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La controriforma
Editoriale di Francesco
Giaculli al n.218 della rivista "Volare" (febbraio 2002)
Cerchiamo di ragionare
con calma, tra amici e, per non morire di rabbia, pensiamo di vivere nel
migliore dei Paesi possibili, come dicono i nostri governanti. Perché
se diamo retta a quello che leggiamo e sentiamo tutti i giorni, non c'è
proprio da stare allegri.
Ora come ora, cioè quando scrivo queste note, l'aria che respiriamo
è avvelenata; gli esperti consigliano di respirare poco e con il
naso, di tenere in casa vecchi e bambini, di non usare l'automobile e
di eliminare il riscaldamento. Qui a Milano non pioveva da mesi e vedere
dall'alto, come a noi capita, la pianura padana coperta da un denso strato
di foschia variamente colorata, fa una gran brutta impressione.
Dovremo cominciare a pensare che il nostro modo di vivere va drasticamente
rivisto. Ma noi viviamo nel migliore dei Paesi possibili, e per adesso
pensiamo alla salute.
L'aria inquinata è certo il guaio più grosso, ma abbiamo
anche altri piccoli problemi che incidono negativamente sulla nostra vita
di tutti i giorni. Ne accenno solo alcuni, a mo' di esempio: la sanità,
la scuola, la magistratura, la burocrazia, lo sport, la difesa, l'ambiente,
i trasporti. E per rientrare nel nostro settore, l'aviazione in ogni suo
aspetto. Non funziona l'ENAV, l'ENAC; le industrie aeronautiche sono al
minimo storico, gli aeroporti sono luoghi dove si arriva e riparte, tra
uno sciopero e l'altro, a proprio rischio e pericolo. Le compagnie aeree
sono nei guai, tanto che sono a rischio migliaia di posti di lavoro.
E siccome il cielo, per
via delle polveri sottili, non si vede più, di aviazione non si
occupa più nessuno, anche se alcune decine di migliaia di italiani
vivono di questa attività. Pochi in confronto ai tedeschi, ai francesi,
agli inglesi, ma sempre abbastanza da preoccupare chi gestisce, o dovrebbe
gestire, un settore che, come si dice nelle conferenze e nei dibattiti,
ha "ricadute" importanti per l'economia di un Paese.
Chi da noi oggi si occupa d'aviazione sono i magistrati. Se una luce di
pista non si accende o se un VOR non funziona, se un pezzo di ricambio
non è originale o viene contraffatto, è il magistrato che
manda avvisi di garanzia. Tanto varrebbe affidare a loro la gestione ordinaria
del settore. E non solo.
Ora la parola d'ordine
è "riformare", come se una riforma, la riforma in sé, fosse
la soluzione di ogni problema. Ricordate il Gattopardo? "Bisogna far vedere
che tutto cambia perché tutto rimanga uguale», diceva il Principe
di Salina.
La riforma di Civilavia, trasformata in ENAC, è cosa recente, avvenuta
dopo anni e anni di discussioni. Con l'ENAC non è cambiato nulla
se non qualche stanza di funzionario; insomma sono rimasti gli stessi
problemi della vecchia Civilavia, le stesse lentezze, la stessa indifferenza
per l'utenza, insomma la stessa mentalità di antica burocrazia.
Anche gli stessi dissensi e díssapori tra gli alti dirigenti, quasi
tutti nominati con compiacenze politiche o sindacali.
0ra si parla di un Super-ENAC,
cioè di un ente che accorperà, sotto un'unica direzione,
RAI, ENAC, ENAV, più o meno come la CAA inglese.
Ispirarsi alla CAA potrebbe essere una buona idea, ma il problema è
che a gestire la CAA ci sono gli inglesi; a gestire l'ENAC, o il Super-ENAC
ci saranno gli italiani. Insomma, in Inghilterra si immatricola un aeroplano
in due giorni, mentre da noi ci vogliono due mesi. Si certifica una Società
in un mese, mentre qui... Non soltanto per cattiva personale volontà
dei funzionari, ma perché le nostre leggi, una montagna di regole
spesso contraddittorie (Codice Civile, Codice della Navigazione, DM, DPR,
DL, DDL, disposizioni varie, circolari) non lasciano spazio di decisione.
Senza contare che per tendenza e per natura pochi funzionari si assumono
responsabilità legate al ruolo. "Per quello che mi danno mi assumo
fin troppe responsabilità", mi diceva giorni fa un dirigente dell'Amministrazione.
Nessuno nasce imparato,
ma nessuno si rende conto del danno economico che un'amministrazione può
arrecare all'economia di un Paese.
Nessuno nasce imparato, ma nessuno si adegua ai cambiamenti richiesti
da una società in continuo divenire.
Io sono vecchio e ormai
ho perso le speranze e le illusioni; forse è questo che mi fa vedere
l'inutilità di provvedimenti presi nella fretta delle circostanze.
Insomma, io penso che senza un radicale cambiamento di mentalità,
un cambiamento di costume di chi opera in quel contesto, ancora una volta
avremo fatto un buco nell'acqua. Fino alla prossima riforma.
La vecchiaia è una gran bella stagione della vita; ti permette
di vedere le cose con freddezza e distacco. L'unico guaio è che
dura poco. Peccato.
Del resto dura poco anche la giovinezza.
Francesco Giaculli
Al Direttore di "VOLARE"
Dott. Francesco GIACULLI
Egregio Direttore, dopo aver letto il Suo
editoriale "La controriforma" sul n. 218 di "VOLARE", editoriale ispirato
ad un atteggiamento un po’ da "scettico blu", mi sono sentito invadere
anch’io dalla tentazione di lasciar perdere le battaglie che con amici
combatto sul nostro sito airmanshiponline.com
… perché tanto … non c’è
nulla da fare contro la politica e la burocrazia imperante.
E forse la constatazione contenuta nel Suo editoriale, in merito al fatto
che «Chi da noi oggi si occupa d’aviazione sono i magistrati…tanto
varrebbe affidare a loro la gestione ordinaria del settore…e non solo»,
rispecchia più fedelmente d’una fotografia la verità che
con «la riforma di Civilavia, trasformata in ENAC…con l’ENAC non è
cambiato nulla …»
Invece, a smentirci entrambi, rilasciando la sua ennesima intervista,
questa volta al "Corriere della sera" del 12 febbraio, il Presidente dell’ENAC,
ha affermato: «Quello che proprio non mi va giù è che
si faccia di tutta l’erba un fascio. L’ENAC non è l’ENAV. Nessuno
dei vertici qui è indagato o ha ricevuto avvisi di garanzia.» Ed
all’appunto dell’intervistatrice: «E il Direttore di Linate?» rispondeva
imperturbabile: «Sì, ma si tratta di un atto dovuto.»
Intanto, che quello nei confronti di
quel Direttore d'Aeroporto possa essere l’unico atto dovuto in merito
alla tragedia di Linate è ancora tutto da vedere!
Poi, se non erro, il disposto contenuto
nel D. Lgs. n. 250/97, all’art. 2 – Funzioni – attribuisce all’ENAC quanto
segue:
- comma b) «razionalizzazione
e modifica delle procedure attinenti ai servizi aeroportuali, secondo
la normativa vigente ed in relazione ai compiti di garanzia, di indirizzo
e programmazione esercitati;»
- comma c) «attività
di coordinamento con l’Ente Nazionale di Assistenza al Volo e … omissis
…, nell’ambito delle rispettive competenze per le attività di
assistenza al volo.»
- comma g) «regolamentazione,
esame e valutazione dei piani regolatori aeroportuali, dei programmi
d’intervento e dei piani d’investimento aeroportuali, nonché
… omissis.»
Quindi non credo proprio che la Magistratura
competente (oltre alla Corte dei Conti che ha già avviato un’inchiesta
aprendo una "vertenza") non vorrà vedere come i Dirigenti centrali
e periferici dell’ENAC abbiano esercitato, nel caso di Linate i loro «compiti
di garanzia, di indirizzo e di programmazione»
e la dovuta «attività
di coordinamento per le attività di assistenza al volo»,
tenuto conto del fatto che il vigente Codice della Navigazione,
all’art.725 prescrive: «La
disciplina e il coordinamento dei servizi radio elettrici e degli
altri servizi sussidiari, nonché dei servizi di controllo,
è esercitata dal direttore di aeroporto nell’ambito della propria
circoscrizione. Il direttore di aeroporto esercita altresì la
vigilanza sui servizi predetti.»
Da parte mia, per quel che mi riguarda,
superato il momento di sconforto dovuto alle Sue peraltro sagge parole,
soprattutto per rispetto delle vittime del luttuoso evento dello scorso
8 ottobre, continuerò ad adoperarmi anche in questo caso, come
ebbi modo di fare per il disastro di Verona del 13 dicembre 1995,
affinché la Magistratura si occupi anche di questo aspetto del
sinistro di Linate, derivato dalle troppe negligenze che vengono progressivamente
alla luce, proprio per mancanza della dovuta vigilanza.
Perciò, caro Direttore, anche se senza più speranze
ed illusioni, non smetta di lottare per la sicurezza del volo e
per coloro che sono deceduti, soltanto perché il sistema Aviazione
Civile italiana, che avrebbe dovuto provvedere, non è un "sistema"
come quello indicato dall’ICAO, ma è solo una realtà alla
quale siamo assuefatti "obtorto collo" da quando l’Aviazione Civile
s’è resa indipendente dall’Aeronautica Militare e dove i pochi
tecnici veri rimasti sulla breccia sono sopraffatti da pseudo-professionisti
e da pseudo-managers.
Cordialmente
F.to: Renzo Dentesano
Roma, 14/2/2002.
Ulteriori riflessioni
A quanto indirizzato al Direttore della
rivista aeronautica "Volare", contenuto per ragioni di spazio, per i nostri
Lettori v’è qualche altra considerazione da aggiungere.
Nel 1800, quando l’aviazione ancora non esisteva, ma i fratelli Montgolfier
già avevano dato l’avvio all’era dei "più leggeri dell’aria",
il Poeta Giacomo Leopardi (1798-1837) scriveva:
Chissà che l’aeronautica
non debba un
giorno
sommamente influire
sullo stato degli uomini?
E da che cosa ella deriva?
Dal caso.
Si noti che il Poeta ha scritto «dal
caso» e non dal "casino".
Nomine clientelari e scriteriate di dirigenti
e pseudo-tecnici, hanno favorito e mantenuto in essere una schiera di
soggetti che, senza arte né parte, hanno finito per occupare posti
normativi e tecnici di alta responsabilità.
Soggetti caratterizzati da assenza di senso del dovere nei confronti della
funzione che sono stati chiamati a svolgere, interessati al proprio orticello
o a quelli di chi li ha sponsorizzati.
A questi "peccati originali" s’aggiunge la loro innata ignoranza dei problemi
ai quali sarebbero preposti e la "pigra" obbedienza alle lobbies che li
hanno innalzati al rango di "Authority", [senza autorevolezza di
sorta] e allora si capirà perché lo scempio compiuto nei
confronti dell’Aviazione Civile italiana (intesa come industria aeronautica,
come trasporto aereo e perfino come prestazione di servizi essenziali)
non ha limiti ed ha distrutto tutto quello che era stato faticosamente
ricostruito nell’immediato dopoguerra.
A questo già fosco quadro si deve ultimamente aggiungere e tenere
in debito conto quanto candidamente dichiarato da personaggi investiti
dal Ministro delle Infrastrutture del compito di indicare le linee d’una
ennesima riforma (pur necessaria) dell’Aviazione Civile nazionale.
Ebbene, proprio il Presidente della Commissione
incaricata dal Ministro, al momento della sua investitura (fortunatamente
temporanea) non ha saputo far di meglio che dichiarare «di
vantare il massimo possibile di incompetenza nel settore del quale deve
suggerire nuovi modelli di governo»
(vedi AIR PRESS n. 46/2001,
pag. 1887). Ed in effetti è
stato sincero! Perché tra lui e gli altri componenti la Commissione
non hanno saputo far di meglio che citare l’esempio del NATS istituito
in Gran Bretagna, istituzione che ha già dimostrato tutti i suoi
limiti e sulla quale si stanno già effettuando dei congrui ripensamenti,
mentre hanno completamente ignorato il modello suggerito dall’ICAO
all’appendice A) e B) del Doc 9426 –Air Traffic Services Planning Manual-
Part IV – Section 1 – Chapter 1, oppure l’esempio collaudato e funzionante
rappresentato dalla F.A.A. degli U.S.A.
Da ultimo, sia consentito di dissentire
profondamente dalle esternazioni del Presidente dell’ENAC davanti ai Parlamentari
che indagano sulla sicurezza del volo (?) in Italia, pubblicate
sul n. 6/2002 di AIR Press (pag. 224).
La proposta del dott. Roma di assegnare maggiori competenze e responsabilità
ai Gestori aeroportuali totali dovrebbe comportare, a suo dire:
l’affidamento
a costoro di poteri come quello di polizia e di sorveglianza
affidati dal Codice della Navigazione alla figura del Direttore di aeroporto,
il
governo del sistema aeroportuale
(che dovrebbe
essere compito esclusivo del Gestore),
l'affidamento
al Gestore aeroportuale della decisione di installare (o togliere) aiuti
alla navigazione aerea quali sono anche i radioaiuti aeroportuali ed
i radar (di qualunque tipo), [senza
peraltro avere le conoscenze di cosa ciò comporti per l'intero
contesto operativo],
l'affidamento
a detti Gestori delle Torri di controllo e dei Servizi ATC preposti
all’avvicinamento.
Ma tutto ciò è giuridicamente
assolutamente fuori discussione, fino a quando gli esistenti
obblighi, assunti dallo Stato italiano con l’adesione alla Convenzione
di Chicago sull’Aviazione Civile Internazionale non vengano abrogati con
un atto legislativo. E ciò non avverrà certo per le strane
idee espresse dal Presidente dell’ENAC, in sintonia con il suo Direttore
Generale, fonte di tali idee, purtroppo riversate anche sul Presidente
della Commissione di studio per la riforma dell'Aviazione Civile!
(rd)
Roma, 15/2/2002
…ed in ultima analisi
Dalle ultime note che apprendiamo
da Air Press e da altre fonti risulta che il Parlamento non ha certo intenzione
di evitare l'applicazione delle norme ICAO.
Ma la mancanza di una visione chiara di come attuare tale intenzione appare
evidente dalle dichiarazioni di questo o quel soggetto quando vengono
interpellati sui possibili modi e sui prevedibili tempi per realizzare
l'adeguamento all'ICAO, mentre, per l'effetto sull'opinione pubblica del
disastro di Linate:
«..la Commissione Trasporti
della Camera ha preso una decisione a suo modo rivoluzionaria. L'emendamento
di cui si tratta (sono due, in realtà, ma il testo è identico),
firmato da Giulio La Starza di AN e Giorgio Pasetto della Margherita,
stabilisce che gli Annessi ICAO, tutti e 18, devono essere recepiti nell'ordinamento
italiano non con una legge ma in virtù di un semplice atto amministrativo.
Ciò, reca l'atto parlamentare, "anche mediante l'emanazione di
regolamenti tecnici dell'ente nazionale per l'aviazione civile".»
Lo riferisce Oscar Da Riz
nell'editoriale del n.8 di Air Press 2002, mentre il nostro pessimismo
va ben oltre la perplessità che il Direttore di Air Press dimostra
più avanti dicendo che:
«Insomma, quello che a
prima vista può apparire come uno snellimento di pratiche e come
una messa a livello dell'Italia rispetto al resto dei paesi aeronauticamente
evoluti, rischia di diventare un altro oggetto del desiderio. Del "vorrei
ma non posso", tipico dei nostri azzeccagarbugli. Che già lucidano
i codici preparandosi a piazzare obiezioni e ricorsi in tutte le sedi
che riterranno necessarie. Ed un'altra obiezione, spicciola e banale,
è stata presentata: quanti di coloro che oggi si riempiono la bocca
con parole come "recepimento degli Annessi ICAO" conoscono veramente il
problema? Quanti hanno letto il "dizionario" internazionale nella sua
lingua originale, cioè l'inglese? Quanti, soprattutto, hanno capito
cosa c'è scritto? E di qual peso sono gli adempimenti che i
dettati dell'ICAO comportano per le singole realtà nazionali?
Al momento non siamo in grado di dare risposte a queste domande.»
Il carattere in grassetto
l'abbiamo aggiunto per evidenziare la parte che più ci fa sorridere,
ma non di gioia.
Bel colpo, Oscar, è
come se tu avessi detto che "il re è nudo", mettendo finalmente
"il dito sulla piaga"! Ci sarà qualcuno in grado di leggere
lo "spartito" ICAO?
E' vero, molti parlano di recepimento di Annessi senza idee ed esperienza
di base e "non si dirigono sinfonie senza conoscere il solfeggio".
Intanto hai centrato il problema nel parlare di "dettati dell'ICAO", una
estensione di norme che obbliga gli Stati contraenti ben oltre i 18 Annessi,
qualsiasi sia il loro ordinamento giuridico. Obblighi che credo non si
possano eludere dal momento che hanno per scopo la salvaguardia della
incolumità delle persone e della integrità dei beni, "safety,
for short".
Tanto è vero che il
dott. Giovanni Battista Petti, magistrato dal 1965 e consigliere
di Cassazione presso la Suprema Corte in Roma, indica chiaramente
nel libro La strategia del margine
La
Strategia del Margine
al Capitolo 14 - Rilevanza
penale e civile del sistema di prevenzione - quanto segue:
«L'esercizio della attività
di trasporto aereo è per sua natura, esercizio di attività
pericolosa (art. 2050 C.C.) sicché il responsabile del danno è
tenuto al risarcimento se non prova di avere adottato tutte le misure
idonee ad evitarlo.»
Ed il fatto che tali
misure siano scritte in inglese non esime certo i soggetti responsabili
della prevenzione (secondo i dettati ICAO e non secondo artificiose circolari
o norme interne), dalla "liability" in caso di accident.
a.c.p.
…dopo le argomentazioni
i fatti
Al fine di far visualizzare
a colpo d'occhio una delle tante inadempienze dell'amministrazione dell'aviazione
civile nazionale è utile osservare una interessante costruzione
grafica.
Essa è la trasposizione dei dati relativi allo Status of Notification
of Compliance or Differences di alcuni degli Stati Contraenti della
Convenzione di Chicago su un diagramma che ne consenta il reciproco
confronto.
Lo Status of Notification è rilevabile da un elenco che
fa parte dell'Annual Report of the Council. I dati utilizzati sono
del 1998, ultimo Report completo di cui disponiamo, che
ha corredato i lavori della Sessione Ordinaria dell'Assemblea dell'ICAO
del 2001.
Per ogni singolo Stato viene indicato in corrispondenza di ogni Annesso
ICAO l'ultimo anno in cui è stata notificata la condizione di conformità
o le eventuali differenze.
Se la notifica di compliance o di difference corrisponde
all'ultima edizione dell'Annesso, ciò viene indicato rispettivamente
con un segno + o con un segno x.
Ecco, ad esempio, come
si presenta lo Status of Notification della Gran Bretagna (United Kingdom):
|
1
|
2
|
3
|
4
|
5
|
6-1
|
6-2
|
6-3
|
7
|
8
|
9
|
10-1
|
10-2
|
10-3
|
10-4
|
10-5
|
|
97
|
x
|
+
|
x
|
x
|
x
|
x
|
x
|
x
|
x
|
x
|
x
|
+
|
+
|
x
|
x
|
|
11
|
12
|
13
|
14-1
|
14-2
|
15
|
16-1
|
16-2
|
17
|
18
|
|
x
|
+
|
x
|
96
|
+
|
+
|
x
|
93
|
x
|
+
|
Da questi dati si rileva
che nel 1998, anno di stesura del Report of the Council, la Civil Aviation
Authority inglese aveva correttamente comunicato lo stato di compliance
agli Annessi 3,10-2,10-3, 12, 14-2, 15 e 18.
Le ultime notifiche risalivano al 97 per l'Annesso 1, al 96 per l'Annesso
14-1 e al 93 per l'Annesso 16-2.
La CAA aveva correttamente notificato le differenze esistenti riguardo
ai rimanenti Annessi, aggiornate all'anno 98.
L'esistenza di differenze non ha un connotato negativo perché alcuni
Stati contraenti possono in alcuni casi applicare criteri di normazione
più stringenti che si rivelano essere garanzia di margini di sicurezza
maggiori.
Pertanto il connotato negativo non è costituito dalle differenze
quanto dal non far conoscere ufficialmente agli altri Stati contraenti
se esistono differenze.
Infatti in ogni documento ICAO viene ricordato che:
«Knowledge of any difference
between the national regulations or practices of a State and those established
by an International Standard is essential to the safety or regularity
of international air navigation.
In the event of non-compliance with an International Standard, a State
has, in fact, an obligation, under Article 38 of the Convention, to notify
the Council of any differences.
Knowledge of differences from Recommended Practices may also be
important for the safety of air navigation and, although the Convention
do not impose any obligation with regard thereto, the Council has invited
Contracting States to notify such differences in addition to those relating
to International Standards.»
Abbiamo quindi considerato
le attività di notifica degli Stati Contraenti (delle loro amministrazioni
dell'aviazione civile) dal 1988 al 1998, in modo che risultasse una «ordinata»
di diversa altezza in funzione dell'anno di ultima notifica, oppure l'«ordinata»
completa se corrispondente al 1998.
Le ascisse sono gli Annessi in ordine progressivo da un lato e gli Stati
dall'altro lato.
In caso di notifica precedente al 1988, sul floor del diagramma compare
un quadratino mentre in caso di assenza di notifica non compare alcunché.
Pertanto è stato ovvio riportare l'Afghanistan, che tra l'altro
è il primo in ordine alfabetico, a causa del comprensibile "status".
Subito dopo abbiamo messo l'Italia.
Per il resto il diagramma è autoesplicativo e vale la pena di considerare
lo Status della Germania che ha puntulamente notificato ogni conformità
ed ogni differenza.
E' opportuno rilevare che la notifica non è certo una semplice
comunicazione all'ICAO ma comporta un certo impegno da parte dell'amministrazione
dello Stato, impegno a cui vanno destinate persone capaci e mezzi idonei,
tanto più quanto sono rilevanti le differenze.

Gli Annessi ICAO
Annex
1 - Personnel Licensing
Annex
2 - Rules of the Air
Annex
3 - Meteorological Service for International Air Navigation
Annex
4 - Aeronautical Charts
Annex
5 - Units of Measurement to be Used in Air and Ground Operations
Annex
6 - Operation of Aircraft
Part
1 - International Commercial Air transport - Aeroplanes
Part
2 - International General Aviation - Aeroplanes
Part
3 - International Operations - Helicopters
Annex
7 - Aircraft Nationality and Registration Marks
Annex
8 - Airworthiness of Aircraft
Annex
9 - Facilitation
Annex
10 - Aeronautical Telecommunications
Volume
1 - Radio Navigation Aids
Volume
2 - Communication Procedures
Volume
3 - Digital Data Communication
Volume
4 - Surveillance Radar and Collision Avoidance Systems
Volume
5 - Aeronautical Radio Frequency Spectrum Utilization
Annex
11 - Air Traffic Control Service, Flight Information Service, Alerting
Service
Annex
12 - Search and Rescue
Annex
13 - Aircraft Accident and Incident Investigation
Annex
14 - Aerodromes
Volume
1 - Airdrome Design and Operations
Volume
2 - Heliports
Annex
15 - Aeronautical Information Services
Annex
16 - Environmental Protection
Volume
1 - Aircraft Noise
Volume
2 - Aircraft Engine Emissions
Annex
17 - Security, Safeguarding International Civil Aviation against Acts
Unlawful Interference
Annex
18 - The Safe Transport of Dangerous Goods by Air
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