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E le stelle stanno a guardare
[et
A.S.TR.A…un acronimo da ricordare]
E' un titolo dato per attrarre
l'attenzione stimolando la curiosità.Sarebbe stato attinente «gli
utenti stanno a guardare», non altrettanto ermetico, mentre è forse
conveniente proporre di allontanare il punto di osservazione agli astri,
per considerare quanto siano piccoli gli interessi di tanti "bottegai"
rispetto al valore dell'uomo.
Che gli utenti stiano solo a guardare rispecchia la condizione di impotenza
della gente, incapace di comprendere quello che sta succedendo nell'aviazione
civile nazionale.
Il pubblico, ormai, in tempi di nebbia in Val Padana, e di indubbia maggior
disponibilità di TrenItalia [34 collegamenti giornalieri su Roma-
Milano] ha saturato le prenotazioni sul tratto per i venti giorni a scorrere.
A conferma di quanto disse quasi trent'anni or sono il Senatore (PCI)
Libertini: «..il futuro del trasporto aereo in Italia è la ferrovia.»
Altri titoli a cui avevo pensato erano «il muro dell'ignoranza» oppure
«sul fronte della vergogna» ma ho preferito evitare per carità
di patria.
D'altra parte le esternazioni che seguono suggerirebbero ben altro.
La prima esternazione è del dott. Bruno Barra, già presidente
[e simbolo] dell'ANACNA e, successivamente dirigente dell'ENAV nel ruolo
di responsabile della Sicurezza Volo.
La lettera è stata inviata al quotidiano "IL TEMPO" e al Presidente
della IX Commissione parlamentare Ambiente, territorio e lavori pubblici,
On.Romani.
(acp)
Al Direttore de "IL
TEMPO"
Egregio Direttore,
Non dovrei espormi a scrivere
per una serie di buone ragioni. Mi vedo tuttavia moralmente costretto
a farlo alla luce dello "scandalo" suscitato in taluni ambienti aeronautici
e "parasindacali" dalle dichiarazioni del Presidente dell’ENAV relative
allo stato di inaffidabilità del sistema aeroportuale italiano
e più in generale della sicurezza del volo in Italia.
Non conosco il Presidente Spano, né se dietro tali affermazioni
vi siano in realtà lotte di "potere" spartitorio in vista di un
presumibile riordino dello sconquassato comparto dell’Aviazione Civile
Nazionale e dell’Assistenza al volo, considerato che il discorso sulla
sicurezza viene poi incentrato su un’aspetto poco influente quale quello
della riduzione della separazione verticale tra aeromobili in rotta (RVMS)
adottato in ambito internazionale.
Quello che so é
che l’ipocrisia - anche se motivata in questo caso dal non creare inutili
allarmismi nella pubblica opinione per non aumentare la crisi del trasporto
aereo e dal non mettere in discussione stimati professionisti - non paga
più.
Quello che so é che me ne sono dovuto andare da ENAV 6 anni fa’,
sbattendo la porta ancor giovane (50 anni), dopo essermi occupato per
più di 20 di sicurezza del volo - a tutti i livelli - seguendo
a ruota il dimissionario ex capo di S.M. Gen.Nardini (di cui ero dirigente
e fiduciario), all’epoca Commissario dell’azienda pretestuosamente coinvolto
nel caso Ustica (da cui é uscito immacolato) e defenestrato dal
Ministro pro tempore, forse solo perché aveva predisposto (senza
poterla più adottare) una serie di provvedimenti mirati a valorizzare
il settore operativo e della sicurezza ponendo in condizioni di non nuocere
un gruppo di dirigenti amministrativi che aveva sin d’allora trasformato
l’Azienda dell’Assistenza al Volo in una sorta di "Centrale d’affari"
(v. recenti conferme della Corte dei Conti).
Alcuni di questi sono ora bellamente presenti alle audizioni della Commissione
bicamerale (pur non avendo idea precisa ancora di cosa si parli) e rimangono
assi portanti di ENAV.
Allora perché meravigliarsi delle parole di Spano?
Perché meravigliarsi
che ENAV che ha calato un’organizzazione di tipo orizzontale e più
rispondente a vendere frigoriferi che non a garantire Sicurezza, su una
sovrabbondante schiera di dirigenti per lo più ex sindacalisti
o sufficientemente sindacalizzati, versi ora in difficoltà?
Perché meravigliarsi se qualcuno dei commissari della bicamerale
ponga con forza quesiti su talune professionalità presenti in ENAV
come in ENAC, sui criteri di selezione e reclutamento, sulle certificazioni
e sui controlli e su quant’altro?
Ma se é stata anche aperta più di un inchiesta sul nepotismo
di ENAV, basta scorrere l’elenco telefonico interno!
Il Presidente delle Commissioni
Riunite (Camera e Senato), a mio avviso con molto acume, ha intuito che
dietro palleggi e confusioni di competenze a quattro (ENAC, ENAV, SEA,
Dipartimento A.C.), inauditi comunicati in cui ci si riappropria di competenze
negate in altre sedi (chi si sveglia prima apre o chiude un aeroporto),
allucinanti interpretazioni tecniche (es. quella risibile del "read beack")
vi sia in realtà un maldestro tentativo di deresponsabilizzazione
mirato a scaricare sul confuso impianto normativo ogni sorta di possibile
addebito.
Così poi - a seguito di tremende tragedie come quella di Linate
- si potrebbe ripetere un copione già visto, in virtù del
quale i centri decisionali escono immacolati dalle inchieste ed a pagare
siano le vittime o l’ultimo degli addetti.
Poco importa poi che quest’ultimo si sia trovato ad operare in un non
sistema accroccato e concepito al di fuori degli standard internazionali
che hanno facilitato il prodursi dell’evento.
Sicurezza si fa nella
prevenzione. La ricerca del responsabile a tutti i costi é
ben misera cosa se non si opera come indicato dal Presidente Romani nella
direzione di conoscere - e non nascondere - per prevenire.
Grazie dell’ospitalità
e cordiali saluti.
f.to dott. Bruno Barra
(ex dirigente ENAV - esperto sicurezza ed assistenza al volo)
Viterbo, 2 febbraio 2002
La seconda esternazione
è del Comandante Renzo Dentesano ed è un controcanto a quanto
lamenta Barra, dato che solleva altre ombre a complemento di un quadro
inquietante.
USCIRE DALL’EQUIVOCO e … preparare l’ombrello,
perché pioverà
Riflessioni d’attualità, a cura
del Com.te Renzo Dentesano.
Mi si permetta di esordire con una domanda:
Com’è che quando c’è da indicare doveri e responsabilità,
da parte di tutti i responsabili degli Enti che in campo aeronautico rappresentano
lo Stato italiano e le sue leggi in materia aeronautica, nel caso in cui
si tratta di individuare responsabilità o possibili colpe, non
si fa altro che far risalire genericamente questi aspetti «al mancato
rispetto o non conformità alle norme, alle procedure o perfino
alle segnaletiche previste dall’ICAO» e quando poi i rappresentanti
di quegli stessi Enti che erano tenuti a rispettare direttamente oppure
a dover imporre l’osservanza di tali norme, allora quelle stesse norme,
procedure e segnaletiche sono responsabilità di altri, oppure non
hanno valore, oppure si potevano derogare, non si dovevano osservare,
perché «non sono mai state recepite nel nostro ordinamento interno»?
Evidentemente c’è qualcosa che non
funziona nel nostro "sistema", forse proprio perché il nostro
non è un sistema, ma solo un guazzabuglio di leggi e leggine,
involute, contorte, inadeguate ed obsolete, alle quali tutti si sentono
in grado di derogare ma soprattutto di non dover rispondere dei propri
atti e delle proprie decisioni…fino a quando non ci scappa il morto. Allora
la prossima risorsa è quella del ricorso allo sport nazionale più
praticato:quello dello scaricabarile!
Questo, per grandi linee, perché
nel dettaglio v’è anche di peggio, ad esempio quello che sta accadendo
nel corso delle audizioni (congiunte o separate che siano!) dei
rappresentanti degli Enti pubblici che si stanno tenendo presso la Commissione
trasporti della Camera.
Di tale Commissione (guarda caso!) fa parte
anche un deputato (per di più nelle vesti di Segretario della
Commissione stessa) che contemporaneamente siede anche nel Consiglio
di Amministrazione dell’ENAC e cioè di uno dei due Enti pubblici
(ENAC ed ENAV) che si stanno scambiando roventi accuse fra di loro, salvo
poi, al momento opportuno, scaricare le proprie responsabilità
su di un terzo Ente, questa volta non statale, cioè la società
di gestione dell’aeroporto di Linate, aeroporto sul quale è avvenuto
il disastro per il quale è iniziato l’allenamento allo "scaricabarile,
le gare ufficiali del quale avranno inizio non appena ci sarà la
chiamata in sede giudiziaria!
Dato per scontato che nessuno si prenderà
la pena di rispondere al primo quesito avanzato su queste pagine, vediamo
di formularne un altro, apparentemente meno impegnativo:
Come può funzionare un Ente pubblico,
per di più divenuto da non molto Società per Azioni
(e quindi con dovere di produrre profitto), nel quale il Presidente dell’Ente
si permette di dichiarare, nella seduta del 31 gennaio alla Commissione
Trasporti, di «non poter garantire la sicurezza dei voli gestiti dalla
propria organizzazione, con poteri di controllo sulla circolazione del
traffico aereo in Italia» e subito dopo l’Amministratore Delegato
dello stesso Ente che smentisce il Presidente e dichiara che «il sistema
di controllo è adeguato»?
Forse che la risposta sta nel fatto che
tale scambio ha richiesto l’intervento del Ministro dei Trasporti per
dichiarare che «la sicurezza del volo non è stata mai (?)
in discussione e dev’essere garantita sempre dagli organi preposti»,
dimenticando purtroppo di indicare a quali organi intendesse riferirsi.
Tutto questo avveniva nella giornata del
31 gennaio, scatenando, come prevedibile, le furenti reazioni dei Sindacati
dei Controllori del traffico aereo.
Ma nessuno, Commissione Trasporti in testa,
dimostra di aver recepito quanto (esattamente quindici giorni prima) aveva
esternato nella stessa sede il Presidente dell’Agenzia Nazionale per la
Sicurezza del Volo (com’è stata denominata dai legislatori), il
quale dichiarava:
«Ciò che è emerso e continua
ad emergere nell’espletamento dei compiti d’istituto assegnati all’Agenzia
conferma quanto ripetutamente rappresentato dall’Agenzia stessa nei suoi
Rapporti al Parlamento e nel corso delle ripetute audizioni tenutesi
innanzi alla IX Commissione della Camera dei Deputati.
Le stesse evidenze che stanno emergendo
nell’ambito dell’inchiesta in corso relativa all’incidente di Milano
Linate, confermano le carenze nel sistema aviazione civile già
segnalate a suo tempo dall’Agenzia nelle sedi sopra citate al fine
dell’adozione delle opportune iniziative di tipo normativo, tecnico ed
organizzativo.
In particolare, … omissis …, riteniamo
doveroso soffermarci su alcune aree di criticità.
Aeroporti – Per quanto concerne
gli aeroporti, va segnalato che in diversi aeroporti nazionali aperti
al traffico aereo civile permangono difformità di comportamento
e di interpretazione delle disposizioni in vigore da parte dei Direttori
di aeroporto, che generano confusione tra gli operatori del settore. Inoltre
continuano a non risultare ben definite le suddivisioni di competenze
e responsabilità in materia di sicurezza del volo tra Direzioni
di aeroporto (ENAC) e Gestori aeroportuali, a scapito di una efficace
attività di prevenzione».
Omissis.
«Sistema di controllo del traffico
aereo – Come noto, gli eventi riconducibili al servizio di
controllo e assistenza al traffico aereo son prevalentemente attribuibili
a fattori umani. Tali indicazioni scaturiscono anche
dalle inchieste concluse ed in corso di svolgimento da parte dell’Agenzia
in merito ad episodi riguardanti la circolazione aerea, …omissis …sarebbe
auspicabile che il personale operativo venisse sottoposto ad aggiornamenti,
riqualificazioni e controlli periodici.
Da rilevare l’uso frequente nelle comunicazioni
terra-bordo-terra di fraseologie operative non-standard e non in
linea con quanto previsto dalla normativa internazionale. Come
pure va segnalato l’uso non generalizzato delle stesse conversazioni [leggasi:
comunicazioni - N.d.R.], da parte di controllori del traffico aereo
e di piloti di non poche imprese nazionali di navigazione aerea, della
fraseologia standard in lingua inglese a favore di quella in lingua italiana
[non comprensibile da parte degli utenti stranieri del nostro spazio aereo
– N.d.R.].»
Orbene, a questo quadro poco serio ed ancor
meno confortante che emerge in merito a due settori della sicurezza [safety]
in ambito nazionale come emerge da quanto sopra riportato, bisogna aggiungere
un fatto eccezionale e straordinario, al quale forse il Ministro competente
non ha dato il peso che invece merita.
Il 29 gennaio, all’inaugurazione dell’anno
giudiziario, il Procuratore regionale della Corte dei Conti di Milano
ha pubblicamente dichiarato che in merito alla tragedia di Linate del
28 ottobre scorso, la Corte dei Conti regionale ha aperto ufficialmente
sulla vicenda, in base alle notizie stampa, una «vertenza per la valutazione
dei comportamenti tenuti da taluni soggetti pubblici interessati e
delle ingenti ripercussioni sull’erario pubblico che ne potrebbero derivare.»
E, per chiarire meglio il proprio pensiero, ha aggiunto: «La nostra
giurisdizione riguarda solo soggetti pubblici.»
Se a questa situazione in fieri
s’aggiunge il peso della sentenza emessa dalla Corte d’Appello del Tribunale
penale di Venezia che, in merito al disastro aereo del 13 dicembre 1995
ha recentemente sentenziato di condannare il Ministero dei Trasporti al
risarcimento in solido con gli altri condannati di quanto dovuto ai familiari
delle vittime di quel caso, si dovrebbe vedere ben altro atteggiamento
pubblico e ben altra preoccupazione da parte sia del Ministro competente
che dei vertici di quegli Enti pubblici che potranno essere chiamati tra
breve a rispondere di ben altro che non delle loro beghe di potere e dei
conseguenti esercizi di scaricabarile!
Roma, 2 febbraio 2002.
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