piloti.
Molti miei colleghi pensionati di data ben anteriore all'esodo degli ultimi
4 anni vedono ancora l'ANPAC, l'associazione storica, come il tempio o
la casa madre ma non si rendono conto che il tempio è stato invaso
dai mercanti.
All'UP è stato impedito da Alitalia di inserire il foglio di informazione
denominato UPilot (you pilot) con l'editoriale di Paolo Bontempi, nelle
caselle di posta interna del personale navigante a causa del contenuto.
Upilot è stato quindi dirottato sul Forum UP e sono lieto di riprendere
il Punto del vicepresidente.
Il Punto [14
gennaio 2002]
Due scioperi generali dell'intero settore
del trasporto aereo e nulla è cambiato. Gli attentati dell'11 di
settembre e l'incidente di Linate hanno prodotto un fiume di parole, un'infinita
serie di trasmissioni sulla sicurezza, i soliti scaricabarile e le solite
commissioni d'inchiesta, qualche comitato di studio, molto sdegno e molte
promesse d'impegno da parte delle istituzioni ma i lavoratori del trasporto
aereo sono ancora soli a fronteggiare la crisi.
Una crisi che di contingente ha veramente poco e che dimostra l'immaturità
dell'Italia e della sua aviazione commerciale, caratterizzata da una imprenditoria
velleitaria, per gran parte incapace di fare utili, palesemente ostile
alla rappresentanza sindacale e a un confronto trasparente con i propri
dipendenti.
Queste ultime settimane hanno così visto dispiegarsi i piani anticrisi
delle compagnie italiane che, approfittando della contingenza, propongono
un generale e strutturale ridimensionamento, confermando in questo modo
la continua erosione delle quote di mercato delle nostre compagnie, a
tutto vantaggio dei vettori stranieri ormai abituati a riservare importanti
risorse per lo sviluppo dei collegamenti con l'Italia.
Queste piccole aziende, delle quali nessuna nel proprio segmento di mercato
ha le dimensioni e la mentalità idonee per competere, si apprestano
a trasformare in mobilità (licenziamento) i presunti esuberi, lasciando
inalterate tutte le vere ragioni della loro debolezza. Alitalia in questo
contesto di mediocrità gioca un ruolo di primo piano (e non potrebbe
essere altrimenti...).
Il contingency plan della compagnia di bandiera mostra l'evidente incapacità
del management di segnare una discontinuità con il passato. Il
piano non propone alcun progetto che tenda a migliorare le aree di inefficienza,
non viene data la risposta al perchè Alitalia perda centinaia di
miliardi nonostante importanti vantaggi competitivi: load factor altissimi,
yield nella media dell'industria, costo del lavoro più basso rispetto
ai principali concorrenti. Il piano ridimensiona drasticamente il posizionamento
di Alitalia, viene ridotto il network, abbattuta l'offerta e il fatturato
(-20%). Si badi bene che questi non sono i dati di inizio piano, in coincidenza
della crisi più pesante, ma quelli di fine 2003 e inizio 2004,
quando cioè anche le previsioni dei nostri pessimisti dirigenti
riportano la domanda ai valori ante-crisi. Gli unici strumenti che i nostri
manager intendono utilizzare per "risanare" l'azienda sono le dismissioni,
gli aiuti statali e naturalmente la riduzione ulteriore del costo del
lavoro attraverso l'individuazione di esuberi politici.
Nel frattempo Alitalia continua ad essere umiliata dai giochi di potere
interni, che perpetuano un sistema di relazioni industriali devastante.
Ritengo che la regola principe di ogni sistema competitivo vincente debba
essere rapidamente applicata anche per Alitalia: chi ha sbagliato accompagnando
la nostra azienda per due volte sull'orlo del baratro non può riproporsi
per dirigere improbabili processi di risanamento. E questo vale anche
per il sindacato, troppo spesso complice del malcostume gestionale. Spetta
alle forze politiche agire in tal senso, anche se l'attendismo e le indecisioni
dimostrate fino ad ora lasciano poche speranze.
Sta a noi non dare a tutti loro alibi alcuno.
Com.te Paolo Bontempi
Vice-Presidente UP
Ancora dal Forum altre
due lettere di comandanti che hanno ricevuto per motivi generazionali
il testimone professionale da quelli che sono usciti, come noi, dal processo
produttivo e che, a causa di vicissitudini ormai note, come il fermo dei
Boeing 747, hanno visto inibita la loro frazione finale di corsa in un
sistema di rapporti tra (un certo) sindacato e l'azienda che avvilisce
l'esperienza e l'anzianità.
Nomine e fatti all'insegna dell'inciucio
[29 gennaio 2002]
Ho letto della meraviglia di molti
colleghi circa l'articolo apparso sull'Espresso di questa settimana [31
gennaio 2002]. Giuste molte critiche,
specialmente di coloro che vivono con un salario d'ingresso da sopravvivenza,
che "le azioni" non sanno nemmeno cosa siano (come pure l'azionariato)
e giuste sono anche le critiche di tutti gli altri che hanno sempre onestamente
cavalcato la linea di volo senza nulla chiedere, ma solo e soltanto lavorare,
anche se a volte in condizioni al limite della decenza e volando ore,
e non due o tre, come viene scientemente mistificato.
Sbagliato è certamente il taglio giornalistico dato, in quanto
tende, nell'insieme, a denigrare una categoria di professionisti il cui
compenso è regolato dal mercato e non dall'arroganza attribuitaci
che non ci appartiene. Mi associo ad eventuali iniziative se del caso.
Ma, detto tra di noi: vero è colleghi molto del resto detto.
E' vero che esiste una commistione dei ruoli all'interno della
nostra azienda con quella parte deleteria del sindacato che ha contribuito
allo sfascio attuale. Vero è il modo in cui sono state gestite
le pensioni. Vero è che si è voluta fare, da parte
di gruppi che ben conosciamo, una scalata all'interno dell'azienda per
cercare di arrivarne al controllo gestionale. Vero è che
è stata data in massima parte mano libera nelle nomine e negli
incarichi sempre a coloro che avevano assicurato di garantire una certa
pace sindacale. Vero è del C.d.A.. Vero è
di società gestite dai sindacati che lavoravano commesse aziendali.
Vero è della riconoscenza data, con la scalata di un ex
sindacalista, ad un ruolo manageriale non di competenza. Come pure sono
vere altre cose dell'articolo che al momento non ricordo.
La pulizia, colleghi, prima di attaccare chi, sempre interessatamente
e sotto dettatura, ci spara all'opinione pubblica con taglio denigratorio,
la dobbiamo fare al nostro interno. La nostra dignità prima di
uomini, poi di piloti, deve tornare ad essere il punto di riferimento.
Se permettiamo che la gestione continui nel modo attuale non possiamo
poi scagliarci contro chi attacca le nostre parti molli. E' fuori di dubbio
che vengono rilevati gli stipendi più alti, non certo quelli dei
neo assunti e se rileviamo solo questa infamia la difesa è certamente
debole.
Come tutti vediamo i due livelli di lavoro, (di commistione), continuano
come se questa compagnia fosse l'Air France o la British Airways, non
un'azienda con problemi di cassa. Oppure sanno che la partita è
chiusa e non rimane che l'ultima lotta per spartirsene le spoglie.
Basti vedere il caso Eurofly denunciato recentemente. Il criterio con
cui gli incarichi vengono assegnati, come pure le nomine di una certa
rilevanza. Cose che stiamo vivendo al tempo presente.
E' bene si faccia anche un controllo sugli MD80 fermati nel piano, per
non trovarseli forse in qualche bella e pronta HCC a 100 ore di volo al
mese a pilota.
Chi è che pone queste lecite domande a chi di dovere? Perché
colleghi, se avete seguito le fatidiche note Ansa, si chiedono piloti
solo per AZ Express?
La Alghero-Milano è passata ad Airone dal 24 gennaio, ed i collegamenti
Alghero-Roma opereranno in regime di convenzione. Se ci tolgono i ricavi
cosa ci rimane in cassa colleghi? Stanno minando le basi stesse della
compagnia e ci ribadiscono tramite i politici il ruolo globale. Poi chiudono
anche la linea per Los Angeles.
Quanto sta avvenendo è un coma pilotato. Chi pone signori sindacalisti
queste domande alle prossime riunioni avendo delle risposte serie e circostanziate?
Ora è la volta di Meridiana. Anche lì la notte dei lunghi
coltelli è iniziata: prima come apri pista, all'insegna della politica
di sempre, hanno cambiato il direttore generale, poi la nuova nomina alla
Direzione Operazioni Volo di un pilota di sicuro affidamento non certo
aziendale.
Sono convinto che questo gioco continuerà ancora finché
non saremo noi capaci, attraverso i numeri, di ribaltare il tutto e di
far tornare il sistema nelle regole e nell'auto disciplina.
La decisione da noi presa in luglio di opporci ad una certa linea sindacale
è stata giusta; tutti questi avvenimenti ce lo confermano come
pure lo confermano il numero non indifferente di adesioni alla nostra
linea. Il nostro percorso continua, non si è mai arrestato. Dobbiamo
uscire, ma dal nostro interno, dal terreno che permette l'attecchimento
di condotte devianti.
La corruzione culturale è più deleteria di quella materiale
perché rompe irrimediabilmente il rapporto fiduciario sia tra associati
che tra questi e gli eletti. Questo è il terreno in cui noi oggi
siamo e da cui dobbiamo al più presto uscire. La scommessa è
il ritorno al sindacale, alla dignità di appartenenza sia associativa
che aziendale. Assistere a questa lotta di potere effimero è assistere
ad un epilogo, ad un crepuscolo annunciato ed ora ben visibile nella logica
che governa il mercato che a noi interessa. Uscirne con la forza della
nostra volontà e dignità è per tutti un dovere. La
casa comune, il percorso e le premesse ci sono. Spetta a noi la riuscita.
Com.te Carlo Trinchi (B747)
La misura è colma
[6 febbraio 2002]
Torno a scrivere dopo la lettera di
dicembre in cui riassumevo, dal mio punto di vista, vari aspetti della
crisi che ha investito il trasporto aereo nel suo insieme come pure le
difficoltà nostre intrinseche. Non mi soffermo ulteriormente sul
nostro problema generale in quanto constato che siamo fermi a due mesi
fa e con dolore, invece, vedo che altre compagnie lavorano al loro risanamento
interno ed al loro riassestamento sul mercato. Non parlo certo di Ryanair
e della sua task force in Europa né delle sue "divisioni" già
pronte per l'Italia. Mi riferisco, sperando di non illudermi, a quel comparto
aereo a cui a parole vogliamo ancora appartenere.Tutto è statico
ed ingessato ma due cose si muovono con grande vivacità:
- le azioni crollate a livelli preoccupanti
non certo per il nostro portafogli o per le cause esterne note ma per
la nostra incapacità gestionale e di reagire;
- gli incarichetti a senso unico giunti
anch'essi ai minimi livelli di etica e logica. Ho detto "etica e logica";
un valore ed un concetto perso all'interno della nostra ALITALIA.
Etica: perché si potrebbero
inserire nella struttura persone di basso livello morale pronte a tutto
pur di raggiungere i propri tornaconti, persone da sempre legate a carri
sindacali e da questi nutrite, oppure opportunisti pronti a cambiare cavallo
quando pensano che non possono essere più assecondati i loro appetiti.
Questi personaggi sono ovunque, in tutti i settori, compreso il B747 in
dismissione.
Logica: perché potrebbero
venire inserite persone di altri settori (pur non essendocene estrema
necessità) che, vista la poca esperienza, offendono la categoria
tutta ed in particolare chi in questa azienda vi lavora da decenni. Come
pure non ha logica, anche economica, l'inserimento di chi ha incarichi
aziendali e non potrà, in quel nuovo settore, apportare lavoro
vero di linea di volo. Quindi è un premio di fedeltà. E'
questo che vogliamo?
Sempre il premio ed ancora il premio. Ma a chi il premio? A chi ha sempre
taciuto il marciume che vivevamo, che ha fatto lo struzzo o ha assecondato
le metodologie del delirio sindacale, che non ha mai sollevato la testa
per gridare lo sfascio morale in cui versiamo, che è rimasta per
mesi un costo, in attesa in campi di golf o chissà dove, ed ora
accede alla nuova macchina?
Oppure personaggi che erano già transitati su macchina di lungo
raggio per poi tornare indietro ed ora ci vengono riproposti per il 777.
Può un vero manager permetterlo? E' questo che noi vogliamo?
Perché i colleghi del B747 che resteranno mesi senza volare non
hanno facoltà di accesso allo staff in questo nuovo settore da
subito? Sappiate, signori, che di onesti e da esempio positivo nel B747
ce ne sono ma forse vedremo crescere di questo settore ancora, ed ancora,
chi non merita ed ha vissuto sempre nell'inciucio. Questo smarrisce il
gruppo e lo conduce al qualunquismo. E' questo che vogliamo?
Quale logica, inoltre, potrebbe scegliere dal fondo della lista di anzianità?
Perché si riconosce a qualche fedele rampante che non ha ancora
maturato il lungo raggio proprietà divine di accesso e che lo porteranno
ad addestrare maturi professionisti che già volavano il lungo raggio
quando lui era alle elementari? E' questo che vogliamo?
Chi è destinato a non volare perché l'aereo glielo hanno
venduto non può far parte dello staff.
Chi ha invece l'aereo per volare (dove magari è passato da poco)
oppure è in altro settore di lungo raggio, può far parte
dello staff.
Chi è professionalmente arrivato "domani", e non dovrebbe neanche
aprire bocca, può ergersi a scelto e, non avendo mai fatto lungo
raggio, sarà abilitato addirittura ad insegnarlo a chi lo insegna
da anni.
E' questo che vogliamo?
Di immeritevoli nel settore B747 ve ne sono e sono noti. Questa non è
una difesa di ufficio; è difesa della dignità di noi tutti.
Quanto detto vale a tutto campo non certo per chi è solo di un
determinato sindacato; non vogliamo certo l'applicazione del manuale Cencelli.
Vogliamo etica, dignità, professionalità ed anzianità
a prescindere dalle tessere e dalle idee politiche ma così purtroppo
non è. Non lamentiamoci dunque dello sfascio in cui siamo perché
prima che materiale, lo sfascio è morale.
Il Dott. Schiavone li avrà fatti due conti economici? Avrà
pensato tra una pausa e l'altra dei suoi lunghi interventi allo sperpero
di miliardi che questi passaggi nepotistici comportano? Avrà valutato
che attraverso questo metodo gestionale, sempre sotto ricatto sindacale,
non uscirà mai dalle secche della crisi non certo del trasporto
aereo ma di ALITALIA? Come può il Dott. Schiavone pensare di avere
consenso se la metodologia usata è quella denunciata?
Quando il Dott. Mengozzi ed il Dott. Schiavone smetteranno di assegnare
cariche politiche in base ai pennacchi che costoro portano sul cappello
che non fanno onore a nessuno, soprattutto alla nostra professionalità?
Non vedo denunce su fatti gravi; vedo solo consenso da parte dei vertici
sindacali. Vedo tante parole mentre i fatti ci portano alla regionalizzazione.
Vedo solo gestione di misero potere per poter esistere. Vedo sciattume.
Quanto denunciato è dettato dal senso di giustizia che ci dovrebbe
appartenere, dal risparmio e non dallo sperpero che in momenti di forte
crisi come l'attuale, dove l'andamento negativo della borsa ed il calo
delle azioni cominciano seriamente a preoccupare. Sento parlare, ed è
bene, di unità sindacale. Noi con fatica ci stiamo provando e si
spera che la famosa base, cioè noi, dopo otto anni di letargo,
torni protagonista del proprio futuro, dettandoci noi stessi regole chiare
che non diano a nessuno la possibilità di sopraffarci per fini
in cui non ci riconosciamo.
Com.te Enrico Ciamei (B747)
A questo punto, credo
che per indurre ulteriori riflessioni scevre da punti di vista personali,
sia opportuno proporre un documento della mitica Fondazione.
E' anch'esso datato (quasi quindici anni) ma il meccanismo di avvicendamento
generazionale che indica è costante. E poi c'è sempre molta
saggezza nelle cose "antiche".
Old Pilots
As the professional pilot
groups progressively age, the safety record has improved in parallel.
This improved safety is directly attributable to the greater experience
and enhanced judgement that characterize the healthier, mature
pilots who are increasingly producing for the airlines today. In the realm
of "aging deteriorations", old myths often die hard, and actual "disinformation"
confuses issues. Modern computer-era data analyses are rapidly dispelling
the now-obsolete concepts about aging, gender and other constitutional
characteristics.
Analyses of pilot accident rates during the period 1976-1980 show that,
"On the basis of recent flight time alone, pilot accident rates decrease
as flight time increases."
These "exposure" data highlight the principle that the pilot who promotes
proficiency and practices accident prevention will move into the (high
exposure) cohort and will be at less risk from the accident stand point.
The observed actual aircraft accident rate begins to rapidly decrease
in the 30s cohort age groups, with the trend continuing to decrease past
60. The data show this year after year.
It also points out that "pilot with more total flight time could be expected
to exhibit a lower accident rate than pilots with less total flight time."
As the years pass, the safer young pilots, through increasing judgement
and experience, become the older pilot cohort and contribute to the outstanding
safety record produced by older pilots.
Some pseudo-scientific "epidemiologic" apologists for the incredibly poor
flying that accounts for most of the pilot "error" accidents, equate pilot
with Russian Roulette, that is, the more one flies, the more likely one
is to experience an accident.
Nothing could be further from the truth. For example, active instructors
as a cohort group fly far more than most others. Instructional flying
is characterized by accident rates in the lowest levels.
In addition, corporate and airline pilots fly hundreds of hours each year
and regularly produce very low accident rates. These pilots fly with care,
utilizing judgement and experience. There are some pilots [i.e. management
pilots] who fly rarely, as previously noted, producing during each flight
a self-induced hazardous adventure. These "low-exposure" pilots comprize
a high-risk group for accidents.
The U.S. certified air carriers demonstrate a progressively improving
safety record as shown by the U.S. Air Transport Association 1980 Annual
Report for the 1969-1979 period. Accompanying the decreased accident rate
has been the increasing median age of captains and, correspondingly, other
cockpit crew members.
In addition, the older captains were assigned to the larger wide-bodied
aircraft.
For the same airline during this period, NTSB records show that the ages
of the accident-involved crew members were in the lower age ranges relative
to older crew cohorts who pilot the larger aircraft virtually accident-free.
As shown, higher chronologic age levels are consistently associated with
lower accident rates, because the older pilots' performance reflects the
effects of increasing experience and judgement. There are, unfortunately,
pilots in the younger group, who, because of self-induced dangerous flight
behavior, will never become members of the older age cohort.
It is reemphasized that wide-bodied jet transport aircraft, comprising
the largest, more-expensive and complex types of civil aircraft, with
the potential for the greatest loss of life and property damage, are entrusted
to the more-senior, most-experienced pilot and flight-engineer cohorts.
This is not accidental. The relatively high wide-bodied aircraft operational
safety record is the direct result of the utilization, of these highly
competent older, experienced crewmembers. The contributions to the cockpit
crew resources and to the excellent air safety record by this outstanding
crew cohort should be appreciated and is fully documented by airline,
FAA and NTSB records.
Index; Pilot Proficiency
Courtesy Flight Safety Foundation
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