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Una tragedia americana
Questa è
la prima delle due parti nelle quali abbiamo suddiviso la traduzione della
Introduction del best seller Flying blind, flying safe,
pubblicato nel 1997 negli Stati Uniti, di cui fu autrice Mary Schiavo,
Inspector General dell'US Department of Transportation dal 1990 al 1996.
Per darvi un'idea della mole del libro esso è costituito da 400
pagine in formato pocket e l'Introduction che riguarda la vicenda
della Valujet occupa le prime 30 pagine.
Abbiamo già tradotto the Valujet tragedy e l'abbiamo inserita
nel capitolo Analisi di Incidenti del nostro libro La Strategia del
Margine per documentare un accostamento "politico" e non solo tecnico
alla determinazione delle cause e delle responsablità dei disastri
aerei.
Questi sono alcuni commenti apparsi dopo l'uscita del libro di Mary Schiavo.
The Washington
Post
April 27,1997
«[Schiavo's] book definitely lives up to its jacket cover promise to tell
you everything you need to know to travel safer by air…If yo fly a lot,
or even a little, you ought to take a look at [this] book…She is able
to recognize problem areas that most people overlook…Passenger should
have this kind of safety information.»
San Diego
Union-Tribune
«Mary Schiavo has disturbing things to say…Her candid evaluation
of the Federal Aviation Administration, airport security, and air traffic
controllers will give even the occasional flier some apprehension. Still,
it should be read…Unlike some whistle-blower books that bitterly point
fingers and shout accusations, Schiavo offers documentation and substantiation
for her claims…She offers suggestions to flying passengers to make their
air travel safer.»
The New
York Times
«Mary Schiavo was not a conventional government watchdog. For
one thing, she barked. Most other federal internal police officers are
content to audit and report quietly to their superiors about small irregularities.
Ms. Schiavo, a former prosecutor who freely aknowledged, "I love the hunt,"
preferred to make noise, especially about the FAA…She has been a force
for safer skies.»
Consigliamo vivamente
l'acquisto del libro di Mary Schiavo a chiunque voglia farsi ben
più di un'idea sul «potere dell'aviazione» nel contesto finanziario,
economico e politico mondiale.
Il libro può essere ordinato su Amazon [http://www.amazon.com]
dal momento che in Italia non è reperibile nemmeno nelle librerie
specializzate.
La difficoltà, o meglio l'impossibilità, di realizzare un'adeguata
diffusione di libri del genere nel nostro paese costituisce un handicap
e un gap culturale insormontabile e non vale molto la considerazione
che questi libri riguardano un settore particolare di modesto interesse
per il vasto pubblico. In realtà essi interessano un pubblico vastissimo
perché riguardano il diritto alla mobilità nel massimo
rispetto e salvaguardia dell'incolumità degli utenti del servizio
di trasporto.
E' grottesco che l'eco dello scandalo delle parti di ricambio d'aeromobile
contraffatte si sia immediatamente attenuato e che l'argomento sia
totalmente assente negli approfondimenti che trattano gli anchor-men delle
tv nazionali. Eppure si tratta di un attentato micidiale nei confronti
dell'economia nazionale che vede già il trasporto aereo in grosse
difficoltà per una serie infinita di ragioni. Quest'ultima potrebbe
dargli un colpo dal quale difficilmente potrebbe risollevarsi ed è
al tempo stesso una ulteriore perdita dell'immagine dell'Italia come paese
aeronauticamente affidabile.
L'analfabetismo degli utenti del trasporto aereo è abbastanza diffuso
in ogni parte del mondo ma nei paesi di lingua inglese, o nei quali l'inglese
è una seconda lingua più che consolidata, la gente è
facilitata nell'essere messa in condizione di capire e nell'accedere a
notizie che vengono dalle fonti senza intermediazioni linguistiche che
sovvertono i significati.
Sotto questo aspetto, tranne alcune eccezioni di professionisti dell'informazione
che hanno l'accortezza di rivolgersi ad esperti per confezionare intermediazioni
corrette, la maggior parte dei commentatori cedono all'allarmismo o si
mantengono su accenni superficiali inutilmente tranquillizzanti (alcuni
di questi con un debole per le "veline") ed in entrambi i casi fanno un
pessimo servizio all'informazione e alla diffusione di corrette consapevolezze
sull'aviazione e sul trasporto aereo.
Anche per questo abbiamo scritto in fondo alla pagina Perché
questo sito
la precisazione riguardante l'uso che consigliamo di fare di quanto proponiamo.
In ogni caso la proposta della storia della HCC (High Competitive Carrier)
Valujet potrebbe servire a far capire molte cose e a suscitare molte riflessioni
in molte più persone di quante ne potremmo raggiungere con i nostri
(a volte troppo lunghi) discorsi tecnici e gli (a volte ermetici) riferimenti
normativi.
La tragedia della Valujet
(da: Flying blind, flying safe,
di Mary Schiavo)
Quando ci fu il primo campanello d'allarme
sulla compagnia Valujet, non pensavo affatto alle compagnie aeree. All'inizio
del febbraio 1996, la mia scrivania, di solito sommersa di documenti governativi,
era piena di raccoglitori che contenevano relazioni di ispezioni nei maggiori
aeroporti del paese riguardanti l'argomento "security".
In qualità di Ispettore Generale del Dipartimento dei Trasporti
(DOT) avevo disposto delle verifiche sulla protezione degli aeroporti
da atti di sabotaggio e terrorismo. Ora i risultati, poco confortanti,
erano dinnanzi a me. Gruppi di ispettori del mio ufficio e dell'Amministrazione
Federale dell'Aviazione (FAA), viaggiando come passeggeri, avevano assunto
comportamenti ed atteggiamenti sospetti come se nascondessero armi o esplosivi,
muovendosi in varie zone dell'aeroporto e a bordo degli aeromobili ed
erano passati completamente inosservati.
Benché non fossi del tutto sorpresa, nel 1993 avevamo avuto risultati
peggiori, ero scoraggiata dal fatto che in tre anni i responsabili di
compagnie ed aeroporti avessero fatto così poco per migliorare.
Ero alle prese con la scrittura del resoconto di questa situazione quando
squillò il telefono.
Nel rispondere continuavo a pensare alla
relazione quando fui richiamata alla realtà dalla voce di una giornalista
che si interessava di aviazione e che spesso mi poneva delle questioni
riguardanti la FAA. Stavolta non iniziò con una domanda. "La Valujet
ne ha appena avuto un altro."
Era Elizabeth Marchak, reporter del Cleveland Plain Dealer. Non
c'era bisogno che mi spiegasse e aggiunse:"Che cosa sta facendo per questo
la FAA?"
Sospirando, provai una ormai familiare sensazione di disappunto e frustrazione.
La Valujet era una piccola compagnia aerea
discount che aveva acquisito popolarità ed era cresciuta
enormemente in circa un paio d'anni, ma aveva creato diversi problemi
in materia di rispetto delle norme. Presi dei fogli e mi accinsi a prender
nota. Che cosa era accaduto stavolta?
Aveva ceduto il carrello di un aeromobile in atterraggio a Nashville,
lo stesso aereo aveva avuto un analogo incidente nel mese di dicembre.
Questa volta, quando l'aereo aveva toccato la pista, il carrello di destra
aveva ceduto, il ventre della fusoliera aveva strisciato sulla pista e
l'equipaggio era stato in grado di controllare l'aeromobile ed evitare
l'uscita di pista.
Che cosa intendeva fare la FAA, ripetè Elizabeth Marchak.
"Non lo so", risposi, "Ma so che cosa farò io!"
Nonostante fossero passati cinque anni dall'inizio del mio incarico come
Ispettore Generale al DOT, la notizia di un disastro aereo mi snervava
profondamente. Con costernazione pensai di dover iniziare ad ammettere
che un certo numero di incidenti era inevitabile. Mentre posavo il telefono
mi chiesi se fosse solo una questione di tempo prima di un nuovo disastro.
Dimenticai ad un tratto la relazione sulle ispezioni di security.
La Valujet aveva una lista di incidenti
rilevanti e gravi accaduti nell'anno trascorso, compreso un incendio a
bordo di un aereo che aveva ferito, terrorizzato e scosso i passeggeri.
Nessuno era rimasto ucciso.
Anche ques'ultimo incidente di Nashville non aveva ucciso nessuno ma mi
aveva comunque terrorizzato. Presi di nuovo il telefono e chiamai tre
dei miei più stretti collaboratori.
Uno dei miei sostituti, Mario A. Lauro Jr, da alcuni mesi aveva iniziato
a lanciare avvertimenti sulla Valujet. Adesso era evidente che gli incidenti
non cessavano, che alla Valujet non avevano preso provvedimenti per correggere
ciò che non andava. Il comune buon senso indicava che la Valujet
stava andando incontro ad un disastro peggiore di quelli che aveva subito.
L'esperienza di cinque anni di contatti con la FAA mi diceva che l'Ente
Federale non avrebbe probabilmente fatto nulla per impedirlo. Sicuramente
alla FAA, l'unico ente governativo avente autorità di sorveglianza
sull'industria dell'aviazione, conoscevano tutto ciò che era noto
al mio ufficio sui problemi della Valujet.
D'altra parte dovevano conoscere molto di più dato che gli ispettori
FAA avevano accesso agli aerei, agli hangars, alle registrazioni delle
operazioni di manutenzione e agli uffici del management della Valujet.
Quindi che cosa faceva la FAA?
Nella funzione di Ispettore Generale dei
Trasporti, avevo il compito di sorvegliare le attività della FAA
e dello stesso Dipartimento dei Trasporti. Non avevo alcuna autorità
sulle aviolinee. Potevo verificare come venivano realizzate in pratica
le norme di sicurezza e fare raccomandazioni, ma il mio ufficio non poteva
emettere o imporre nuove norme all'industria aviatoria. Solo la FAA ed
il Segretario dei Trasporti, per il potere conferito loro dagli statuti
federali, avevano tale autorità. Il mio ufficio doveva vigilare
sulla FAA che, a sua volta doveva vigilare sulle aviolinee. Questo ruolo
dell'Ente Federale poteva avere, però, due interpretazioni. Fare
in modo che le aviolinee operassero in sicurezza ad ogni costo o proteggerle
da qualsiasi contrasto o critica.
In cinque anni avevo constatato che alla FAA privilegiavano la promozione
dell'industria dell'aviazione secondo quanto stabilito nel Federal Aviation
Act. La sicurezza era altrettanto importante ma in tale statuto non era
spiegato in che modo la FAA potesse conciliare questo duplice mandato.
All'interno dell'Ente Federale, pochi ritenevano che ci fosse conflitto
tra questi obiettivi. Da quando era stata creata nel 1950, la FAA è
stata diretta da uomini esperti in molti campi dell'aviazione, ex piloti
militari, ed ex dirigenti di case costruttrici o di aerolinee. Essi provenivano
da una cultura che privilegia l'indipendenza e l'iniziativa.
Le norme governative, anche se erano per la sicurezza, erano viste come
poco più di una interferenza.
Non ebbi bisogno di approfondire come venisse considerata la Valujet.
Nel Programma (Strategic Plan) del 1996, la FAA aveva dichiarato che la
compagnia costituiva un modello che doveva essere emulato da altri, anche
dalla stessa FAA.
Con un selvaggio successo iniziale, l'aerolinea sembrava raffigurare il
futuro della moderna aviazione. La FAA aveva appoggiato i propositi di
un affare che sembrava vincente ed era restia ad emettere restrizioni
che potessero condizionarne la crescita.
Ciò che vidi, invece, era una compagnia con evidenti problemi su
cui l'Ente Federale esercitava una supervisione insufficiente. La combinazione
avrebbe potuto essere fatale.
Avevo lavorato con Ray DeCarli e Larry
Weintrob, due dei miei attuali collaboratori, fin dall'inizio del mio
incarico al DOT. Il mio vice, Mario Lauro Jr, era un uomo alto e affabile,
un professionista che nelle nostre riunioni prendeva in considerazione
tutti gli aspetti di una faccenda. Egli mi aveva seguito dal Dipartimento
del Lavoro all'Ufficio dell'Ispettore Generale fin dal 1991.
Mentre ero in attesa della conferma del Congresso al mio incarico di Ispettore
Generale, il mio staff composto da queste persone ebbe modo di sentire
i miei progetti per l'Ufficio.
Prima di tutto volevo esaminare la sicurezza dell'aviazione, poi quella
della Federal Rail, l'ente supervisore del sistema ferroviario. Sapevo
che per risparmiare sulle ispezioni, gli ispettori dell'Ente controllavano
i treni, considerando un solo lato delle carrozze.
Ero interessata anche ai ponti. Ricordavo che il Ponte di Brooklyn era
stato edificato con materiali di qualità scadente e che aveva dovuto
essere rinforzato. Infine ero interessata al pericolo per la sicurezza
costituito dai guardrails, mal costruiti o male installati sulle autostrade.
Avevo giurisdizione in tutte queste aree del sistema trasporti. Ciò
significava che potevo esaminare se la sicurezza era realmente rispettata
o se il denaro e gli sforzi dei programmi governativi erano semplicemente
sprecati.
Appena iniziai il lavoro, la sicurezza in aviazione divenne l'interesse
primario. Un congruo numero di investigazioni mi permise di scrivere molti
rapporti. Ognuno di essi conteneva raccomandazioni per migliorare la sicurezza.
Ognuno era una lezione ed un modo per intervenire sulle criticità
della FAA.
Ma fu Ray DeCarli, Assistente dell'Ispettore Generale per le Verifiche
Ispettive, che mi fornì il primo ammaestramento. Dopo solo qualche
settimana nel mio nuovo incarico, dissi a DeCarli che mi era stato chiesto
di investigare su accuse di interferenza da parte della FAA in un procedimento
contro la Eastern Airlines per falso nelle registrazioni della manutenzione
degli aerei. Uno dei miei primi lavori dopo gli studi di legge era stato
quello di Procuratore Federale ed avevo familiarità con investigazioni
criminali e con l'attività dell'FBI. Quindi fui animata da questa
nuova attività investigativa e i problemi di sicurezza emersi a
carico della Eastern Airline risultarono critici.
Dissi ai miei nuovi collaboratori di attendersi altri incarichi di questo
genere: come nuovo Ispettore Generale volevo realizzare attivamente, come
priorità per il nostro Ufficio, la sicurezza delle operazioni in
aviazione. DeCarli intervenne cautamente per avvisarmi: "L'Ispettore Generale
che ti ha preceduto non si era occupato mai di sicurezza. Le verifiche
riguardavano essenzialmente come la FAA spendeva i suoi soldi e se applicava
le norme relative al suo personale, ma una verifica di come l'Ente Federale
applicava la sicurezza non era mai stata eseguita". "Perché no?"
Replicai incredula. "Se non toccate l'argomento sicurezza, che senso hanno
le verifiche?"
Nei cinque anni che seguirono, ci immergemmo
in ogni aspetto della sicurezza, investigando, verificando e ispezionando
le attività che per decenni erano state lasciate gestire completamente
alla FAA, secondo il modo di vedere di chi la dirigeva. In quasi ogni
area esaminammo i metodi usati dalla FAA per ispezionare aerei e compagnie
aeree, per supervisionare la fabbricazione di parti d'aereo, per esaminare
i tecnici delle aerolinee, per rielaborare elementi critici del sistema
di controllo del traffico aereo, per assicurare la sorveglianza negli
aeroporti, per certificare nuovi progetti d'aeromobili e trovammo delle
falle preoccupanti nella competenza, nell'approfondimento e nei giudizi
dell'Ente.
Pervenni gradualmente ad una conclusione scoraggiante. L'Ente Federale
era il nemico di sé stesso. Era troppo vicino agli interessi del
mondo aeronautico per vedere con chiarezza i compiti che istituzionalmente
doveva svolgere. Col passar del tempo mi stavo abituando alle numerose
carenze di sicurezza che ripetutamente si stavano evidenziando.
Fu una circostanza personale, in cui temetti
di perdere la vita, che mi fece vincere la riluttanza a continuare quella
lotta che avevo voluto intraprendere poco più di un anno prima.
Nel 1992, giusto due giorni prima delle elezioni presidenziali, ebbi un
malore mentre ero al lavoro, a causa di una gravissima emorragia interna.
Avevo subito un intervento chirurgico solo due settimane prima e qualcosa,
nella convalescenza, non era andato per il verso giusto. Non mi sentivo
bene affatto quel mattino di novembre e intorno a mezzogiorno svenni nel
mio ufficio. Chiamarono d'urgenza un'ambulanza e i medici rilevarono una
pressione arteriosa di 60 su 20. Fui immediatamente portata al più
vicino ospedale. Mentre mi portavano fuori del Dipartimento dei Trasporti
sulla barella, verso l'ambulanza, una leggera pioggia sul viso mi diede
un attimo di consapevolezza e colsi le espressioni dei miei amici e collaboratori.
"La perderemo". Più tardi, quando iniziai a ristabilirmi, seppi
che avevo perso metà di tutto il mio sangue in quell'emorragia
interna. Ci volle oltre un mese per rimettermi e in tutto quel periodo
pensai a quanto è tenue il legame con la vita. Allora decisi. "Ogni
cosa che farò d'ora in poi dovrà essere diversa dal passato.
Non mi importa di che cosa altri ne possano pensare".
Ricordai anche la preoccupazione per la mia famiglia in quei minuti nell'ambulanza.
Pensai alle molte cose lasciate incompiute e pregai. In seguito, quando
avrei udito di un disastro aereo, mi sarei domandata quali potessero essere
i pensieri dei terrorizzati passeggeri in quei momenti.
Così quella mattina di febbraio, mentre meditavo sul preoccupante
tasso di incidenti della Valujet, sapevo che il mio ufficio doveva fare
qualcosa. La FAA non era in grado di intervenire.
Radunai i miei collaboratori per aggiornarli sull'ennesimo incidente in
atterraggio.
"Mandiamo qualcuno giù ad Atlanta per riuscire a cavar fuori qualcosa
sulla Valujet", dissi, con un certo timore. "C'è qualcosa che non
va e dobbiamo trovare di che cosa si tratta prima che qualcuno ci lasci
la pelle."
Il giorno seguente, Weintrob e altri due funzionari dell'ufficio dell'Ispettore
Generale entrarono nella sede della FAA di Atlanta e furono accolti con
atteggiamento piuttosto seccato dagli ispettori che vi lavoravano.
Purtroppo ci sarebbero voluti i 110 morti
a bordo dell'aereo Valujet che sarebbe precipitato in fiamme nelle paludi
dell'Everglades qualche mese dopo, in Florida, e inabissato nel fango
per rendere evidenti debolezze croniche in seno all'Ente Federale.
Centodieci persone che non seppero mai che cosa aveva provocato l'incendio
che li uccise. All'inizio anche gli investigatori del National Transportation
Safety Board non poterono identificare le cause del disastro. Ma la tragedia
mise in evidenza che alla FAA sapevano da tempo che la Valujet era predisposta
ad un evento disastroso, che la manutenzione era fatta a tirar via, che
la compagnia aveva un tasso di incidenti 14 volte superiore ad altri operatori
dello stesso livello, che i suoi managers non erano regolarmente iscritti
alla Associazione di categoria e che gli ispettori della FAA, che avevano
avuto il compito di valutarla, ritenevano che avrebbe dovuto essere chiusa
mesi prima del disastro dell'Everglades.
Ma tutto questo avvenne in seguito; in
quel momento i miei collaboratori ed io potevamo solo dire che Valujet
sembrava significare guai a venire.
Valujet rappresentava la storia di un successo fenomenale. In appena tre
anni era balzata dai due aerei per otto voli tra Atlanta, Jacksonville,
Orlando e Tampa, ai 51 aerei operanti su 320 itinerari.
Fondata nel 1993, aveva visto salire vertiginosamente i ricavi a 368 milioni
di dollari nel 1995. Gli investitori originari che avevano sborsato 200.000
dollari per far decollare la compagnia, sedevano ora su un capitale di
20 milioni di dollari. In soli tre anni! I viaggiatori preferivano
la Valujet perché costava poco e costringeva altre aviolinee ad
offrire prezzi competitivi. La Valujet teneva bassi i prezzi eliminando
i pasti, la prenotazione dei posti, la stampa dei biglietti ed i suoi
dirigenti non usufruivano di fringe benefits. I piloti con funzione di
comandante potevano arrivare ad una cifra di 42.000 dollari l'anno, i
tecnici di volo arrivavano a 28.000 dollari e gli assistenti di volo a
circa 14.000 dollari.
Ma i piloti venivano pagati solo per i
voli che venivano completati a destinazione, nel rispetto d'una politica
che incoraggiava a volare in ogni caso piuttosto che ritardare o cancellare
il volo per inefficienze tecniche o per cattivo tempo.
I bonus di fine anno avrebbero dovuto compensare i bassi stipendi, ma
erano legati ai profitti effettivi. La Valujet aveva comprato a poco prezzo
aerei usati o ricondizionati - nove dalla Turkish Airlines, dieci dalla
SAS, diciotto dalla McDonnel Douglas (che erano appartenuti alla Delta
Airlines) e altri dieci da diversi fornitori. Furono comprati cinque motori
di scorta e circa 4000 pezzi vari dalla compagnia turca.
Tutta la manutenzione era affidata a terzi, consentendo di risparmiare
su costose installazioni di manutenzione e su meccanici propri. In tal
modo la Valujet poteva effettuare grossi risparmi di capitale, disporre
di grosse riserve di contante e offrire enormi sconti sulle tariffe.
Ci furono molte compagnie sorte dal nulla come la Valujet negli anni della
deregulation, cioè negli anni '80 e '90. Magre e affamate, rappresentarono
una nuova razza di aerolinea, come la People Express, la Northeastern
Airlines e l'Air Florida.
Nuovi operatori che spazzavano il ciarpame
e i ripostigli dell'aviazione di mezzo mondo in cerca di aerei e parti
di ricambio, affidando ad altri la manutenzione, ovviamente a chi la offriva
a più basso costo.
Questi discount operators offrivano voli a prezzi stracciati ad
un numero apparentemente senza fine di gente che voleva volare. Molte
di queste compagnie erano sorte e scomparse in pochi anni dal loro primo
volo. Seppi che Lewis Jordan, il presidente della Valujet, amava dire
che i suoi prezzi consentivano di volare anche a chi aveva mezzi modesti.
Faceva riferimento a statistiche pubblicate dal Dipartimento dei Trasporti
in un opuscolo promozionale delle compagnie aeree con tariffe basse, da
cui risultava che un passeggero su sette volava solo per gli sconti. La
competizione tra questi operatori contribuì a comprimere verso
il basso le tariffe in generale, consentendo agli utenti un risparmio
di 6,3 miliardi di dollari nel 1995.
Pertanto, secondo i suoi proprietari, la
Valujet era un servizio importante per studenti, anziani, famiglie con
bambini e piccoli imprenditori che si spostavano frequentemente.
Era anche un filone d'oro. All'inizio del
1996, la Valujet aveva centinaia di milioni di dollari di riserve in contante.
Il suo Amministratore Delegato, Lawrence Priddy, dichiarò a Business
Week che "tutti gli altri operatori che iniziano vorrebbero diventare
un'altra United o Delta o American. Noi vogliamo solo diventare ricchi".
La Valujet non aveva remore a cambiare i propri dipendenti da un giorno
all'altro.
I piloti dovevano pagarsi le loro divise
e, cosa più importante, dovevano pagarsi il loro addestramento!
Il Wall Street journal riferì
che Jordan aveva dichiarato "non c'è arma in grado di farci concedere
una paga base più alta" agli assistenti di volo.
Jordan era la quintessenza dell'industriale d'aviazione. Era stato pilota
e dirigente della Continental quando questa era stata acquisita dalla
Eastern Airlines di Frank Lorenzo.
Durante i miei anni come Ispettore Generale avevo incontrato decine di
leaders dell'industria come lui, alla Boeing, nelle aviolinee, nell'aviazione
militare, nei complessi governativi dove avevo lavorato. Si trattava sempre
di uomini che appartenevano ad una confraternita di aviatori di lunga
data. Alcuni erano riuniti in un club esclusivo denominato "Conquerors
of the Sky" [I Conquistatori del Cielo]. La carriera, le abilità
tecniche, gli hobby e la passione erano per questi uomini un sistema di
vita.
Personalmente ero cresciuta tra i piloti
in Ohio, in una casa non lontana da dove erano nati Orville e Wilbur Wright
e dove fu concepita l'idea di una macchina volante.
A diciotto anni presi il brevetto alla Scuola d'Aviazione dell'Università
dell'Ohio, in un piccolo Beechcraft Musketeer, che non si scostava poi
molto dal disegno perfezionato della macchina dei fratelli Wright.
Passarono gli anni e dopo gli studi di legge, dopo una precoce carriera
come procuratore a Kansas City, ebbi un incarico presso la Casa Bianca
che mi portò ad assumere il ruolo di Assistente al Segretario al
Lavoro, Elizabeth Dole.
Infine giunse l'incarico al Dipartimento dei Trasporti. Era il 1990 e
il mio brevetto di volo si era ricoperto di polvere. Sapevo da tempo che
la mia vista era fuori dai valori richiesti per fare il pilota di linea
aerea e la famiglia e il lavoro non mi lasciavano il tempo per raggiungere
una aeroporto dove noleggiare un aereo per qualche ora di volo.
Ma il volo costituiva ancora un forte richiamo.
Finalmente potevo combinare il mio lavoro con il mio interesse per l'aviazione.
Incontrai gente che parlava un linguaggio familiare ma mi resi conto di
essere entrata in contatto con un aspetto dell'aviazione che ignoravo.
Il business del volo.
Il volo è al centro di una potente
e ricca industria di compagnie che valgono miliardi di dollari. Questi
giganti impiegano decine di migliaia di persone e condizionano l'economia
di intere città, comprano prodotti e forniture da migliaia di imprese
minori e importano enormi quantità di denaro negli Stati Uniti.
I loro laboratori di ricerca pongono gli Stati Uniti sul fronte avanzato
della tecnologia dell'aviazione, e della tecnologia spaziale e militare.
Il loro mercato può soddisfare ogni giorno milioni di clienti,
può adattarsi all'incremento della domanda, essere al passo con
le tendenze in modo che gli Americani possano godere di una libertà
di movimento che i nostri nonni non avrebbero neppure immaginato.
La Valujet era un astro in questo universo, ma da quando Weintrob raggiunse
Atlanta divenne presto evidente che un esame più approfondito di
questo fenomeno era già in ritardo di diverso tempo.
C'era una gran quantità di sintomi che la Valujet era erosa dal
suo stesso successo e i suoi dirigenti non erano in grado di gestirlo.
Questo aveva già allarmato altri esperti in possesso di abilità
e conoscenze molto più grandi di quelle che potevamo avere io o
i miei collaboratori.
Ad esempio, nel 1995, quando la Valujet
aveva fatto un'offerta per un contratto di trasporto del personale del
Dipartimento della Difesa (DOD), gli specialisti della Difesa avevano
verificato attentamente la documentazione della compagnia, avevano ispezionato
le sue strutture e avevano parlato con piloti, meccanici e dirigenti.
Il Dipartimento della Difesa terminò con giudizi negativi su quasi
ogni aspetto.
La compagnia non adottava criteri di sicurezza nell'attività dirigenziale
per lo standard del personale, per l'assicurazione qualità, per
le strutture di manutenzione, per l'addestramento, per le ispezioni, per
le registrazioni dell'attività operativa e per l'elaborazione e
la pubblicazione dei manuali. Il DOD concluse che "l'attività dei
dirigenti intermedi e dei supervisori non era definita e che costoro mancavano
di una chiara visione dei loro doveri e delle responsabilità".
Assicurazione qualità e verifiche interne per loro costituivano
solo un problema, i test delle strumentazioni, la loro registrazione e
documentazione erano un enorme pasticcio. Venivano accettate azioni correttive
temporanee piuttosto che la risoluzione dei problemi a monte. Era usato
il termine discrepanze per definire eufemisticamente avarie,
deviazioni dei piloti, incidenti.
Il rapporto del Dipartimento della Difesa mozzava il respiro con la motivazione
del rifiuto.
La risposta: "Nessun contratto. La Valujet non è idonea a far volare
la nostra gente".
"La compagnia non soddisfa i requisiti di sicurezza e qualità dei
vettori aerei previsti dal Dipartimento della Difesa".
Quindi la Valujet non riscuoteva la fiducia per trasportare il personale
governativo, ma era lasciata libera di trasportare ogni giorno migliaia
di passeggeri inconsapevoli. Sebbene al DOD fosse stato redatto un caustico
rapporto di rifiuto del vettore, tale rapporto restò confinato
ad un uso interno del Dipartimento. Il pubblico non ebbe il privilegio
di sapere.
La Valujet era criticabile per aver frammentato
la manutenzione su almeno 50 fornitori appartenenti a diciotto diverse
compagnie, senza possibilità di controllo delle riparazioni e del
prelievo delle parti dai velivoli. L'enfasi manageriale nel tenere gli
aerei in costante servizio per rendere massimi i proventi abbassava la
manutenzione e, quindi, poneva la sicurezza ad un livello marginale.
La Valujet era gestionalmente immatura ed era cresciuta oltre le proprie
possibilità. Nessuno sembrava voler esaminare a fondo questo aspetto
tranne alcuni giornalisti.
Se la FAA fosse intervenuta adeguatamente sulla Valujet, la sua rapida
crescita forse non avrebbe portato al disastro. In quel febbraio mi fu
chiaro che la FAA non sapeva che cosa fare con il vettore.
Il record di sicurezza della aviolinea si era deteriorato in proporzione
alla sua crescita.
Nel 1994 erano stati effettuati 15 atterraggi in emergenza, 57 nel 1995.
Nel 1996 il record era superato da mesi con 59 atterraggi in emergenza
o per anomalie. Da febbraio a maggio del 1996, la Valujet aveva avuto
un atterraggio non previsto quasi ogni due giorni.
Storie riguardanti atterraggi in emergenza si erano accumulate per mesi
nel mio ufficio.
Molti di questi erano avvenimenti che i passeggeri imbarcati su quei voli
non avrebbero mai immaginato che fossero in corso, mentre essi sedevano
ignari al loro posto sfogliando un giornale.
Dall'ultimo di questi eventi era trascorsa appena qualche settimana.
Su un volo per Nashville del dicembre precedente, l'equipaggio aveva cercato
di arrangiarsi con i dispositivi di sicurezza per evitare di dover abbandonare
il piano di volo originario.
Poco dopo il decollo da Atlanta, il carrello non si era retratto e in
cabina di pilotaggio si accesero i relativi avvisi sonori e luminosi.
Invece di tornare indietro, l'equipaggio estrasse i fusibili (circuit
breakers) del circuito avviso allo scopo di silenziare l'allarme acustico.
Così proseguirono per Nashville con il carrello esteso. Poco prima
dell'atterraggio reinserirono i fusibili per avere la possibilità
di estensione degli spoilers sulle ali al contatto con la pista al fine
di ridurre la corsa d'atterraggio.
L'atterraggio però fu eseguito in modo errato e l'aereo toccò
prima con la coda, poi il ruotino di prua sbatté violentemente
sulla pista. Al primo contatto della coda erano saltati i fusibili dell'impianto
di comunicazione e così non fu più possibile il contatto
con la Torre di controllo dell'aeroporto. L'aereo però era tornato
in volo e il pilota effettuò una virata di 270° andando ad atterrare
su una pista vicina dichiarando emergenza.
L'incidente avrebbe potuto avere peggiori conseguenze se il pilota avesse
perso il controllo del velivolo. Quale era stata la causa? Scarsa manutenzione
al carrello? Un pilota di scarsa esperienza assunto con paga ridotta?
Un equipaggio più preoccupato di giungere a destinazione per essere
pagato, che interessato alla sicurezza? O tutte queste cose insieme?
I problemi della Valujet non potevano essere
liquidati come casi limite. Come potei provare, la FAA aveva effettuato
almeno 5000 controlli alla compagnia nei tre anni precedenti, e non aveva
segnalato alcuna nota di allarme. Quale era la ragione di questa mancanza
di prove? La Valujet era evidentemente incappata nella doppia personalità
dell'Ente Federale.
Ero stata Ispettore Generale del DOT abbastanza a lungo per capire il
conflitto di interessi all'interno della FAA e per sapere che essa spesso
era più di supporto al business dell'industria del trasporto
aereo piuttosto che alla sua sicurezza. Cominciai a sospettare che nessuno,
nemmeno il Dipartimento della Difesa, avesse collegato la lista di incidenti
accaduti sui vari aeroporti in giro per il paese in un quadro completo
della sicurezza della Valujet. Il vettore non era in realtà stato
mai adeguatamente esaminato da un ente pubblico.
Ma i sintomi di pericolo erano troppo evidenti
per poterli ignorare ed essi erano purtroppo simili ai problemi cronici
di un altra aerolinea cresciuta troppo rapidamente in proporzione alla
sua capacità. L'American Airlines, ora è una delle maggiori
e più stabili, ma nel 1985 era il paria dell'industria. In quell'anno
l'American pagò una multa di un milione e mezzo di dollari per
pratiche di manutenzione scadenti come, ad esempio: usare parti plastificate
di ala su tre aeromobili per mesi a causa di un errata interpretazione
di un manuale tecnico, usare parti di automobile per sistemare un trasmettitore
di pressione, dimenticare inseriti i perni di blocco carrello in posizione
estesa, effettuare tre volte voli collaudo di un aeroplano con un motore
che non voleva accelerare e mandarlo in linea per un ennesima prova con
i passeggeri a bordo senza aver risolto il problema, trascurare la sostituzione
di una guarnizione in uno scarico toilette. In questo ultimo caso diversi
litri di fluido erano fuoriusciti all'esterno congelandosi sulla fusoliera,
finché il distacco di alcuni pezzi di ghiaccio, aspirati da un
motore ne provocarono l'arresto.
La guarnizione non sostituita aveva un costo di 2 dollari; il nuovo motore
venne a costare due milioni di dollari.
Gli esperti di aviazione e di sicurezza del governo dissero che i problemi
dell'American dipendevano dalla sua crescita esplosiva; le operazioni
erano aumentate del 20 percento nel 1983 e nel 1984 con l'acquisizione
di centinaia di aerei per la sua flotta, i programmi di manutenzione si
ridussero al minimo fino a trascurare alcuni interventi o ad effettuare
riparazioni incomplete. La compagnia era più interessata a mantenere
i propri orari che a mantenere gli standard nelle operazioni volo, anche
secondo la FAA.
Le similitudini erano sconfortanti e decisi di seguire quell'adagio che
mia madre mi ripeteva sempre. "Better warry than sorry" (lett.:
meglio preoccuparsi che dispiacersi)
Quando Weintrob e i suoi entrarono nell'ufficio
FAA di Atlanta, gli ispettori locali dell'Ente Federale non sapevano cosa
li aspettava. Il quesito fu: che cosa stavano facendo riguardo alla Valujet
la FAA? Sapevano di avere il potere di esaminare l'aerolinea e di chiuderla
se necessario?
Tra l'altro proprio quel giorno avevano appreso che due dei 57 aerei della
Valujet erano in riparazione dopo recenti incidenti. Weintrob non ne fu
sorpreso e fece pressione per ottenere dettagli sulla lunga lista dei
recenti incidenti della compagnia. La risposta degli ispettori FAA lasciò
di stucco il mio inviato. "Quale lista?" Gli ispettori ammisero che non
sapevano quanti incidenti avesse avuto la Valujet.
Weintrob si trattenne ed entrò nei dettagli. Valujet aveva avuto
un numero di incidenti molto superiore alla media dell'industria. I suoi
aerei uscivano ripetutamente di pista e subivano il cedimento dei carrelli.
Gli atterraggi in emergenza avevano cadenza settimanale. Un aereo aveva
preso fuoco dopo l'esplosione di un motore. [cfr: http://aviation-safety.net/database/1995/950608-0.htm]
I piloti decollavano in condizioni di tempo
in cui i piloti di altre compagnie non si sognavano nemmeno di avviare
i motori. Nel caso dell'esplosione del motore i frammenti incandescenti
erano penetrati nella fusoliera, forando il metallo e ferendo sette persone
all'interno. Una di esse era un'assistente di volo che rimase gravemente
sfigurata dall'incendio successivo.
Alcuni di questi eventi, ricordò Weintrob, erano troppo grotteschi
da potervi credere in un primo momento. Un aereo era stato rimesso in
servizio con un foro nella struttura di sostegno di un motore e aveva
volato così per otto tratte; un microfono della cabina di pilotaggio
era andato in corto impedendo ai piloti di comunicare con il controllo
del traffico aereo; un aereo atterrò quasi a zero di carburante;
gli equipaggi avevano segnalato trentuno volte l'avaria di un radar meteorologico
prima che fosse riparato; un aereo proveniente da Boston aveva il carrello
bloccato esteso e l'aereo fu dirottato a Washington, D.C. ma mentre si
dirigeva su quell'aeroporto il carrello si sbloccò e si retrasse
e l'equipaggio proseguì verso la destinazione, però non
fu mai effettuata un'azione correttiva; un aereo era rimasto depressurizato
durante un volo; i meccanici usavano spesso nastro per riparazioni per
fissare pannelli esterni; un meccanico utilizzò un martello e un
bulino saldati insieme per sostituire una parte mancante che manteneva
bloccato un motore; in seguito il motore dovette essere spento in volo.
I guasti non si erano verificati sempre su velivoli differenti, alcuni
aerei avevano problemi cronici. Non avrebbe dovuto essere difficile per
gli ispettori di Atlanta andare a vedere le registrazioni tecniche della
compagnia e trovare questi guasti persistenti. Una cernita a caso avrebbe
evidenziato che un DC-9-32, aquistato usato, numero di serie 901VJ, per
mesi, ad iniziare da gennaio aveva avuto una lunga lista di guasti e malfunzionamenti:
una valvola antighiaccio che funzionava male, carrelli difettosi, un tappo
olio lento che causava cadute di pressione, fumi e vapori che entravano
in cabina durante il rullaggio, perdita di pressione in cabina durante
un atterraggio in emergenza, carrello che non si retraeva dopo il decollo,
assi di pistoni idraulici crinati, guarnizioni della porta di coda che
lasciavano uscire aria.
Gli ispettori della FAA di Atlanta non si mostrarono sorpresi dall'elenco
di Weintrob: il numero di incidenti non era sproporzionato secondo loro.
Non c'era alcun legame tra i vari guasti e malfunzionamenti. No, essi
non avevano nessun programma speciale per la Valujet.
Sebbene non fosse questa la risposta che ci si attendeva, comunque era
una risposta.
Weintrob tornò a Washington. Ciò
che egli non seppe fu che alcuni giorni dopo gli ispettori FAA di Atlanta
scrissero un promemoria alla loro sede centrale. In otto pagine essi descrissero
gli incidenti e la scarsa sorveglianza attuata dalla FAA fino a raggiungere
una conclusione così ovvia e lampante che avrebbe dovuto cambiare
la storia. Tale conclusione era però una minaccia per le operazioni
della Valujet e completamente contraria alle abitudini della FAA, pertanto
il promemoria fu immediatamente tolto dalla circolazione e rimase nascosto
fino a quando il disastro lo riportò alla luce.
Quando i giornalisti posero domande sulla Valujet in febbraio, i funzionari
della FAA affermarono di nuovo che non avevano preoccupazioni significative
sulla sicurezza della compagnia.
Però, con un brusco cambiamento di atteggiamento, la FAA annunciò
un'ispezione in "guanti bianchi" alla Valujet, che voleva dire che ispettori
FAA sarebbero venuti da fuori per esaminare l'aerolinea ad Atlanta in
un periodo di 120 giorni. La risposta dell'Ente venne perché avevamo
rovistato nei suoi affari ad Atlanta? Qualsiasi fosse stata la ragione,
l'azione fu minimizzata. I passeggeri che usavano la Valujet per i loro
movimenti erano per la gran parte all'oscuro del cattivo stato di manutenzione
degli aerei della compagnia, del suo controllo qualità inadeguato
e che i suoi piloti avevano meno esperienza di quelli di altre compagnie.
Verso la fine di febbraio, mi trovavo in
uno degli uffici del Segretario dei Trasporti per un incontro settimanale
con il suo Responsabile del Personale. Gli incontri con Ann Bormolini
erano di solito amichevoli e informali e questa volta non c'era niente
di significativo in agenda.
Alla fine dell'incontro, però, guardandomi con noncuranza disse:
"Ah, già che siamo qui, volevo dirti che una mia carissima amica
è una sostenitrice (lobbyist) della Valujet" Aggiunse che
l'aveva chiamata perché voleva sapere le ragioni che avevano spinto
personale dell'ufficio dell'Ispettore Generale a interessarsi della Valujet
ad Atlanta. Che cosa avrebbe dovuto risponderle?
La domanda mi mise a terra. La "carissima amica" faceva parte di uno studio
legale che aveva contribuito con migliaia di dollari al supporto di partiti
e di iniziative politiche. Solo alla FAA sapevano che ci interessavamo
della Valujet. Se nella compagnia avevano saputo della nostra inchiesta,
allora avevano un canale diretto con la FAA e con l'ufficio del Segretario
dei Trasporti.
Sapevo che in passato la FAA avvisava le compagnie, i costruttori o i
gestori aeroportuali delle nostre ispezioni, ma non avevo mai pensato
al coinvolgimento di qualcuno così vicino al Segretario dei Trasporti.
Se la FAA non aveva perso tempo nell'avvisare la Valujet che stavamo per
esaminare le sue operazioni, la compagnia non aveva perso tempo nell'attività
di lobby.
Per qualche secondo rimasi senza parole nell'ufficio di Ann Bormolini,
pensavo che i soldi spesi per acquisire sostenitori avrebbero potuto essere
spesi più opportunamente per parti di ricambio migliori e per una
più efficiente manutenzione.
Scelsi le mie parole con cura. "La Valujet ha avuto alcuni disastri e
molti incidenti gravi ed avarie. Certamente non volerei sui suoi aerei".
Spiegai poi che volevamo vedere perché era afflitta da questi guai
e ci sentivamo gratificati che la nostra iniziativa avesse portato, se
non altro, alla programmata ispezione della FAA. Bormolini scosse la testa
cercando di non mostrare una espressione scura sul volto. Allora non c'era
alcuna necessità di richiamare l'amica, concluse. Però ero
sicura che, appena avessi lasciato il suo ufficio, Ann Bormolini e l'amica
sostenitrice della Valujet avrebbero reso incandescente la linea telefonica.
Dalla mia precedente esperienza legale sapevo l'importanza di mettere
per scritto ogni evento.
Sedetti alla scrivania e redassi un breve promemoria per Ann Bormolini,
sottolineando le azioni del mio staff sulla Valujet e quelle della FAA.
Le consigliai anche di non parlare con la sostenitrice della Valujet.
Non volevo che ci fossero dubbi che Ann Bormolini conoscesse esattamente
che cosa era avvenuto, che cosa stava accadendo e che sapesse che io sapevo.
Alla fine di marzo gli ispettori FAA mandati
ad Atlanta per l'ispezione in "guanti bianchi" alla Valujet inviarono
un promemoria alla sede centrale. La Valujet era una compagnia non convenzionale
orientata al controllo dei costi e c'era un notevole abbassamento del
livello di esperienza nei piloti appena assunti, nei meccanici e nel personale
di assistenza alle operazioni. C'era, inoltre, un continuo avvicendamento
di personale dirigente.
Alla fine la FAA emise il suo verdetto.
"La Valujet non è adeguata all'esigenza di provvedere un servizio
con il miglior livello possibile di sicurezza. E' evidente che la Valujet
non ha la struttura adatta per gestire una crescita così rapida
e possiede una cultura organizzativa non conforme al miglior livello di
sicurezza."
Senza eccessiva enfasi la FAA dichiarava che da quel momento la Valujet
non avrebbe potuto acquisire nuovi aerei e, quindi nuove rotte, senza
il consenso preliminare della FAA. Il provvedimento avrebbe potuto essere
considerato non eccessivo ma era piuttosto raro in regime di deregulation.
In quel momento non ci rendemmo conto che era soltanto una tattica diversiva.
Alcuni giorni dopo, il Segretario dei Trasporti Federico Pena si ritrovò
prenotato su un volo Valujet. Era già in atto la ricostruzione
d'immagine.
Federico Pena era stato sindaco di Denver e non aveva esperienza nell'industria
dell'aviazione, ancor meno delle norme di sicurezza. Il suo rapporto più
stretto con la FAA era stato all'epoca in cui aveva presieduto la pianificazione
del nuovo aeroporto di Denver. La carica di Segretario dei Trasporti era
il riconoscimento del suo appoggio alla elezione di Bill Clinton del 1992.
La sua prenotazione da Atlanta a Washington con la Delta Airlines fu cancellata
in favore della Valujet, facendo in modo che apparisse la sua fiducia
in questa compagnia. Ebbi la sensazione che volesse mandare un messaggio.
"La Valujet non aveva nulla da temere dalla FAA o dall'Ispettore Generale
dei Trasporti". Diversamente da me poteva dire: "Ho volato Valujet".
Il 2 aprile, 1996, la FAA comunicò al mio ufficio che non c'erano
cause comuni che collegassero gli eventi accidentali alla Valujet. Circa
un mese più tardi, l'11 maggio, Elizabeth Marchak mi chiamò
di nuovo. Era sabato pomeriggio e per una strana coincidenza stavo scrivendo
un pezzo per Newsweek sulla base delle ispezioni alla Valujet e
dei rapporti su altri operatori, che rivelavano diverse pecche nella propria
gestione della sicurezza. Affermavo che non tutte le aviolinee hanno lo
stesso livello di affidabilità in tema di sicurezza e che i passeggeri
dovevano avere dei riferimenti precisi a tal riguardo. Avevo in mente
la Valujet, la Tower Air, compagnie regionali e di aerotaxi, ma non facevo,
ovviamente, alcun nome.
Ora, di nuovo, Elizabeth Marchak mi chiamava
per la Valujet, ma questa volta la voce era alterata dall'emozione. Stava
giusto andando a Miami quando aveva udito la notizia che un DC-9 era precipitato
nelle Everglades. [cfr: http://aviation-safety.net/database/1996/960511-0.htm]
Il volo 592 per Atlanta era affondato nel
fango, uccidendo i due piloti, tre assistenti di volo e tutti i 105 passeggeri.
Sembrava che poco prima l'equipaggio avesse comunicato al controllo di
avere fumo nella cabina passeggeri e nella cabina di pilotaggio.
Provai un senso di nausea. L'incubo teorizzato con Mario Lauro, Ray DeCarli
e Larry Weintrob si stava presentando di fronte a me, reale come la conversazione
telefonica con Elizabeth e come il pezzo che stavo scrivendo. Il pensiero
di tante vite umane perdute era agghiacciante. Mi chiesi di nuovo se il
disastro fosse stato inevitabile.
(continua)
Un breve commento
In quasi tre anni
trascorsi da quando abbiamo realizzato airmanshiponline abbiamo
sempre preso a riferimento per le norme, gli standard, l'organizzaizione
i modelli che il mondo dell'aviazione anglosassone, quello statunitense
in particolare, propone dall'inizio dell'aviazione civile.
Ovviamente
abbiamo sempre tenuto in considerazione le "prediche" e non il "razzolare"
perché dove regnano i "megabucks" o moneta verde, il business è
purtroppo prioritario su qualsiasi considerazione sul valore dell'uomo.
Inoltre non
avremmo potuto, ovviamente, svolgere una critica sulle attività
della FAA con il metro usato da Mary Schiavo.
Pensate se
Mary Schiavo avesse avuto un ruolo nel Dipartimento dell'Aviazione Civile
del nostro Ministero dei Trasporti.
Avrebbe scritto un enciclopedia?
A vedere quel che altri hanno prodotto in alcuni ruoli sembra che
non ci fosse gran che da scrivere a meno che…ciò sia dovuto al
fatto che le tartarughe non sanno scrivere, tantomeno se stanno accovacciate
sugli alberi. [Fantasmi,
acchiappafantasmi, tartarughe arboricole e sarchiaponi vari]
Forse i mali che
si osservano negli Stati Uniti rappresentano in «grande» quello che da
noi viene perpetrato in «piccolo» ma la differenza è che spesso
il sistema americano produce dei profondi ed efficaci esami di coscienza
collettiva e attua delle pulizie e degli aggiustamenti che comunque vanno
presi ad esempio.
Staremo a vedere se la vicenda ENRON-gate sarà una nuova conferma
a riguardo.
Nel vicino Canada avvenne una profonda riorganizzazione del sistema aviazione
dopo l'inchiesta coordinata dal giudice Virgil Moshansky sul disastro
di Dryden. [Anche questo incidente è esaminato dettagliatamente
nel libro La Strategia del Margine di cui una sintesi è
apparsa anche nel sito: Neve
e ghiaccio a Dryden]
Comunque si tratti dell'inchiesta di un giudice o della denuncia di un
ispettore generale il risultato è che manager senza scrupoli, criteri
di gestione illeciti e a rischio, funzionari lobbisti o corrotti, carenze
di sorveglianza degli enti federali sono state comunque portate all'attenzione
del pubblico affinché tutti avessero elementi in più per
decidere a chi affidare la propria vita.
Infine, credo che questa prima parte dell'introduzione del libro di Mary
Schiavo possa già dare delle risposte a diverse domande che gli
incidenti aerei più recenti e l'inchiesta sulle parti di ricambio
"taroccate" ha sollevato anche nell'opinione pubblica nazionale.
(Gli autori del sito)
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