AIRMANSHIP





Il giorno in cui il vettoramento si fermò

di Brian J. Fallon

 

L'alba era chiara come non l'avevo mai vista, con il blu cobalto della notte spinto verso l'orizzonte dal giallo radiante che si imponeva ad est.

Un benevolo sistema di alta pressione si era stabilito sulla costa est degli Stati Uniti, pulendo il cielo e assicurando una splendida temperatura moderata.

lo stavo andando al lavoro per la mia strada preferita a Long Island, la Ocean Parkway, che attraversa l'isola lungo la costa sud, oltrepassando la famosa Jones Beach, prima di piegare verso nord in direzione del New York TRACON (Traffic Control) Center.

lo adoro le mattine come questa, non solo perché mi consentono di apprezzare la bellezza dei paesaggio marino in modo da liberare il mio stato d'animo prima di affrontare la scarica di traffico che uno tale giornata VMC comporta, ma anche perché, lungo la strada, posso ammirare l'orgogliosa silouette del World Trade Center, a circa 25 miglia, splendere riflettendo i raggi dei sole che nasce. Non potevo sapere che quella sarebbe stata l'ultima volta in cui i miei occhi si sarebbero posati su quelle due torri.

La routine della mattina era in pieno svolgimento al lavoro, con il lancio dei voli commerciali in partenza dagli aeroporti dell'area con la prua verso le aerovie di collegamento. La maggior parte delle partenze era terminata quando andai in "break", alle 8.45 A.M..

Uscii dal Centro per godermi ancora la vista della bella mattina, con lo sguardo verso l'alto ad osservare i vettoramenti dei grandi jet per il posizionomento sul finale di JFK International. Non finisco mai di stupirmi pensando a questi mostri guidati con calma dai miei colleghi all'interno, se solo avessimo le finestre in sala...

Il mio sogno venne interrotto dalla suoneria irritato dei mio cellulare, una chiamata da cosa! Era mio figlio: "Papà, cos'è successo con quell'aereo?"

"Quale aereo?" risposi pensando ad una scusa dell'ultimo minuto per non andare a scuola, avendo magari dimenticato di finire i compiti la sera prima.

"L'aereo che ha colpito il palazzo".

Questo colpi la mia attenzione. "Quale palazzo?"

"La radio sta dicendo che proprio ora un aereo ha colpito la torre World Trade."

"Ti richiamo!" 

Corsi in un ufficio dove sapevo che una radio era disponibile e la sintonizzai rapidamente su un canale di informazioni cittadine 24 ore su 24.

I primi, caotici, servizi dal luogo dell'incidente venivano urlati dagli inviati che cercavano di parlare sopra le sirene dei mezzi di emergenza che infestavano l'ambiente circostante. Chiamai velocemente il mio rappresentante sindacale, per assicurarmi che già sapesse del fatto.

"Lo sto vedendo in televisione!" fu la risposta immediata.

Ciò mi fece ricordare che una conferenza regionale della NATCA [National Air Traffic Ccontrollers' Association] era in corso a New Orleans Louisiana e che molti rappresentanti avevano dunque il disastro di fronte ai loro occhi.

Invece io, in servizio al TRACON avevo saputo la notizia da mio figlio!

"Vado a vedere se eravamo in contatto con quel volo. Ti richiamo" ed attaccai il telefono correndo per le scale.

E' sempre sconcertante il buio della sala operativa dopo essere stato all'aria aperta, in pieno sole, ed anche stavolta non fu differente. Come girai l'angolo dietro la linea degli schermi mi fermai per abituarmi alla nuova luminosità dell'ambiente. Le ombre che si muovevano presero rapidamente le sembianze umane ed io mi avvicinai ad un amico che stava operando sul settore del finale di uno dei "Big 3" (I tre aeroporti per il traffico commerciale di New York). Stava guardando lo schermo con attenzione ferrea.

Mentre i miei occhi si abituavano percepii che l'aria in sala era elettrica.

"Eravamo in contatto con lui?" gli chiesi gentilmente, mentre seguivo il suo sguardo sullo sciame di tracce di fronte a noi, apprendendo la sequenza mentre il collega forniva istruzioni in tono professionale e distaccato. Lentamente si girò verso di me con la bocca serrata.

La suo voce era colma di emozione "E' successo di nuovo proprio ora!"

Mi sentii come colpito da uno schiaffo "Cosa!?!"

Il suo braccio si alzò lentamente, come se sollevato da un filo, fino a che non indicò un punto sullo schermo "Lì, è successo ancora".

Guardai dove stava indicando, la punta a sud dell'isola di Manhattan.

I nostri occhi si serrarono, sapevamo esattamente cosa stava succedendo: eravamo sotto attacco terroristico. Non poteva esserci altra spiegazione.

Improvvisamente una sola domanda si presentò in testa. Cosa faccio ora?

Restai così, per non so quanto, la mia bocca si apriva e si chiudeva come quella di un pesce fuori dall'acqua, mentre un milione di opzioni mi passavano in mente.

Infine realizzai che c'era una sola cosa da fare. Andai a prendere la mia cuffia.

Gli eventi si susseguirono rapidamente, non ci fu bisogno di dire che le partenze dovevano essere fermate, così il blocco dello spazio aereo iniziò. Normalmente, a quell'ora del giorno, siamo prossimi alla scarica di traffico prima del pranzo. Gli schermi si colorano di tracce; voli scuola densi come sciami di mosche, turboprop che danzano come gabbiani al pasto e jet da ogni pista che vanno e vengono dagli aeroporti.

Ora gli schermi erano quasi vuoti, lo spazio aereo di NY, indiscutibilmente uno tra i più affollati e complessi del pianeta, era quasi privo di traffico. Non so quanto ci volle ma non fu molto.

Appena la calma scese nella sala, come un lenzuolo, udii una voce dietro di me "Non ho mai visto nulla di simile". Era il mio supervisore, un controllore con 35 anni di esperienza.

Un altro si avvicinò al settore, era stato a vedere la TV in sala break e ci annunciò che il Pentagono era stato colpito. Non potevo credere alle mie orecchie.

IL PENTAGONO?? Non può essere. Mi voltai, verso un collega del settore limitrofo, è un veterano del Viet Nom, i suoi occhi erano chiusi.

" Allora è così, infine" La voce era dura, il tono definitivo. "Siamo in guerra".

La mia testa rincominciò a girare cercando di valutare le possibilità. Alla fine annuii con la testa, non potevo parlare, le mie mani tremavano.

Non potei valutare la portata degli eventi fino a qualche ora dopo, quando tornai a casa. Accesi la TV per qualche minuto poi la spensi appena la bile cominciò a salirmi in gola. Ci sarebbe voluta un'altra giornata prima di sapere che Susan Mackay, la moglie del collega Doug Mackay del Centro di Boston, era a bordo del volo American Airlines 11, il primo a colpire il WTC. Ci sarebbero voluti altri giorni perché il corpo di un altro mio amico, un pompiere di NY, venisse ritrovato nelle macerie. Ma il sentimento di impotenza totale e terribile era già presente.

Cercai di mantenere un atteggiamento coraggioso con i figli, dicendo che tutto sarebbe stato OK, che i nostri ragazzi sarebbero andati a cercare ed avrebbero trovato i cattivi, mettendoli fuori gioco.

Volevo convincere anche me stesso, ma uno sguardo allo schermo grigio della TV mi diceva che c'era un mondo di orrore e terrore là fuori, che aveva inondato le nostre coste, come uno Tsunami. Mi strinsi ai figli, recitando una preghiera, chiedendo che non venissero spazzati via come tanti, vicini tra i vicini, amici tra gli amici, in quella mattinata. Cercai di tenerli occupati, di fargli fare i compiti, perché "domani sarebbe stato un altro giorno normale". Mentre stavo aiutando mia figlia, notai uno di quei messaggi ispiratori sulla sua agenda dei compiti: "puoi essere solo una persona al mondo, ma per una persona puoi essere il mondo".

Ciò mi dette una prospettiva, accarezzai i capelli di mia figlia mentre respiravo profondamente, con calma. Realizzai, non so per quale ispirazione divina, di essere dove dovevo essere, a fare quello che andava fatto. Con il tempo, forse qualcosa di tutta questa pazzia avrebbe avuto un senso; ma, per il momento, sapevo che il mio lavoro era quello di continuare a fare le cose che dovevo fare.

Le cose potevano essere definite in tutti i modi tranne che normali, fino a quando il National Airspace System non cominciò a rinascere. In maniera magari caotica e convulsa ma lo facemmo rinascere, anche se anemico come mai.

Ci volle qualche giorno prima che i rappresentanti NATCA tornassero a cosa da New Orlecins, la maggior parte dovette affittare una macchina.

Il Direttivo nazionale della NATCA impose la chiusura del sito Web, la NATCA possiede sia un sito pubblico, sia un sito confidenziale dove, mediante BBS (Bullettin Board Service), i controllori da tutto il Paese possono collegarsi per discutere argomenti specifici oppure possono essere distribuite informazioni sulla NATCA, l'aviazione e il sindacato.

Data la natura criminale degli attacchi e la situazione di particolare attenzione dell'Autorità per la Sicurezza Nazionale, ogni informazione sul particolare status operativo dell'ATC e sulle procedure adottate doveva essere filtrata. Quindi il servizio BBS fu interrotto.

Fu soltanto dopo un paio di giorni dall'evento che il team del CISM (Critical Incident Stress Management) cominciò a girare per gli enti interessati dalla tragedia. Il CISM negli US è il frutto di una cooperazione tra FAA e NATCA, quest'ultima fornisce controllori appositamente addestrati e specializzati per il supporto non solo al personale operativo, ma anche tecnico e amministrativo, colpito da stress da incidente critico, mediante colloqui ed eventuali informazioni su strutture specialistiche per ulteriori interventi se ritenuti necessari.

Normalmente uno o due controllori alla volta sono impiegati per non più di tre giorni per i maggiori incidenti.

Per gli attacchi dell'11 settembre l'intera squadra di 14 controllori è stata mobilitata per quasi un mese.

Fu solo quando riattivammo il sito http://september11.natca.org/ che fui in grado di comprendere appieno la portata degli eventi di quel terribile Martedì, e le sue


molte ramificazioni.

Quando il Segretario dei Trasporti, Norm Mineta, diede l'ordine di chiudere lo spazio aereo, la risposta fu immediata. Più di 700 aeromobili vennero fatti atterrare in piena sicurezza in soli 4 minuti; in meno di 2 ore più di 5000 voli che erano stati fatti decollare si trovavano di nuovo al suolo. Il tutto senza un solo evento di pericolo se si escludono i 4 aerei coinvolti nell'atto di terrorismo.

Attraverso il sito cominciammo a ricevere informazioni sugli aerei coinvolti nel resto dei mondo. Fotografie degli aeroporti di Gander e Newfoundland, in Canada, invasi dagli aerei dirottati, i grandi jet ordinati sulle piste come se fossero caccia imbarcati su portaerei. Storie di abitanti dei piccoli paesi intorno che aprivano le loro case ai passeggeri coinvolti.

Lentamente le cose cominciarono a tornare alla normalità, la "Nuova Normalità", come la chiamiamo.

Mentre i terroristi hanno certamente colpito con letale precisione il plesso solare "collettivo" dell'America, quello che non hanno realizzato è che, trasformando un aereo pieno di civili in un'arma di distruzione di massa, hanno attaccato ogni nazione della Terra. Il mondo ha conosciuto una reazione di massa, non solo militare ma emotiva.

Noi Americani siamo stati colpiti, ma i nostri amici nel mondo si sono immediatamente immedesimati.

E nella speciale fratellanza della comunità aeronautica, ci siamo uniti nei sentimenti di empatia e comprensione.

Mentre il silenzioso processo di ricostruzione continua, l'ATC deve fronteggiare un nuovo paradigma di Sicurezza.

Ci sono molte più domande che risposte su come affrontare questa sfida ma, per noi controllori, in tutto il mondo, la nostra missione resta invariata.

Dobbiamo prendere le nostre cuffie e far muovere in sicurezza gli aerei.

 

 

Brian J. Follon è co‑editore di "The NATCA Voice", rivista della National Air Traffic Controllers' Association in USA. Il presente articolo è apparso sul numero 4/2001 di "The Controller", rivista dell'IFATCA (International Federation of Air Traffic Controllers' Associations).

 

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