|

|
Privatizzazione:
benedizione o maledizione?
Da "The Controller" n. 2/2001,
periodico dell’IFATCA.
L’articolo, dovuto alla
penna di Philippe Domogala, un Controllore francese, passato negli anni
70 ad Eurocontrol ed ora direttore del periodico "the Controller", esordisce
con una domanda provocatoria: «Privatizzazione: è proprio l’ultima
cosa di moda da fare?»
Da questo interessante articolo vengono stralciati (e tradotti) i
brani più illuminanti scritti da uno "del mestiere", particolarmente
interessante nell’attuale stagione riformatrice dell’aviazione civile
e dell’assistenza al volo che stiamo vivendo in Italia.
Ed ecco i passi più salienti:
«I Controllori sono addestrati fin dal
primo giorno con un preciso scopo: quello di fornire la dovuta separazione
tra gli aeromobili, senza alcuna forma di favoritismo. Essi sono particolarmente
addestrati ad operare in sicurezza e con speditezza.
Il concetto di sicurezza è ancorato nei loro cervelli fin
dalla prima ora di addestramento impartita all’accademia. Essi sono anche
addestrati a lavorare in stretta collaborazione con i settori loro adiacenti
e con i centri di controllo limitrofi. Aiutarsi l’un l’altro fa parte
del loro codice comportamentale.
Adesso, la moda della privatizzazione implica un radicale cambiamento
in molti di questi elementi fondamentali sopra esposti.
Per la prima volta viene introdotto il concetto di concorrenza.
Cioè un Centro di Controllo di Regione dovrebbe essere migliore
di un altro.
A questo riguardo, la Performance Review Commission di Eurocontrol
accentua la pressione pubblicando gli elenchi dei Centri di Controllo
(ACC) secondo le loro prestazioni, stilando graduatorie basate
sul numero di minuti di ritardo che si suppone possano esser stati
causati da tale Centro.
Il management [di tali organizzazioni privatizzate] ora focalizza talmente
la sua attenzione sul risultato di avere minori ritardi rispetto
ai loro vicini da dimenticare la ragione primaria della funzione del controllore:
tenere separati gli aeromobili gli uni dagli altri e non metterli sempre
più vicini per ridurre i ritardi!
Qual'è infatti l’utilità di ridurre i ritardi nel tuo
Centro se quello confinante, quale risultato finale, ne avrà ancora
di più?
No! Proprio per questi motivi i Controllori non possono approvare la
concorrenza tra enti ATC!
Il problema successivo che viene introdotto
dalla privatizzazione è la "logica dell’affare". Attribuire
lo stipendio dell’operatore di prima linea in base al merito, ma anche
la carriera in base alle capacità ed alle ore di lavoro che rispecchiano
quei nuovi stipendi, rappresenta un rischio. Ovviamente non v’è
nulla di preconcetto contro l’assegnazione di stipendi elevati, dato che
è ora che la professione di Controllore sia adeguatamente riconosciuta,
ma il principio di "intervallo e riposo" che i Controllori necessitano
durante le ore di servizio, viene sempre più posto sotto attacco
in regime di privatizzazione. (chi
più lavora più guadagna!)
In questo contesto viene poi introdotto
il concetto di utenza da soddisfare. Venire incontro alle esigenze
degli utenti è cosa ragionevole ed i Controllori non sono affatto
contro tale concetto.
Ma l’impressione prevalente è che questo modello concettuale venga
usato per far ingoiare ben altri cambiamenti, che non sono precisamente
quelli di migliorare la situazione a favore degli utenti.
Diamo uno sguardo a quanto recentemente
avvenuto in California [gennaio 2001] come conseguenza della privatizzazione
della produzione dell’energia elettrica. All'insegna di "meglio
per l’utenza" le nuove compagnie privatizzate hanno pensato bene di
chiudere le vecchie centrali elettriche sotto-utilizzate. Di conseguenza
i costi di produzione si sono abbassati, le compagnie hanno aumentato
i loro profitti, ma si sono ben guardate dal diminuire i prezzi del prodotto.
Al contrario, si sono concentrate per aumentare i prezzi avendo, in ogni
caso, il monopolio virtuale della fornitura!
Ma con il precoce arrivo dei primi freddi la richiesta d’energia elettrica
ha finito con l’eccedere la capacità produttiva et voilà
il black-out elettrico era servito, con le pesanti conseguenze economiche
ormai a tutti ben note!
Ma d’altronde il danaro non è tutto!
Nell’ambito del Trasporto Aereo ai Controllori è richiesto di provvedere
alla sicurezza del sistema; secondo l’autore, la sicurezza è come
una buona moglie verso la quale nutriamo la massima fiducia, ma che un
giorno, con grande sorpresa di tutti, si eclissa con qualcun altro.
Tutti sono pronti a giurare che: «la sicurezza non sarà mai
compromessa!»
Guardate cosa è accaduto alle ferrovie della Gran Bretagna!
Ma torniamo al Controllo del Traffico Aereo.
Un Servizio ATS appena privatizzato sarà probabilmente in grado
di ridurre molto presto i ritardi usando qualche ingegnoso espediente
(quasi sempre a danno dei Centri limitrofi), e contemporaneamente sarà
anche capace di diminuire i costi diretti, dando il benservito agli operatori
più anziani e quindi più costosi (specialmente nel settore
della manutenzione e del supporto tecnico), rimpiazzandoli con personale
giovane appena sfornato dai centri di addestramento, rimpiazzando alcune
unità operative, vendendo terreni e sedi per poi affittarli successivamente
dai nuovi proprietari, riducendo il personale operativo e richiedendo
al personale rimanente di lavorare più ore con incentivi e straordinari,
e così via!
In poco tempo i nuovi fornitori del Servizio ATC privatizzato potranno
vantare eccellenti risultati nel campo degli utili finanziari, con costi
ridotti e perfino con minor numero di ritardi!
Ma quanto a lungo dureranno questi profitti?
E riusciranno realmente a fornire ciò che dev’essere garantito:
la sicurezza?
Dunque, i Controllori chiedono veramente la privatizzazione?
La risposta al quesito è molto incerta. Sia in Germania che
in Nuova Zelanda, tanto per fare degli esempi dei Paesi antesignani più
noti, i Controllori avevano spinto per rendersi indipendenti dalle
loro vecchie organizzazioni burocratizzate. Le associazioni dei Controllori
avevano aiutato a rafforzare le nuove realtà privatizzate, facendo
pressioni nei confronti delle forze più conservatrici. Entrambe
le associazioni avevano proclamato di aver conseguito un grande successo
ed avevano organizzato perfino dei festeggiamenti per celebrare il cambiamento
realizzato. Ma, come tutti i Controllori del mondo potranno testimoniare,
ad ogni celebrazione con libagioni abbondanti …seguono poi i postumi della
sbornia!
E’ un fatto poco noto che soltanto dopo un anno dalla privatizzazione
i Controllori neozelandesi proclamarono uno sciopero ininterrotto di tre
giorni contro i loro datori di lavoro, a causa delle violazioni contrattuali
subite. Durante tale sciopero i nuovi responsabili dell'organizzazione
lasciarono aperto lo spazio aereo a chiunque volesse usufruirne, privo
del Servizio ATC,la cui fornitura è universalmente riconosciuta
come il primo dovere nei confronti della sicurezza!
Attualmente in Germania crescono le perplessità tra i Controllori.
In un recente articolo apparso sulla rivista "The Controller Magazine",
un controllore tedesco ha lanciato un segnale d’allarme per significare
che non tutto va bene nel "regno" della privatizzazione. Malgrado
le delusioni, e per quanto possa apparire controversa, la posizione più
diffusa tra i controllori tedeschi e neozelandesi è quella di ritenere
che vi siano stati degli aspetti positivi nella privatizzazione, magari
non tanti quanti s’attendevano, ma comunque meritevoli d’esser sperimentati.
Il successivo quesito è il seguente:
le Aerolinee, i nostri utenti, sono contenti della privatizzazione?
Sebbene l’Associazione delle Aerolinee Europee (AEA) affermi che nei loro
progetti la fornitura dei Servizi ATS può essere indifferentemente
sia privata che pubblica, rimane comunque fedele al concetto che le Compagnie
vogliono che l’ATS sia gestito secondo princìpi commerciali e separato
dai bilanci nazionali e dalle organizzazioni burocratiche statali. Le
Compagnie s’aspettano di poter esercitare una maggiore influenza e possibilmente
un maggior controllo sull’ATC, avendo come controparte un fornitore privatizzato
piuttosto che una amministrazione dello Stato.
L’argomento può esser valido solamente qualora le Compagnie abbiano
possibilità di scelta, cioè la scelta del fornitore del
servizio e la scelta della cifra da pagare per ogni singola rotta.
La verità è che l’ ATC è
destinato, probabilmente, a rimanere ancora a lungo un monopolio.
Come ebbe a dire una volta l’economista Galbraith:«Non c’è nulla
di peggio che un monopolio privato …»
Anche la proposta di privatizzazione della Metropolitana di Londra
sta a confermare tutto ciò. La Commissione parlamentare britannica
incaricata di esaminare tale proposta, ha reso pubblica, due anni fa,
la propria relazione, affermando che in un contesto realmente aperto alla
concorrenza, l’esigenza di realizzare profitti, si traduce per le compagnie
nell’ offerta di un prodotto o un servizio migliore ad un prezzo inferiore.
Fallire questo risultato significa che la concorrenza ti liquida e le
tue vendite ed i tuoi profitti vengono rapidamente erosi.
Nel caso specifico della Metropolitana di Londra, una volta assegnato
il contratto di privatizzazione, non vi sarà più alcuna
concorrenza, in quanto l’assegnatario godrà del monopolio del servizio
per un certo numero di anni.
Comunque, quale che possano essere gli accordi stipulati , nella realtà
finiscono con l’aver scarso valore, in quanto se l’assegnatario privatizzato
non dovesse fornire il servizio concordato, il Governo dovrà sempre
inevitabilmente intervenire in salvataggio del sistema, perché,
costi quel che costi, i treni dovranno continuare il loro servizio, pena
la paralisi del Paese!
Lo stesso risulta essere altrettanto valido nel caso del Controllo del
Traffico Aereo.
La maggior parte dei fornitori del servizio ATC privatizzato proclameranno
la volontà di ridurre i costi per le Aerolinee, come pure di voler
essere maggiormente sensibili alle loro necessità.
L’AEA e molte Compagnie spingono per la privatizzazione dei Servizi ATS,
aspettandosi una maggiore efficienza ed una riduzione dei costi. L’AEA
considera le "route charges", una sorta di pagamento per un servizio
commerciale, un po’ come pagare un garage o officina per i servizi resi
alla propria automobile; in effetti i costi per l’assistenza in rotta
sono una tassa, esattamente come l’IVA e, come ogni altra tassa, più
uno è ricco, tanto più paga. Insomma, quanto più
numerosi e capienti sono gli aeroplani di una Compagnia, tanto maggiori
sono i costi che dovrà sopportare. Non v’è nulla di scorretto
in ciò.
Ma ciò che non si riesce ad intravedere
è come le organizzazioni privatizzate riusciranno a far meglio
di quanto non facciano quelle ora presenti.
Quale che sia il fornitore del Servizio , esso sarà sempre costretto
a determinare i propri costi in base alle tasse di sorvolo, se vorrà
fornire un buon servizio, affidato a buoni professionisti, e tutto questo
non potrà non avere dei costi.
Dato che le tasse vengono pagate comunque dai passeggeri, una riduzione
dei costi significherà prezzi di viaggio meno cari e giammai maggiori
profitti per le Compagnie (salvo quest’ultime non intendano intascare
la differenza). E con prezzi più bassi voleranno più passeggeri
e così aumenterà la congestione del traffico aereo e di
conseguenza …i ritardi!
Allora, la riduzione delle tariffe in rotta è realmente la cosa
più sensata da fare?
Da ultimo, come detto in precedenza, la
privatizzazione normalmente comporta stipendi più elevati e
ciò e senz’altro vantaggioso per i Controllori. Vero! Ma gli stipendi
più elevati di cui godono attualmente una buona parte dei Controllori,
sono dovuti più alla presente carenza di Controllori ed all’effetto
dovuto alla "libertà di scegliersi il datore di lavoro" che non
alla privatizzazione. Se qualsiasi fornitore di Servizio ATC vuol mantenersi
la propria forza-lavoro costituita dai Controllori, deve confrontarsi
con gli stipendi pagati dai vicini.
I responsabili del Controllo del Traffico Aereo del Belgio, hanno compreso
ciò rapidamente, decidendo lo scorso anno di alzare di propria
iniziativa gli stipendi dei propri Controllori del 24% con l’intento,
tra le altre cose, di assicurarsi che essi rimanessero al lavorare per
Belgacontrol. E’ stato questo il primo caso in cui un datore di lavoro
ha deliberato questo po’ po’ d’aumento senza neppure la minaccia di una
sola ora di sciopero.
Un ultimo quesito: la privatizzazione cambia veramente qualcosa per i
Controllori?
Al posto di lavoro la vita è sempre la stessa per un Controllore:
è ancora basata su una separazione orizzontale normalmente di 5
miglia nautiche e verticale di 1000 piedi, in un settore con complessi
carichi di lavoro, sia che si tratti di un Controllore privatizzato
o dipendente da un servizio pubblico.
Quella che 25 anni fa poteva essere una "rotta diretta", allorquando un’area
riservata non era attiva per i militari, alcuni anni dopo è stata
trasformata ufficialmente in una rotta "week end". Oggi è stata
resa ancora più flessibile nel suo uso, come CDR1 (Conditional
Route, con uno Status particolare che ne consente la pianificazione),
parte di una complessa e costosa struttura di aerovie, ma si tratta, alla
fine, esattamente della stessa rotta di allora, volata allo stesso modo
dai piloti, esattamente negli stessi tempi di allora.
Allora la privatizzazione è una benedizione o una maledizione?
Per i Controllori, temo, non è né l’una né l’altra
cosa. Appare più come lo stesso vecchio lavoro, diversamente imbellettato
e, per i piloti, gli utenti, ebbene essi probabilmente non s’accorgeranno
neppure della differenza!»
***
Fin qui la penna, a volte
molto arguta, dell’Autore, anche se meriterebbero qualche commento le
affermazioni circa i paventati sviluppi del mercato, i cambiamenti avvenuti
nelle sale di controllo ed il fatto che i piloti possano non aver notato
i cambiamenti in atto nell'ATC.
Forse qualche ulteriore conclusione va però fatta. Il quadro di
riferimento che ha questo Autore in merito al Servizio del Controllo del
Traffico Aereo è ovviamente quello del Sevizio dal quale proveniva
(l’ATC francese) e più ancora quello dell’Organizzazione per la
quale lavora ormai da oltre trent’anni, e non certo quel guazzabuglio
di competenze (o incompetenze?) nel quale si dibatte l’Amministrazione
dell’Aviazione Civile italiana in generale e più in particolare
la gestione del traffico aereo e dell’assistenza al volo in Italia con
dipendenze (o meglio indipendenze) strutturali così marcate da
costituire un caso pressoché unico in tutto il mondo.
Da parte mia mi limiterò ad indicare una sola anomalia (e neppure
tecnica) ma enorme come un macigno: la dipendenza anomala dell’attuale
ENAV S.p.A. dal Ministero del Tesoro, in quanto detentore del pacchetto
azionario, mentre l’ENAV quale fornitore del Servizio ATC in favore dell’Aviazione
Civile non solo nazionale ma addirittura internazionale non può
non dipendere direttamente che da chi ha il potere d’indirizzo dell’Amministrazione
dell’Aviazione Civile nazionale.
Come a dire:…è tutto da rifare, ma non partendo dai Servizi,
ma dalla testa dello Stato italiano, nella sua qualità di Stato
contraente della Convenzione di Chicago (e non nella sua qualità
ben poco qualificante o perlomeno ben meno qualificante dovuta all’adesione
tanto strombazzata alle J.A.A. da parte di quello che dovrebbe essere
l’efficiente Ente normatore dell’Aviazione Civile: l’ENAC).
Dunque, Sig. Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, confidiamo
molto in lei perché ci dia quel modello efficiente di Aviazione
Civile che l’ICAO ci indica e che noi italiani non abbiamo mai saputo
darci!
***
Traduzione e commento a cura del Com.te
Renzo Dentesano.
Roma, 5 febbraio 2002.
|